Questo mese su Cavallo Magazine parliamo (anche!) di Lipizzani
http://blog.quotidiano.net/magri/2011/12/26/lipizzani-in-salsa-western/
lunedì 26 dicembre 2011
martedì 20 dicembre 2011
Due bionde per la Forestale
Da Cavallo Magazine nr269/2009. testo di Maria Cristina
Magri
I pregiudizi sono duri a
morire e quelli che riguardano le bionde sono particolarmente
radicati, forse perchè l’invidia di chi è pigmentato in modo
melanicamente più deciso fa fatica a rassegnarsi all’evidenza:
una bella chioma dorata non pregiudica assolutamente altre qualità
meno esteriori. Tant’è che il Corpo Forestale sceglie anche due
sofisticate biondine per farsi rappresentare agli appuntamenti più
importanti. E viene ripagato della fiducia con una serie di successi
veramente notevoli: Giada e Gioia si sono fatte onore ovunque,
facendo vedere sul campo quanto valgono due puledre che potevano
sembrare solamente belle ed hanno invece dimostrato un ottimo
carattere, capacità di lavoro e una grande affidabilità. Perché
oramai lo avrete capito, le bionde di cui parliamo sono due splendide
Haflinger di proprietà del Corpo Forestale dello Stato e più
precisamente dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di
Pieve Santo Stefano, provincia di Arezzo. Sorelle da parte di padre
(quel magnifico Ansgard 171/T che ha dato così tanto alla razza in
termini di leggerezza ed eleganza) sono nate entrambe nel 2003.
Portano con molto orgoglio l’affisso di Armena che contraddistingue
i cavalli di razza Haflinger della Forestale nati qui, nel cuore
della Riserva Naturale di Popolamento Animale di Formole.
La primavera deve ancora
arrivare a questa altezza, siamo a 500 metri sul livello del mare. Le
montagne attorno sono spruzzate di neve freschissima e l’Alpe di
Catenaia sembra sia stata appena passata con lo zucchero a velo.
L’aria è a dir poco frizzante e ci viene una gran voglia di farci
scaldare dalle lampade ad infrarossi usate per asciugare i cavalli
mentre aspettiamo che le due bionde vengano sellate: siamo nel centro
ippico della Forestale di Formole, dai box si affacciano, curiosi,
cavalli Maremmani e Haflinger. I soggetti in lavoro sono 28, non
pochi per tre cavalieri soltanto: il sovrintendente Massimo
Marrafini, l’artiere Loriano Pandolfi e l’assistente capo Filippo
Fanfani. «Il cavallo alla Forestale serve per farsi vedere» ci dice
il dottor Silvio Mencaccini, direttore dell’Ufficio Territoriale di
Pieve Santo Stefano «il servizio più importante che svolgiamo in
sella è quello della prevenzione dei reati. E l’Haflinger va anche
dove non si arriva coi Maremmani: questa zona è caratterizzata da
calanchi, dislivelli notevoli e zone di bosco fitto e basso, un
cavallo di taglia modesta è molto avvantaggiato rispetto a quelli
più imponenti».
Relativamente piccole
(149 cm al garrese Giada, 150 per Gioia), fini e leggere nel modello
come hanno da essere gli Haflinger del tipo moderno, le due cavalle
conservano tutte le altre caratteristiche dei solidi montanari di
origine sud-tirolese: facili da lavorare, volenterose ed estremamente
affidabili. Le guardiamo mentre nel bel campo in sabbia del centro
fanno sfoggio della loro verve: andature brillanti, il sangue che le
scalda non si fa pregare per mettersi in mostra. Giada su un salto ci
strappa un’esclamazione di ammirata sorpresa: l’ultima battuta
era troppo vicina all’ostacolo e pur di non fare errore la cavalla
salta di rimessa. Massimo non si lascia scomporre, ma non deve essere
stato così facile evitare di finire per le terre. Oltre alla qualità
delle cavalle abbiamo modo di apprezzare anche i due cavalieri: non
soltanto per la bella posizione in sella ma soprattutto per la calma,
la leggerezza delle loro azioni. Qui a Formole domano i puledri
seguendo i metodi della monta naturale, «Un approccio etologico che
ci permette di avere cavalli più docili e affidabili, più
consapevoli in un certo senso» ci spiegano Loriano e Massimo.
Vediamo lavorare anche
altri due gioielli dell’allevamento, i Maremmani Rinaldo e Quark di
Formole: diversi come struttura e andature, più maestosi e
compassati delle due Haflinger sono identici nell’atteggiamento
rilassato e fiducioso. Quark è un castrone del 2004 che Massimo ci
fa vedere montato prima con la Biteless Bridle del dott. Cook e poi
completamente libero: obbediente e attento, è bello vederlo in un
atteggiamento davvero naturale, l’incollatura portata avanti come
se galoppasse scosso. Incredibile quanto la differenza sia notevole
anche dopo aver tolto un’imboccatura così …poco imboccatura come
la Biteless Bridle. Rinaldo invece è uno stallone di quattro anni
di grande qualità, classificatosi 3° assoluto (e 1° come
attitudine al salto) nel durissimo performance test 2008 dell’ANAM
(Associazione Nazionale Allevatori del cavallo di razza Maremmana).
Lo monta Loriano, addestratore e maniscalco nato in una famiglia di
cavalcanti; ci racconta che «Rinaldo ha un carattere estremamente
particolare, molto forte, è un capobranco e come tale sfida
continuamente il proprio cavaliere. Ma sono proprio questi soggetti
quelli che ti invogliano a lavorare, così finisce sempre che
lasciamo troppo in scuderia quelli tranquilli e ci concentriamo sui
più difficili. Con loro usiamo pazienza, pazienza e ancora pazienza,
non è possibile volere tutto e subito. I puledri sono come
adolescenti, cambiano carattere dai due anni e mezzo ai cinque.
Procedere per gradi e senza scorciatoie ti garantisce di avere un
cavallo stabile alla fine del lavoro, che non torna indietro e rimane
fatto anche in mano ad un cavaliere meno esperto. In questo periodo
poi riusciamo a vedere il mestiere che farà, quello che più si
adatta alle sue qualità». Perché i cavalli nati qui lasciano il
centro per essere destinati ai vari reparti a cavallo della
Forestale. Diventeranno, a seconda dei casi, soggetti sportivi o per
i servizi di rappresentanza, per il pattugliamento del territorio o
da lavoro oppure fattrici e riproduttori. Quelli scartati,
rigorosamente classificati “da vita” sui certificati per evitarne
in ogni caso la macellazione possono essere acquistati dai civili
tramite un’asta pubblica.
Il lavoro è finito e ci
spostiamo ancora più in alto al centro aziendale di Armena per
andare a conoscere le fattrici e i puledri non ancora domati. I
cavalli sono allevati allo stato semibrado, solamente le cavalle in
procinto di partorire vengono ricoverate in grandi capannoni dai
quali possono comunque uscire a piacimento in un recinto a loro
riservato. I puledri sono suddivisi per età e sesso e nello stesso
branco ci sono sia Maremmani che Haflinger; le fattrici invece sono
divise, baie toscane da una parte e bionde altoatesine dall’altra.
Notiamo una radicale differenza di atteggiamento nei due gruppi che
pure nella identica situazione (al loro interno c’è un puledro
nato da pochissime ore) si comportano in modo molto diverso: le
Maremmane fanno cerchio attorno al puledro e alla sua mamma, disposte
fianco a fianco con il chiaro intento di proteggerli dagli intrusi.
Le Haflinger invece non mostrano diffidenze di nessun genere, si
occupano tranquille del loro fieno e nemmeno la madre si preoccupa
quando ci avviciniamo a Perla, la prima Haflinger di Armena nata
quest’anno. «Sono cavalli dall’indole completamente diversa»
dice il dott. Silvio Mencaccini, Direttore
dell'Ufficio Territoriale per la
Biodiversità di Pieve S.Stefano
«e lo si nota anche quando li liberiamo nei pascoli:
si formano due gruppi, gli Haflinger stanno con gli Haflinger e lo
stesso i Maremmani. Ma quando sono rinchiusi nei recinti più
piccoli, come adesso, si può stare sicuri che il capobranco sarà un
Haflinger. Maturano prima dei Maremmani, rispetto a loro sono
estremamente precoci e più collaborativi. D’altra parte il
Maremmano ha avuto una selezione completamente diversa sia per
apporti di sangue che per ambiente naturale: solo i più forti
sopravvivono all’allevamento brado in Maremma, basti pensare
all’alluvione dell’Ombrone che li decimò negli anni ’40. Solo
i più rustici si salvarono».
