martedì 20 dicembre 2011

Due bionde per la Forestale


Da Cavallo Magazine nr269/2009. testo di Maria Cristina Magri
I pregiudizi sono duri a morire e quelli che riguardano le bionde sono particolarmente radicati, forse perchè l’invidia di chi è pigmentato in modo melanicamente più deciso fa fatica a rassegnarsi all’evidenza: una bella chioma dorata non pregiudica assolutamente altre qualità meno esteriori. Tant’è che il Corpo Forestale sceglie anche due sofisticate biondine per farsi rappresentare agli appuntamenti più importanti. E viene ripagato della fiducia con una serie di successi veramente notevoli: Giada e Gioia si sono fatte onore ovunque, facendo vedere sul campo quanto valgono due puledre che potevano sembrare solamente belle ed hanno invece dimostrato un ottimo carattere, capacità di lavoro e una grande affidabilità. Perché oramai lo avrete capito, le bionde di cui parliamo sono due splendide Haflinger di proprietà del Corpo Forestale dello Stato e più precisamente dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pieve Santo Stefano, provincia di Arezzo. Sorelle da parte di padre (quel magnifico Ansgard 171/T che ha dato così tanto alla razza in termini di leggerezza ed eleganza) sono nate entrambe nel 2003. Portano con molto orgoglio l’affisso di Armena che contraddistingue i cavalli di razza Haflinger della Forestale nati qui, nel cuore della Riserva Naturale di Popolamento Animale di Formole.

La primavera deve ancora arrivare a questa altezza, siamo a 500 metri sul livello del mare. Le montagne attorno sono spruzzate di neve freschissima e l’Alpe di Catenaia sembra sia stata appena passata con lo zucchero a velo. L’aria è a dir poco frizzante e ci viene una gran voglia di farci scaldare dalle lampade ad infrarossi usate per asciugare i cavalli mentre aspettiamo che le due bionde vengano sellate: siamo nel centro ippico della Forestale di Formole, dai box si affacciano, curiosi, cavalli Maremmani e Haflinger. I soggetti in lavoro sono 28, non pochi per tre cavalieri soltanto: il sovrintendente Massimo Marrafini, l’artiere Loriano Pandolfi e l’assistente capo Filippo Fanfani. «Il cavallo alla Forestale serve per farsi vedere» ci dice il dottor Silvio Mencaccini, direttore dell’Ufficio Territoriale di Pieve Santo Stefano «il servizio più importante che svolgiamo in sella è quello della prevenzione dei reati. E l’Haflinger va anche dove non si arriva coi Maremmani: questa zona è caratterizzata da calanchi, dislivelli notevoli e zone di bosco fitto e basso, un cavallo di taglia modesta è molto avvantaggiato rispetto a quelli più imponenti».

Relativamente piccole (149 cm al garrese Giada, 150 per Gioia), fini e leggere nel modello come hanno da essere gli Haflinger del tipo moderno, le due cavalle conservano tutte le altre caratteristiche dei solidi montanari di origine sud-tirolese: facili da lavorare, volenterose ed estremamente affidabili. Le guardiamo mentre nel bel campo in sabbia del centro fanno sfoggio della loro verve: andature brillanti, il sangue che le scalda non si fa pregare per mettersi in mostra. Giada su un salto ci strappa un’esclamazione di ammirata sorpresa: l’ultima battuta era troppo vicina all’ostacolo e pur di non fare errore la cavalla salta di rimessa. Massimo non si lascia scomporre, ma non deve essere stato così facile evitare di finire per le terre. Oltre alla qualità delle cavalle abbiamo modo di apprezzare anche i due cavalieri: non soltanto per la bella posizione in sella ma soprattutto per la calma, la leggerezza delle loro azioni. Qui a Formole domano i puledri seguendo i metodi della monta naturale, «Un approccio etologico che ci permette di avere cavalli più docili e affidabili, più consapevoli in un certo senso» ci spiegano Loriano e Massimo.
Vediamo lavorare anche altri due gioielli dell’allevamento, i Maremmani Rinaldo e Quark di Formole: diversi come struttura e andature, più maestosi e compassati delle due Haflinger sono identici nell’atteggiamento rilassato e fiducioso. Quark è un castrone del 2004 che Massimo ci fa vedere montato prima con la Biteless Bridle del dott. Cook e poi completamente libero: obbediente e attento, è bello vederlo in un atteggiamento davvero naturale, l’incollatura portata avanti come se galoppasse scosso. Incredibile quanto la differenza sia notevole anche dopo aver tolto un’imboccatura così …poco imboccatura come la Biteless Bridle. Rinaldo invece è uno stallone di quattro anni di grande qualità, classificatosi 3° assoluto (e 1° come attitudine al salto) nel durissimo performance test 2008 dell’ANAM (Associazione Nazionale Allevatori del cavallo di razza Maremmana). Lo monta Loriano, addestratore e maniscalco nato in una famiglia di cavalcanti; ci racconta che «Rinaldo ha un carattere estremamente particolare, molto forte, è un capobranco e come tale sfida continuamente il proprio cavaliere. Ma sono proprio questi soggetti quelli che ti invogliano a lavorare, così finisce sempre che lasciamo troppo in scuderia quelli tranquilli e ci concentriamo sui più difficili. Con loro usiamo pazienza, pazienza e ancora pazienza, non è possibile volere tutto e subito. I puledri sono come adolescenti, cambiano carattere dai due anni e mezzo ai cinque. Procedere per gradi e senza scorciatoie ti garantisce di avere un cavallo stabile alla fine del lavoro, che non torna indietro e rimane fatto anche in mano ad un cavaliere meno esperto. In questo periodo poi riusciamo a vedere il mestiere che farà, quello che più si adatta alle sue qualità». Perché i cavalli nati qui lasciano il centro per essere destinati ai vari reparti a cavallo della Forestale. Diventeranno, a seconda dei casi, soggetti sportivi o per i servizi di rappresentanza, per il pattugliamento del territorio o da lavoro oppure fattrici e riproduttori. Quelli scartati, rigorosamente classificati “da vita” sui certificati per evitarne in ogni caso la macellazione possono essere acquistati dai civili tramite un’asta pubblica.
Il lavoro è finito e ci spostiamo ancora più in alto al centro aziendale di Armena per andare a conoscere le fattrici e i puledri non ancora domati. I cavalli sono allevati allo stato semibrado, solamente le cavalle in procinto di partorire vengono ricoverate in grandi capannoni dai quali possono comunque uscire a piacimento in un recinto a loro riservato. I puledri sono suddivisi per età e sesso e nello stesso branco ci sono sia Maremmani che Haflinger; le fattrici invece sono divise, baie toscane da una parte e bionde altoatesine dall’altra. Notiamo una radicale differenza di atteggiamento nei due gruppi che pure nella identica situazione (al loro interno c’è un puledro nato da pochissime ore) si comportano in modo molto diverso: le Maremmane fanno cerchio attorno al puledro e alla sua mamma, disposte fianco a fianco con il chiaro intento di proteggerli dagli intrusi. Le Haflinger invece non mostrano diffidenze di nessun genere, si occupano tranquille del loro fieno e nemmeno la madre si preoccupa quando ci avviciniamo a Perla, la prima Haflinger di Armena nata quest’anno. «Sono cavalli dall’indole completamente diversa» dice il dott. Silvio Mencaccini, Direttore dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pieve S.Stefano «e lo si nota anche quando li liberiamo nei pascoli: si formano due gruppi, gli Haflinger stanno con gli Haflinger e lo stesso i Maremmani. Ma quando sono rinchiusi nei recinti più piccoli, come adesso, si può stare sicuri che il capobranco sarà un Haflinger. Maturano prima dei Maremmani, rispetto a loro sono estremamente precoci e più collaborativi. D’altra parte il Maremmano ha avuto una selezione completamente diversa sia per apporti di sangue che per ambiente naturale: solo i più forti sopravvivono all’allevamento brado in Maremma, basti pensare all’alluvione dell’Ombrone che li decimò negli anni ’40. Solo i più rustici si salvarono».

