mercoledì 10 febbraio 2010

Orvieto: 10 febbraio, Giorno del Ricordo. Per non dimenticare: l'opinione di uno storico e qualche suggerimento bibliografico

Giorno del Ricordo, per non dimenticare le foibe e gli istriani costretti a lasciare le loro case e la loro vita.


Orvieto: 10 febbraio, Giorno del Ricordo. Per non dimenticare: l'opinione di uno storico e qualche suggerimento bibliografico

martedì 9 febbraio 2010

Modena nel 1841

Da un vecchio libro che descriveva la città di Modena. Ovviamente sono andata a cercarmi i cavalli...

"Corso Canal Grande: dai Ducali Giardini, va a finire nella Contrada Mascherella. Nel basso muro di cinta del Giardino privato dei Principi si trova la strada che attraversa dalle Scuderie al Palazzo munita di un cancello di ferro che per solito sta chiuso nelle ore notturne.
Rimesse, e Selleria di Corte.
Viene in seguito il portone d'ingresso ad un corpo delle Rimesse, ed alle Sellerie della Corte.
   Scuderie Ducali.
Nella sinistra del principio del Corso situate sono le Scuderie Ducali, già nobilmente fabbricate dalla Duchessa Laura, ed in appresso da Francesco III. Nel 1833 Francesco IV le ha fatte grandiosamente ristaurare, ed accrescere di nuovi ambienti forniti di marmi, forti rastelliere ecc. , a rendere più comodi e meglio serviti all'uso cui sono destinati questi vasti ambienti. Il Maestro delle scuderie è Francesco Petermayer Ungherese Cavallerizzo assai provetto, tanto nella educazione come nel maneggio. Nel passaggio dalla magnifica Scuderia più grande, al recinto della Cavallerizza, si conserva tuttavia entro l'antica sua nicchia il Cavallo che servi al Duca Francesco III in tempo che militava Generalissimo dell' armata Napolispana.
Cavallerizza Reale.
In questo maestoso luogo si ammira una delle ultime opere di Giuseppe Soli, specialmente in quanto al ben combinato sistema di armamento del tetto. La splendidezza di Francesco IV gli affidò la cura di ampliare il vecchio recinto della Cavallerizza particolarmente in altezza, di abbellirlo, e di renderlo perfettamente custodito ; e l'esimio Architetto a tutto provide con somma maestria. Un secondo corpo di Rimesse s'incontra nel cortile, ed in altri locali di servigio.

Budweiser • FENCES Clydesdales 2010 ~ SUPER BOWL 44

Finalmente è arrivata la pubblicità 2010 della Budweiser :-)

domenica 7 febbraio 2010

Numbers

Dal 17 gennaio 2008 avete visitato questo blog in più di 31.000 persone: grazie!

giovedì 4 febbraio 2010

Al galoppo.




"Non sono in gara con nessuno, non penso all'immortalità, non me ne frega un accidente. Le gabbie che si spalancano nel sole, i cavalli che si tuffano nella luce, tutti i fantini, piccoli diavoli coraggiosi nelle loro sete sgargianti, che si buttano, che ci danno dentro. La gloria è nel movimento e nella temerarietà. Sia maledetta la morte. oggi è ancora oggi, sì."

Charles Bukowsky, da Photofinish a cura di Marco Delogu - Punctum editore.

mercoledì 3 febbraio 2010

Cavallo Magazine - Alla fiera del nord-est fra Avelignesi, TPR e asini

Cavallo Magazine - Alla fiera del nord-est fra Avelignesi, TPR e asini

martedì 2 febbraio 2010

No alla RollKur!


Ricevo da Maria Baleri un appello di Philippe Karl e volentieri pubblico:

Madame, Monsieur,

Le 9 février, plus de 20 experts se réuniront à la FEI en Suisse pour délibérer de nouveau sur l’« hyperflexion » (ou « Rollkur »), afin de décider si cet encapuchonnement extrême du cheval constitue une méthode d’entraînement adéquate. Pour soutenir les opposants à cette méthode et leur offrir plus d’arguments, une pétition a été créée à la page :

http://no-rollkur.com .

