martedì 26 maggio 2009
Buone notizie da Camarda...e le portano gli asini!
Aggiornamento sulle asinate per l'Abruzzo! si sono riusciti a raccogliere e a consegnare tutti i libri che servivano ai ragazzi della scuola di Camarda :-)
sabato 23 maggio 2009
Attenzione, invalidi!
Il titolo non è un granché ma volevo dare un minimo di risalto ad un post scritto su Style.it da Alessandra1966, ve lo incollo qui:
"...Sono reduce da due giorni di corso di formazione sugli adempimenti straordinari in materia di invalidi civili. Sa cosa sono questi adempimenti straordinari? A norma della legge 133, proprio quella che ha colpito duramente i dipendenti pubblici e messo il guinzaglio corto alla scuola, una selezione di 200.000 invalidi civili sarà sottoposta a una visita di revisione straordinaria per verificare se permangono i requisiti sanitari per la prestazione economica. Quindi queste persone saranno visitate da un'equipe di medici messa su in fretta e furia, che spesso non avrà la possibilità di verificare la documentazione sanitaria agli atti perché nei vari trasferimenti di competenza dal Ministero dell'Interno agli enti locali molti fascicoli sono finiti chissà dove, che convocherà le persone sulla base di indirizzi vecchi spesso non aggiornati, in quanto magari i titolari sono anziani e non pensano a queste cose, se sono giovani hanno problemi di salute gravi, a volte mentali o psichici e non sono in grado di badare a se stessi, e quindi le convocazioni non arriveranno, che devono fare le cose di corsa perché entro il 4 giugno dovremo bloccare tutte le posizioni irregolari, perché a luglio le pensioni non devono arrivare. La stampa nazionale non ha dato nessun risalto a questa notizia, ovviamente perché è meno populista delle vergate al pubblico dipendente e meno simpatica del ritorno all'amato grembiulino e al maestro del libro Cuore, il tutto esploderà a luglio, ad elezioni passate, quando molti invalidi non si vedranno pagata la pensione.
A chi è invalido e legge questo post, o a chi ha un genitore, un nonno o un amico che a luglio non avrà i suoi soldi, mi preme dire alcune cose:
-La prima è un po' cattivella e vendicativa; quando gioivate tutti perché ai fannulloni toglievano i soldi e i "privilegi" non pensavate che prima o poi sarebbe toccato anche a voi. Adesso il momento è arrivato.
- La seconda è che questa cosa è prevista da una legge dello Stato che ha convertito un Decreto del Governo. Non è iniziativa dell'Inps, è inutile che vi arrabbiate con l'Istituto.
- La terza è che men che meno ne abbiamo colpa noi che stiamo allo sportello, e che a luglio verremo coperti, tanto per cambiare di vituperi e insulti. Saremo anche sommersi da una serie di mansioni e adempimenti da fare prima di ieri, non ve la prendete con noi che non c'entriamo niente".
Piccola chiosa personale: stai a vedere che forse però anche qualche falso invalido ci lascia lo zampino?...
"...Sono reduce da due giorni di corso di formazione sugli adempimenti straordinari in materia di invalidi civili. Sa cosa sono questi adempimenti straordinari? A norma della legge 133, proprio quella che ha colpito duramente i dipendenti pubblici e messo il guinzaglio corto alla scuola, una selezione di 200.000 invalidi civili sarà sottoposta a una visita di revisione straordinaria per verificare se permangono i requisiti sanitari per la prestazione economica. Quindi queste persone saranno visitate da un'equipe di medici messa su in fretta e furia, che spesso non avrà la possibilità di verificare la documentazione sanitaria agli atti perché nei vari trasferimenti di competenza dal Ministero dell'Interno agli enti locali molti fascicoli sono finiti chissà dove, che convocherà le persone sulla base di indirizzi vecchi spesso non aggiornati, in quanto magari i titolari sono anziani e non pensano a queste cose, se sono giovani hanno problemi di salute gravi, a volte mentali o psichici e non sono in grado di badare a se stessi, e quindi le convocazioni non arriveranno, che devono fare le cose di corsa perché entro il 4 giugno dovremo bloccare tutte le posizioni irregolari, perché a luglio le pensioni non devono arrivare. La stampa nazionale non ha dato nessun risalto a questa notizia, ovviamente perché è meno populista delle vergate al pubblico dipendente e meno simpatica del ritorno all'amato grembiulino e al maestro del libro Cuore, il tutto esploderà a luglio, ad elezioni passate, quando molti invalidi non si vedranno pagata la pensione.
A chi è invalido e legge questo post, o a chi ha un genitore, un nonno o un amico che a luglio non avrà i suoi soldi, mi preme dire alcune cose:
-La prima è un po' cattivella e vendicativa; quando gioivate tutti perché ai fannulloni toglievano i soldi e i "privilegi" non pensavate che prima o poi sarebbe toccato anche a voi. Adesso il momento è arrivato.
- La seconda è che questa cosa è prevista da una legge dello Stato che ha convertito un Decreto del Governo. Non è iniziativa dell'Inps, è inutile che vi arrabbiate con l'Istituto.