Oramai il sole è alto e ci scalda a dovere mentre passeggiamo tra i recinti; ci fermiamo in un angolo riparato dal vento per le ultime chiacchiere che quando si sta in mezzo a gente con la stessa passione sembrano non finire mai. Chiediamo a Loriano e Massimo delle loro cavalle: se le scambiano tra loro? «Mai, ad ognuno la sua» esclama deciso Loriano «siamo troppo gelosi. Le abbiamo viste nascere: Gioia si capiva subito che sarebbe stata una cavalla speciale. Lei mi da tutto, non ha paura di niente e galoppa decisa contro qualsiasi cosa quando glielo chiedi». E Giada, chiediamo a Massimo? «Lei è esplosa a 30 mesi ed è una vera Miss: ha vinto il Best in Show a Fieracavalli 2005 ed è nervosa, emotiva, estremamente sensibile. Ma se la tratti con altrettanta sensibilità fa tutto quello che vuoi, e questa è vera soddisfazione per me». Giada e Gioia sono già diventate mamme, anche se per interposta cavalla: grazie alla collaborazione con la facoltà di Veterinaria di Pisa proprio qui a Formole si è messa a punto una particolare tecnica di embrio-transfert e una parte del centro è dedicata a questa attività. In questo modo Gioia e Giada hanno potuto trasmettere il loro patrimonio genetico senza smettere di lavorare, ché oramai sono quasi PR di professione: subito dopo il successo di Verona 2005 sono andate al Salone del Cavallo di Parigi per rappresentare gli Haflinger italiani. «Erano due puledre allora, solamente due anni e mezzo» spiega Massimo «e ci avevano chiesto di presentarle montate. Era una scommessa, ma è bastato guardarci un attimo negli occhi con Loriano per decidere e dare la nostra disponibilità. Ci sarei andato anche pagando a Parigi, le due cavalle sono state magnifiche perché abbiamo avuto pochissimo tempo per metter loro la sella eppure si sono comportate veramente in modo esemplare». Belle, bionde e brave quindi: sarà un caso, dottor Mencaccini? «Credo proprio di no: seguiamo attentamente il programma di monta che ci indica l’ANACHRAI, l’Associazione Nazionale Allevatori Cavalli di Razza Haflinger Italia e i risultati sono molto buoni. Negli ultimi anni l’ANACHRAI ha indirizzato la selezione ad un preciso piano di miglioramento di tutti i caratteri da cui dipende la buona cavalcabilità dei soggetti, e ha funzionato. Ovviamente i soggetti più belli morfologicamente (incollature più lunghe, spalle meglio conformate e arti corretti) sono anche quelli con le andature migliori, quindi più adatti a diventare una monta piacevole. Inoltre abbiamo aderito al loro progetto di salvataggio di alcune linee genetiche rare all’interno della razza, un fine che si sposa bene con la nostra vocazione alla Biodiversità». Si è fatto tardi, dobbiamo partire e ci tocca lasciare i nostri amici forestali troncando un poco i discorsi a metà; avremmo tante cose da chiedere e viene voglia di conoscere meglio questi boschi, il paesaggio attorno ci invita a percorrerlo ma dobbiamo proprio rimandare. Chissà, magari la prossima volta riusciremo ad avere uno dei biondi di Armenia tutto per noi, almeno per un giorno? Incrociate le dita, noi cominciamo a organizzarci.

lunedì 5 dicembre 2011

Sacrifici.

Ieri sera abbiamo guardato la diretta sulla presentazione della manovra del governo Monti: e io ci credo. Credo che se faremo sacrifici riusciremo a farcela, credo che quelle siano persone in buona fede, e in cui mi sento di avere fiducia. Credo che una donna come Fornero sia una carta preziosa in un Ministero così cruciale - la sua commozione dice tutta la responsabilità di cui sanno di avere il peso - credo che siamo in tanti ad avere voglia di impegnarci per il bene comune, e non solo per il nostro orticello. E quanto mi è piaciuto guardare ministri con giacche finalmente normali e non chiaramente uscite da qualche sartoria extra-lusso su misura, quanto mi è piaciuto vedere cravatte qualunque, quanto mi è piaciuto vedere donne capaci come la Fornero con una collana come quelle che poteva avere anche una delle mie nonne (o delle vostre), che non sfoggia Bulgari e YSL ma brilla per competenza, coraggio e professionalità. Mi piaccione le rughe delle donne intelligenti, mi piacciono gli uomini che non hanno bisogno del sarto su misura per sentirsi presentabili in mezzo alle tempeste.
Dai che ce la facciamo-

mercoledì 9 novembre 2011

Tutte le classifiche dei TPR a Fieracavalli 2011


Grande annata per i TPR a Verona: non solo morfologia, ma anche Campionato di Maneggevolezza per singoli e pariglie. Che sia davvero cominciata una nuova età dell'oro per questi nostri grandissimi amici?
Noi crediamo di sì:  per i particolari, leggete il resoconto di Giuseppe Pigozzi, direttore ANACAITPR.

martedì 1 novembre 2011

Il primo amore non si scorda mai.


I Murgesi a Verona non mancano mai, ma quest'anno sono particolarmente felice che a rappresentarli ci siano anche Roberta Inama e gli altri amici de "Il Corsiero Italiano": 
se avete voglia di emozionarvi guardateli lavorare, poi mi saprete dire ma vedrete - non vi deluderanno.

Centro Sportivo Equestre"IL CORSIERO ITALIANO" 
Associazione Dilettantistica,
si presenterà in esibizione artistica nel ring B di Maria Baleri.
Il titolo dell'esibizione sarà, Il Corsiero Italiano ......dalla Guerra all'Arte,
gli orari di presentazione saranno i seguenti:
  • giovedì     ore 11.20
  • venerdì     ore 12.40
  • sabato      ore 10.40 e 13.10
  • domenica ore 11.40 e 18.30


Noi ci abbiamo sempre creduto...nei Mérens!
















Quest'anno Fieracavalli Verona ha ottenuto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia: e per rimanere in tema risorgimental-piemontese se cercate tra gli stand troverete anche alcuni protagonisti di "Noi credevamo", di Mario Martone, miglior film ai David di Donatello 2011. 
Sono morelli, non troppo alti ma estremamente ben portanti, disponibili, infaticabili e terribilmente simpatici: li trovate sempre insieme ai quei matti della Trupél Mérens di Cuneo.
Avete indovinato di chi sto parlando? del "mio" meraviglioso Felix e di tutti i suoi amici.
Quindi se in fiera sentirete la musica di un semitùn occitano seguitelo, troverete anche loro: i Meréns!

Propongo un brindisi.

Perché io vi ammorbo con i miei cavalli, e mi diverto a trottare qua e là felice come una mocciosa di pony club nel Paradiso degli Equitanti (alla faccia della professionalità: ma è qualcosa di più di un lavoro, quando Cavallo Magazine mi manda a giro per raccontare qualcosa di galoppante).
Ma se riesco a farlo è anche grazie a chi mi lascia dar fondo a permessi e ferie per scopi puramente cavallosi: qualcuno potrebbe prenderlo come un tradimento, invece loro sopportano e mi lasciano fare -anzi ve la devo dire tutta, ogni tanto mi chiedono anche come è andata.
Grazie e.... salute!

