giovedì 25 marzo 2010

13 agosto 1465

Una biccherna del 1460


Da un famiglio dei barbareschi del marchese di Ferrara al suo Excellentissimo Signore, Borso d'Este


"Illustrissimo mio Signore, questa  per dire a  la Vostra Excelentia come al corso de Siena se sono rincontrati questi cavagli, cioè duoi del marchese de Mantova, duoi del signor de M., uno del signore de Piombino, uno del cardinale de colonna, uno del conte carlo da Montone, et uno de Alexandro de M. et quelo dela Vostra Signoria fu secondo et se no fusse stato che lo Memellino ebbe uno grandissimo avantaggio alle mosse, il nostro seria stato primo".

Soddisfazioni.












Ho finalmente capito che a Ferrara nel 1555 uno scudo d'oro valeva 3 soldi e 13 marchesine: impagabile!

lunedì 22 marzo 2010

Seconda Chance

Anche il maggiore Claudio Agnesio ed i Purosangue hanno riscosso un ottimo successo...qui non posso mettervi le foto di Gino Perin (quelle le trovate solo su Cavallo Magazine!), ma eccolo con Blue Gris (altra "bistecca" scartata dagli ippodromi) ad un cross della Società di Caccia Gonzaga-Estense.

domenica 21 marzo 2010

Ancora Vito

A grande richiesta, un'altra foto di Cavallo Agricolo Italiano da tiro pesante rapido: non ha un delizioso movimento di anteriori, per la sua mole? per gli appassionate di TPR: su Cavallo Magazine di questo mese la storia di Alì raccontata dal prof. Lorenzo Crise.
Non perdetevela!
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giovedì 18 marzo 2010

TPR: cos'è?

  
La fotografia non è il massimo, ma si vede Vito, stallone CAITPR di sei anni (proprietario Renzo Alberti, di Asiago) al trotto...come vorrei farvi sentire sotto i piedi il terreno che rimbomba, ma non so come fare!


I Cavalli Agricoli da tiro pesante rapido (per gli amci: TPR)sono degli esseri meravigliosi creati in Italia dagli anni venti del secolo scorso per sopperire alla mancanza di una razza autoctona da tiro pesante rapido, per l'appunto. Per tiro pesante e rapido si intendeva principalmente quello delle artiglierie da campo, allora ippotrainate: la guerra si era capito di non farla più in trincea, erano ancora di là da venire motori abbastanza affidabili per rapidi spostamenti su campo aperto (terra e fango, che le battaglie difficilmente si fanno su piazze e strade...) e allora nel ventennio ebbero l'idea di fare un cavallo che fosse in grado di spostare robe pesantissime (come i cannoni) molto velocemente. Quindi dovea essere massiccio, potente ma con andature brillanti e molto rilevate, per non avere problemi sul terreno pesante. E incrociando varie razze, nazionali e non (Norfolk-bretone  con derivati Hackney, Percheron, Bretoni ed Ardennesi i più utilizzati) fecero questo splendore: per l'esattezza l'opera si potè considerare perfetta giusto giusto attorno agli anni della seconda guerra mondiale. Peccato che mentre noi facevamo il TPR da altre parti si fossero concentrati su Panzer, Shermann e cosucce del genere.
Dopo la II WW venne destinato alle bistecche, la sua massa potente era ideale per produrne in quantità industriali.
Adesso spero che diventino tutti cavalli da attacchi, sono bellissimi e adorabili e gentili e impressionanti e dolci e vederli trottare ti fa male al cuore dal gran che son belli.
p.s.: Grazie Barbara, adoro rispondere a questo genere di domande.

mercoledì 17 marzo 2010

Lo stallone nella neve...

















....o le stagioni di Uragan, o il bosco dei Tiro Pesante Rapido: insomma scegliete voi quale libro di Rigoni Stern vi piace di più, poi magari leggetevi questo raccontino di una giornata che ho passato ad Asiago coi Cavalli Agricoli da Tiro Pesante Rapido e la loro gente.