- La terza è che men che meno ne abbiamo colpa noi che stiamo allo sportello, e che a luglio verremo coperti, tanto per cambiare di vituperi e insulti. Saremo anche sommersi da una serie di mansioni e adempimenti da fare prima di ieri, non ve la prendete con noi che non c'entriamo niente".
Piccola chiosa personale: stai a vedere che forse però anche qualche falso invalido ci lascia lo zampino?...
venerdì 22 maggio 2009
1° Meeting della Solidarietà Sportiva!
mercoledì 20 maggio 2009
lunedì 18 maggio 2009
Un grafico alla Mandria.

Quelli che se ne intendono dicono che coi cavalli le scorciatoie non pagano, ed è una sacrosanta verità: ogni volta che si tenta di ottenere qualcosa saltando le giuste tappe si combinano guai. Ma altre cose sarebbe bello riuscire a non rimandarle troppo, ad esempio quando si tratta di incontrare persone o realtà che ci potrebbero migliorare: come gli Aondio e la loro tenuta di Candelo, la Mandria. Lo confesso, da quando avevo una decina d’anni il mio sogno era quello di andare lì per imparare a montare a cavallo come si deve: il posto perfetto dove cominciare, quello dove ottimi istruttori ti fanno capire cosa curare, sia da terra che in sella, per far stare bene il tuo cavallo. E tutto seguendo rigorosamente i canoni dell’equitazione caprilliana, ovviamente, ma gli anni galopperanno via in fretta senza che io riesca a realizzare questo desiderio. Per questo quando Federico Cascinelli (di professione “senior animator” e che ha collaborato alle animazioni in 3D di film come Harry Potter, X-Men e La Fabbrica di Cioccolato) mi ha detto che avrebbe passato qualche giorno alla Mandria per montare a cavallo assieme ai suoi figlioli (Eleonora di 12 anni e Filippo di 9) ho preso l’occasione al volo: andrò a trovarli a Candelo. Un passaggio in macchina da Paolo Biroldi, il nostro fotografo e via, si parte da Milano verso la Baraggia biellese mentre le chiacchiere ci portano proprio da chi non troveremo più là, Davide Felice Aondio. “Quando rideva cominciava piano piano e poi esplodeva, con quel suo vocione“ mi racconta Paolo ”si arrivava alla Mandria e lui era là, in mezzo al maneggio a seguire la ripresa degli allievi. Schioccava la frusta a tutto spiano e i pony tranquilli continuavano alla loro andatura senza muovere un orecchio, “I miei cavalli non hanno paura della frusta!” diceva sempre. Era un vero signore, un uomo corretto, apparentemente burbero, imbattibile nel correggere gli errori come nel riconoscere i meriti. Una volta si presentò da lui una ragazza elegantissima, truccata e ingioiellata proponendosi come groom: le disse che se voleva rimanere doveva lavarsi la faccia, togliersi gli orpelli e lavorare senza paga. La ragazza rimane sette anni, poi i doveri famigliari la costringono a tornare nell’azienda paterna e lei, tristissima, va a salutare Aondio. Lui apre un cassetto della sua scrivania, tira fuori una busta e gliela allunga. Dentro c’erano tutti gli stipendi che le spettavano sino a quel momento”. A forza di spolverare ricordi siamo arrivati alla Mandria, scendiamo dalla macchina e mi sembra di essere dentro il sogno che facevo da ragazzina: la scuderia è allungata dietro i paddock, tante rose ovunque ma il profumo più forte è quello del bel fieno che stanno distribuendo ai cavalli, nel prato una haflinger vecchio stampo (piccola, muscolosa e col muso cesellato come quello di un arabo) bruca beata la sua erba. In maneggio c’è una ripresa di allievi dai sei ai tredici anni: pony e cavalli sono davvero belli, lucidi, sereni, i ragazzini impeccabilmente ordinati. Ascoltano attentissimi Manuela, è lei che ha ereditato il ruolo di istruttore in capo del centro dopo aver lavorato per anni a fianco del vecchio maestro. Vicino allo steccato del maneggio c’è il nostro Federico: in maglietta gialla, berretto e bermuda blu sembra appena uscito da un Campus a stelle e strisce, così basic dimostra meno dei suoi 37 anni.. Sta guardando i suoi figlioli in sella e ci mettiamo lì con lui, altre chiacchiere ma solo sussurrate, perché non si deve disturbare la lezione. “Eleonora è veramente una appassionata di cavalli, qui sparisce per tutta la giornata e la rivedo solo quando è obbligata ad uscire dalle scuderie” spiega Federico “mentre Filippo è meno interessato all’equitazione, gli piace molto avere a che fare col cavallo da terra ma montare in sella non è il primo dei suoi desideri”.
E tu come hai cominciato coi cavalli?