Nous vous invitons à soutenir cette action contre l'hyperflexion/Rollkur – le temps presse !
Vous avez eu l’amabilité de signer notre pétition demandant des réformes du règlement de la FN, initiée en mai 2010. Cette action semble porter ses fruits : la Fédération Equestre Allemande (FN) a invité Philippe Karl à une rencontre à Warendorf en Allemagne. Il s’agit maintenant de fixer la date. Nous vous tiendrons bien sûr au courant des résultats de cette rencontre.

Merci encore pour votre soutien !

Cordialement,

Philippe Karl & son team"

Io ho già firmato!

venerdì 29 gennaio 2010

Equitando...Fernando!

















Un amico, il colonnello Fernando Susini, ha scritto un bell'articolo sul Forum di Equitando: il titolo è I cavalli e il "buonismo". E' molto facile fare gli animalisti-sentimentalisti sulla carta e per proclami, ma in pratica?...buona lettura.

Avete mai visto un maiale domestico? La mia amica Sandra ne ha uno, assieme a quattro cavalli, quattro cani, un iguana, ecc. E’ un incrocio con il cinghiale, è intelligente e quando dal cancello entrate in giardino vi corre incontro e si butta in terra, sulla schiena, per farsi grattare la pancia (è pulitissimo e dorme su una brandina). E gli agnellini, li avete visti? E le mucche, con i loro grandi occhi dolci e le grandi tette? E le caprette, i vitelli… e i cavalli!?

Facciamo come con cani e gatti, vietiamone la macellazione, tanto chiunque abbia un cavallo quando deve comprarne un altro può benissimo mantenerne due, poi tre, poi quattro…e se non se lo può permettere? Si fa come coi cani, che si portano al canile dove vivono beati, mantenuti dalla collettività: io compro un cavallo e gli atri pagheranno per mantenerlo fino alla morte.

Quando ero ragazzo, esistevano gli accalappiacani. A Gorizia girava una vecchia carretta militare austriaca, adattata a gabbia, tirata da un cavallino grigio, che si recava dove era segnalato un randagio; lo si catturava e veniva portato al Canile Municipale. Passato un certo periodo senza che nessuno lo adottasse, veniva abbattuto. Il canile era sempre quasi vuoto, e i cani quindi trattati civilmente. Ora, invece, siamo diventati buoni e civilissimi, e perciò le povere bestie vengono costrette a vivere sino a che morte non sopravvenga in condizioni orribili, malati, sofferenti, affamati, coi corpi piagati, per la gioia dei talebani dell’animalismo; e magari costoro condividono con me l’idea del diritto degli esseri umani all’eutanasia, a non essere costretti a vivere, o vegetare, nel dolore.

Io, che sono cattivo, vorrei una fine rapida e indolore anche per gli animali. Non credo neanche alla beatitudine dei cavalli ricoverati in strutture pubbliche o private “per anziani”: entro un anno dall’abbandono ho visto morire Barin e Sharif nel freddo dell’inverno; l’enorme, vecchio Uorah,appena è riuscito a scappare è venuto giù dalla montagna per tornare al suo Circolo Ippico, dove è arrivato coi Carabinieri che, avvertiti che c’era un cavallo che galoppava sulla statale, non riuscendo a catturarlo lo hanno scortato fino a casa. In questo caso il finale è stato quello delle favole, perché i proprietari, persone di cuore e, per fortuna, dotati anche di possibilità economiche, lo hanno mantenuto sino alla fine in un box al “suo” Circolo. Certo, alla Scuola Militare di Equitazione esiste (credo che ci sia ancora)il Padiglione “Vecchie Glorie”, ma credono i talebani e le anime buone che tutti i cavalli si possano mantenere così? E dei vecchi umani che vivono tra cartoni e fogli di plastica nelle stazioni ferroviarie che ne facciamo?

