Qui Charlotte (col berretto) e Giulietta.

A me piacciono tanto i cavalli, lo avrete capito. Ma è difficile essere veramente innamorati di qualcuno senza interessarsi al resto della sua famiglia ed è per questo che la domenica delle Palme con Gino Perin siamo stati a Carmagnola, in quel di Torino, dove la locale «Associazione Asini e Muli» ha organizzato una giornata tutta dedicata a loro: i cugini con le orecchie lunghe.
Il giorno sembra scelto apposta visto che, quasi duemila anni fa, Qualcuno entrò a Gerusalemme proprio montando un asinello: non un destriero focoso dall’incollatura superba ma un umile, paziente e mite puledro di asina. Una scelta di immagine ben precisa diremmo oggi, legata alle caratteristiche di questi equini così geneticamente vicini ai nostri compagni di scuderia ma tanto lontani come attitudini e filosofia di vita. Anche le persone che si interessano ai nostri due cugini sono diverse: i cavalli - veloci, reattivi ed atletici - sono al centro di un mondo a forte indirizzo agonistico mentre gli asini più lenti, riflessivi ed essenziali raccolgono attorno a sé persone che hanno voglia di guardarsi attorno e non pensare troppo ad evetuali obiettivi da raggiungere. Certo la vocazione alla modestia degli asini è stata un po’ troppo presa in parola a Carmagnola: la manifestazione non ha avuto il più piccolo aiuto da parte degli enti locali e il gruppo di amici che si è dato da fare per organizzarla ha investito tempo, lavoro e risorse di tasca propria. Facile immaginarsi le difficoltà cui sono dovuti andare incontro, eppure Gianni Bori & c. sono riusciti a far scomparire il desolante cemento grigio di questo mercato bestiame sotto gli zoccoli piccoli e cauti di un centinaio di asini, muli e bardotti. Da queste parti erano il mezzo di lavoro abituale di chi doveva arrampicarsi su per le strade che vanno verso le Alpi e in effetti ne sbucano ancora tanti dai cortili delle cascine, come se fossero rimasti lì in casa e nel cuore di chi ha faticato con loro. Carri, carretti da cartuné (i trasportatori conto-terzi piemontesi del secolo scorso), basti, calessini: anche oggi che è festa qui tutto parla di lavoro fatto insieme. E’ un po’ strano per noi cavallari fare conoscenza la prima volta con un compassatissimo Equus Asinus: nei loro occhi sembra di trovare i ricordi di giorni molto lontani e si ha l’impressione di avere a che fare con un tipetto serio e sostenuto, che dà poca confidenza. Poi ci si accorge di quanto sia delicato e attento, prudente, tutto diverso insomma dall’ingenuo ed entusiasta Equus Caballus medio. Questi di solito si affida completamente alle nostre mani ed è un po’ come un figlio di cui si ha la responsabilità; l’asino invece dà la netta impressione di essere un nonno che si fa carico anche di te e sa decidere in autonomia la cosa migliore da fare; come dicevano i vecchi (grazie signor Borghi): «Il cavallo va dove vuoi tu, l’asino va dove sa che è meglio passare».
Un compagno diverso quindi, non migliore o peggiore del cavallo ma semplicemente differente: il suo passo è lento (4 km. all’ora su terreno pianeggiante, non più di 2,5 in dislivello), ma è un ambio così confortevole che riesce a tranquillizzare anche i più timorosi dilettanti della sella. I suoi movimenti non sono mai azzardati, la sua unica difesa è fermarsi e valutare la situazione. Difesa che lo espone spesso alla violenza dell’ignoranza e che comunque dosa con molta saggezza, basta guardare uno degli asinelli che ci sono qui: magari ha recalcitrato sotto la guida di una mano un po’ troppo rude ma poi si lascia portare a spasso senza problemi da una bambinetta di cinque anni, neanche fosse un giocattolino con le ruote. Del resto gli asini hanno una lunga esperienza come monta per i bambini, fino all’inizio del secolo scorso erano loro la prima cavalcatura dei pargoletti di buona famiglia: il carattere pacato li rendeva molto più adatti ai piccolissimi di qualunque pony. E ancora oggi la loro fermezza di opinioni in materia di aiuti è un’occasione didattica da non sottovalutare: non adattandosi mai ad interpretare con troppa facilità le indicazioni imprecise sono ottimi allenatori per cavalieri in erba.
Ma ora al diavolo nozioni e teoria, che qui attorno è pieno di asini in carne, ossa e zoccoletti lucidi e noi ne approfittiamo per una full-immersion tra le orecchie lunghe. Sembra di essere tornati indietro di trent’anni, l’atmosfera è un po’ quella di un mercato bestiame anni settanta e ricorda le prime edizioni di quelli che sono poi diventati appuntamenti di tutto rispetto come Travagliato, Reggio Emilia, Città di Castello: molto entusiasmo e nessuna concessione all’apparenza, ma un patrimonio di passione che potrà dare buoni frutti con un minimo di applicazione in più. Intanto gli asini, educati come sono, non danno segno di notare nulla che non vada nella location e badano a fare il loro dovere: le fattrici allattano i loro puledrini, i maschi ragliano con tutta l’anima per dire che loro ci sono e ci tengono ad essere notati.
Vi è mai capitato di sentire un asino stallone che lancia il suo raglio di sfida? smuove tutti i sentimenti e, decibel a parte, è una interpretazione che non può lasciare indifferenti. Ed è questa la loro costante, gli asini ti toccano: piano piano, senza fare sfoggio di nessuna superiorità riescono a mettersi in comunicazione con te e a farti guardare dentro quegli occhi così profondi che ti senti quasi in imbarazzo e ti vergogni di tutte le volte che hai badato più alle apparenze che alla sostanza.