Oramai il sole è alto e
ci scalda a dovere mentre passeggiamo tra i recinti; ci fermiamo in
un angolo riparato dal vento per le ultime chiacchiere che quando si
sta in mezzo a gente con la stessa passione sembrano non finire mai.
Chiediamo a Loriano e Massimo delle loro cavalle: se le scambiano tra
loro? «Mai, ad ognuno la sua» esclama deciso Loriano «siamo troppo
gelosi. Le abbiamo viste nascere: Gioia si capiva subito che sarebbe
stata una cavalla speciale. Lei mi da tutto, non ha paura di niente e
galoppa decisa contro qualsiasi cosa quando glielo chiedi». E Giada,
chiediamo a Massimo? «Lei è esplosa a 30 mesi ed è una vera Miss:
ha vinto il Best in Show a Fieracavalli 2005 ed è nervosa, emotiva,
estremamente sensibile. Ma se la tratti con altrettanta sensibilità
fa tutto quello che vuoi, e questa è vera soddisfazione per me».
Giada e Gioia sono già diventate mamme, anche se per interposta
cavalla: grazie alla collaborazione con la facoltà di Veterinaria di
Pisa proprio qui a Formole si è messa a punto una particolare
tecnica di embrio-transfert e una parte del centro è dedicata a
questa attività. In questo modo Gioia e Giada hanno potuto
trasmettere il loro patrimonio genetico senza smettere di lavorare,
ché oramai sono quasi PR di professione: subito dopo il successo di
Verona 2005 sono andate al Salone del Cavallo di Parigi per
rappresentare gli Haflinger italiani. «Erano due puledre allora,
solamente due anni e mezzo» spiega Massimo «e ci avevano chiesto di
presentarle montate. Era una scommessa, ma è bastato guardarci un
attimo negli occhi con Loriano per decidere e dare la nostra
disponibilità. Ci sarei andato anche pagando a Parigi, le due
cavalle sono state magnifiche perché abbiamo avuto pochissimo tempo
per metter loro la sella eppure si sono comportate veramente in modo
esemplare». Belle, bionde e brave quindi: sarà un caso, dottor
Mencaccini? «Credo proprio di no: seguiamo attentamente il programma
di monta che ci indica l’ANACHRAI, l’Associazione Nazionale
Allevatori Cavalli di Razza Haflinger Italia e i risultati sono molto
buoni. Negli ultimi anni l’ANACHRAI ha indirizzato la selezione ad
un preciso piano di miglioramento di tutti i caratteri da cui
dipende la buona cavalcabilità dei soggetti, e ha funzionato.
Ovviamente i soggetti più belli morfologicamente (incollature più
lunghe, spalle meglio conformate e arti corretti) sono anche quelli
con le andature migliori, quindi più adatti a diventare una monta
piacevole. Inoltre abbiamo aderito al loro progetto di salvataggio di
alcune linee genetiche rare all’interno della razza, un fine che si
sposa bene con la nostra vocazione alla Biodiversità». Si è fatto
tardi, dobbiamo partire e ci tocca lasciare i nostri amici forestali
troncando un poco i discorsi a metà; avremmo tante cose da chiedere
e viene voglia di conoscere meglio questi boschi, il paesaggio
attorno ci invita a percorrerlo ma dobbiamo proprio rimandare.
Chissà, magari la prossima volta riusciremo ad avere uno dei biondi
di Armenia tutto per noi, almeno per un giorno? Incrociate le dita,
noi cominciamo a organizzarci.
lunedì 5 dicembre 2011
Sacrifici.
Ieri sera abbiamo guardato la diretta sulla presentazione della manovra del governo Monti: e io ci credo. Credo che se faremo sacrifici riusciremo a farcela, credo che quelle siano persone in buona fede, e in cui mi sento di avere fiducia. Credo che una donna come Fornero sia una carta preziosa in un Ministero così cruciale - la sua commozione dice tutta la responsabilità di cui sanno di avere il peso - credo che siamo in tanti ad avere voglia di impegnarci per il bene comune, e non solo per il nostro orticello. E quanto mi è piaciuto guardare ministri con giacche finalmente normali e non chiaramente uscite da qualche sartoria extra-lusso su misura, quanto mi è piaciuto vedere cravatte qualunque, quanto mi è piaciuto vedere donne capaci come la Fornero con una collana come quelle che poteva avere anche una delle mie nonne (o delle vostre), che non sfoggia Bulgari e YSL ma brilla per competenza, coraggio e professionalità. Mi piaccione le rughe delle donne intelligenti, mi piacciono gli uomini che non hanno bisogno del sarto su misura per sentirsi presentabili in mezzo alle tempeste.
Dai che ce la facciamo-
sabato 26 novembre 2011
giovedì 24 novembre 2011
sabato 19 novembre 2011
venerdì 18 novembre 2011
mercoledì 9 novembre 2011
Tutte le classifiche dei TPR a Fieracavalli 2011
Grande annata per i TPR a Verona: non solo morfologia, ma anche Campionato di Maneggevolezza per singoli e pariglie. Che sia davvero cominciata una nuova età dell'oro per questi nostri grandissimi amici?
Noi crediamo di sì: per i particolari, leggete il resoconto di Giuseppe Pigozzi, direttore ANACAITPR.
lunedì 7 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
sabato 5 novembre 2011
mercoledì 2 novembre 2011
martedì 1 novembre 2011
Il primo amore non si scorda mai.
I Murgesi a Verona non mancano mai, ma quest'anno sono particolarmente felice che a rappresentarli ci siano anche Roberta Inama e gli altri amici de "Il Corsiero Italiano":
se avete voglia di emozionarvi guardateli lavorare, poi mi saprete dire ma vedrete - non vi deluderanno.
Associazione Dilettantistica,
si presenterà in esibizione artistica nel ring B di Maria Baleri.
Il titolo dell'esibizione sarà, Il Corsiero Italiano ......dalla Guerra all'Arte,
gli orari di presentazione saranno i seguenti:
- giovedì ore 11.20
- venerdì ore 12.40
- sabato ore 10.40 e 13.10
- domenica ore 11.40 e 18.30
Noi ci abbiamo sempre creduto...nei Mérens!
Quest'anno Fieracavalli Verona ha ottenuto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, in occasione del 150° dell'Unità d'Italia: e per rimanere in tema risorgimental-piemontese se cercate tra gli stand troverete anche alcuni protagonisti di "Noi credevamo", di Mario Martone, miglior film ai David di Donatello 2011.
Sono morelli, non troppo alti ma estremamente ben portanti, disponibili, infaticabili e terribilmente simpatici: li trovate sempre insieme ai quei matti della Trupél Mérens di Cuneo.
Avete indovinato di chi sto parlando? del "mio" meraviglioso Felix e di tutti i suoi amici.
Quindi se in fiera sentirete la musica di un semitùn occitano seguitelo, troverete anche loro: i Meréns!
Propongo un brindisi.
Perché io vi ammorbo con i miei cavalli, e mi diverto a trottare qua e là felice come una mocciosa di pony club nel Paradiso degli Equitanti (alla faccia della professionalità: ma è qualcosa di più di un lavoro, quando Cavallo Magazine mi manda a giro per raccontare qualcosa di galoppante).
Ma se riesco a farlo è anche grazie a chi mi lascia dar fondo a permessi e ferie per scopi puramente cavallosi: qualcuno potrebbe prenderlo come un tradimento, invece loro sopportano e mi lasciano fare -anzi ve la devo dire tutta, ogni tanto mi chiedono anche come è andata.
Grazie e.... salute!
Ma se riesco a farlo è anche grazie a chi mi lascia dar fondo a permessi e ferie per scopi puramente cavallosi: qualcuno potrebbe prenderlo come un tradimento, invece loro sopportano e mi lasciano fare -anzi ve la devo dire tutta, ogni tanto mi chiedono anche come è andata.
Grazie e.... salute!
Fieracavalli 2011: il TPR sta tornando al lavoro!
Sapete qual'è una delle cose che mi rende più felice in questi giorni? il fatto che, per la prima volta dopo tanti anni, le occasioni ufficiali legate ai fantastici Cavalli Agricoli Italiani da Tiro pesante rapido siano decisamente orientate all'utilizzo: non più solo morfologia, non più solo "quella" possibilità al loro orizzonte. L'impegno di allevatori e Associazione di razza ha fatto cambiare direzione alla storia (è il caso di dirlo) e ridato ai TPR la possibilità di realizzare la loro vera vocazione: essere attaccati, e far vedere quanto sono splendidi al lavoro.