Fa male al cuore, al contrario, vedere in un altro piccolo, triste circolo, vedere un vecchio frisone trascinarsi faticosamente, pieno di dolori che le due proprietarie tentano di alleviare spendendo cifre che consentirebbero loro di far mangiare meglio altri quattro magri cavalli.

Veniamo ora al consumo per alimentazione umana: io ho sempre il massimo rispetto per chi non la pensa come me, ma in questo caso è difficile non classificare certe proposte come sciocche e ipocrite. I cavalli non si possono macellare per l’alimentazione umana, però sara’ consentito importare, vendere e consumare carne equina proveniente dall’estero! Probabilmente succederà che, come già avviene in altri Paesi, i nostri cavalli verranno venduti all’estero per alimentazione umana o bocconcini in scatola per cani e gatti.

La mia impressione è che chi ha formulato questa proposta sappia poco del mondo dei cavalli. Se essi venissero importati o allevati solo come animali di affezione, da non macellare, solo pochi fortunati potrebbero permettersi di acquistare un cavallo, mentre adesso l’equitazione sta diventando sempre più uno sport popolare, in quanto la maggior parte dei cavalli (non quelli destinati ai concorsi) vengono scelti tra quelli importati per carne. Mantenere un cavallo in un Circolo di medio livello per un mese spesso costa quanto, o meno, di un fine settimana in montagna a sciare: dai 250 ai 300 Euro. Vogliamo, forse, farlo tornare ad essere uno sport per privilegiati? A questo punto riesumiamo lo slogan con il quale il Sergente ucraino ex zarista ( diventato poi Generale e Maresciallo dell’Armata Rossa) Budjonny aveva reclutato la famosa “Armata a Cavallo” di 20.000 cavalieri da contrapporre ai Cosacchi: “” PROLETARI, A CAVALLO!””. Io tifo per i Cosacchi, ma il vecchio Budjonny è un mio mito, anche perché sotto la sua guida è stata creata l’omonima, splendida razza equina.

Ho vissuto per due anni In India e Pakistan, dove ho potuto vedere il risultato del divieto religioso di consumare carne di cavallo, dovuto in origine, alla necessità di conservare i cavalli per la guerra: per questo Maometto non mangiava carne di cavallo; ma neanche maiale anche se questo per motivi igienici, nel deserto di Arabia e senza frigorifero.

Nella Cristianità, quando un cavallo era troppo vecchio per lavorare, veniva venduto per carne, e con quei soldi il carrettiere o il contadino ne poteva acquistare un altro giovane, aggiungendo una somma ragionevole. Nei suddetti Paesi è terribile vedere cavalli vecchi, sofferenti, zoppi, tirare la carretta sino a morire tra le stanghe perché il padrone non ha i soldi per acquistarne un altro.

Chissà come sarebbero contenti , questi cavalli, di sapere di essere equiparati agli animali di affezione!

Non vorrei che poi, per essere politicamente corretti, il secondo passo fosse vietare il maiale (succede già in certe mense scolastiche), poi le vacche (sacre); i piccioni vietati lo sono già, coi noti danni all’ambiente delle città .

mercoledì 27 gennaio 2010

la Giornata della Memoria


La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e
protetto i perseguitati.

per approfondire, qui

lunedì 25 gennaio 2010

Bamboccioni? solo di Stato.

sabato 23 gennaio 2010

Bacheca Haflinger!

Ricevo da Chicco Colombo e volentieri pubblico qui:

CARISSIMI AMICI E SIMPATIZZANTI DEL CAVALLO HAFLINGER
VOGLIAMO COSTITUIRE UN COMITATO DI PERSONE: ALLEVATORI, AMAZZONI, CAVALIERI, SIMPATIZZANTI, PROPRIETARI, GIORNALISTI, SCRITTORI A SOSTEGNO E PRESENTAZIONE DELLA LISTA CHE CANDIDEREMO ALLE PROSSIME ELEZIONI PER COSTITUIRE IL NUOVO DIRETTIVO ANACRHAI.
CIOE' IL PRESIDENTE E TUTTI I CONSIGLIERI.
TALI ELEZIONI AVRANNO LUOGO IN PRIMAVERA, ABBIAMO PERTANTO UN BEL PO' DI TEMPO PER PROPORRE PERSONE DISPONIBILI A FAR PARTE E SOSTENERE LA NOSTRA LISTA DI ALMENO 10 PERSONE.