“Mio padre montava regolarmente, ero piccolo quando un giorno in maneggio mi sono ritrovato su un cavallo e mi è piaciuto da matti. Ho cominciato a prendere lezioni, ogni settimana io e mio fratello eravamo lì allo Sperone d’Oro. Poi mio padre è caduto rompendosi la clavicola e mia madre, preoccupata (lui era un giovane chirurgo in carriera), ha convinto tutta la famiglia a smettere con l’equitazione. Sono cresciuto, mi sono laureato in medicina, sposato, sono nati i bambini e i cavalli sono tornati proprio grazie ad Eleonora, che ha voluto cominciare a montare. Io ne ho approfittato per riallacciare i rapporti con loro: non sono un gran cavaliere - anzi, monto presso il Centro Ippico Milanese dei fratelli Scarpa, ma ancora di strada da fare ne manca parecchia; spero di cominciare a saltare presto. Ma l’importante è stare vicino ai cavalli, mi piacciono per come sono e non per quello che riesco a fare con loro”. Santa pazienza, così va il mondo: bambini che vorrebbero suonare la batteria (vero Filippo?) si sorbiscono qualche lezione in maneggio per far contenta la sorella, ragazzini che volevano montare a cavallo costretti ad abbandonare per le paure di mammà, ragazzine che sognavano ad occhi aperti sopra vecchie riviste di equitazione e che hanno dovuto aspettare trent’anni e rotti prima di vedere il maneggio delle loro brame. Ma ci sono anche tanti ragazzi come Eleonora, che fortissimamente vogliono stare coi cavalli e hanno la fortuna di venire qui alla Mandria per imparare comme il faut. La ripresa è finita, gli allievi portano i loro mini-destrieri in scuderia per togliere sella, finimenti, polvere e sudore. Passeggiamo nella corte interna del centro, sulle colonne in pietra si arrampicano tante piante diverse di rose, splendide nonostante le piogge di questi giorni abbiano un po’ sciupato la fioritura. Steccati di un bianco impeccabile, dettagli curati senza mai essere leziosi, sembra di essere in un pezzetto d’Inghilterra voluto qui per forza, o per amore. Più probabilmente per amore, altrimenti non sarebbe spiegabile quel filo che visibilmente lega la Mandria di oggi a quella di ieri: un filo fatto di persone capaci di insegnare le cose giuste nel modo giusto, che hanno avuto la fortuna di crescere con un maestro impagabile ma che hanno anche il grande merito di aver imparato a trasmetterle nello stesso modo. Parliamo di questo e di più con Federico, camminiamo sulla strada bianca che porta in Baraggia mentre i ragazzi si stanno preparando per la passeggiata “Pensavo alle famiglie di medici che allevano altri medici, come la mia: ma non funziona sempre, ad un certo punto mi sono accorto che la mia vita era come una macchina bellissima che non guidavo io e ho cambiato tutto. Adesso la macchina e’ tutta scassata e piena di segni sulle fiancate a furia di prendere botte, ma i miei figli ed io siamo felici cosi’, e forse non solo noi. Anche qui i padri hanno insegnato ai figli, ma sembra proprio che loro ci siano riusciti”. Ripenso alle cose viste oggi, ai figli più grandi di Marco e Cristiana sparsi in mezzo agli altri ragazzi. Francesco (16 anni, uguale al papà) quando becca il fratellino più piccolo correre con la maglietta fuori dai minuscoli johdpurs e lo ferma al volo, aiutandolo a mettersi in ordine. O Benedetta, (18 anni, molto più bella del papà) che metodica e precisa non si lascia scappare niente delle piccole cose da aggiustare e correggere che le capitano sotto gli occhi. Oppure Vittorio, sei anni e un pony fantastico: si chiama Cacao, ha lo stesso colore della Nutella e quando vede i bambini a quattro zampe in mezzo al maneggio che simulano il trotto lascia la fila dei colleghi equini e si mette dietro i bimbi, al trotto pure lui guardandoli tutto soddisfatto. E poi la ripresa dei piccoli, ancora Vittorio mentre risponde alle domande di Manuela (“Quanti bipedi ha un cavallo?”), la sua vocina sottile elenca tutti e sei questi benedetti bipedi, è attento, si impegna e ha voglia di farlo. E mi fa venire in mente che forse il primo passo per diventare un Istruttore è proprio questo: essere un buon allievo.
Maria Cristina Magri
E tu come hai cominciato coi cavalli?
