
Ancora dallo scaffaletto di Cavallo Magazine:
Agli inizi del 1900 l’Europa covava rivalità e malumori che avrebbero portato alla Grande Guerra. Nell’attesa, il Regio Esercito non stava con le mani in mano e trasformava l’ormai obsoleto apparato di stampo risorgimentale in qualcosa di più moderno, che integrasse al meglio ogni nuova possibilità tecnica o umana: quindi nuove armi, nuove didattiche (basti pensare a quanto stava facendo Caprilli per l’equitazione militare) e nuovi uomini da inserire in organico: gli ufficiali di complemento richiamati in servizio e quindi non provenienti dai ranghi degli ufficiali di carriera. A questi in particolare era dedicato il vade-mecum del generale d’Ottone, un Bignamino di regolamenti, norme ed istruzioni che aveva anche lo scopo di aiutare gli ex-borghesi a vestire in modo dignitoso i panni (elegantissimi, per la verità) dell’ufficiale di cavalleria. Risultano molto interessanti la parti relative all’igiene del cavallo e alla condotta in campagna dei cavalieri; si ritrovano già in gran parte l’onesto buon senso dell’uomo di cavalli e le regole fondamentali di governo e cura del cavallo che i mitici marescialli istruttori di equitazione passeranno nei decenni successivi ai loro allievi anche civili, contribuendo in modo fondamentale al diffondersi di una cultura equestre solidamente pratica, ma estremamente efficace e positiva.
“Vade-mecum per l’Ufficiale di Cavalleria” di Fortunato D’Ottone, Casa Editrice Italiana – Roma 1905 (3° ed.).