Se volete farvi un regalo venite a vederli al Campionato Nazionale di maneggevolezza che si terrà nel ring del "Cavallo nelle Tradizioni", area scoperta B.
Il programma:
- Gioved 3 ore 17,30 – 19,00 Prove di campo
- Venerd 4 ore 14,00- 15,30 1^ Manche
- Sabato 5 ore 17,10- 18,30 2^ Manche
- Domenica 6 ore 12,50- 13,30 Manche finale e premiazioni
Sono davvero orgogliosa di tutti loro, davvero.
Fieracavalli 2011: Il cavallo nelle tradizioni.
Non vi sembra che abbiano studiato questo programma apposta per noi?
Sarà bellissimo, come sempre: perchè Fieracavalli è Fieracavalli, c'è poco da fare.
Sarà bellissimo, come sempre: perchè Fieracavalli è Fieracavalli, c'è poco da fare.
Guarda chi c'è...
di Fieracavalli 2011: la nostra Sara Baroni.
Ma noi lo sapevamo già che era brava, vero? ce lo aveva detto Sana.
Anche questa è, voglio sottolinearlo, una ragazza cresciuta assieme alla
sua passione e alla sua bionda, cicciosissima Haflinger.
Brava Sara!
Tutti gli Haflinger di Verona 2011
PROGRAMMA MOSTRA NAZIONALE
E DELLE ATTIVITA’ EQUESTRI E DI SPETTACOLO
74^ MOSTRA NAZIONALE DI LG RAZZA HAFLINGER
(RING B PADIGLIONE 9 ITALIALLEVA)
- Giovedì 3 novembre: ore 14,00-17,30 Categoria
puledri 2010 e Sfilata di presentazione stalloni
- Venerdì 4 novembre: ore 14,00-18,00 Categoria
puledre 2010 e 2009
- Sabato 5 novembre: ore 9,00-13,00 Categorie Fattrici,
gruppi Omotipici, Sfilata stalloni, Sfilata Campioni e
Riserve di categoria e Presentazione soggetti in
vendita
- Domenica 6 novembre: ore 9,00-11,30 Presentazione
Campioni e Riserve di categoria, scelta Best in Show,
Sfilata di presentazione stalloni, Presentazione
soggetti in vendita.
HAFLINGER FOLIE E CERIMONIA DI PREMIAZIONE
(RING A PADIGLIONE 9 ITALIALLEVA)
- Giovedì 3 novembre: ore 13-14,00 Prove generali
- Venerdì 4 novembre: ore 14,00-15,00
- Sabato 5 novembre: ore 17,00-18,00
- Domenica 6 novembre: ore 12,30-14,00 Cerimonia di
premiazione 74^ Mostra Nazionale di LG e Haflinger Folie
GARA DIMOSTRATIVA DI SALTO OSTACOLI RISERVATA A
CAVALIERI ED AMAZZONI UNDER 18
(RING A PADIGLIONE 9 ITALIALLEVA)
- Giovedì 3 novembre: ore 21,00 Prove di campo
- Venerdì 4 novembre: ore 21,00 Gara
PRESENTAZIONE DELLA RAZZA
(RING AREA ESTERNA B)
- Giovedì 3 novembre: ore 14,50-15,10
- Venerdì 4 novembre: ore 13,30-13,50
- Sabato 5 novembre: ore 13,40-14,00
- Domenica 6 novembre: ore 16,40-17,0
giovedì 27 ottobre 2011
Una questione di orecchio. | Blog Quotidiano.net
Una questione di orecchio. | Blog Quotidiano.net
E su Cavallo Magazine la carica del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo!
E su Cavallo Magazine la carica del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo!
lunedì 24 ottobre 2011
sabato 15 ottobre 2011
lunedì 10 ottobre 2011
lunedì 26 settembre 2011
Puri come il deserto
Da Cavallo magazine di settembre 2011:
testo
di Maria Cristina Magri
Sembrano
fatti di emozioni: eleganza, leggerezza, orgoglio e forza. La materia
con cui sono costruiti pare non avere nessuna importanza, è lo
spirito che li anima a renderli unici, i cavalli per eccellenza: sono
i Puro Sangue Arabo o per meglio dire El Asil, i Puri nella lingua
dei Beduini. Estremamente resistenti e frugali, così preziosi
geneticamente da essere stati usati come miglioratori (o fondatori,
tout-court) per la maggior
parte delle razze equine esistenti: Arabi e Berberi sono i padri del
Puro Sangue Inglese, tutte le razze da sella o attacchi europee e
americane sono state scaldate dal loro sangue - dal Quarter
all'Hannover, dal Lipizzano all'Haflinger per non parlare
dell'Orientale Siciliano e dell'Anglo-Arabo, arrivando fino al
Percheron. Conservano tutta la loro impronta esotica nonostante
galoppino da secoli anche dentro la nostra storia: già nel
Rinascimento Giovanni dalla Bande Nere ne riconosceva l'importanza
come cavalli da impiegare in guerra rivoluzionando l'uso che fino a
quel tempo si era fatto della cavalleria e il regalo più ambito dai
potenti, la preda di guerra più preziosa era sempre un nobile
stallone di provenienza orientale. Quel posto che era stato riservato
loro in Europa come eleganti soggetti da maneggio lo hanno usato per
far vedere l'acciaio di cui sono fatti: dopo la durissima Campagna di
Russia, tra i cavalli degli ufficiali di Stato Maggiore di Napoleone
solo gli Arabi erano sopravvissuti alle privazioni e ai rigori della
terribile ritirata e ai nostri giorni, nelle più massacranti gare di
Endurance, non c'è altro soggetto che possa contendere loro le
vittorie più prestigiose.
Ma da dove vengono questi cavalli
eccezionali, chi li ha fatti diventare quello che sono?
Sono nati dai deserti della penisola
arabica, grazie ai Beduini.
E' lì, sulle sabbie e le pietre tra
il Mar Rosso e l'Eufrate che, nel secondo secolo dopo Cristo, i
nomadi del deserto cominciarono veramente ad allevare cavalli e ad
importarne alcuni dall'Egitto, dalla Cappadocia, dalla Siria, dalla
Palestina. Il tutto in un ambiente ostile, arido e poverissimo. Fino
a quel momento si erano serviti soltanto di asini e cammelli, e ci
vollero ancora duecento anni prima che i loro cavalli fossero
sufficientemente numerosi da poterli almeno in parte sostituire. I
cavalli importati dai Beduini erano animali di lusso che provenivano
da paesi ricchi, dotati di scuderie raffinate: servirono generazioni
intere, decimate da una selezione naturale durissima e dalle
prestazioni quasi feroci richieste dalla vita nomade per arrivare a
lui, il Puro.
Il sesto secolo vide non solo un
rapido sviluppo del loro allevamento ma anche la nascita di Maometto,
il Profeta, nel 570 d.C. Mohammed era della tribù dei Quraysh, un
guidatore di carovane coraggioso e intelligente che si era guadagnato
un'ottima posizione. Ma amava meditare in solitudine sul monte Hira,
e una notte gli apparve l'Arcangelo Gabriele: gli disse che lui era
il prescelto da Dio, e Maometto cominciò a predicare l'Islam, il
dovere dell'uomo di accettare la volontà di Allah, unico e solo Dio.
Fare cose del genere in un mondo di
animisti e politeisti può creare problemi: parte della sua famiglia
fu sterminata, Maometto costretto a fuggire. Era il 20 settembre del
622: il calendario islamico parte da questa data, il giorno della
«Hegira». Si rifugiò a Jatrib, tra i Beduini e li trovò pronti ad
accogliere Allah. E scoprì i loro cavalli: resistenti, veloci,
indispensabili per razziare al volo e scomparire nel deserto. Divenne
abile nell'assaltare le carovane tanto quanto lo era stato nel
guidarle, e furono proprio i settanta cavalli di cui disponeva che
nel 624 gli permisero di fare un colpo ricchissimo, assaltando la
carovana di Abu Sufyan. I successi continuarono costanti, e l'Islam
conquistò la Siria, la Persia, l'Egitto poi Tripoli, Libia, Tunisia,
Algeria, Marocco e Spagna: l'Islam era stato capace di unire popoli
diversi e conquistare sempre nuove terre, grazie ai preziosi cavalli
dei Beduini. Maometto era perfettamente cosciente della loro
importanza, e li amava: si rallegrava sentendo i loro nitriti, legò
a precetti religiosi le norme che ne miglioravano l'allevamento. Ma
non dimenticò di incentivare anche in modo più pratico la loro
diffusione: chi andava in battaglia con un Asil riceveva il doppio
di bottino rispetto a chi montava un cavallo kadish, impuro.