“Mio padre montava regolarmente, ero piccolo quando un giorno in maneggio mi sono ritrovato su un cavallo e mi è piaciuto da matti. Ho cominciato a prendere lezioni, ogni settimana io e mio fratello eravamo lì allo Sperone d’Oro. Poi mio padre è caduto rompendosi la clavicola e mia madre, preoccupata (lui era un giovane chirurgo in carriera), ha convinto tutta la famiglia a smettere con l’equitazione. Sono cresciuto, mi sono laureato in medicina, sposato, sono nati i bambini e i cavalli sono tornati proprio grazie ad Eleonora, che ha voluto cominciare a montare. Io ne ho approfittato per riallacciare i rapporti con loro: non sono un gran cavaliere - anzi, monto presso il Centro Ippico Milanese dei fratelli Scarpa, ma ancora di strada da fare ne manca parecchia; spero di cominciare a saltare presto. Ma l’importante è stare vicino ai cavalli, mi piacciono per come sono e non per quello che riesco a fare con loro”. Santa pazienza, così va il mondo: bambini che vorrebbero suonare la batteria (vero Filippo?) si sorbiscono qualche lezione in maneggio per far contenta la sorella, ragazzini che volevano montare a cavallo costretti ad abbandonare per le paure di mammà, ragazzine che sognavano ad occhi aperti sopra vecchie riviste di equitazione e che hanno dovuto aspettare trent’anni e rotti prima di vedere il maneggio delle loro brame. Ma ci sono anche tanti ragazzi come Eleonora, che fortissimamente vogliono stare coi cavalli e hanno la fortuna di venire qui alla Mandria per imparare comme il faut. La ripresa è finita, gli allievi portano i loro mini-destrieri in scuderia per togliere sella, finimenti, polvere e sudore. Passeggiamo nella corte interna del centro, sulle colonne in pietra si arrampicano tante piante diverse di rose, splendide nonostante le piogge di questi giorni abbiano un po’ sciupato la fioritura. Steccati di un bianco impeccabile, dettagli curati senza mai essere leziosi, sembra di essere in un pezzetto d’Inghilterra voluto qui per forza, o per amore. Più probabilmente per amore, altrimenti non sarebbe spiegabile quel filo che visibilmente lega la Mandria di oggi a quella di ieri: un filo fatto di persone capaci di insegnare le cose giuste nel modo giusto, che hanno avuto la fortuna di crescere con un maestro impagabile ma che hanno anche il grande merito di aver imparato a trasmetterle nello stesso modo. Parliamo di questo e di più con Federico, camminiamo sulla strada bianca che porta in Baraggia mentre i ragazzi si stanno preparando per la passeggiata “Pensavo alle famiglie di medici che allevano altri medici, come la mia: ma non funziona sempre, ad un certo punto mi sono accorto che la mia vita era come una macchina bellissima che non guidavo io e ho cambiato tutto. Adesso la macchina e’ tutta scassata e piena di segni sulle fiancate a furia di prendere botte, ma i miei figli ed io siamo felici cosi’, e forse non solo noi. Anche qui i padri hanno insegnato ai figli, ma sembra proprio che loro ci siano riusciti”. Ripenso alle cose viste oggi, ai figli più grandi di Marco e Cristiana sparsi in mezzo agli altri ragazzi. Francesco (16 anni, uguale al papà) quando becca il fratellino più piccolo correre con la maglietta fuori dai minuscoli johdpurs e lo ferma al volo, aiutandolo a mettersi in ordine. O Benedetta, (18 anni, molto più bella del papà) che metodica e precisa non si lascia scappare niente delle piccole cose da aggiustare e correggere che le capitano sotto gli occhi. Oppure Vittorio, sei anni e un pony fantastico: si chiama Cacao, ha lo stesso colore della Nutella e quando vede i bambini a quattro zampe in mezzo al maneggio che simulano il trotto lascia la fila dei colleghi equini e si mette dietro i bimbi, al trotto pure lui guardandoli tutto soddisfatto. E poi la ripresa dei piccoli, ancora Vittorio mentre risponde alle domande di Manuela (“Quanti bipedi ha un cavallo?”), la sua vocina sottile elenca tutti e sei questi benedetti bipedi, è attento, si impegna e ha voglia di farlo. E mi fa venire in mente che forse il primo passo per diventare un Istruttore è proprio questo: essere un buon allievo.
Maria Cristina Magri
La Mandria
Cento ettari di proprietà per cinquanta anni dedicati ai cavalli e all’equitazione: creata negli anni cinquanta, la Mandria mantiene il tono sul quale l’aveva accordata Davide Felice Aondio. Serietà, lavoro, attenzione e sani principi sono i fondamentali sui quali lo staff didattico del centro non transige. Marco Aondio (figlio di Davide Felice, mancato pochi anni fa) e sua moglie Cristiana, Manuela, Francesco e l’ultima arrivata, Alice, hanno tutti lo stesso obiettivo: insegnare come si diventa gente di cavalli, ponendo l’accento sull’importanza di ascoltare il cavallo.
Chi è Federico Cascinelli:
Mi chiamo Federico, sono nato a Milano trentasette anni fa in una fredda notte di gennaio.
Da circa dieci anni mi occupo di computer grafica. Con un inizio piuttosto lento ed effettivamente molto in ritardo rispetto la media, ho studiato e mi sono costruito una professione ed una professionalità che mi hanno portato una grande soddisfazione personale. Negli ultimi quattro anni ho avuto l’opportunità di lavorare all’estero partecipando a produzioni hollywoodiane maggiori come “La Fabbrica del Cioccolato” di Tim Burton, il quarto episodio della saga di “Harry Potter”, il terzo capitolo di “X-MEN” ed altri. Quello dell’animatore è un mestiere difficile nel nostro bel paese, dove ancora si fa fatica a spiegare che tipo lavoro sia: per citare la definizione di un amico e collega: “Come faccio a spiegare a mia madre che fare l’animatore non vuol dire far giocare i bambini sulla spiaggia?”.
Style.it e Daily Patrizia.