Fieracavalli 2011: il TPR sta tornando al lavoro!














Sapete qual'è una delle cose che mi rende più felice in questi giorni? il fatto che, per la prima volta dopo tanti anni, le occasioni ufficiali legate ai fantastici Cavalli Agricoli Italiani da Tiro pesante rapido siano decisamente orientate all'utilizzo: non più solo morfologia, non più solo "quella" possibilità al loro orizzonte. L'impegno di allevatori e Associazione di razza ha fatto cambiare direzione alla storia (è il caso di dirlo) e ridato ai TPR la possibilità di realizzare la loro vera vocazione: essere attaccati, e far vedere quanto sono splendidi al lavoro.
Se volete farvi un regalo venite a vederli al Campionato Nazionale di maneggevolezza che si terrà nel ring del "Cavallo nelle Tradizioni", area scoperta B.
Il programma:


- Gioved„ 3  ore 17,30 – 19,00 Prove di campo
- Venerd„ 4  ore 14,00- 15,30  1^ Manche
- Sabato 5  ore 17,10- 18,30  2^ Manche
- Domenica 6  ore 12,50- 13,30  Manche finale e premiazioni

Sono davvero orgogliosa di tutti loro, davvero.

Fieracavalli 2011: Il cavallo nelle tradizioni.

Non vi sembra che abbiano studiato questo programma apposta per noi?
Sarà bellissimo, come sempre: perchè Fieracavalli è Fieracavalli, c'è poco da fare.

Guarda chi c'è...

...tra i vincitori della pre-selezione del concorso "Un click fuori dal ring"
di Fieracavalli 2011: la nostra Sara Baroni.
Ma noi lo sapevamo già che era brava, vero? ce lo aveva detto Sana.
Anche questa è, voglio sottolinearlo, una ragazza cresciuta assieme alla 
sua passione e alla sua bionda, cicciosissima Haflinger.
Brava Sara! 

Tutti gli Haflinger di Verona 2011



PROGRAMMA MOSTRA NAZIONALE
E DELLE ATTIVITA’ EQUESTRI E DI SPETTACOLO
74^ MOSTRA NAZIONALE DI LG RAZZA HAFLINGER
(RING B PADIGLIONE 9 ITALIALLEVA)
- Gioved†ì  3 novembre: ore 14,00-17,30 Categoria
puledri 2010 e Sfilata di presentazione stalloni
- Venerdì† 4 novembre: ore 14,00-18,00 Categoria
puledre 2010 e 2009
- Sabato 5 novembre: ore 9,00-13,00 Categorie Fattrici,
gruppi Omotipici, Sfilata stalloni, Sfilata Campioni e
Riserve di categoria e Presentazione soggetti in
vendita
- Domenica 6 novembre: ore 9,00-11,30 Presentazione
Campioni e Riserve di categoria, scelta Best in Show,
Sfilata di presentazione stalloni, Presentazione
soggetti in vendita.


HAFLINGER FOLIE E CERIMONIA DI PREMIAZIONE
(RING A PADIGLIONE 9 ITALIALLEVA)
- Giovedì† 3 novembre: ore 13-14,00 Prove generali
- Venerdì† 4 novembre: ore 14,00-15,00
- Sabato 5 novembre: ore 17,00-18,00
- Domenica 6 novembre: ore 12,30-14,00 Cerimonia di
premiazione 74^ Mostra Nazionale di LG e Haflinger Folie


GARA DIMOSTRATIVA DI SALTO OSTACOLI RISERVATA A
CAVALIERI ED AMAZZONI UNDER 18
(RING A PADIGLIONE 9 ITALIALLEVA)
- Giovedì† 3 novembre: ore 21,00 Prove di campo
- Venerdì† 4 novembre: ore 21,00 Gara


PRESENTAZIONE DELLA RAZZA
(RING AREA ESTERNA B)
- Giovedì† 3 novembre: ore 14,50-15,10
- Venerdì† 4 novembre: ore 13,30-13,50
- Sabato 5 novembre: ore 13,40-14,00
- Domenica 6 novembre: ore 16,40-17,0

lunedì 26 settembre 2011

Puri come il deserto

Da Cavallo magazine di settembre 2011:


 Puri come il deserto.
testo di Maria Cristina Magri

Sembrano fatti di emozioni: eleganza, leggerezza, orgoglio e forza. La materia con cui sono costruiti pare non avere nessuna importanza, è lo spirito che li anima a renderli unici, i cavalli per eccellenza: sono i Puro Sangue Arabo o per meglio dire El Asil, i Puri nella lingua dei Beduini. Estremamente resistenti e frugali, così preziosi geneticamente da essere stati usati come miglioratori (o fondatori, tout-court) per la maggior parte delle razze equine esistenti: Arabi e Berberi sono i padri del Puro Sangue Inglese, tutte le razze da sella o attacchi europee e americane sono state scaldate dal loro sangue - dal Quarter all'Hannover, dal Lipizzano all'Haflinger per non parlare dell'Orientale Siciliano e dell'Anglo-Arabo, arrivando fino al Percheron. Conservano tutta la loro impronta esotica nonostante galoppino da secoli anche dentro la nostra storia: già nel Rinascimento Giovanni dalla Bande Nere ne riconosceva l'importanza come cavalli da impiegare in guerra rivoluzionando l'uso che fino a quel tempo si era fatto della cavalleria e il regalo più ambito dai potenti, la preda di guerra più preziosa era sempre un nobile stallone di provenienza orientale. Quel posto che era stato riservato loro in Europa come eleganti soggetti da maneggio lo hanno usato per far vedere l'acciaio di cui sono fatti: dopo la durissima Campagna di Russia, tra i cavalli degli ufficiali di Stato Maggiore di Napoleone solo gli Arabi erano sopravvissuti alle privazioni e ai rigori della terribile ritirata e ai nostri giorni, nelle più massacranti gare di Endurance, non c'è altro soggetto che possa contendere loro le vittorie più prestigiose.
Ma da dove vengono questi cavalli eccezionali, chi li ha fatti diventare quello che sono?
Sono nati dai deserti della penisola arabica, grazie ai Beduini.
E' lì, sulle sabbie e le pietre tra il Mar Rosso e l'Eufrate che, nel secondo secolo dopo Cristo, i nomadi del deserto cominciarono veramente ad allevare cavalli e ad importarne alcuni dall'Egitto, dalla Cappadocia, dalla Siria, dalla Palestina. Il tutto in un ambiente ostile, arido e poverissimo. Fino a quel momento si erano serviti soltanto di asini e cammelli, e ci vollero ancora duecento anni prima che i loro cavalli fossero sufficientemente numerosi da poterli almeno in parte sostituire. I cavalli importati dai Beduini erano animali di lusso che provenivano da paesi ricchi, dotati di scuderie raffinate: servirono generazioni intere, decimate da una selezione naturale durissima e dalle prestazioni quasi feroci richieste dalla vita nomade per arrivare a lui, il Puro.
Il sesto secolo vide non solo un rapido sviluppo del loro allevamento ma anche la nascita di Maometto, il Profeta, nel 570 d.C. Mohammed era della tribù dei Quraysh, un guidatore di carovane coraggioso e intelligente che si era guadagnato un'ottima posizione. Ma amava meditare in solitudine sul monte Hira, e una notte gli apparve l'Arcangelo Gabriele: gli disse che lui era il prescelto da Dio, e Maometto cominciò a predicare l'Islam, il dovere dell'uomo di accettare la volontà di Allah, unico e solo Dio.
Fare cose del genere in un mondo di animisti e politeisti può creare problemi: parte della sua famiglia fu sterminata, Maometto costretto a fuggire. Era il 20 settembre del 622: il calendario islamico parte da questa data, il giorno della «Hegira». Si rifugiò a Jatrib, tra i Beduini e li trovò pronti ad accogliere Allah. E scoprì i loro cavalli: resistenti, veloci, indispensabili per razziare al volo e scomparire nel deserto. Divenne abile nell'assaltare le carovane tanto quanto lo era stato nel guidarle, e furono proprio i settanta cavalli di cui disponeva che nel 624 gli permisero di fare un colpo ricchissimo, assaltando la carovana di Abu Sufyan. I successi continuarono costanti, e l'Islam conquistò la Siria, la Persia, l'Egitto poi Tripoli, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Spagna: l'Islam era stato capace di unire popoli diversi e conquistare sempre nuove terre, grazie ai preziosi cavalli dei Beduini. Maometto era perfettamente cosciente della loro importanza, e li amava: si rallegrava sentendo i loro nitriti, legò a precetti religiosi le norme che ne miglioravano l'allevamento. Ma non dimenticò di incentivare anche in modo più pratico la loro diffusione: chi andava in battaglia con un Asil riceveva il doppio di bottino rispetto a chi montava un cavallo kadish, impuro.
La purezza delle origini era ed è alla base della selezione: un Arabo è Asil solo se figlio di uno stallone Asil e di una fattrice Asil, non vengono accettati come riproduttori soggetti su cui esista un dubbio di origine per quanto belli siano morfologicamente. In Arabia, tra i Beduini le fattrici vengono coperte solo davanti a testimoni che assistono anche alla nascita del puledro per garantire la sua discendenza da fattrice pura.
Questa mania per la purezza genealogica ha ragioni pratiche: la mortalità spaventosamente alta dei puledri (alla fine XX secolo era ancora del 50%) e la scarsità di cibo ed acqua a disposizione rendevano indispensabile ottimizzarne l'investimento, pena la morte per sete e inedia non solo dei cavalli ma dell'intera tribù. Ci si poteva permettere il lusso di far riprodurre solo le linee di sangue che avevano già dimostrato la loro resistenza, ogni soggetto arrivato da altrove inserito in razza avrebbe portato una dose massiccia di variabili genetiche sconosciute, non depurate dalla selezione ambientale e aumentato quindi la mortalità dei puledri.
L'altro cardine dell'evoluzione degli Arabi è stato il livello delle prestazioni: i cavalli nel deserto dovevano non solo sopravvivere ma anche galoppare come il vento e a lungo, quando serviva. Indispensabili nelle guerre, arma preziosa da non lasciar cadere in mano ai nemici (era punito con la morte chi vendeva un Asil ai cristiani, gli avversari, che avrebbero potuto servirsene contro i musulmani) erano anche il compagno migliore del Beduino durante le razzie, che non servivano solo ad aumentare la sua ricchezza ma anche l'onore personale per mezzo di azioni coraggiose e temerarie.
Gli Asil sono stati cresciuti per secoli nelle tende con la famiglia del padrone, abituati al contatto con l'uomo dal primo giorno di vita e quindi fiduciosi, disponibili e generosi: l'addestramento era dolcemente graduale, ogni richiesta troppo precoce o pesante era dovuta soltanto alle esigenze crudeli che la vita nel deserto poteva imporre, pena la vita, a tutta la tribù: uomini e cavalli condividevano le stesse asprezze e lo stesso destino.
Chi lo direbbe guardando queste creature meravigliosamente eleganti che sono il prodotto della fatica più cruda, dell'ambiente più ostile? Da noi una gran parte degli Arabi viene riservata agli show di morfologia: un controsenso guardando alla storia della razza, che non ha mai considerato la bellezza del modello un criterio di selezione. Ma ci sono anche gli altri Arabi, quelli dell'Endurance dove nessuno è loro pari per resistenza e capacità di recupero. Prove funzionali da veri Asil: e a volte i migliori ritrovano la strada del deserto, vengono comprati da qualche Emiro e tornano in Arabia.
Gare di fondo al posto di una battaglia, acquisti spettacolari a suon di petrodollari invece di razzie nel deserto: e tutto per avere il migliore, il più forte, il più puro, capace di volare senza ali e portare sulla sua groppa quel poco di Paradiso che possiamo avere sulla terra.

Il poeta ha detto.
Non esiste un solo tipo di Arabo puro, ed è riduttivo riassumerli in una scheda morfologica comune: altezza al garrese da 1,42 m. a 1,55 m. circa, stinco dai 17 ai 20 cm., sono ammessi tutti i mantelli semplici, arti asciutti e resistentissimi, schiena corta e robusta, hanno generalmente una vertebra in meno e sempre un giro di cinghie decisamente superiore agli altri cavalli...ma è come ridurre una poesia alla mera analisi logica, e difatti in molti testi d'epoca prima di una definizione della loro morfologia si legge “Il poeta ha detto.” E davvero, per rendere tanta distinzione ed eleganza, non si può fare altro che ricorrere alla poesia. Per avere comunque un canone di riferimento, leggiamo cosa scrisse l'Emiro Abd-el-Kader: «Se un cavallo riesce a bere da una pozzanghera rimanendo con gli arti piazzati in posizione normale, si può essere sicuri che è costruito perfettamente e che le parti del suo corpo sono tutte armoniche fra di loro».
Sono inoltre estremamente longevi, e fertili fino a tarda età.

Cinque famiglie per cinque cavalle
Al Khamsa, Le Cinque: sono le famiglie principali degli Arabi, che la leggenda riconduce ad ognuna delle fattrici che risposero al richiamo del Profeta. Si racconta che Maometto avesse un centinaio di fattrici in un recinto, vicino al quale scorreva un ruscello. Le cavalle erano senz'acqua da giorni e quando il Profeta fece aprire i cancelli si precipitarono verso l'acqua, assetate. Maometto fece suonare l'adunata dal suo trombettiere: 5 cavalle si staccarono subito dal branco senza neppure bere, e nitrendo gagliarde arrivarono al galoppo dal loro padrone. Benedicendole, il Profeta le battezzò una ad una: Abayah, Kuhaylah, Saqlawyah, Hamdanyah e Hadbah. .
Un ben preciso tipo di Arabo è associato ad ognuna delle più diffuse famiglie:
Kuhaylan: mascolino, eccezionalmente resistente, costato molto pronunciato e dorso corto: il più potente.
Saqlawi: elegante, dalla bellezza dolce, molto sottile, incollatura elegantissima, porta testa e coda molto alti, groppa piatta: il più bello.
Abayyan: simile al Saqlawi, coda ancora portata più alta, dorso lungo, groppa obliqua, il profilo della testa decisamente concavo: il più veloce.
Hamdani: testa larga, profilo dritto, orecchie molto corte, tratti meno scavati, torace molto ampio, posteriore a uovo: il più resistente.
Dahman: molto classico, somiglia al Saqlawi. Testa a forma di cuneo, occhi molto grandi.
Mu'niqi: il meno apparentemente Arabo di tutti, profilo dritto, ma estremamente veloce, lungo, sottile, groppa obliqua ed angolata.