La purezza delle origini era ed è
alla base della selezione: un Arabo è Asil solo se figlio di uno
stallone Asil e di una fattrice Asil, non vengono accettati come
riproduttori soggetti su cui esista un dubbio di origine per quanto
belli siano morfologicamente. In Arabia, tra i Beduini le fattrici
vengono coperte solo davanti a testimoni che assistono anche alla
nascita del puledro per garantire la sua discendenza da fattrice
pura.
Questa mania per la purezza
genealogica ha ragioni pratiche: la mortalità spaventosamente alta
dei puledri (alla fine XX secolo era ancora del 50%) e la scarsità
di cibo ed acqua a disposizione rendevano indispensabile
ottimizzarne l'investimento, pena la morte per sete e inedia non
solo dei cavalli ma dell'intera tribù. Ci si poteva permettere il
lusso di far riprodurre solo le linee di sangue che avevano già
dimostrato la loro resistenza, ogni soggetto arrivato da altrove
inserito in razza avrebbe portato una dose massiccia di variabili
genetiche sconosciute, non depurate dalla selezione ambientale e
aumentato quindi la mortalità dei puledri.
L'altro cardine dell'evoluzione degli
Arabi è stato il livello delle prestazioni: i cavalli nel deserto
dovevano non solo sopravvivere ma anche galoppare come il vento e a
lungo, quando serviva. Indispensabili nelle guerre, arma preziosa da
non lasciar cadere in mano ai nemici (era punito con la morte chi
vendeva un Asil ai cristiani, gli avversari, che avrebbero potuto
servirsene contro i musulmani) erano anche il compagno migliore del
Beduino durante le razzie, che non servivano solo ad aumentare la sua
ricchezza ma anche l'onore personale per mezzo di azioni coraggiose e
temerarie.
Gli Asil sono stati cresciuti per
secoli nelle tende con la famiglia del padrone, abituati al contatto
con l'uomo dal primo giorno di vita e quindi fiduciosi, disponibili e
generosi: l'addestramento era dolcemente graduale, ogni richiesta
troppo precoce o pesante era dovuta soltanto alle esigenze crudeli
che la vita nel deserto poteva imporre, pena la vita, a tutta la
tribù: uomini e cavalli condividevano le stesse asprezze e lo stesso
destino.
Chi lo direbbe guardando queste
creature meravigliosamente eleganti che sono il prodotto della
fatica più cruda, dell'ambiente più ostile? Da noi una gran parte
degli Arabi viene riservata agli show di morfologia: un controsenso
guardando alla storia della razza, che non ha mai considerato la
bellezza del modello un criterio di selezione. Ma ci sono anche gli
altri Arabi, quelli dell'Endurance dove nessuno è loro pari per
resistenza e capacità di recupero. Prove funzionali da veri Asil: e
a volte i migliori ritrovano la strada del deserto, vengono comprati
da qualche Emiro e tornano in Arabia.
Gare di fondo al posto di una
battaglia, acquisti spettacolari a suon di petrodollari invece di
razzie nel deserto: e tutto per avere il migliore, il più forte, il
più puro, capace di volare senza ali e portare sulla sua groppa quel
poco di Paradiso che possiamo avere sulla terra.
Il
poeta ha detto.
Non esiste un solo tipo di Arabo puro,
ed è riduttivo riassumerli in una scheda morfologica comune: altezza
al garrese da 1,42 m. a 1,55 m. circa, stinco dai 17 ai 20 cm., sono
ammessi tutti i mantelli semplici, arti asciutti e resistentissimi,
schiena corta e robusta, hanno generalmente una vertebra in meno e
sempre un giro di cinghie decisamente superiore agli altri
cavalli...ma è come ridurre una poesia alla mera analisi logica, e
difatti in molti testi d'epoca prima di una definizione della loro
morfologia si legge “Il poeta ha detto.” E davvero, per
rendere tanta distinzione ed eleganza, non si può fare altro che
ricorrere alla poesia. Per avere comunque un canone di riferimento,
leggiamo cosa scrisse l'Emiro Abd-el-Kader: «Se un cavallo riesce
a bere da una pozzanghera rimanendo con gli arti piazzati in
posizione normale, si può essere sicuri che è costruito
perfettamente e che le parti del suo corpo sono tutte armoniche fra
di loro».
Sono inoltre estremamente longevi, e
fertili fino a tarda età.
Cinque
famiglie per cinque cavalle
Al Khamsa, Le Cinque: sono le famiglie
principali degli Arabi, che la leggenda riconduce ad ognuna delle
fattrici che risposero al richiamo del Profeta. Si racconta che
Maometto avesse un centinaio di fattrici in un recinto, vicino al
quale scorreva un ruscello. Le cavalle erano senz'acqua da giorni e
quando il Profeta fece aprire i cancelli si precipitarono verso
l'acqua, assetate. Maometto fece suonare l'adunata dal suo
trombettiere: 5 cavalle si staccarono subito dal branco senza neppure
bere, e nitrendo gagliarde arrivarono al galoppo dal loro padrone.
Benedicendole, il Profeta le battezzò una ad una: Abayah, Kuhaylah,
Saqlawyah, Hamdanyah e Hadbah. .
Un ben preciso tipo di Arabo è
associato ad ognuna delle più diffuse famiglie:
Kuhaylan: mascolino,
eccezionalmente resistente, costato molto pronunciato e dorso corto:
il più potente.
Saqlawi:
elegante, dalla bellezza dolce,
molto sottile, incollatura elegantissima, porta testa e coda molto
alti, groppa piatta: il più bello.
Abayyan:
simile al Saqlawi, coda ancora portata più alta, dorso lungo, groppa
obliqua, il profilo della testa decisamente concavo: il più veloce.
Hamdani:
testa larga, profilo dritto,
orecchie molto corte, tratti meno scavati, torace molto ampio,
posteriore a uovo: il più resistente.
Dahman:
molto classico, somiglia al Saqlawi. Testa a forma di cuneo, occhi
molto grandi.
Mu'niqi:
il meno apparentemente Arabo di
tutti, profilo dritto, ma estremamente veloce, lungo, sottile, groppa
obliqua ed angolata.
Arabi
quanto?
Molti paesi hanno importato Arabi più
o meno puri nei secoli passati, e sia per le diverse condizioni
climatiche e alimentari che per precisi gusti allevatoriali hanno
creato un tipo di Arabo “personalizzato”, come la Polonia ad
esempio. Ma il criterio della purezza non è stato rispettato, al di
fuori degli Emirati, con la stessa islamica precisione: spesso sono
stati messi in razza soggetti che avevano una percentuale di sangue
non puro, o addirittura di origini sconosciute. Ogni Paese nel quale
vengono allevati cavalli arabi tiene il proprio Libro Genealogico,
approvato dall'Associazione Mondiale per il Cavallo Arabo.
Per
saperne di più:
-F.B. Klynstra, Il Cavallo Arabo,
1990 - Edizioni Equestri, Milano
-gen. E. Daumas,
Les chevaux du Sahara,
3° ed. 1855 - Michél Levy frères, Paris
martedì 6 settembre 2011
Haflinger a Bergamo: Cascina Fopa
Guardate cosa succede quando si cresce assieme ad un cavallo: Matteo, Musa e tutti gli altri li trovate qui.
Fieno!
Mi ha scritto Luciano Pessa, friulano purosangue, a proposito del fieno e l'alimentazione dei cavalli di cui parlavo in un vecchio post: vi giro il suo intervento.
Grazie Luciano!