RICAPITOLANDO:

1- CERCARE E PROPORRE PERSONE PER LA LISTA

2-PARTECIPARE AL SOSTEGNO DELLA LISTA


tel. per informazioni ulteriori 393 33 15 0 16

Enrico Colombo


PERSONE NUOVE PER UN NUOVO FUTURO DEL CAVALLO HAFLINGER IN ITALIA E IN EUROPA.

PASSATE PAROLA E CERCATE NUOVE AMICHE E AMICI

domenica 17 gennaio 2010

S.Antonio

Oggi è S.Antonio abate, patrono degli animali: per loro oggi dovrebbero esserci cure speciali, razioni sopraffine, riposo dal lavoro.
Speriamo che del giusto riposo se ne ricordino quegli stronzi (sic) che stroncano i puledri spremendoli prima del tempo in tutti i concorsi possibili e immaginabili per sfruttare "al meglio" tutti i premi per i cavalli italiani che, infatti, spariscono dai ranking attorno ai sette-otto anni riducendosi ad una percentuale irrisoria dei partenti.
Scommettiamo che anche oggi saranno in gara da qualche parte con lo stesso cavallo che hanno montato ieri, e ieri l'altro e la settimana scorsa, e quella precedente?...alla faccia del riposo.
Buon S.Antonio a tutti.

venerdì 15 gennaio 2010

Il nero e l'oro: storia di una cavalla murgese, e non solo.



A volte le cose si vedono meglio per contrasto: come luce e ombra, forza e delicatezza, una giornata bella e un pensiero triste. Come una fascia nera sulla manica di una camicia candida: quella che portavano Roberta Inama e gli altri azzurri della squadra di monta da lavoro in Germania, a Eging am See per ricordare Luigi Masotto. Luigi era un cavaliere, giudice e amico morto il 26 giugno per un incidente sul lavoro nella sua Mantova; presidente del Gruppo Italiano Dressage, giudicava spesso nelle prove di monta da lavoro ed era riuscito a fare arrivare il suo inguaribile entusiasmo anche a chi tra una appoggiata e un galoppo ben riunito ci mette un vitello da sbrancare, o una garrocha. I suoi consigli, la sua competenza, la sua disponibilità, il modo che aveva di farti sentire capace di migliorare insieme al tuo cavallo: tutto rimane lì nel cuore di chi lo ha conosciuto, vicino al rimpianto di averlo perso così presto.
Roberta il 28 giugno ha dedicato la sua vittoria a Luigi: sarebbe stato orgoglioso del suo primo posto in dressage conquistato davanti ai tedeschi, signori della disciplina oltre che padroni di casa e presenti all’appuntamento con i loro atleti di punta. E battuti da un binomio tutto italiano visto che in gara l’altra metà di Roberta è Macina, una Murgese di tredici anni. Un oro internazionale, una cavalla che più italiana non si può, una amazzone che sta crescendo preparandosi i cavalli in casa: non potevamo farcele scappare. Quindi via, lasciamo il caldo afoso di questo luglio emiliano per le montagne fresche di boschi dietro La Spezia. Saliamo una stradina ripida, attorno solo castagni, aria pulita e silenzio e arriviamo al Gottero Ranch, dove Roberta e Michelangelo hanno la loro vita e i loro cavalli. In scuderia c’è anche un bel sauro di chiaro stampo Anglo-Arabo, ma che i Murgesi siano i preferiti si capisce al volo: è come essere all’Ambasciata di Puglia, dieci morelli si affacciano curiosi dalle porte dei loro box. Zoldo e Valdés (un vero Conquistador, che con due occhi così ci vorrebbe il porto d’armi) vengono dalla masseria Crocegrande dei fratelli Fusillo; Troiano, Violante e Vanessa dall’allevamento di Angelo D’Onghia a S.Angelo dei Piccoli; Venere Nera, Vanessa di Vallenza e Zeffirello sono figli di Nesio, lo stallone di Orazio Ricci.

