sabato 7 giugno 2008

AsinoDays, special!!!


Ieri mi sono presa una giornata di vacanza pura, mi sono regalata un po’ di tempo, insomma ho preso su la Pasqualina (metanosa pandina) e sono andata a Quattrocastella per AsinoDays. Uno spettacolo: tutta una collina invasa da asini, asini e ancora asini. Già di suo a Montebaducco ce ne sono 570 (producono latte d’asina, mica noccioline) ma questo fine settimana se ne aggiungono decine e decine provenienti da tutta Italia e da buona parte dell’Europa, una specie di Onu delle orecchie lunghe.
Mi colpiscono alcune cose: la quantità di ragazzi di un genere che mi piace molto che vedo attorno agli asini (volontari, bambini, accompagnatori, insegnanti di primo pelo, asino-fans tout court), la quantità di asini decrepiti che vedo nei recinti (subito ne sono quasi infastidita, non sono abituata a vedere bestie così vecchie e poi capisco: perché di solito spariscono dalla circolazione e qui invece non le hanno uccise, anche se sono improduttive), e la totale assenza di ogni tipo di agonismo, gara, classifica o premiazione. Gli asini sono così, non si mettono in competizione con nessuno e la gente che sta bene con gli asini è il tipo di gente che fa bene al cuore, due pacche sulle spalle un’abbraccione e cosa dobbiamo fare d’altro se non goderci loro, gli asini, con tutta la loro pazienza, dolcezza, infinita saggezza e comprensione? I cavalli sono come bambini, ti si affidano – gli asini sono come un nonno o una nonna, accoglienti, gentili, sembra che abbiano già visto tutto e ti danno sicurezza, viene voglia di farsi prendere in braccio. A dire la verità la Fiorella non mi ha preso in braccio, mi ha proprio fatto montare in sella: asina ragusana di strepitosa bellezza, se non fosse che il Vignalone e la Maria morirebbero di crepacuore mi viene voglia di prendere su e sparire all’orizzonte con questa asina imponente che cammina elegante sui suoi zoccoli a spillo. Ha un passo bellissimo, più corto di quello di un cavallo ma preciso, solido, sicuro, mi sembra di poter andare da qualsiasi parte montata lassù. Una cosa bella dell’aver sotto la sella qualcuno con le orecchie così lunghe è che hai un casino di spazio in più per le carezze, e la ragazza gradisce. Poi giro a piedi per l’allevamento, il signor Caselli Giuseppe (classe 1928) mi racconta vita morte e miracoli degli asini di qui, li conosce tutti uno per uno. A Montebaducco ci sono razze di asini che non avevo nemmeno mai sentito nominare, Giuseppe è una vita che lavora con loro e gli chiedo come mai ci siano così tanti asini molto in disarmo:”Sono le asine vecchie, quelle che non fanno più latte. Stano qui finchè campano, spazio ce n'è per tutti, loro hanno già dato quello che potevano e si sono meritate la pensione. Non sa perchè il padrone di qui ha tutti questi asini? quando ha cominciato era un ragazzo di montagna, lavorava duro e aveva un'asina che gli portava il grano che coltivavano giù al mulino da sola, e per lui era un bell'aiuto perchè non doveva perdere tempo ad accompagnarla, era come una persona in più in famiglia. Lui la mandava giù al mulino carica, il mugnaio scaricava e lei tornava su, sempre da sola. E allora aveva detto che quando avrebbe potuto avrebbe fatto qualcosa per la sua asina, proprio in suo onore. L’asino era l’animale della montagna, tutti ne avevano uno: bastava un po’ di fieno e lui era a posto, poteva stare anche a casa dei poveretti. Guardi, guardi come è tutto ben vestito quel piccolo: è perché la sua mamma produce bene, così lui ha tutto quello che gli serve e mette su un bel pelo. Una volta un’asina faceva due litri di latte al giorno, adesso invece ne fa quattro: qui non lavorano, mangiano orzo e fieno buono, un giorno si e uno no ne rubiamo un po’ al puledro quando comincia a mangiucchiare il fieno, verso i quindici venti