"La risposta alla domanda " quanto fieno devo dare al mio cavallo " non
è scontata.Infatti molti sono i parametri da definire per inquadrare il problema.La prima cosa che si deve sapere è il peso dell'animale; E'chiaro che un cavallo arabo di 350 Kg.ha bisogno di una quantità di foraggio minore di quella necessaria ad alimentare un TPR di 900Kg.(anche se non in modo direttamente proporzionale)-La seconda cosa da prendere in considerazione è l'età del soggetto;Un cavallo in accrescimento(dalla nascita fino a 4/5 anni) ha bisogno di alimentarsi per vivere,ma anche per crescere( un soggetto di 450 Kgda adulto , fino a 6 mesi cresce mediamente di 1 Kg. al giorno)-La terza cosa da tenere presente, molto importante, è l'attività alla quale l'animale si dedica; una fattrice in gestazione oppure in allattamento deve alimentarsi per le sue necessità più per quelle del puledro, un cavallo sottoposto ad un lavoro gravoso oppure ad un allenamento sportivo ha bisogno di consumare molta energia che deve essere disponibile e che va integrata con una alimentazione adeguata. Esiste un altro parametro molto importante; c'è fieno e fieno. Un fieno buono e ben conservato può avere capacità alimentare tripla rispetto a quella di un fieno scadente (oggi è difficile trovare unvero esperto di foraggio). Il fieno è molto importante nell'alimentazione del cavallo perchè èricco di fibra, indispensabile alla digestione di questo animale ed in assenza della quale è presente il rischio colica.( L'intestino diquesto animale è come un lungo tubo di gomma con la parete sottile ,se è pieno di fibra rimane rotondo, se si svuota può piegarsi ad angolo e chiudersi. E' la colica) Il fieno tuttavia non è molto energetico, ci sono altri alimenti che mediamente anno 3 o anche 4 volte l'energia del fieno".
domenica 4 settembre 2011
L'altro Blog!
http://club.quotidiano.net/magri/usain_primo_e_gli_altri_in_nessun_luogo
Sono sicura abbiate pensato la stessa cosa anche voi, cavallari che non siete altro :-)
Sono sicura abbiate pensato la stessa cosa anche voi, cavallari che non siete altro :-)
sabato 27 agosto 2011
mercoledì 24 agosto 2011
La risposta di Mauro Aurigi alla Brambilla
Risposta aperta alla “Lettera aperta ai toscani” del ministro del Turismo (http://www.ilcittadinoonline.it/news/140458/Brambilla___Il_mondo_non_ruota_intorno_a_Siena_.html)
i
Egregia Ministra,
il 9 agosto scorso Lei ha cominciato così il Suo ennesimo intervento contro il Palio dei Senesi: "La strumentale ossessione con la quale certi amministratori ed esponenti politici locali riempiono le pagine della stampa toscana, cercando di inscenare una inesistente polemica con il Ministro del Turismo, denota una disperata ricerca di visibilità per se stessi e per i propri palii, oltre che una povertà di argomentazioni.”
Non avrebbe potuto essere più sincera e precisa a proposito dei vizi e difetti della casta politica (chi meglio di Lei, d’altra parte?), ma, ohibò, da che pulpito! Proprio Lei che, in “disperata ricerca di visibilità” e per “povertà di argomentazioni” non ha trovato di meglio che inalberare su tutte le tv pubbliche e private (altro che “stampa toscana”!) il Suo straordinario e generoso paio di gambe.
Abbia pazienza, ma pur essendomi ripromesso di non scendere al Suo livello, non ho saputo resistere alla tentazione di commentare questo stupefacente incipit della Sua lettera. Torno così subito a questioni più pertinenti.
Comincio da questo Suo apodittico, geniale monito rivolto ai Senesi: “… il mondo non ruota intorno a Siena …”. Le darò un dispiacere, ma Le confermo che per noi Senesi il mondo gira prima di tutto e assolutamente intorno a Siena. Le dirò di più: in quanto Toscani siamo anche del tutto certi che il mondo giri intorno alla Toscana, e in quanto Italiani siamo altrettanto certi che il mondo giri intorno all’Italia, e in quanto Europei pensiamo che il mondo giri intorno all’Europa e in quanto Occidentali siamo arciconvinti che tutto il mondo giri intorno all’Occidente. Non so quanta contezza Lei abbia della storia di Siena, della Toscana, dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente, ma accetti questa piccola lezione (ho l’età per impartigliela). Veda, per buona parte del secolo scorso circa metà degli Italiani ha creduto che il mondo girasse intorno agli USA e l’altra metà che girasse invece intorno all’URSS: guardi in quali condizioni siamo ridotti. E guardi in quali floride condizioni invece si sono ritrovati Svizzeri, Svedesi, Finlandesi o Neozelandesi, popoli che hanno sempre pensato che tutto il mondo girasse intorno a loro. Anche i Senesi, pensando almeno da un millennio che tutto il mondo girasse intorno a loro, non se la passano poi male (sempre al vertice delle classifiche nazionali per qualità della vita), soprattutto tenuto conto della marginalità storica e geografica di questo territorio che per giunta confina direttamente col Meridione. E ciò – se lo appunti sig.ra Ministra – senza dover ringraziare nessuno, né un papa, un principe, un re, un imperatore, un politicante o un capitano d’industria. Forse unici al mondo, tutto quello che abbiamo (ed è tanto, un giorno se avrò tempo glielo spiegherò) ce lo siamo fatti da soli nel corso di un millennio. Anche se, ad onor del vero, la casta politica locale si sta dando da fare per minare alla base quella nostra floridezza, proprio come la casta politica nazionale, da Lei oggi così bene rappresentata, ha minato quella del Paese. Se vi foste fatti ammaestrare dalla storia e (dall’attualità), ossia se foste stati convinti che il mondo girava intorno all’Italia e non intorno a Putin, Gheddafi e Lukašenko, oggi vivremmo in un paese diverso e migliore (così come – mi consenta l’impertinenza – Siena è una città diversa e migliore).
A questo ultimo riguardo voglio commentare un’altra delle tante perle contenute nella Sua lettera.
Lei asserisce, per giustificare la Sua critica al Palio, che “il mio incarico istituzionale (ministra del Turismo: nda) mi impone di presentare al mondo la migliore immagine del paese”. Mai asserzione è stata più ottusa: Lei sta sparando direttamente nella stiva. Veda ministra, per quanto Lei si potrà dare da fare, per quanto tempo Lei potrà rimanere, magari anche tutta la vita, seduta su quella poltrona per presentare al mondo la migliore immagine del paese, Lei non potrà mai ottenere neanche una minima parte del successo turistico che hanno ottenuto i Senesi (da soli, ripeto, e contro tutti, anche contro di Lei). Glielo dice uno che, come tutti i Senesi, vorrebbe che i giorni del Palio i turisti, tutti, se ne andassero a Firenze o a Venezia. Perché, veda, per noi il Palio è cominciato mille anni fa o giù di lì e non lo abbiamo mai corso per i turisti (visto il successo, si immagini il risultato se invece lo avessimo inventato a quello scopo).
Ora una preghiera: dia attuazione alla Sua minaccia di rifiutarci il riconoscimento "Patrimonio d'Italia per la tradizione". Il Palio, quanto a tradizione e cultura, è un fatto d’eccellenza, e l’eccellenza non tollera riconoscimenti dozzinali dall’alto (una ventina all’anno, Lei dice che vengono assegnati) che lo accostino al Palio della Ruzzola o alla Sagra della soppressata. Lei è solo interessata a baracconi turistici tipo Disneyland. Noi no. E poi il Palio, cosa che Lei non potrà mai capire, non ha padroni né padrini. Non li ha mai avuti e non li vuole. E’ nato dal popolo e vive del popolo (immagino che per Lei, che è nata da Berlusconi e vive di lui, ciò suoni come una bestemmia). E non ci interessano riconoscimenti del Principe anche perché sappiamo per lunga e consolidata esperienza che il Vostro interessamento in cose che non Vi riguardano porta iella.
Poi un giorno, se avrò tempo, Le spiegherò perché noi amiamo i cavalli e Lei no.
Cordialmente Suo, nonostante tutto.
Mauro Aurigi
il 9 agosto scorso Lei ha cominciato così il Suo ennesimo intervento contro il Palio dei Senesi: "La strumentale ossessione con la quale certi amministratori ed esponenti politici locali riempiono le pagine della stampa toscana, cercando di inscenare una inesistente polemica con il Ministro del Turismo, denota una disperata ricerca di visibilità per se stessi e per i propri palii, oltre che una povertà di argomentazioni.”
Non avrebbe potuto essere più sincera e precisa a proposito dei vizi e difetti della casta politica (chi meglio di Lei, d’altra parte?), ma, ohibò, da che pulpito! Proprio Lei che, in “disperata ricerca di visibilità” e per “povertà di argomentazioni” non ha trovato di meglio che inalberare su tutte le tv pubbliche e private (altro che “stampa toscana”!) il Suo straordinario e generoso paio di gambe.