Ho conosciuto (in modo abbastanza tempestoso) una ragazza che a prima vista mi sembrava una delle tante vanitose superficiali che abbondano sulle riviste di moda, Patrizia. Discutendo con lei mi sono resa conto che sarà anche bionda, sarà anche frou-frou e avrà anche un cognome molto ingombrante ma si tratta di una persona gentile, educata, simpatica e affettuosa: di cuore, si sarebbe detto una volta. La community dove sino a poche ore fa teneva uno dei più seguiti e vivaci blog, Style.it, a seguito di una gestione a mio avviso molto curiosa ha perso non solo Pat ma anche un bel numero di utenti che per protesta e in segno di solidarietà abbandoneranno Style.it: me compresa.
domenica 17 maggio 2009
Definizione: è una parola che comincia per S e finisce per ONZO
Sabato sono andata a trovare alcuni amici a Reggio, fiera del cavallo americano: niente lavoro solo il piacere di fare due chiacchiere di cavalli. Mentre passeggiamo tra gli stands ci si ferma a salutare un conoscente degli amici, editore di una rivista di pubblicità commerciali a tema equestre. Subito non capisco la rigidezza, che vuol dire quel "Eh ma siete rivali...." buttato lì da non so chi, io preciso "Ma sono due settori del tutto diversi, non c'è assolutamente rivalità". E la signora, gentile e intelligente, annuisce.
Ma il tizio della battuta non demorde, mentre mi allontano lo rifà "Ehi ma attento a portartela in giro, chissà che budget....". Subito francamente non capisco. Budget? rispondo perplessa "Prego? io sono autonoma, non ho bisogno del budget di nessuno". Poi capisco: quel "signore" visto che il suo giornaletto pubblica soltanto pubblicità e falsi articoli che non sono altro che pubblicità occulta, pensa che anche gli altri lavoriuno con lo stesso suo metodo e si facciano pagare quando vanno a fare un servizio da qualcuno.
Mi spiace non essere tornata indietro e non averglielo detto in faccia, se non altro perchè mi sarei sfogata: io quando faccio un servizio su qualcuno lo faccio esclusivamente perchè penso che sia qualcuno o qualcosa di interessante da raccontare, e per il lavoro mi paga il mio giornale. E basta.
Ma chi male fa, male pensa.
Ai lettori decidere poi quanto è onesto e credibile un servizio fatto su pagamento del protagonista. Ma che brutta gente c'è al mondo?
sabato 16 maggio 2009
Architettura dipinta

Che ho degli amici un po' strani oramai lo sapete, visto che tanto tanto normale non sono neppure io: come Elena, una bolognese con la contrada della Selva nel cuore. E' architetto e si è laureata con una tesi sulle facciate dipinte dei palazzi di Siena...o qualcosa del genere, comunque è affascinante osservare meglio questi trompe-l'oeil. Nel tempo libero la ragazza sbandiera per qualche felsineo rione, ma francamente non so quale. Mi sa che mi toccherà offrirle un gotto la prossima volta che ci si vede dai frati, i nostri albergatori preferiti! qui trovate il suo Blog, Architetturadipinta.
venerdì 15 maggio 2009
Il cuore dell'Abruzzo continua a battere.
L'altro giorno a Padova, in mezzo a quelle meraviglie che sono i Cavalli Agricoli da Tiro Pesante Rapido ho incontrato una ragazza, Annalisa: piccolina, poco chiacchiere ma così gentile e con dei riccioli neri che le invidio di tutto cuore, mannaggia ai miei spinaci da testa senza forma nè costrutto.
E' dell'Aquila, la sua casa è a pezzi ma lei c'è.
Da oggi la ospito qui sul mio blog, perchè credo che sia importante ascoltare la voce degli aquilani e non solo di quelli che vedono le cose "da fuori".
Un cuore anche se spezzato continua comunque a battere.
Son passate soltanto due settimane da quella scossa allucinante delle 03.32 che passerà alla storia per aver letteralmente messo in ginocchio un’intera città e già sembriamo esserci abituati a questo stato di cose.
Voci, congetture, valutazioni, indagini, interpretazioni arbitrarie e variegate di notizie flashate qua e là sui giornali giustamente, non so, per fare notizia, come sempre del resto.
La verità, immagino io , è tutt’altra.
Parlando al telefono con tutti quelli che chiamano ogni giorno per sincerarsi delle nostre condizioni psico- fisiche… più psichiche però a questo punto del dramma, intuisco come dal di fuori venga percepita una realtà non propriamente attinente al vero. L’Aquila, il centro storico, L’Aquila “bbella mè”, quella che mia nonna avrebbe definito “L’Aquila dentro le mura” è distrutta, come in un ritratto di un bombardamento d’altri tempi. Cultura, storia, ricordi, quel mix di elementi di cui ogni vicolo era intriso e che faceva sì che la città si promuovesse da sola per quel che rappresenta nella storia, nonostante lasciata a se stessa da anni da amministrazioni che si commentano da sè. Diciamolo, tutti, ad alta voce in primis perché è la verità assoluta, in secondo luogo come auspicio affinché non si ripeta.
La storia non insegna, speriamo che stavolta faccia
un’eccezione.