Arabi quanto?
Molti paesi hanno importato Arabi più o meno puri nei secoli passati, e sia per le diverse condizioni climatiche e alimentari che per precisi gusti allevatoriali hanno creato un tipo di Arabo “personalizzato”, come la Polonia ad esempio. Ma il criterio della purezza non è stato rispettato, al di fuori degli Emirati, con la stessa islamica precisione: spesso sono stati messi in razza soggetti che avevano una percentuale di sangue non puro, o addirittura di origini sconosciute. Ogni Paese nel quale vengono allevati cavalli arabi tiene il proprio Libro Genealogico, approvato dall'Associazione Mondiale per il Cavallo Arabo.

Per saperne di più:
-F.B. Klynstra, Il Cavallo Arabo, 1990 - Edizioni Equestri, Milano
-gen. E. Daumas, Les chevaux du Sahara, 3° ed. 1855 - Michél Levy frères, Paris

martedì 6 settembre 2011

Haflinger a Bergamo: Cascina Fopa


Guardate cosa succede quando si cresce assieme ad un cavallo: Matteo, Musa e tutti gli altri li trovate qui.

Fieno!


Mi ha scritto Luciano Pessa, friulano purosangue, a proposito del fieno e l'alimentazione dei cavalli di cui parlavo in un vecchio post: vi giro il suo intervento.
Grazie Luciano!


"La risposta alla domanda " quanto fieno devo dare al mio cavallo " non
è scontata.Infatti molti sono i parametri da definire per inquadrare il problema.La prima  cosa che si deve sapere è il peso dell'animale;  E'chiaro che un cavallo  arabo di 350 Kg.ha bisogno di una quantità di foraggio minore di quella necessaria ad alimentare un TPR di 900Kg.(anche se non in modo direttamente proporzionale)-La seconda cosa da prendere in considerazione è l'età del soggetto;Un cavallo in accrescimento(dalla nascita fino a 4/5 anni) ha bisogno di alimentarsi per vivere,ma anche per crescere( un soggetto di 450 Kgda adulto , fino a 6 mesi cresce mediamente di 1 Kg. al giorno)-La terza cosa da tenere presente, molto importante,   è l'attività alla quale l'animale si dedica; una fattrice in gestazione oppure in allattamento deve alimentarsi per le sue necessità più per quelle del puledro, un cavallo sottoposto ad un lavoro gravoso oppure ad un allenamento sportivo ha bisogno di consumare molta energia  che deve essere disponibile e che va integrata con una alimentazione adeguata. Esiste un altro parametro molto importante; c'è fieno e fieno. Un fieno buono e ben conservato può avere capacità alimentare tripla rispetto a quella di un fieno scadente (oggi è difficile trovare unvero esperto di foraggio). Il fieno è molto importante nell'alimentazione del cavallo perchè èricco di fibra, indispensabile alla digestione di questo animale ed in assenza della quale è presente il rischio colica.( L'intestino diquesto animale è come un lungo tubo di gomma con la parete sottile ,se è pieno di fibra rimane rotondo, se si svuota può piegarsi ad angolo  e chiudersi. E' la colica) Il fieno tuttavia non è molto energetico, ci sono altri alimenti che mediamente anno 3 o anche 4 volte l'energia del fieno".

mercoledì 24 agosto 2011

La risposta di Mauro Aurigi alla Brambilla





Da "Il Cittadino", con un piccolo prologo: sono assolutamente orgogliosa, adesso più che mai, di poter contare Mauro Aurigi tra le persone che conosco da anni e dalle quali ho provato ad imparare qualcosa. Buona lettura!



Risposta aperta alla “Lettera aperta ai toscani” del ministro del Turismo (http://www.ilcittadinoonline.it/news/140458/Brambilla___Il_mondo_non_ruota_intorno_a_Siena_.html)


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Egregia Ministra,
il 9 agosto scorso Lei ha cominciato così il Suo ennesimo intervento contro il Palio dei Senesi: "La strumentale ossessione con la quale certi amministratori ed esponenti politici locali riempiono le pagine della stampa toscana, cercando di inscenare una inesistente polemica con il Ministro del Turismo, denota una disperata ricerca di visibilità per se stessi e per i propri palii, oltre che una povertà di argomentazioni.”
Non avrebbe potuto essere più sincera e precisa a proposito dei vizi e difetti della casta politica (chi meglio di Lei, d’altra parte?), ma, ohibò, da che pulpito! Proprio Lei che, in “disperata ricerca di visibilità” e per “povertà di argomentazioni” non ha trovato di meglio che inalberare su tutte le tv pubbliche e private (altro che “stampa toscana”!) il Suo straordinario e generoso paio di gambe.
Abbia pazienza, ma pur essendomi ripromesso di non scendere al Suo livello, non ho saputo resistere alla tentazione di commentare questo stupefacente incipit della Sua lettera. Torno così subito a questioni più pertinenti.
Comincio da questo Suo apodittico, geniale monito rivolto ai Senesi: “… il mondo non ruota intorno a Siena …”. Le darò un dispiacere, ma Le confermo che per noi Senesi il mondo gira prima di tutto e assolutamente intorno a Siena. Le dirò di più: in quanto Toscani siamo anche del tutto certi che il mondo giri intorno alla Toscana, e in quanto Italiani siamo altrettanto certi che il mondo giri intorno all’Italia, e in quanto Europei pensiamo che il mondo giri intorno all’Europa e in quanto Occidentali siamo arciconvinti che tutto il mondo giri intorno all’Occidente. Non so quanta contezza Lei abbia della storia di Siena, della Toscana, dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente, ma accetti questa piccola lezione (ho l’età per impartigliela). Veda, per buona parte del secolo scorso circa metà degli Italiani ha creduto che il mondo girasse intorno agli USA e l’altra metà che girasse invece intorno all’URSS: guardi in quali condizioni siamo ridotti. E guardi in quali floride condizioni invece si sono ritrovati Svizzeri, Svedesi, Finlandesi o Neozelandesi, popoli che hanno sempre pensato che tutto il mondo girasse intorno a loro. Anche i Senesi, pensando almeno da un millennio che tutto il mondo girasse intorno a loro, non se la passano poi male (sempre al vertice delle classifiche nazionali per qualità della vita), soprattutto tenuto conto della marginalità storica e geografica di questo territorio che per giunta confina direttamente col Meridione. E ciò – se lo appunti sig.ra Ministra – senza dover ringraziare nessuno, né un papa, un principe, un re, un imperatore, un politicante o un capitano d’industria. Forse unici al mondo, tutto quello che abbiamo (ed è tanto, un giorno se avrò tempo glielo spiegherò) ce lo siamo fatti da soli nel corso di un millennio. Anche se, ad onor del vero, la casta politica locale si sta dando da fare per minare alla base quella nostra floridezza, proprio come la casta politica nazionale, da Lei oggi così bene rappresentata, ha minato quella del Paese. Se vi foste fatti ammaestrare dalla storia e (dall’attualità), ossia se foste stati convinti che il mondo girava intorno all’Italia e non intorno a Putin, Gheddafi e Lukašenko, oggi vivremmo in un paese diverso e migliore (così come – mi consenta l’impertinenza – Siena è una città diversa e migliore).
A questo ultimo riguardo voglio commentare un’altra delle tante perle contenute nella Sua lettera.
Lei asserisce, per giustificare la Sua critica al Palio, che “il mio incarico istituzionale (ministra del Turismo: nda) mi impone di presentare al mondo la migliore immagine del paese”. Mai asserzione è stata più ottusa: Lei sta sparando direttamente nella stiva. Veda ministra, per quanto Lei si potrà dare da fare, per quanto tempo Lei potrà rimanere, magari anche tutta la vita, seduta su quella poltrona per presentare al mondo la migliore immagine del paese, Lei non potrà mai ottenere neanche una minima parte del successo turistico che hanno ottenuto i Senesi (da soli, ripeto, e contro tutti, anche contro di Lei). Glielo dice uno che, come tutti i Senesi, vorrebbe che i giorni del Palio i turisti, tutti, se ne andassero a Firenze o a Venezia. Perché, veda, per noi il Palio è cominciato mille anni fa o giù di lì e non lo abbiamo mai corso per i turisti (visto il successo, si immagini il risultato se invece lo avessimo inventato a quello scopo).
Ora una preghiera: dia attuazione alla Sua minaccia di rifiutarci il riconoscimento "Patrimonio d'Italia per la tradizione". Il Palio, quanto a tradizione e cultura, è un fatto d’eccellenza, e l’eccellenza non tollera riconoscimenti dozzinali dall’alto (una ventina all’anno, Lei dice che vengono assegnati) che lo accostino al Palio della Ruzzola o alla Sagra della soppressata. Lei è solo interessata a baracconi turistici tipo Disneyland. Noi no. E poi il Palio, cosa che Lei non potrà mai capire, non ha padroni né padrini. Non li ha mai avuti e non li vuole. E’ nato dal popolo e vive del popolo (immagino che per Lei, che è nata da Berlusconi e vive di lui, ciò suoni come una bestemmia). E non ci interessano riconoscimenti del Principe anche perché sappiamo per lunga e consolidata esperienza che il Vostro interessamento in cose che non Vi riguardano porta iella.
Poi un giorno, se avrò tempo, Le spiegherò perché noi amiamo i cavalli e Lei no.
Cordialmente Suo, nonostante tutto.