Abbia pazienza, ma pur essendomi ripromesso di non scendere al Suo livello, non ho saputo resistere alla tentazione di commentare questo stupefacente incipit della Sua lettera. Torno così subito a questioni più pertinenti.
Comincio da questo Suo apodittico, geniale monito rivolto ai Senesi: “… il mondo non ruota intorno a Siena …”. Le darò un dispiacere, ma Le confermo che per noi Senesi il mondo gira prima di tutto e assolutamente intorno a Siena. Le dirò di più: in quanto Toscani siamo anche del tutto certi che il mondo giri intorno alla Toscana, e in quanto Italiani siamo altrettanto certi che il mondo giri intorno all’Italia, e in quanto Europei pensiamo che il mondo giri intorno all’Europa e in quanto Occidentali siamo arciconvinti che tutto il mondo giri intorno all’Occidente. Non so quanta contezza Lei abbia della storia di Siena, della Toscana, dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente, ma accetti questa piccola lezione (ho l’età per impartigliela). Veda, per buona parte del secolo scorso circa metà degli Italiani ha creduto che il mondo girasse intorno agli USA e l’altra metà che girasse invece intorno all’URSS: guardi in quali condizioni siamo ridotti. E guardi in quali floride condizioni invece si sono ritrovati Svizzeri, Svedesi, Finlandesi o Neozelandesi, popoli che hanno sempre pensato che tutto il mondo girasse intorno a loro. Anche i Senesi, pensando almeno da un millennio che tutto il mondo girasse intorno a loro, non se la passano poi male (sempre al vertice delle classifiche nazionali per qualità della vita), soprattutto tenuto conto della marginalità storica e geografica di questo territorio che per giunta confina direttamente col Meridione. E ciò – se lo appunti sig.ra Ministra – senza dover ringraziare nessuno, né un papa, un principe, un re, un imperatore, un politicante o un capitano d’industria. Forse unici al mondo, tutto quello che abbiamo (ed è tanto, un giorno se avrò tempo glielo spiegherò) ce lo siamo fatti da soli nel corso di un millennio. Anche se, ad onor del vero, la casta politica locale si sta dando da fare per minare alla base quella nostra floridezza, proprio come la casta politica nazionale, da Lei oggi così bene rappresentata, ha minato quella del Paese. Se vi foste fatti ammaestrare dalla storia e (dall’attualità), ossia se foste stati convinti che il mondo girava intorno all’Italia e non intorno a Putin, Gheddafi e Lukašenko, oggi vivremmo in un paese diverso e migliore (così come – mi consenta l’impertinenza – Siena è una città diversa e migliore).
A questo ultimo riguardo voglio commentare un’altra delle tante perle contenute nella Sua lettera.
Lei asserisce, per giustificare la Sua critica al Palio, che “il mio incarico istituzionale (ministra del Turismo: nda) mi impone di presentare al mondo la migliore immagine del paese”. Mai asserzione è stata più ottusa: Lei sta sparando direttamente nella stiva. Veda ministra, per quanto Lei si potrà dare da fare, per quanto tempo Lei potrà rimanere, magari anche tutta la vita, seduta su quella poltrona per presentare al mondo la migliore immagine del paese, Lei non potrà mai ottenere neanche una minima parte del successo turistico che hanno ottenuto i Senesi (da soli, ripeto, e contro tutti, anche contro di Lei). Glielo dice uno che, come tutti i Senesi, vorrebbe che i giorni del Palio i turisti, tutti, se ne andassero a Firenze o a Venezia. Perché, veda, per noi il Palio è cominciato mille anni fa o giù di lì e non lo abbiamo mai corso per i turisti (visto il successo, si immagini il risultato se invece lo avessimo inventato a quello scopo).
Ora una preghiera: dia attuazione alla Sua minaccia di rifiutarci il riconoscimento "Patrimonio d'Italia per la tradizione". Il Palio, quanto a tradizione e cultura, è un fatto d’eccellenza, e l’eccellenza non tollera riconoscimenti dozzinali dall’alto (una ventina all’anno, Lei dice che vengono assegnati) che lo accostino al Palio della Ruzzola o alla Sagra della soppressata. Lei è solo interessata a baracconi turistici tipo Disneyland. Noi no. E poi il Palio, cosa che Lei non potrà mai capire, non ha padroni né padrini. Non li ha mai avuti e non li vuole. E’ nato dal popolo e vive del popolo (immagino che per Lei, che è nata da Berlusconi e vive di lui, ciò suoni come una bestemmia). E non ci interessano riconoscimenti del Principe anche perché sappiamo per lunga e consolidata esperienza che il Vostro interessamento in cose che non Vi riguardano porta iella.
Poi un giorno, se avrò tempo, Le spiegherò perché noi amiamo i cavalli e Lei no.
Cordialmente Suo, nonostante tutto.
Mauro Aurigi
giovedì 11 agosto 2011
Un parlatorio per noi ippomaniaci
Da oggi sul sito di Cavallo Magazine: spero abbiate voglia di venire a fare un po' di chiacchiere di cavalli con me.
mercoledì 10 agosto 2011
Cavallo magazine- Un Tiro maneggevole, Pesante e Rapido.
Se avete voglia di fare il pieno di fiducia nel futuro dovete passare da Padova verso gli inizi di maggio, quando nel parco dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura S.Benedetto da Norcia arriva la primavera e si tengono le Giornate del Cavallo Agricolo Italiano da tiro pesante rapido.
Da una decina d'anni l'Istituto Agrario Duca degli Abruzzi, in sinergia col S.Benedetto da Norcia, organizza questo meeting dedicato agli studenti delle scuole superiori di agraria che si affrontano in una gara di giudizio dei soggetti CAITPR: sotto gli occhi vigili degli esperti di Libro Genealogico, Aldo Bolla e Fulvio Rossignoli, i ragazzi di dodici scuole provenienti da tutta Italia il 7 di maggio si sono sfidati in un torneo di morfologia vinto da chi ha meglio saputo individuare pregi e difetti dei vari cavalli sottoposti al loro esame. Sugli scudi l'Istituto Parolini di Bassano del Grappa, ma tutte le compagini hanno dimostrato sul campo di essersi davvero preparate a dare il meglio nell'arte difficile e sofisticata del saper valutare un soggetto secondo i canoni della propria razza: e se tanti ragazzi così giovani riescono ad appassionarsi con sincera partecipazione ad un cavallo che è, per certi versi, un reperto storico vivente noi siamo dell'idea che non tutto è perduto. Prova ne sia che una buona parte di loro una volta usciti dalla scuola continua a girare attorno ai TPR facendo crescere non solo di numero, ma anche di qualità il parterre degli appassionati della razza.
Ed è proprio grazie a loro che da due anni il giorno successivo alla prova morfologica si organizza anche il Trofeo di maneggevolezza di attacchi: tutto dedicato ai TPR e ai loro ragazzi, quelli cresciuti sotto la guida del prof. Lorenzo Crise. Due le prove in programma: la prova di addestramento con una ripresa in piano e il Derby a coni e due ostacoli fissi, giudicate dal sig. Roland Morat. Chi avrebbe detto, solo una quindicina di anni fa, che sarebbe stato possibile organizzare una gara di attacchi tutta dedicata a loro, i giganti dal trotto magnifico, dove per di più i guidatori erano tutti giovani e giovanissimi? Nessuno: eppure a Padova ci sono riusciti grazie all'impegno missionario di un Prof. coraggioso, di una scuola dove sono capaci di guardare avanti e investire nel futuro, di una associazione allevatori che supporta in ogni modo la crescita dei tecnici e degli allevatori di domani.
Così domenica 8 maggio abbiamo potuto sederci a bordo campo e lasciare che un sorriso ci salisse su da dentro e ci invadesse il cuore guardando i ragazzi che si davano da fare attorno ai loro cavalli: perché non c'è niente di più bello che vedere qualcuno di giovane che si occupa di qualcosa di antico, con amore e impegno.
domenica 7 agosto 2011
Otto ore, non di più.
Firmate, firmate, firmate: i trasporti di animali vivi sono spesso peggio del macello stesso.
Qui potete partecipare all'appello europeo, che vuole limitare a 8 ore i viaggi per ogni tipo di animale sui camion bestiame.
Se si raggiunge un accordo tra le varie nazioni
potremo davvero dire di aver fatto qualcosa di utile per queste povere bestie.