-Da dove arriva questa passione per i Murgesi?

«Prima avevo cavalli di tutte le razze, ma al pascolo erano un problema perché si facevano male spesso: i nostri boschi non sono adatti ad animali nervosi e anche con i clienti in passeggiata è meglio poter contare su soggetti molto sereni» ci racconta Michelangelo mentre Roberta prepara un puledro per il lavoro. «Un giorno ho letto un numero de «Lo Sperone» dove Mauro Aurigi li decantava e ho pensato di provare. Sono andato giù a Martina Franca e ho comprato cinque puledri: dopo una settimana una di loro era già in grado di lavorare in maneggio, potevo metterci sopra chiunque. Stavano al pascolo senza problemi e quando era ora di mangiare scendevano da soli. Zelantina era la capo-branco: d’estate li portava a pascolare su in alto, fino ai confini con l’Emilia e la Toscana e poi li riportava tutti a casa in ottobre, quando qui cadono le castagne di cui sono golosi. Mai perso uno, e non hanno mai avuto incidenti: sono come capre, scendono giù dai sentieri al galoppo che è una bellezza». Rustici, di buon senso, sontuosamente barocchi ma anche generosi con il loro cavaliere come ci spiega appassionatamente Roberta: «Sono cavalli che hanno voglia di lavorare, creativi quando hanno fiducia in te perché ci mettono del loro in quello che fanno, non aspettano solamente il tuo ordine. Sono artisti, non semplici esecutori». Mentre parliamo ha portato in maneggio Troiano, un sei anni elegante e attento nato da Nereo nell’allevamento di Angelo D’Onghia, e lo comincia a lavorare alla longia.

«Gli allevatori pugliesi hanno un grandissimo merito: sono riusciti a mantenere nella razza i tre modelli morfologici che erano già una caratteristica dei cavalli allevati in Puglia da Federico II attorno al 1200» dice Roberta, «è solo grazie a loro se si è evitato di disperderli in questo ultimo secolo. Oggi ci sono ottimi stalloni, ad esempio Nesio di cui abbiamo qui tre puledri: butta fuori intelligenza, eleganza nei movimenti, i suoi figli hanno un’ottima struttura e diventano gran cavalli da sella». Roberta continua la sua ripresa con Troiano, noi parliamo con Michelangelo mentre la guardiamo lavorare. «Dall’allevamento brado tipico delle Murge deriva una caratteristica di cui occorre essere ben consapevoli: un cavallo che non è mai stato toccato dall’uomo è molto diverso da uno nato in scuderia. Il Murgese ha bisogno di un buon ammansimento prima di essere addestrato, perché lui deve perdere la paura dell’uomo: una volta che questa è andata via viene fuori l’intelligenza e allora tutto è facile. A prenderlo con le maniere forti rovini tutto, perché dominare con la forza non vuol dire addestrare. Le femmine pur essendo docili hanno un temperamento forte che, ad addestramento compiuto, è un grosso pregio. I maschi sono più tranquilli e anche interi rimangono affidabili pur mantenendo una forte volontà: ma per chi vuole un cavallo a prova di bomba il castrone è perfetto. Inoltre il Murgese sino a tre, quattro anni è ancora un puledrone: smette di crescere solo dopo i sei, occorre tenerne conto e non chiedergli troppo finché non è davvero maturo».