Mauro Aurigi

mercoledì 10 agosto 2011

Cavallo magazine- Un Tiro maneggevole, Pesante e Rapido.

Testo e fotografie di Maria Cristina Magri

Se avete voglia di fare il pieno di fiducia nel futuro dovete passare da Padova verso gli inizi di maggio, quando nel parco dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura S.Benedetto da Norcia arriva la primavera e si tengono le Giornate del Cavallo Agricolo Italiano da tiro pesante rapido.
Da una decina d'anni l'Istituto Agrario Duca degli Abruzzi, in sinergia col S.Benedetto da Norcia, organizza questo meeting dedicato agli studenti delle scuole superiori di agraria che si affrontano in una gara di giudizio dei soggetti CAITPR: sotto gli occhi vigili degli esperti di Libro Genealogico, Aldo Bolla e Fulvio Rossignoli, i ragazzi di dodici scuole provenienti da tutta Italia il 7 di maggio si sono sfidati in un torneo di morfologia vinto da chi ha meglio saputo individuare pregi e difetti dei vari cavalli sottoposti al loro esame. Sugli scudi l'Istituto Parolini di Bassano del Grappa, ma tutte le compagini hanno dimostrato sul campo di essersi davvero preparate a dare il meglio nell'arte difficile e sofisticata del saper valutare un soggetto secondo i canoni della propria razza: e se tanti ragazzi così giovani riescono ad appassionarsi con sincera partecipazione ad un cavallo che è, per certi versi, un reperto storico vivente noi siamo dell'idea che non tutto è perduto. Prova ne sia che una buona parte di loro una volta usciti dalla scuola continua a girare attorno ai TPR facendo crescere non solo di numero, ma anche di qualità il parterre degli appassionati della razza.
Ed è proprio grazie a loro che da due anni il giorno successivo alla prova morfologica si organizza anche il Trofeo di maneggevolezza di attacchi: tutto dedicato ai TPR e ai loro ragazzi, quelli cresciuti sotto la guida del prof. Lorenzo Crise. Due le prove in programma: la prova di addestramento con una ripresa in piano e il Derby a coni e due ostacoli fissi, giudicate dal sig. Roland Morat. Chi avrebbe detto, solo una quindicina di anni fa, che sarebbe stato possibile organizzare una gara di attacchi tutta dedicata a loro, i giganti dal trotto magnifico, dove per di più i guidatori erano tutti giovani e giovanissimi? Nessuno: eppure a Padova ci sono riusciti grazie all'impegno missionario di un Prof. coraggioso, di una scuola dove sono capaci di guardare avanti e investire nel futuro, di una associazione allevatori che supporta in ogni modo la crescita dei tecnici e degli allevatori di domani.
Così domenica 8 maggio abbiamo potuto sederci a bordo campo e lasciare che un sorriso ci salisse su da dentro e ci invadesse il cuore guardando i ragazzi che si davano da fare attorno ai loro cavalli: perché non c'è niente di più bello che vedere qualcuno di giovane che si occupa di qualcosa di antico, con amore e impegno.  

domenica 7 agosto 2011

Otto ore, non di più.


Firmate, firmate, firmate: i trasporti di animali vivi sono spesso peggio del macello stesso.
Qui potete partecipare all'appello europeo, che vuole limitare a 8 ore i viaggi per ogni tipo di animale sui camion bestiame.
Se si raggiunge un accordo tra le varie nazioni
potremo davvero dire di aver fatto qualcosa di utile per queste povere bestie.
Grazie!