Lo stallone nella neve
di Maria Cristina Magri
Impossibile salire sull’altopiano di Asiago e non ricordarsi Mario Rigoni Stern e i suoi libri: le sue storie, le sue montagne, i suoi ricordi sono legati ad ogni campanile, ad ogni cima che si vede all’orizzonte da questa piana dolce e dura insieme. Ma questa non è solo terra di montanari e racconti di guerra, Asiago è anche una delle zone tradizionali per l’allevamento del Cavallo Agricolo Italiano da tiro pesante rapido: sono ancora molti gli allevatori della zona che continuano a custodire nelle proprie stalle qualche fattrice di buona linea e puledri prodotti in selezione, e sabato 13 marzo quasi tutti erano all’azienda agricola di Renzo Alberti per godersi la presentazione dei due stalloni che funzioneranno ad Asiago per la prossima stagione di monta, Vito ed Uragan. Vito, di proprietà di Renzo Alberti, è nato nel 2005 da Isard e una figlia di Vinci mentre Uragan è uno stallone dell’ ANACAITPR del 2004, dal mitico Gonzalez e Iria, da Vauban: varietà di sangue e di caratteristiche, ma sempre con un tasso elevato di qualità. Vito è più che imponente ma capace di trasmettere finezza ed eleganza, Uragan promette bene specialmente con fattrici che abbiano già confermati massa muscolare e diametri traversi. Vederli trottare su e giù per la viottola che porta alle scuderie di Renzo è uno spettacolo che conoscete bene – tutta la potenza che sono in grado di sviluppare rimbomba sotto i loro zoccoli e fa tremare la terra, si potrebbe capire quanto sono ben costruiti anche soltanto ascoltandoli ad occhi chiusi. Ma gli occhi vale la pena tenerli bene aperti perché oggi è una giornata splendida, il sole brilla sulla neve e sarebbe un peccato lasciarsi scappare tutto quello che c’è attorno: i cavalli che si pavoneggiano e si sfidano a suon di nitriti, la gente silenziosa e attenta che ascolta le lezioni sul campo del direttore ANACAITPR, dottor Giuseppe Pigozzi e del giudice di razza Fulvio Rossignoli. Fa bene sentire tutta questa attenzione per dettagli morfologici, genealogie, le ragioni pratiche delle tante, piccole cose di cui sono fatti questi cavalli così grandi. L’importanza di una buona linea dorsale e dell’effetto positivo che ha sulle andature una schiena giustamente lunga, che lasci spazio al movimento degli arti; il perché sia necessaria una bella testa, bene attaccata su di una incollatura corretta per avere la possibilità di produrre puledri con caratteristiche moderne, quelle che li metteranno in condizione di essere anche cavalli capaci di muoversi bene, pronti per essere attaccati con soddisfazione. Cose raffinate, occasioni preziose che non tutte le razze equine “di lusso”, più famose per i loro successi sportivi mettono in calendario per i propri allevatori: quelli di ANACAITPR invece sì, lo fanno. Due ottimi stalloni, tante chiacchiere tra appassionati (presenti anche Cristian Roldo, il nuovo direttore dell’APA Vicenza e Belluno e Aldo Bolla, tecnico della sezione equini dell’APA di Treviso, Vicenza e Padova), una giornata piacevole tra gente con cui si trovano tante cose in comune e viziati dalle ghiottonerie preparate da Mirca Alberti: non vediamo l’ora di partecipare alla prossima presentazione, per tutti i TPR!


Grazie!

Santapaletta, guardate qua: una recensione per Cantalupo Appunti & Spunti!
L'ho trovata casualmente, facendo il mio solito giro nel programma che mi da le statisctiche di accesso al blog (prassi molto istruttiva, ve la consiglio per capire meglio come rendere interessante la vostra pagina web).
Grazie dei complimenti, di cuore!

lunedì 15 marzo 2010

Un alpino Purosangue

Cari amici,
sul numero di Cavallo Magazine da oggi in edicola potrete leggere un mio articolo su Claudio Agnesio, (la mia "coscienza equestre", come lui brontola  ogni volta minacciosamente al telefono) e i suoi PSI. 
Per motivi di spazio l'articolo che ho mandato in redazione è stato tagliato, ve lo metto qui nella versione integrale: buona lettura!