Intanto la mattina è scivolata via, nelle ore più calde della giornata ci fermiamo per chiacchiere e bavette al pesto ma appena il sole comincia ad addolcirsi torniamo in scuderia e ci dedichiamo a loro due, Macina e Roberta. A vederle vicine ti colpiscono proprio per l’apparente contrasto: tanto Roberta è bionda, piccola e sorridente quanto Macina è di un nero profondo, così potente e seria da mettere quasi soggezione. Ma appena sono insieme, Roberta in sella e Macina come sull’attenti, perfettamente sugli appiombi e agli ordini nel senso più vero del termine capisci che di contrasti non ce n’è: sono fluide, eleganti, nessuna resistenza o difficoltà. E poi tanta sicurezza fuori, sui sentieri di queste montagne che spesso diventano mulattiere quasi impossibili, come la Via del Sale che passa qui di fianco e arriva sino a Levanto e Luni: non ci sono stati passaggi o pendenze che abbiano alterato per un attimo la calma di questo binomio. Forza e delicatezza, energia e sensibilità, una cavalla di velluto morello e una signora bionda e gentile: nero e oro, e quando c’è il sole brillano insieme.


Per saperne di più:

www.gotteroranch.com

Il Murgese, di Buonavolontà-Silvestrelli – Edizioni Equestri Milano 1986

Macina

A trenta mesi aveva rischiato di rimanere inosservata, chiusa in un box alla Fiera di Martina Franca per via del suo carattere: era piuttosto intrattabile e l’allevatore alla richiesta di Michelangelo di poterla vedere chiese se doveva proprio tirarla fuori. Ma aveva un ottimo modello, era effervescente e a Michelangelo piacque subito. Pensavano che dopo un periodo di adattamento al nuovo ambiente si sarebbe tranquillizzata, ma ci vollero tre mesi prima che accettasse Roberta: «Se entravo nel suo box si metteva in un angolo e mi mostrava la groppa, non voleva avere niente a che fare con nessuno. Ma un giorno si fece finalmente avvicinare e riuscii ad abbracciarle il collo senza che si ribellasse. Lì c’è stato come un flash, è cambiato improvvisamente qualcosa e da quel momento non si è più difesa. E’ una cavalla permalosa, padronale, molto sensibile e devo stare attenta al mio umore: prima della gara mi concentro per trasmetterle solo tranquillità. Si agita se viene interrotta nel lavoro, e io con la calma devo arginare la sua sensibilità per permetterle di esprimere tutta la sua forza e la sua eleganza».

La Monta da Lavoro

E’ una disciplina nata dalla tradizione del lavoro col bestiame che conserva, a seconda di ogni regione di riferimento, dettagli e peculiarità relativi a finimenti, razza di cavallo impiegato e linguaggio tecnico utilizzato durante il lavoro.

Comprende quattro prove:

  • Addestramento o dressage: il cavallo deve esprimere grinta ed energia nelle varie figure di maneggio.
  • Gimkana di attitudine: dove occorre superare gli ostacoli che riproducono le difficoltà che potrebbe incontrare un binomio durante il lavoro in campagna ma che vanno affrontati mantenendo il cavallo flesso correttamente, riunito, in mano e con transizioni corrette dal passo al galoppo.
  • Gimkana a tempo: stesse difficoltà della precedente ma a cronometro.
  • Sbrancamento del vitello: il tereno di gara è diviso in tre settori. Nel primo si trova una mandria di dieci capi, nel secondo i due paratori che possono aiutare il cavaliere sui lati solo fino alla linea di centro; si sorteggia per ogni concorrente un vitello che va separato dagli altri e tenuto nel terzo settore del campo per almeno 15 secondi, con trenta secondi di penalità per ogni eventuale vitello in più che segua il prescelto sino a un massimo di tre, dopo i quali la prova è considerata non valida.