domenica 31 luglio 2011

Cavallo Magazine: Veterinari d'Italia

Testo di Maria Cristina Magri, foto di Paolo Biroldi

Il 1861 fu il punto di arrivo del nostro Risorgimento: un lungo cammino partito dal Congresso di Vienna del 1815 che provocò la reazione patriottica di chi non voleva tornare a farsi comandare dagli stranieri e che si concluse con la riunione nel Regno d'Italia dei piccoli e deboli staterelli preunitari. Ma quell'anno memorabile non è stato solo la conclusione di un ciclo, quanto l'inizio di realtà fino ad allora inesistenti ma che erano indispensabili alla vita del nuovo Stato: tra queste anche il Corpo Veterinario Militare, istituito il 27 giugno 1861.
Così indispensabile da nascere pochissimi giorni dopo lo stesso Regno in tempi in cui il cavallo era quasi l'unico motore del mondo, è arrivato sino ad oggi adeguandosi in tempo reale alle esigenze dell'Esercito: riordinato come Servizio Veterinario Militare dell'Esercito nel 1940, vede assottigliare drasticamente i suoi ranghi diminuendo l'importanza di cavalli e muli come arma bellica e mezzo di trasporto, ma rimane indispensabile per il Corpo Sanitario dell'Esercito tanto che nel 1969 riceve la Bandiera di Guerra. E con un poco di anticipo sui tempi il 23 giugno 2011 il Servizio Veterinario dell'Esercito ha festeggiato il suo 150° compleanno al Centro Militare Veterinario di Grosseto, che ora custodisce il cuore della sua lunga storia.
Sono qui la storica Scuola di Mascalcia, il Gruppo Cinofilo dell'Esercito e ovviamente il Reparto Ippico: oggi il Ce.Mi.Vet. di Grosseto è più vivo che mai, e ha festeggiato alla grande un anniversario così speciale.
Autorità militari, civili e religiose ma anche tanto, tanto pubblico affollavano la caserma Villy Pasquali, sede del Ce.Mi.Vet.: l'arrivo del Generale di Corpo d'Armata Giuseppe Valotto, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, accompagnato dal Comandante Logistico dell'Esercito Generale di Corpo D'Armata Rocco Panunzi e dal Capo Dipartimento di Veterinaria Brig. Generale Giuseppe Vilardo, ha dato inizio alla cerimonia che è riuscita davvero a raccontare passato e presente del Servizio Veterinario. Mentre la Banda della Brigata Folgore ha fornito la sua musica per l'evento, i cavalli del Reggimento Lancieri di Montebello di Roma hanno regalato agli spettatori l'emozione di un Carosello di Lance, facendo rivivere i tempi in cui si caricava all'arma bianca e le destrezze di maneggio (intese come movimenti di insieme secondo i dettami di Caprilli, e non come arie da cavallerizza) erano una palestra in vista dell'utilizzo sul campo.
Il Gruppo Cinofilo ha invece riassunto la vita operativa di un cane anti-mine, da quando è cucciolo qui nell'allevamento di Grosseto a quando viene affidato al suo conduttore, che lo accompagnerà per tutto il periodo attivo sino al momento del suo congedo: e si sono visti parecchi occhi lucidi, quando è stato ufficialmente ratificato l'affido di uno di questi meravigliosi cani a fine servizio ai figli di quello che è stato il suo compagno di lavoro per tanti anni.
Questi bambini potranno godersi un amico speciale che ha tutti diritti ad una vecchiaia serena, e al conduttore è stato consegnato un nuovo cucciolo che imparerà a sostituire il collega di prima, in un compito che è diventato di fondamentale importanza per la sicurezza di militari e civili sui teatri di guerra. Ovviamente è stato dedicato un ampio spazio anche ai cavalli nati ed allevati qui e che ora sono in forze al Centro Militare di Equitazione di Montelibretti: il Maggiore Guarducci ed il Capitano Mezzaroba hanno dato un assaggio delle loro possibilità nelle discipline del salto ostacoli e del completo, quelle più tradizionalmente legate all'equitazione militare compiendo alcuni movimenti in piano e sul salto.
Una bella giornata per tutti quindi, e in modo particolare per il comandante del Ce.Mi.Vet., il colonnello Marco Reitano.
Compleanno del Servizio Veterinario, festa per tutto il Ce.Mi.Vet. Se ci fosse la torta con 150 candeline quale desiderio esprimerebbe, spegnendole?
Sicuramente l'augurio che il Cemivet si mantenga, nonostante l'età, così «giovanile» ed al passo con i tempi continuando ad integrare storia e rispetto delle tradizioni con modernità ed efficacia nei diversi settori. Che continui ad essere espressione di nicchie specialistiche di settore, conferendo al Servizio Veterinario quel primato - che ritengo dovuto - nell'ambito di tutte le attività che comportano l'impiego degli animali. Tutto ciò nella sintesi significa anche riconoscere a tutto il personale del Ce.Mi.Vet. quell'entusiasmo, quello spirito di appartenenza e quella professionalità che sono poi il motivo per cui tutto ciò si realizza ed esiste.
Oggi si chiama Servizio Veterinario, ma storicamente era il Corpo Veterinario Militare: quale è la differenza nella pratica?
Significa che gli Ufficiali Veterinari fanno oggi parte del Corpo di Sanità dell'Esercito e che quindi hanno perso la propria peculiarità amministrativa, oltre alla propria pluridecorata bandiera di guerra. Come è ovvio questo è stato un duro colpo allo spirito di appartenenza che, come si può immaginare, ha un valore non trascurabile seppur sotto il profilo immateriale, nella motivazione di un Corpo. Con i colleghi Medici esistono eccellenti rapporti, ma si tratta di due professioni ben distinte, con un iter formativo differente e con profili di carriera non confrontabili. In sintesi le esigenze di ridimensionamento e di accorpamento sono state dominanti rispetto al rispetto delle identità e forse anche delle pari opportunità.
Guardando al futuro, dove la capacità di interagire col mondo civile potrà garantire la ragione d'essere di una struttura così complessa: cosa vede per la Scuola di Mascalcia e il Ce.Mi.Vet.?
Il Ce.Mi.Vet. è una bellissima realtà polispecialistica, unica nel suo genere per le Forze Armate. Da sempre l'inevitabile, profonda integrazione esistente tra Ufficiali Veterinari e Facoltà Universitarie ha indotto una naturale tendenza all'apertura degli Enti Veterinari verso il mondo civile. Basti pensare al Campus Universitario di studio che da 30 anni vede la presenza di circa 50 studenti del 5° anno di tutte le facoltà di veterinaria d'Italia trascorrere 15 giorni presso il Ce.Mi.Vet. per svolgere una pratica professionale indirizzata alla cura del cavallo sotto la guida degli Ufficiali Veterinari. Tali occasioni formative ed applicative stanno naturalmente aumentando con le crescenti richieste di ulteriori frequenze di studenti per lo svolgimento di stages nei campi della podologia e mascalcia, dell'ammansimento ed addestramento dei puledri.
E' bello e naturale vedere che una risorsa della Pubblica Amministrazione possa essere condivisa dai giovani, offrendo di fatto agli stessi una maggior opportunità per l'inserimento nel mondo del lavoro. La scuola di mascalcia ne è ulteriore esempio oggettivo; da anni svolge corsi per maniscalchi civili della durata di 10 mesi che prevedono il rilascio di un diploma dal grande valore materiale, espressione di una professionalità acquisita e formale essendo rilasciato dall'unica Scuola di Mascalcia formalmente riconosciuta in Italia.
In sintesi l'integrazione del Ce.Mi.Vet. con il mondo civile accademico è già una realtà, che non può essere che incentivata e perfezionata inserendo altre attività applicative nei settori in cui i nostri tecnici godono di una preparazione di spicco. Non ultimo il settore equestre per il quale l'integrazione con il Centro Militare di Equitazione di Montelibretti ci permette anche un costante, ulteriore apporto di expertise; proprio questa settima dall'8 al 10 luglio è in programma lo svolgimento del 1° Campus/Stage di completo di equitazione con tutti i partecipanti sotto tenda e con cavallo al seguito.
Che dire di più? Cento di questi giorni, caro Ce.Mi.Vet.!

Il Gruppo Cinofilo dell'Esercito
Il Generale Panunzi, Comandante Logistico, ha consegnato al Gruppo Cinofilo un Encomio Solenne «per aver contribuito in maniera determinante ad implementare le condizioni di sicurezza del personale impiegato in aree ad altissimo rischio»: sono Pastori Tedeschi, Belga Malinois e Pastori Olandesi allevati e addestrati qui a Grosseto, ed anche acquistati cuccioli dal libero commercio, per il lavoro di individuazione dei materiali esplosivi. Mettono naso e fedeltà a disposizione dei loro uomini, condividendo pericoli e tensioni non facilmente immaginabili: non sono cavalli, ma crediamo si meritino ugualmente un riconoscimento speciale anche su queste pagine.

Centro Militare di Allevamento e Rifornimento Quadrupedi
Costituito nel 1865 come Deposito Allevamento Cavalli per rifornire i reparti di Cavalleria del Regio Esercito, vista la spiccata vocazione alla produzione di ottimi soggetti per la sella del territorio maremmano. Da allora ha cambiato più volte indirizzo operativo e denominazione, ma è sempre rimasto la vera casa dei cavalli con le stellette: ha perso i muli, da anni non più utilizzati dai reparti alpini per i servizi logistici ma ha acquistato gli ultimi soggetti che hanno diritto di far risalire le loro origini alla Razza Governativa di Persano provenienti proprio dal 1972 dalla Sezione distaccata di Persano.. Dal 2010 ha raddoppiato il suo parco fattrici portandole a 60 esemplari, così da poter fornire ogni anno 30/35 soggetti per le attività dei 14 Centri Ippici Militari della F.A.. Da anni al Ce.Mi.Vet si persegue un programma di ammansimento e lavoro dei cavalli secondo i canoni dell'addestramento naturale. Progetto portato avanti con convinzione dal maggiore Bacco, fornisce soggetti equilibrati, volenterosi e disponibili che vengono poi indirizzati ai diversi impieghi a seconda delle loro caratteristiche: i più qualitativi sono riservati al Centro Sportivo di Montelibretti.