Adesso il problema, quello reale. Non avevo nemmeno sentito le scosse di preavviso di quella sera. Mi son svegliata di botto alle 3.32 di quel lunedì notte, il corridoio di casa è esploso, le porte non si aprivano per i calcinacci sul pavimento, le finestre spaccate a metà, i tramezzi crollati, i mobili spostati, qualcuno a terra, i televisori sbalzati fuori dagli incassi, un rumore assordante ha accompagnato tutta la fuga. Il primo pensiero a mio cugino e alla sua famiglia che abitano in centro (salvi per miracolo, apprenderò dopo). Dal momento in cui ho sbarrato gli occhi ho fatto in tempo ad infilarmi le scarpe al volo, prendere un giubbotto, recuperare il cane, tornare indietro per prendere il guinzaglio, scendere due rampe di scale… la terra ancora tremava.
Questa è la verita, nuda e cruda, non è una polemica.
Neppure Spiderman avrebbe fatto tante cose in venti secondi. Io non sono Spiderman, quindi non erano venti secondi.
Son passate soltanto due settimane da quella scossa allucinante delle 03.32 che passerà alla storia per aver letteralmente messo in ginocchio un’intera città e già sembriamo esserci abituati a questo stato di cose.
Voci, congetture, valutazioni, indagini, interpretazioni arbitrarie e variegate di notizie flashate qua e là sui giornali giustamente, non so, per fare notizia, come sempre del resto.
La verità, immagino io , è tutt’altra.
Parlando al telefono con tutti quelli che chiamano ogni giorno per sincerarsi delle nostre condizioni psico- fisiche… più psichiche però a questo punto del dramma, intuisco come dal di fuori venga percepita una realtà non propriamente attinente al vero. L’Aquila, il centro storico, L’Aquila “bbella mè”, quella che mia nonna avrebbe definito “L’Aquila dentro le mura” è distrutta, come in un ritratto di un bombardamento d’altri tempi. Cultura, storia, ricordi, quel mix di elementi di cui ogni vicolo era intriso e che faceva sì che la città si promuovesse da sola per quel che rappresenta nella storia, nonostante lasciata a se stessa da anni da amministrazioni che si commentano da sè. Diciamolo, tutti, ad alta voce in primis perché è la verità assoluta, in secondo luogo come auspicio affinché non si ripeta.
La storia non insegna, speriamo che stavolta faccia
un’eccezione.
Adesso il problema, quello reale. Non avevo nemmeno sentito le scosse di preavviso di quella sera. Mi son svegliata di botto alle 3.32 di quel lunedì notte, il corridoio di casa è esploso, le porte non si aprivano per i calcinacci sul pavimento, le finestre spaccate a metà, i tramezzi crollati, i mobili spostati, qualcuno a terra, i televisori sbalzati fuori dagli incassi, un rumore assordante ha accompagnato tutta la fuga. Il primo pensiero a mio cugino e alla sua famiglia che abitano in centro (salvi per miracolo, apprenderò dopo). Dal momento in cui ho sbarrato gli occhi ho fatto in tempo ad infilarmi le scarpe al volo, prendere un giubbotto, recuperare il cane, tornare indietro per prendere il guinzaglio, scendere due rampe di scale… la terra ancora tremava.
Questa è la verita, nuda e cruda, non è una polemica.
Neppure Spiderman avrebbe fatto tante cose in venti secondi. Io non sono Spiderman, quindi non erano venti secondi.
Le scene di disperazione ve le risparmio, perché non ci sono state. BRAVI TUTTI, una popolazione davvero esemplare.
Una volta in auto, inizia il circo mediatico. La prima stazione radio che ho trovato, mi sembra Radio24, esordisce così: una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.7 della durata di circa 37 secondi ha devastato la città dell’Aquila, intervistato un ricercatore dell’istituto di fisica nucleare del Gran Sasso, a supporto della notizia. Questo il messaggio unanime di tutte le stazioni
per le prime due ore di notizie dal terremoto.
per le prime due ore di notizie dal terremoto.
Finalmente è l’alba, sono ancora in pigiama, fa un freddo allucinante, nelle facce lo sgomento. Nessuno si capacita della situazione. La radio e la Tv raccontano la stessa scossa come di magnitudo 5.8 e della durata di venti secondi circa.
Mi sono domandata il perché di questa variazione per quindici giorni. In principio ho pensato alla necessità di non voler accrescere il panico. Poi ho capito che queste son motivazioni troppo nobili e che la variazione di cui sopra naturalmente era dovuta alla percentuale da destinare ai rimborsi relativi alla ricostruzione, che cambia sensibilmente dal 33% al 100% a seconda che la scossa risulti inferiore o superiore alla magnitudo 6. Persino sui siti ufficiali son stati modificati i dati dall’evento ad oggi. Se non l’hai vissuto, non lo puoi capire e pertanto ci “azzuppano” come si dice in dialetto.
CHE VERGOGNA!