Il Murgese

Il cavallo delle Murge è fatto dalle Murge, dentro e fuori. E’ fatto dai pascoli difficili disseminati di querce che lo fanno rustico e resistente, dal terreno pietroso che rende il piede dei cavalli cresciuti qui sicuri ovunque e in ogni situazione, dalla sua storia che ha visto succedersi gli allevamenti di Federico II, della Serenissima Venezia, degli Aragona di Napoli e dei Conti di Conversano che reiterarono in tempi diversi le stesse immissioni di sangue nelle loro razze: arabo, orientale e spagnolo che innestati sulle fattrici locali davano prodotti così pregiati che l’Imperatore d’Austria Giuseppe II richiese due stalloni pugliesi per il suo allevamento di Lipizza: Napolitano e Conversano, da cui derivano due linee ancora esistenti del grigio protagonista alla Scuola Spagnola di Vienna. Nei secoli passati venivano chiamati cavalli Napoletani, perché allevati secondo la stessa ricetta in tutto il regno degli Aragona, raffinati cavalieri oltre che Re di Napoli. Cavalli che hanno conservato il colore predominante del mantello sino a farlo diventare una caratteristica peculiare – il morello corvino zaino del Murgese moderno, che prevede come unica eccezione ammessa il prezioso grigio-ferro testa di moro. Cavalli che dalla vita brada nelle Murge si portano dietro una serietà congenita, la semplicità di tratto dei veri nobili e una concretezza rusticana che li fa splendidi compagni in passeggiata e nel lavoro, sicuri e pieni di iniziativa.
di Maria Cristina Magri

lunedì 11 gennaio 2010

"Quanto fieno mangia un cavallo?"

E' uno degli argomenti classici di conversazione per i neo-equino-proprietari: è come ai primi tempi di un amore, si vorrebbe sapere tutto dell'amato bene e non si ha voglia di parlare d'altro, si compulsano manuali, libri e dispense, si chiede ai più esperti, insomma non si pensa che a lui e tutto quello che lo riguarda.
Ovvio quindi che sia argomento ampiamente sviscerato su opere a stampa e forum internet a tema e le risposte sono varie: dalle due tre falde ai sei-otto chili, le varianti sono infinite anche in base al resto della razione che viene somministrata al cavallo in questione.
Ma ieri Gianca mi ha dato i risultati della contabilità foraggera di Staffino e dei suoi compagnuzzi, tenuta con precisione certosina lungo tutto l'arco del 2009: cinque cavalli in paddock con fieno a volontà a loro disposizione (in rotoballe sistemate nell'apposito trabiccolo che le mantiene sollevate da terra, le contiene e le protegge dalla pioggia grazie ad una tettoia) sbranano 6 rotoballe al mese, quindi (essendo una rotoballa 480 kg.) un cavallo, se glielo si lascia fare, mangia 20 kg. di fieno al giorno.
Nota bene: questi cinque cavalli essendo a riposo non mangiano altro, niente mangime o fioccati o integrazioni salvo dosi amichevoli di carote, mele e cicorie varie; sono tutti in perfetta salute, belli cicci e allegri.
L'inestimabile vantaggio di lasciare a loro completa disposizione fieno, spazio, e movimento è che possono mangiare durante tutto l'arco della giornata usando quindi nel modo più naturale il loro apparato gastrico.
Nessuno di questi cinque selvaggi (al momento statue di fango, visto il prolungarsi delle piogge) ha mai il minimo accenno di colica o costipazione, al contrario dei colleghi ricoverati in box nello stesso maneggio (che ricevono lostesso fieno, sia bene inteso, oltre una certa quantità di fioccati).
Sì, è vero, un cavallo in queste condizioni è impossibile da montare senza una due giorni di governo feroce - sembra una bufala laziale da palude più che un cavallo, lo ammetto.
Ma è allegro, gioca coi compagnuzzi, galoppa d'allegria a 19 anni e si mantiene evidentemente in allenamento perchè è pieno di muscoli nel petto e nelle groppa che manco nel nostro periodo lavorativo d'oro riuscivo a fargli mettere su: cosa vuoi di più dalla vita?

venerdì 8 gennaio 2010

Se non sapete cosa fare...


...sabato 23 gennaio alle 17,30 ci sarà un'altra mia piccola conferenza al Circolo degli Artisti, inserita nel ciclo "I luoghi di Modena".
Stavolta non mi nasconderò dietro nessuna scusa artistica, storica o locale: il tema sarà "I cavalli di Modena e i loro luoghi", tout court!

giovedì 31 dicembre 2009

Horsy New Year!

Posted by Picasa

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