giorni. Vede? Vivono tutti in branco, un maschio e le sue femmine con anche i puledri finchè non diventano fertili, a quattro anni circa. Dopo lo stallone sente che hanno gli ormoni pronti e non li vuole più, li manda via. Le femmine diventano fertili prima ma non le facciamo coprire sino a quattro anni, quando sono ben costruite. Se non sono ben costruite loro come potrebbero costruire bene un puledro?Guardi, guardi i puledrini: assomigliano sempre al padre, perché l’asino è geloso e i figli li vuole tutti come lui. Questo è Pompeo, uno stallone di Martina; è scarico, ha montato un bel po’ di femmine e allora adesso è qui in riposo. Sente che non risponde quando gli altri stalloni chiamano? sa di non essere pronto, finchè non si è ben riposato e messo in forze è come se fosse in vacanza, fuori servizio (Pompeo sarà anche scarico ma è bello da morire, ha il pelo lucido e corto, non è grasso ma nemmeno magro, pieno di muscoli ed elegante, sembra un cavallo visto da sopra dove siamo noi). Con questi asini di Martina si facevano i muli più forti, anche 250 chili di legna portano; ma di carattere sono poco espansivi, quelli fatti con l’Amiata sono più amichevoli, più gentili. Una volta i nostri mulattieri avevano sia i muli che i bardotti: il mulo è più forte, ma i bardotto è più prudente così quando si doveva andare nel bosco si metteva davanti a tirare un mulo, ma per i sentieri in montagna, pericolosi e difficili si metteva a tirare la fila il bardotto: è più equilibrato e riflessivo, sceglie sempre e soltanto il passaggio più sicuro e prudente. I ragazzi di oggi avrebbero bisogno di imparare un po’ dai bardotti, si credono tanto intelligenti poi vanno a rompersi la testa e a morire con una motocicletta. Noi eravamo diversi, ci facevano sempre stare zitti ed eravamo più taciturni; ma stavamo attenti”. Giuseppe mi racconta gli asini, io cerco di ricordarmi tutto: quei bellissimi asini grigi pomellati che non avevo mai visto prima sono Argentati di Pisa, eleganti e leggeri, di gamba lunga. L’argentato ligure è molto simile ma più basso e minuto e più chiaro di pelo, tutti e due hanno qualcosa di elegantemente spagnolo nell’aspetto, mi sembra potessero essere proprio i padri perfetti per le chinee papali. Poi c’è il Rosso Ferrarese, stallone principe è Rossano (Brazzi, lo ha chiamato così Giuseppe), uno dei preferiti di Giuseppe, un gran signore mi dice con le sue mogli. E Birillo, un amiatino tostissimo che si fa un punto d’onore nel mettersi di guardia alle sue signore standosene sempre a proteggerle dal lato del recinto che dà verso quello di Rossano, che è grande tre volte lui e se lo mangerebbe in un boccone: ma lui è tosto, e sta lì e non molla e ha una grinta che basterebbe per uno Shire, e alle sue femmine ci bada lui che basta e avanza perdio. E poi Dante, sardagnolo morello di 28 anni pienotto e arzillo come un ragazzino e poi gli asini bianchi dalla Grecia, e quelli pezzati rossi dei paesi slavi, con Costantino sire della mandria, gli argentati del deserto che vengono dal Marocco, e l’amiatina rosata con la puledra incantevole come lei, sembrano delle asine fate tanto son belle ed eleganti con quel mantello così speciale. Cosa mi sarei persa se non fossi venuta qui? Tante cose belle, tante gente bella. Gente che ha lavorato con gli animali per una vita e ancora non riesce a staccarsi dai suoi compagni di fatiche, ragazzi che hanno una vita piena di interessi sani e l’asino ci sta a meraviglia in mezzo a questa gente. Cooperative ambientali, accompagnatori di montagna e iniziative sociali di aiuto a chi ne ha bisogno – porta qualcuno in montagna con un asino, e vedrai cosa ci salta fuori camminando con calma e accompagnati da qualcuno di così saggio. Mi piacciono gli asini, hanno degli ottimi amici.

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