Ieri un’altra fantastica scoperta: son stata a fare un giretto a San Giuliano, quel polmone verde che si trova a ridosso della città, per andare a vedere se l’eremo del Beato Vincenzo, incassato nella roccia avesse subito danni. L’eremo sta bene, in compenso sul sentiero che si deve percorrere per arrivarci, si è aperta una voragine impressionante, peraltro monitorata (vedi foto) che prosegue nella terra da un lato fino ai quartieri di san Sisto e Santa Barbara (gravemente colpiti) dall’altro va verso fonte Cascio, alla base di Monte Pettino, da sempre monitorato da sismografi in quanto considerata faglia storica, che per anni non mi avevano mai
insospettita.
Io sono Aquilana da tante generazioni, non ho pensato nemmeno per un momento dal sisma ad oggi di andar via da questo posto nel quale mi rispecchio anche dal punto di vista caratteriale, mi chiedo solo, da cittadino la cui casa è andata distrutta, così come l’attività professionale, così come quelle di gran parte della popolazione, se la direzione che stiamo imboccando è quella della risalita o quella del baratro.
TUTTO QUA, in realtà credo sia legittimo.
Non abbiamo bisogno dell’elemosina ma del supporto, ci interessa che ci venga data l’occasione per ripartire dignitosamente come abbiamo sempre fatto; non ci interessa, almeno a me, dover assistere a processi interminabili che non ci ridaranno i nostri cari e tanto meno le sicurezze che avevano prima, per una volta mi piacerebbe che la giustizia facesse il suo corso non perché adesso occorre fare spettacolo, ma perché è giusto che sia così (in un paese che stando alla storia dovrebbe essere la culla del diritto), velocemente, in maniera esemplare e senza troppi riflettori. Lo scarica-barile tra industria e politica potrebbe essere anche peggio dell’effetto boomerang. Lo scrivo prima, per scaramanzia, spero a breve di dovermi ricredere.
Giustizia e Giustezza per una volta dovrebbero essere il punto di partenza, non quello di arrivo. Ci piacerebbe non dover diventare la gallina dalle uova d’oro della penisola, gradiremmo che chi può si mettesse una mano sulla coscienza per far sì che le speculazioni di tutti i tipi (già in atto dal primo giorno) venissero punite severamente. Vorremmo poter ripartire subito, sicuramente con sacrificio ma con grande coraggio, a testa alta.
Infine un appello agli AQUILANI TUTTI e che nessuno si offenda.
L’Aquila ha una provincia assai estesa. Tuttavia il centro del dramma è la città, nel senso stretto. Sono stati allestiti un’infinità di campi tenda anche nei paesi limitrofi, chiaramente a rischio sismico, sebbene toccati solo marginalmente dall’evento tellurico.
Tutti pensano di essere gravemente colpiti, in realtà non è così. Chi non è fuggito,
scansando le macerie probabilmente non lo può capire. Fidatevi.
Premesso che capisco la paura la preghiera è questa:
dimostriamoci TUTTI all’altezza morale della situazione.
Mi sono domandata il perché di questa variazione per quindici giorni. In principio ho pensato alla necessità di non voler accrescere il panico. Poi ho capito che queste son motivazioni troppo nobili e che la variazione di cui sopra naturalmente era dovuta alla percentuale da destinare ai rimborsi relativi alla ricostruzione, che cambia sensibilmente dal 33% al 100% a seconda che la scossa risulti inferiore o superiore alla magnitudo 6. Persino sui siti ufficiali son stati modificati i dati dall’evento ad oggi. Se non l’hai vissuto, non lo puoi capire e pertanto ci “azzuppano” come si dice in dialetto.
CHE VERGOGNA!
Ieri un’altra fantastica scoperta: son stata a fare un giretto a San Giuliano, quel polmone verde che si trova a ridosso della città, per andare a vedere se l’eremo del Beato Vincenzo, incassato nella roccia avesse subito danni. L’eremo sta bene, in compenso sul sentiero che si deve percorrere per arrivarci, si è aperta una voragine impressionante, peraltro monitorata (vedi foto) che prosegue nella terra da un lato fino ai quartieri di san Sisto e Santa Barbara (gravemente colpiti) dall’altro va verso fonte Cascio, alla base di Monte Pettino, da sempre monitorato da sismografi in quanto considerata faglia storica, che per anni non mi avevano mai
insospettita.
Io sono Aquilana da tante generazioni, non ho pensato nemmeno per un momento dal sisma ad oggi di andar via da questo posto nel quale mi rispecchio anche dal punto di vista caratteriale, mi chiedo solo, da cittadino la cui casa è andata distrutta, così come l’attività professionale, così come quelle di gran parte della popolazione, se la direzione che stiamo imboccando è quella della risalita o quella del baratro.
TUTTO QUA, in realtà credo sia legittimo.
Non abbiamo bisogno dell’elemosina ma del supporto, ci interessa che ci venga data l’occasione per ripartire dignitosamente come abbiamo sempre fatto; non ci interessa, almeno a me, dover assistere a processi interminabili che non ci ridaranno i nostri cari e tanto meno le sicurezze che avevano prima, per una volta mi piacerebbe che la giustizia facesse il suo corso non perché adesso occorre fare spettacolo, ma perché è giusto che sia così (in un paese che stando alla storia dovrebbe essere la culla del diritto), velocemente, in maniera esemplare e senza troppi riflettori. Lo scarica-barile tra industria e politica potrebbe essere anche peggio dell’effetto boomerang. Lo scrivo prima, per scaramanzia, spero a breve di dovermi ricredere.