Nonostante la confusione di persone che vanno e vengono basta mettersi lì vicino a uno di loro e si capisce perché vengano usati in alcuni allevamenti di cavalli da corsa come compagni di pascolo dei puledri, e stiano prendendo sempre più piede nella terapia alle persone con disturbi psichici e motori di varia natura : perché loro calmano e trasmettono serenità, sembra tutto più facile quando hai vicino qualcuno che non si spaventa per una sciocchezza e punta curioso le sue lunghe orecchie verso qualsiasi cosa nuova.
E anche la gente desgli asini è speciale, niente competizioni o gare ma soltanto tanta voglia di stare insieme.
Come qui a Carmagnola, una festa tra amici dove l’unica preoccupazione degli organizzatori è ringraziare tutti quelli che hanno contribuito a dare una mano: da Giampiero Ferraro che ha spianato la terra della pista con la sua ruspa a Giuseppe e Massimo e Charlotte venuti da Reggio Emilia per portare i loro asini, dai pastori di Asti Fulvio e Bendetto che hanno mandato qui la loro bellissima mandria sino agli amici nuovi, venuti apposta per conoscere meglio dei vecchi compagni di vita che si corre il rischio di dimenticare. Poi uno scopre che dagli asini c’è sempre da imparare, e non li lascia più.
Non solo asini:
I Muli - Molti e, cosa veramente notevole, tutti presentati in lavoro: a sella o col basto hanno fatto vedere dal vero quali sono le qualità che per secoli hanno reso indispensabile questo ibrido che nasce dall’accoppiamento tra un asino (lo stallone) ed una cavalla (fattrice). Notevoli i soggetti montati all’americana e addestrati da Luca Calvetto, un appassionato di barrel racing che ha molti allievi muli: la maneggevolezza di Chiquita, una statuaria baia di 7 anni, ci ha lasciati a bocca aperta mentre l’ammiravamo nel ring. Chiediamo a Luca se è molto diverso addestrare un mulo rispetto ad un cavallo: «La differenza più marcata è dovuta alla loro costituzione: la struttura della loro incollatura condiziona la cessione e di conseguenza è più difficile fare la bocca. Ma la cosa principale è capire il loro carattere: non accettano nessun tipo di violenza, con loro ci vogliono solo tanta pazienza e calma. Sono come dei giovani zucconi di montagna, ragazzotti un po’ rustici ma pieni di ottimi principi ed è per questo che se la prendono se ti comporti male con loro. Non ti assecondano mai, devi dimostrarti alla loro altezza per farti capire».
I Bardotti – La vera chicca di Carmagnola a nostro parere sono loro, i bardotti: nascono dall’incrocio di fattrice asinina x cavallo stallone e sono ancora più rari dei muli. Più delicati e fini di questi ultimi, morfologicamente somigliano di più ad un cavallo. Hanno un nitrito particolare, non spezzato in sillabe come quello dei cavalli ma tenuto a lungo come fossero soprani in vena di stupire. Due bardotti sauri, Lussorio e Teodora, ci hanno affascinati: sono fratello e sorella nati in Sardegna da una storia d’amore molto particolare. Ce la racconta Giusppe Bosco, maniscalco e loro attuale proprietario: «Il loro padre, Bolero, è un Anglo-Arabo figlio di uno stallone egiziano. Doveva coprire le fattrici da mezzo-sangue in un allevamento di Nuoro ma era troppo sofisticato, non le voleva. Così dopo vari tentativi lo hanno lasciato libero in un paddock con una vecchia somarella sarda per tenergli compagnia. Un bel giorno il proprietario si accorge che nel paddock sono in tre: Bolero, la somarella e…un puledrino arabo con le orecchie molto, molto lunghe». Era Lussorio, nato nel 2001 al quale è seguita Teodora nel 2005. Sono piccoli, un metro e trentacinque circa al garrese ma elegantissimi e pieni di stile; Lussorio attaccato è uno spettacolo di precisione, davvero un complimento dal vivo per il suo guidatore. Belli sono belli, ma il carattere com’è? «Sono bestie strane» ci spiega Giuseppe «ti mettono sempre in discussione e giocano sul pesante, anche fra di loro. Ma recepiscono molto bene quello che gli insegni e non se lo dimenticano».
Asini per l’Abruzzo – Uno dei protagonisti di Carmagnola è stato Massimo Montanari dell’Asineria di Gombola, Reggio Emilia. Avevamo parlato di somari in generale e del suo libro in particolare (Filastrocche col pennello, collana Asino chi legge per i tipi di Almayer) che ha appena vinto il Premio nazionale di letteratura per ragazzi Città di Bella. E poi degli amici asinari compresi quelli abruzzesi di Ciucolandia, in Abruzzo come si fa in una giornata tranquilla, di quelle dove viene da pensare solo alle cose belle. Invece la sera stessa c’è stato il terremoto a L’Aquila: 298 morti, 1600 feriti, una città distrutta. Gli asini si sono subito dati da fare alla loro maniera: è stata organizzata una spedizione in Abruzzo che ha portato libri nelle tendopoli più decentrate, e ha garantito l’acquisto dei libri di testo necessari alle maestre e ai ragazzi di Camarda. Per saperne cosa è stato fatto visitate il sito
http://www.asinodays.org/