Grazie!
domenica 31 luglio 2011
Cavallo Magazine: Veterinari d'Italia
Il 1861 fu il punto di arrivo del nostro Risorgimento: un lungo cammino partito dal Congresso di Vienna del 1815 che provocò la reazione patriottica di chi non voleva tornare a farsi comandare dagli stranieri e che si concluse con la riunione nel Regno d'Italia dei piccoli e deboli staterelli preunitari. Ma quell'anno memorabile non è stato solo la conclusione di un ciclo, quanto l'inizio di realtà fino ad allora inesistenti ma che erano indispensabili alla vita del nuovo Stato: tra queste anche il Corpo Veterinario Militare, istituito il 27 giugno 1861.
Così indispensabile da nascere pochissimi giorni dopo lo stesso Regno in tempi in cui il cavallo era quasi l'unico motore del mondo, è arrivato sino ad oggi adeguandosi in tempo reale alle esigenze dell'Esercito: riordinato come Servizio Veterinario Militare dell'Esercito nel 1940, vede assottigliare drasticamente i suoi ranghi diminuendo l'importanza di cavalli e muli come arma bellica e mezzo di trasporto, ma rimane indispensabile per il Corpo Sanitario dell'Esercito tanto che nel 1969 riceve la Bandiera di Guerra. E con un poco di anticipo sui tempi il 23 giugno 2011 il Servizio Veterinario dell'Esercito ha festeggiato il suo 150° compleanno al Centro Militare Veterinario di Grosseto, che ora custodisce il cuore della sua lunga storia.
Sono qui la storica Scuola di Mascalcia, il Gruppo Cinofilo dell'Esercito e ovviamente il Reparto Ippico: oggi il Ce.Mi.Vet. di Grosseto è più vivo che mai, e ha festeggiato alla grande un anniversario così speciale.
Autorità militari, civili e religiose ma anche tanto, tanto pubblico affollavano la caserma Villy Pasquali, sede del Ce.Mi.Vet.: l'arrivo del Generale di Corpo d'Armata Giuseppe Valotto, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, accompagnato dal Comandante Logistico dell'Esercito Generale di Corpo D'Armata Rocco Panunzi e dal Capo Dipartimento di Veterinaria Brig. Generale Giuseppe Vilardo, ha dato inizio alla cerimonia che è riuscita davvero a raccontare passato e presente del Servizio Veterinario. Mentre la Banda della Brigata Folgore ha fornito la sua musica per l'evento, i cavalli del Reggimento Lancieri di Montebello di Roma hanno regalato agli spettatori l'emozione di un Carosello di Lance, facendo rivivere i tempi in cui si caricava all'arma bianca e le destrezze di maneggio (intese come movimenti di insieme secondo i dettami di Caprilli, e non come arie da cavallerizza) erano una palestra in vista dell'utilizzo sul campo.
Il Gruppo Cinofilo ha invece riassunto la vita operativa di un cane anti-mine, da quando è cucciolo qui nell'allevamento di Grosseto a quando viene affidato al suo conduttore, che lo accompagnerà per tutto il periodo attivo sino al momento del suo congedo: e si sono visti parecchi occhi lucidi, quando è stato ufficialmente ratificato l'affido di uno di questi meravigliosi cani a fine servizio ai figli di quello che è stato il suo compagno di lavoro per tanti anni.
Questi bambini potranno godersi un amico speciale che ha tutti diritti ad una vecchiaia serena, e al conduttore è stato consegnato un nuovo cucciolo che imparerà a sostituire il collega di prima, in un compito che è diventato di fondamentale importanza per la sicurezza di militari e civili sui teatri di guerra. Ovviamente è stato dedicato un ampio spazio anche ai cavalli nati ed allevati qui e che ora sono in forze al Centro Militare di Equitazione di Montelibretti: il Maggiore Guarducci ed il Capitano Mezzaroba hanno dato un assaggio delle loro possibilità nelle discipline del salto ostacoli e del completo, quelle più tradizionalmente legate all'equitazione militare compiendo alcuni movimenti in piano e sul salto.
Una bella giornata per tutti quindi, e in modo particolare per il comandante del Ce.Mi.Vet., il colonnello Marco Reitano.
Compleanno del Servizio Veterinario, festa per tutto il Ce.Mi.Vet. Se ci fosse la torta con 150 candeline quale desiderio esprimerebbe, spegnendole?
Sicuramente l'augurio che il Cemivet si mantenga, nonostante l'età, così «giovanile» ed al passo con i tempi continuando ad integrare storia e rispetto delle tradizioni con modernità ed efficacia nei diversi settori. Che continui ad essere espressione di nicchie specialistiche di settore, conferendo al Servizio Veterinario quel primato - che ritengo dovuto - nell'ambito di tutte le attività che comportano l'impiego degli animali. Tutto ciò nella sintesi significa anche riconoscere a tutto il personale del Ce.Mi.Vet. quell'entusiasmo, quello spirito di appartenenza e quella professionalità che sono poi il motivo per cui tutto ciò si realizza ed esiste.
Oggi si chiama Servizio Veterinario, ma storicamente era il Corpo Veterinario Militare: quale è la differenza nella pratica?
Significa che gli Ufficiali Veterinari fanno oggi parte del Corpo di Sanità dell'Esercito e che quindi hanno perso la propria peculiarità amministrativa, oltre alla propria pluridecorata bandiera di guerra. Come è ovvio questo è stato un duro colpo allo spirito di appartenenza che, come si può immaginare, ha un valore non trascurabile seppur sotto il profilo immateriale, nella motivazione di un Corpo. Con i colleghi Medici esistono eccellenti rapporti, ma si tratta di due professioni ben distinte, con un iter formativo differente e con profili di carriera non confrontabili. In sintesi le esigenze di ridimensionamento e di accorpamento sono state dominanti rispetto al rispetto delle identità e forse anche delle pari opportunità.
Guardando al futuro, dove la capacità di interagire col mondo civile potrà garantire la ragione d'essere di una struttura così complessa: cosa vede per la Scuola di Mascalcia e il Ce.Mi.Vet.?
Il Ce.Mi.Vet. è una bellissima realtà polispecialistica, unica nel suo genere per le Forze Armate. Da sempre l'inevitabile, profonda integrazione esistente tra Ufficiali Veterinari e Facoltà Universitarie ha indotto una naturale tendenza all'apertura degli Enti Veterinari verso il mondo civile. Basti pensare al Campus Universitario di studio che da 30 anni vede la presenza di circa 50 studenti del 5° anno di tutte le facoltà di veterinaria d'Italia trascorrere 15 giorni presso il Ce.Mi.Vet. per svolgere una pratica professionale indirizzata alla cura del cavallo sotto la guida degli Ufficiali Veterinari. Tali occasioni formative ed applicative stanno naturalmente aumentando con le crescenti richieste di ulteriori frequenze di studenti per lo svolgimento di stages nei campi della podologia e mascalcia, dell'ammansimento ed addestramento dei puledri.
E' bello e naturale vedere che una risorsa della Pubblica Amministrazione possa essere condivisa dai giovani, offrendo di fatto agli stessi una maggior opportunità per l'inserimento nel mondo del lavoro. La scuola di mascalcia ne è ulteriore esempio oggettivo; da anni svolge corsi per maniscalchi civili della durata di 10 mesi che prevedono il rilascio di un diploma dal grande valore materiale, espressione di una professionalità acquisita e formale essendo rilasciato dall'unica Scuola di Mascalcia formalmente riconosciuta in Italia.
In sintesi l'integrazione del Ce.Mi.Vet. con il mondo civile accademico è già una realtà, che non può essere che incentivata e perfezionata inserendo altre attività applicative nei settori in cui i nostri tecnici godono di una preparazione di spicco. Non ultimo il settore equestre per il quale l'integrazione con il Centro Militare di Equitazione di Montelibretti ci permette anche un costante, ulteriore apporto di expertise; proprio questa settima dall'8 al 10 luglio è in programma lo svolgimento del 1° Campus/Stage di completo di equitazione con tutti i partecipanti sotto tenda e con cavallo al seguito.
Che dire di più? Cento di questi giorni, caro Ce.Mi.Vet.!