Giustizia e Giustezza per una volta dovrebbero essere il punto di partenza, non quello di arrivo. Ci piacerebbe non dover diventare la gallina dalle uova d’oro della penisola, gradiremmo che chi può si mettesse una mano sulla coscienza per far sì che le speculazioni di tutti i tipi (già in atto dal primo giorno) venissero punite severamente. Vorremmo poter ripartire subito, sicuramente con sacrificio ma con grande coraggio, a testa alta.
Infine un appello agli AQUILANI TUTTI e che nessuno si offenda.
L’Aquila ha una provincia assai estesa. Tuttavia il centro del dramma è la città, nel senso stretto. Sono stati allestiti un’infinità di campi tenda anche nei paesi limitrofi, chiaramente a rischio sismico, sebbene toccati solo marginalmente dall’evento tellurico.
Tutti pensano di essere gravemente colpiti, in realtà non è così. Chi non è fuggito,
scansando le macerie probabilmente non lo può capire. Fidatevi.
Premesso che capisco la paura la preghiera è questa:
dimostriamoci TUTTI all’altezza morale della situazione.
Cerchiamo di NON approfittarci delle risorse offerte, dirottiamo anche individualmente verso chi ha più bisogno, cerchiamo di non gravare sulla comunità, assecondando il “business” degli aiuti (che è un meccanismo deleterio) impegniamoci TUTTI affinché quel po’ di benessere che ci viene
somministrato sia per chi ne ha realmente l’esigenza, non foss’altro perché nelle società
civili è così che dovrebbe essere.
somministrato sia per chi ne ha realmente l’esigenza, non foss’altro perché nelle società
civili è così che dovrebbe essere.
NOI NON CROLLIAMO, NE’ ORA NE’ MAI!
Grazie,
Annalisa Parisi
martedì 12 maggio 2009
Motivazioni.
Chiacchiere in maneggio con una signora che conosco da anni, incontrata per caso durante uno dei miei giri qua e là: cavaliera di buon livello, mamma affettuosa di una ragazzina adorabile che da quando era alta come uno stivale non sogna altro che di montare a cavallo, ancora me la ricordo quando cadeva giù da un cavallo troppo grande per lei e rimontava senza fare un plissé e con l'espressione tosta di una che non si farà certo smontare da un sogno per via di una sgroppata d'allegria. La ragazzina è cresciuta ed è diventata una ragazzona, il vecchio pony non serve più e si è già fatta una serie di cavalli esperti, quest'ultimo compreso: un cavallo olandese pagato 60.000 euro, chiaramente già zoppo stronco, acquistato dal cavalierone-commerciante di fiducia "Perchè se non vince qualche volta che soddisfazione può avere?".
Ecco io una frase così' non me la aspettavo, non da quella mamma: perchè per quella ragazzina era una soddisfazione anche soltanto il suo pony, era ed è veramente una appassionata pura. Lei avrebbe preso volentieri un puledro da tirarsi su, ma la mamma la vuole vedere vincere e allora lascia perdere il cavallo giovane, e via con il solito giro. Perchè "se non vince non ha soddisfazione", e lei che è sua madre ed era una che montava ma si è dimenticata che la soddisfazione è anche soltanto montare a cavallo, del tutto indipendentemente dal risultato?
Mio figlio nuota sei giorni alla settimana, fa una fatica da bestia e se gli va molto ma molto bene arriva quinto, sesto alle gare ed è contento e felice e motivato a continuare gli allenamenti se si migliora, se fa un po' meglio del suo tempo. Altro che vincere e perchè non dovrebbe essere così anche per chi monta a cavallo? che già da solo è un regalo, un premio, una gioia.
No, "Deve vincere sennò che soddisfazione c'è?" e allora compra il supercavallone, mammina cara, che così la pargoletta vince.
Se questa è la base dell'equitazione siamo veramente messi molto male, ma molto male: e non è certo il caso peggiore che si può trovare.
Vi verrebbe da dire "Almeno tuo figlio nuota, lì non ci sono questi problemi..." e invece no perchè la sua Federazione s'è venduta al prezzo di un costumone, e adesso anche chi passa la vita a clorarsi in piscina ha l'arma del ricco a disposizione, il supercostumone che se ce l'hai galleggi e se non ce l'hai ciccia. Ma dico io, come si fa ad essere così cretini da trovare il modo di inquinare anche uno sport che era fortunatamente così oggettivo e matematico e preciso - tu contro gli altri e basta e vince chi va più veloce. No, adesso c'è qualcosa che ti può aiutare ad essere più veloce di chi non ha i soldi per comprarsi il costumone.
Si potrebbero dare "all'ippica" anche questi genii del nuoto gommato, adesso che ci penso: dovrebbero capirsi piuttosto bene.
mercoledì 6 maggio 2009
lunedì 4 maggio 2009
domenica 3 maggio 2009
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Copiato da Ippe, troppo carino! What breed of horse are you? Find out!