La Scuola di Mascalcia
L'unica in Italia a formare maniscalchi militari e civili (una quindicina ogni anno) riconosciuti da regolare diploma. Il tutto sotto lo sguardo attento e le cure del Maresciallo Prisco Martucci, Primo Istruttore: abbiamo personalmente sentito il suo Comandante dichiarare pubblicamente che si merita un monumento e questo basta a dare un'idea della fondamentale importanza di questo personaggio, capace di rilevare la non facile eredità del mitico Maresciallo Blasio e continuare a tenere alta la qualità della Scuola.

giovedì 14 luglio 2011

I Racconti al Passo di Chicco Colombo





















RACCONTI AL PASSO 2011
con BETTY E CHICCO COLOMBO
Storie di cavalli e narrazioni dalla nostra terra.

Viaggio a cavallo di 6 giorni con racconti e narrazioni con Betty e Chicco Colombo e le cavalle Ofelia e Girometta nei più bei luoghi naturali dell'alto Varesotto.
.....si tratta di un viaggio a cavallo di due narratori, della durata di 6 giorni attraverso le Prealpi varesine al confine con la Svizzera, nella val Veddasca e nella val Dumentina nel nord del Varesotto.
Si tratta di un viaggio particolare perché ogni due sere i cavalieri narratori si fermeranno in alpeggi, in piazze di borghi antichi, presso vecchi mulini, vicino ad antichi santuari montani, in zone panoramiche mozzafiato, per raccontare il loro viaggio, i luoghi attraversati, le leggende del luogo, la natura e i suoi paesaggi, le persone incontrate e le loro storie.
Il pubblico andrà loro incontro percorrendo sentieri e vecchie carrarecce sino a congiungersi con i narratori a cavallo e, in scenari naturali e molto suggestivi, ascoltare i loro racconti.
Anche i cavalli saranno attori delle narrazioni: la loro presenza sarà testimonianza del viaggio, le bardature e i finimenti oggetti di scena per raccontare.

PROGRAMMA

SANTUARIO DI TREZZINO DUMENZA
4 AGOSTO GIOVEDì ORE 18
Il Santuario si raggiunge a piedi in 25 minuti circa partendo dalla frazione di Trezzino di Dumenza

seguendo i segnavia.
Betty,Chicco e le Cavalle Haflinger Girometta e Ofelia
ci raccontano il loro viaggio da Pradeccolo passando per Pra Bernardo e per l’Alpe Fontana fino ad Astano (Svizzera) per poi terminare al Santuario
I racconti presentano il viaggio di oggi:
Le Vie del contrabbando,
Il Museo Nomade degli oggetti di viaggio, gli antichi alpeggi di Pra Bernardo e Alpe Fontana, i suoni per un concerto naturale,spiritualità e natura
i segni e disegni del paesaggio

ALPE CHEDO DUMENZA
6 AGOSTO SABATO ORE 18,30
Si sale in auto da Luino verso Curiglia e poi alla Fattoria Roccolo.

Da qui si procede per 15 minuti a piedi verso l’Alpe Chedo dove il pubblico troverà gli attori- viaggiatori
pronti a raccontare il viaggio che li ha portati da Trezzino di Dumenza all’Alpe Chedo passando per l’Alpe Boves.Il
pubblico ascolterà
Storie di alberi: i noci, e le betulle del Chedo si racontano,Liriche dal taccuino ovvero poesie portate in viaggio, Storie della Famiglia Brancher migranti in
montagna,Diari silenti dei cavalli al passo

GIRO DEL SOLE AGRA -PUNTO PANORAMICO
9 AGOSTO MARTEDI ORE 21
Raggiungendo a piedi il Belvedere del Giro del Sole di Agra ci si accoccola ad ascoltare una sintesi delle tappe dei giorni precedenti

filastrocche, storie ,e parole raccolte durante il viaggio che ha spostato i nomadi narratori a cavallo dall’Alpe Chedo ad Agra passando dalla Valle Oscura,
da Stivigliano, da Runo, da Due Cossani e dalla Campagnetta.
Si raccontano
la storia del Belvedere Augusto Zucoli,
Il teatro del lago dal Palco Reale Zucoli
Il punto di vista delle radici del Giro del Sole,
Le architetture in movimento,
Racconti curiosi dei cavalli al passo

MULINI DI PIERO -CURIGLIA
16 AGOSTO MARTEDI ORE 18
Per raggiungere il TEATRO ai Mulini di Piero, si deve arrivare In auto sino al grande parcheggio della funivia per Monteviasco di Curiglia,

e poi in 15 minuti a piedi si arriva alla località Mulini di Piero.
Betty e Chicco con le rispettive cavalcature narreranno la storia di questo luogo magico per poi dedicarsi a racconti di acque e di lavoro, di ponti e di sentieri.
Poi un breve bilancio poetico del viaggio
Concluderà la serata un concerto sonoro per pietre e torrente da suonare insieme al pubblico

PIANA DEL CARMIZUN FORCORA
19 AGOSTO VENERDI ORE 18
Per raggiungere la Piana del Carmizun ,lasciata l’auto al parcheggio della Forcora ,

ci si inoltra per la strada / sentiero che porta alle baite di Monterecchio ; e dopo 15 minuti si arriva alla Piana
dove c’èun abbeveratoio per il pascolo .Li troviamo i nostri teatranti nomadi che arrivano dal sentiero di Biegno e con i quali trascorrere un’ora di racconti anche su:
Il rapimento delle donne di BIegno,
La storia del cavallo Carletto,
Liriche in viaggio,Cavalli in liberta’

LOCALITA’ CANGILI
20 AGOSTO SABATO ORE 18
A 25 minuti a piedi da Biegno si arriva alle belle baite in località Cangili dove avrà luogo l’ultimo appuntamento di RACCONTI AL PASSO 2011.

I narratori faranno una sintesi delle cose buone e cattive del viaggio percorso aiutati come sempre dagli scritti che
durante le tappe sono state realizzate, dai disegni e dagli oggetti raccolti nelle pause di riposo.Alle storie dei pionieri dell’agricoltura della Veddasca è dedicata la conclusione del percorso.
L’agricoltura e la montagna,
Le fiabe e le leggende in viaggio,
I paesaggi dentro il binocolo,

INFORMAZIONI PER PARTECIPARE Il pubbico può assistere gratuitamente ai RACCONTI AL PASSO raggiungendo i cavalieri -narratori nei luoghi indicati nei vari appuntamenti e può volendo decidere di mangiare in loro compagnia negli Agriturismi : I Roccolo/Dumenza-Al Kedo al Tasso/Mulini di Piero-Al Lares/Forcora

IN CASO DI CATTIVO TEMPO GLI EVENTI SONO ANNULLATIUn ringraziamento particolare va a :Regione Lombardia-
Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Comuni di : Agra ,Dumenza Curiglia,Veddasca.
a presto
betty e chicco colombo di arteatro
se decidete di esserci avvisateci con una mail o con un sms o con una telefonata ,ci farete piacere.


Chiamateci senza ritegno per info varie e passate parola.393 33 15 016 Chicco- 337 297890 Betty.

Enrico Colombo

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