Il Gruppo Cinofilo dell'Esercito
Il Generale Panunzi, Comandante Logistico, ha consegnato al Gruppo Cinofilo un Encomio Solenne «per aver contribuito in maniera determinante ad implementare le condizioni di sicurezza del personale impiegato in aree ad altissimo rischio»: sono Pastori Tedeschi, Belga Malinois e Pastori Olandesi allevati e addestrati qui a Grosseto, ed anche acquistati cuccioli dal libero commercio, per il lavoro di individuazione dei materiali esplosivi. Mettono naso e fedeltà a disposizione dei loro uomini, condividendo pericoli e tensioni non facilmente immaginabili: non sono cavalli, ma crediamo si meritino ugualmente un riconoscimento speciale anche su queste pagine.
Centro Militare di Allevamento e Rifornimento Quadrupedi
Costituito nel 1865 come Deposito Allevamento Cavalli per rifornire i reparti di Cavalleria del Regio Esercito, vista la spiccata vocazione alla produzione di ottimi soggetti per la sella del territorio maremmano. Da allora ha cambiato più volte indirizzo operativo e denominazione, ma è sempre rimasto la vera casa dei cavalli con le stellette: ha perso i muli, da anni non più utilizzati dai reparti alpini per i servizi logistici ma ha acquistato gli ultimi soggetti che hanno diritto di far risalire le loro origini alla Razza Governativa di Persano provenienti proprio dal 1972 dalla Sezione distaccata di Persano.. Dal 2010 ha raddoppiato il suo parco fattrici portandole a 60 esemplari, così da poter fornire ogni anno 30/35 soggetti per le attività dei 14 Centri Ippici Militari della F.A.. Da anni al Ce.Mi.Vet si persegue un programma di ammansimento e lavoro dei cavalli secondo i canoni dell'addestramento naturale. Progetto portato avanti con convinzione dal maggiore Bacco, fornisce soggetti equilibrati, volenterosi e disponibili che vengono poi indirizzati ai diversi impieghi a seconda delle loro caratteristiche: i più qualitativi sono riservati al Centro Sportivo di Montelibretti.
La Scuola di Mascalcia
L'unica in Italia a formare maniscalchi militari e civili (una quindicina ogni anno) riconosciuti da regolare diploma. Il tutto sotto lo sguardo attento e le cure del Maresciallo Prisco Martucci, Primo Istruttore: abbiamo personalmente sentito il suo Comandante dichiarare pubblicamente che si merita un monumento e questo basta a dare un'idea della fondamentale importanza di questo personaggio, capace di rilevare la non facile eredità del mitico Maresciallo Blasio e continuare a tenere alta la qualità della Scuola.
giovedì 14 luglio 2011
I Racconti al Passo di Chicco Colombo
Viaggio a cavallo di 6 giorni con racconti e narrazioni con Betty e Chicco Colombo e le cavalle Ofelia e Girometta nei più bei luoghi naturali dell'alto Varesotto. .....si tratta di un viaggio a cavallo di due narratori, della durata di 6 giorni attraverso le Prealpi varesine al confine con la Svizzera, nella val Veddasca e nella val Dumentina nel nord del Varesotto. Si tratta di un viaggio particolare perché ogni due sere i cavalieri narratori si fermeranno in alpeggi, in piazze di borghi antichi, presso vecchi mulini, vicino ad antichi santuari montani, in zone panoramiche mozzafiato, per raccontare il loro viaggio, i luoghi attraversati, le leggende del luogo, la natura e i suoi paesaggi, le persone incontrate e le loro storie. Il pubblico andrà loro incontro percorrendo sentieri e vecchie carrarecce sino a congiungersi con i narratori a cavallo e, in scenari naturali e molto suggestivi, ascoltare i loro racconti. Anche i cavalli saranno attori delle narrazioni: la loro presenza sarà testimonianza del viaggio, le bardature e i finimenti oggetti di scena per raccontare. PROGRAMMA |
seguendo i segnavia. Betty,Chicco e le Cavalle Haflinger Girometta e Ofelia ci raccontano il loro viaggio da Pradeccolo passando per Pra Bernardo e per l’Alpe Fontana fino ad Astano (Svizzera) per poi terminare al Santuario I racconti presentano il viaggio di oggi: Le Vie del contrabbando, Il Museo Nomade degli oggetti di viaggio, gli antichi alpeggi di Pra Bernardo e Alpe Fontana, i suoni per un concerto naturale,spiritualità e natura i segni e disegni del paesaggio |
Da qui si procede per 15 minuti a piedi verso l’Alpe Chedo dove il pubblico troverà gli attori- viaggiatori pronti a raccontare il viaggio che li ha portati da Trezzino di Dumenza all’Alpe Chedo passando per l’Alpe Boves.Il pubblico ascolterà Storie di alberi: i noci, e le betulle del Chedo si racontano,Liriche dal taccuino ovvero poesie portate in viaggio, Storie della Famiglia Brancher migranti in montagna,Diari silenti dei cavalli al passo |
filastrocche, storie ,e parole raccolte durante il viaggio che ha spostato i nomadi narratori a cavallo dall’Alpe Chedo ad Agra passando dalla Valle Oscura, da Stivigliano, da Runo, da Due Cossani e dalla Campagnetta. Si raccontano la storia del Belvedere Augusto Zucoli, Il teatro del lago dal Palco Reale Zucoli Il punto di vista delle radici del Giro del Sole, Le architetture in movimento, Racconti curiosi dei cavalli al passo |
e poi in 15 minuti a piedi si arriva alla località Mulini di Piero. Betty e Chicco con le rispettive cavalcature narreranno la storia di questo luogo magico per poi dedicarsi a racconti di acque e di lavoro, di ponti e di sentieri. Poi un breve bilancio poetico del viaggio Concluderà la serata un concerto sonoro per pietre e torrente da suonare insieme al pubblico |
ci si inoltra per la strada / sentiero che porta alle baite di Monterecchio ; e dopo 15 minuti si arriva alla Piana dove c’èun abbeveratoio per il pascolo .Li troviamo i nostri teatranti nomadi che arrivano dal sentiero di Biegno e con i quali trascorrere un’ora di racconti anche su: Il rapimento delle donne di BIegno, La storia del cavallo Carletto, Liriche in viaggio,Cavalli in liberta’ |
I narratori faranno una sintesi delle cose buone e cattive del viaggio percorso aiutati come sempre dagli scritti che durante le tappe sono state realizzate, dai disegni e dagli oggetti raccolti nelle pause di riposo.Alle storie dei pionieri dell’agricoltura della Veddasca è dedicata la conclusione del percorso. L’agricoltura e la montagna, Le fiabe e le leggende in viaggio, I paesaggi dentro il binocolo, INFORMAZIONI PER PARTECIPARE Il pubbico può assistere gratuitamente ai RACCONTI AL PASSO raggiungendo i cavalieri -narratori nei luoghi indicati nei vari appuntamenti e può volendo decidere di mangiare in loro compagnia negli Agriturismi : I Roccolo/Dumenza-Al Kedo al Tasso/Mulini di Piero-Al Lares/Forcora info 393 3315016-arteatrovarese@gmail. |
Chiamateci senza ritegno per info varie e passate parola.393 33 15 016 Chicco- 337 297890 Betty.
| Enrico Colombo |
Iscriviti a:
Post (Atom)
Post più popolari
-
A grande richiesta, ecco a voi lo Shire ! il più alto cavallo del mondo (al garrese può arrivare tranquillamente oltre il metro e novanta),...
-
E' curioso notare quali sono le parole-chiave preferite da chi capita a navigare qui: una delle più gettonate è "plastron", as...
-
E' uno degli argomenti classici di conversazione per i neo-equino-proprietari: è come ai primi tempi di un amore, si vorrebbe sapere tut...
-
Altri appunti sparsi dalla ricerca fatta per la mostra "Seguendo le tracce": il colonnello Varrà, Master della Società per la Cac...
-
Già alla fine del XVIII secolo la Sardegna forniva “ cavalli eccellenti, principalmente per la cavalleria leggiera. Testa piccola, groppa af...
-
A volte le cose si vedono meglio per contrasto: come luce e ombra, forza e delicatezza, una giornata bella e un pensiero triste. Come un...
-
La ginnastica fondamentale del cavallo, il lavoro che ben eseguito rende possibile al cavaliere di avere un cavallo bene in equilibrio, “ca...
-
E' morto Amedeo Guillet, una persona bella. Poco più di un anno fa compiva 100 anni e avevo scritto per lui un articolo su Cavallo Magaz...
-
Mi sto ristudiando i cavalli arabi, ripesco una recensione del mio Scaffaletto dei Classici perchè sono in piena crisi da ricordo commosso....
-
Copiato da Ippe, troppo carino! What breed of horse are you? Find out!





