venerdì 6 novembre 2009

Gli Haflinger a Fieracavalli 2009! nr.09

Un haflinger di cinquant'anni fa
Ma che vuol dire Haflinger Folie, forse gli allevatori sono impazziti? ma no, è solo un gioco di parole sul nome del capostipite della razza che si chiamava per l'appunto Folie, dal cognome del suo proprietario.

Folie era uno plendido puledro nato nel 1874 da una cavalla della Val Venosta coperta dallo stallone orientale El Bedavi XXII. Riuscì a catalizzare in sé e trasmettere ai propri figli le migliori qualità dei suoi genitori: la finezza, la resistenza e il sangue del padre con la rustica docilità della madre che gli passò anche il suo mantello, sauro con tanto di riga mulina. Il Governo austriaco si rese subito conto dell’importanza del soggetto e lo fece funzionare come stallone per le fattrici locali migliorando la qualità della popolazione equina locale. La razza visse un momento difficile subito dopo la prima guerra mondiale, quando a causa delle vicende belliche il Sud-Tirolo passò dall’Austria all’Italia: il deposito stalloni rimase in territorio austriaco mentre il gruppo principale di fattrici si ritrovò di colpo nel Regno dei Savoia. Da una parte e dall’altra del confine, però, ci fu chi pensò a cose più importanti delle beghe politiche: da noi il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, tramite il deposito Stalloni di Ferrara che ne aveva la competenza territoriale, diede vita nel 1931 al Libro delle Origini della Razza Avelignese in Italia. Un libro chiuso, che permise la gestione più razionale degli accoppiamenti grazie al piano di monte prestabilito dagli ottimi funzionari che se ne occuparono. In Austria l’ing. Otto Schweisgut gettava le basi dell’Haflinger moderno, con polso di ferro e idee chiarissime: ob torto collo ci fu uno scambio di soggetti indispensabile a tutte e due le realtà allevatoriali, e gli Haflinger superarono anche quella fase critica. In Italia, dopo la seconda guerra mondiale, l’Haflinger perse il suo status di cavallo di interesse strategico e protetto quindi dal Ministero della Guerra per diventare un semplice cavallo agricolo: e dagli anni cinquanta in poi gli allevatori di cavalli agricoli ricevevano sovvenzioni solamente per trasformarli in bistecche.

Facile intuire quale fu il destino di molti cavalli non solo Haflinger: ma la caparbietà e l’attaccamento alle proprie tradizioni della gente del Sud-Tirolo ha permesso sempre di poter contare su un notevolissimo nucleo di soggetti e di non disperdere il patrimonio genetico della razza. Una strategia degli accoppiamenti accuratissima e l’adozione del modello Blup-Animal Model per la valutazione degli indici genetici ha permesso ai nostri biondi montanari di crescere in tutti i sensi, e oggi sono la razza numericamente più importante nel nostro paese. Tutti biondi, belli e bravi, e tutti discendenti di quella cavalla della Val Venosta e di uno stallone orientale che veniva dall’Ungheria, El Bedavi.

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