Un Alpino Purosangue
Testo di Maria Cristina Magri, foto di Gino Perin 
Dalle stelle alle stalle, si dice quando qualcuno cade da un piedistallo di gloria e si ritrova tra i comuni mortali perdendo fortuna e possibilità. Capita a tanti uomini e  anche a tanti cavalli: basta un incidente e non servi più. Prendete un Purosangue, ad esempio: se  per qualunque motivo non può correre (diminuzione del personale galoppante per le scuderie in crisi, acciacchi di salute o semplice incapacità di fare i tempi),  sappiamo bene quale è la sua destinazione più probabile: il macello. Una situazione disperata in cui vengono a trovarsi tanti cavalli ogni anno: e quando la situazione è disperata chi è che arriva a darti una mano? Gli alpini, ovviamente: anzi in questo caso un maggiore degli alpini della riserva,  Claudio Agnesio, istruttore di equitazione  che di PSI (Purosangue Inglese, come lo chiamiamo in Italia) se ne intende: i cavalli della sua scuderia sono tutti soggetti usciti dalla porta di servizio di qualche ippodromo che invece di prendere la strada del macello sono arrivati al suo centro ippico; siamo andati a trovarlo a Moglia, provincia di Mantova, per farceli raccontare.
E’ cominciata la ripresa del pomeriggio, ci mettiamo in un angolo per non disturbare la lezione e  scambiamo qualche battuta con Claudio: «Visto quante bistecche? questi qui dovevano finire tutti in macelleria, erano scarti di pista» ci dice ridendo, e noi ce li mangiamo con gli occhi questi  scarti che sono in tutta evidenza signori Cavalli, di quelli con la C maiuscola. Fini, elastici, gambe esili e asciutte, la pelle sottile e il mantello di seta li dichiarano subito per quel che sono: Purosangue. «Erano tutti cavalli che non facevano i tempi o che si erano infortunati, venivano venduti a prezzo da carne. Ma le magagne gravi per chi corre in pista sono di solito ininfluenti per un normale cavallo da sella,  sottoposto a sollecitazioni infinitamente minori» ci spiega Claudio «e i PSI, selezionati per resistere all’impegno estremo delle corse, sono praticamente indistruttibili in maneggio». E non è soltanto un modo di dire visto che sulla pista stanno galoppando pieni di verve anche Roseg e Serena Grandi, rispettivamente 27 e 19 anni magnificamente portati.
E’  bello stare qui ad ammirarli e sentire, resa viva da loro, tutta la storia che si portano dentro: la finezza della loro pelle ereditata dagli antenati orientali corrisponde ad una spiccata sensibilità agli aiuti, guardandoli svolgere il loro lavoro sugli ostacoli salta agli occhi la leggerezza che il PSI trasmette necessariamente al suo cavaliere. Con loro c’è da dimenticarsi la fatica di spingere un pigrone in avanti a forza di gambe, anche perché difficilmente si corre il rischio di opacizzare la risposta di un PSI a qualsiasi aiuto troppo ripetuto. Con loro basta un sussurro e la risposta arriva pronta, non c’è mai bisogno di “urlare” e la voglia di qualche cavaliere grossolano di insistere troppo con speroni e mani verrebbe ridimensionata in fretta dalla reattività del loro sangue, caldo per antonomasia.
Cavalli difficili dunque? «No, soltanto cavalli che hanno bisogno di dimenticare lo stress della loro vita precedente. Quando arrivano sono come molle, troppo tirati sia fisicamente che psicologicamente e la prima cosa da fare è metterli almeno un paio di mesi al prato: così migliorano sia di testa che di gambe, nel caso siano stati scartati per qualche acciacco. Nel galoppo cominciano a montarli a due anni e fino a che non smettono sono sotto pressione. Dopo questa pausa di rigenerazione sono pronti per essere messi in lavoro e in poco tempo li metti in condizione di fare quello che vuoi, dal salto ostacoli al dressage alle passeggiate: sono i miei preferiti proprio per la loro flessibilità, la loro capacità di dare il massimo in qualunque disciplina. Negli ultimi dieci anni poi è molto migliorato il carattere dei cavalli reduci dalle piste perché, anche nel mondo dell’ippica, hanno capito che si lavora meglio con un cavallo sereno. Una volta li facevano arrabbiare, li volevano cattivi  così in corsa si scaricavano nella velocità: adesso hanno cambiato metodo e i cavalli sono molto più gentili, senza le difese che si potevano trovare in qualche soggetto che rimaneva un po’ delicato da gestire».
Gli allievi di Claudio hanno terminato il lavoro di oggi provando gli ostacoli del cross  nel pioppeto a fianco del maneggio; una volta smontati tutti in scuderia a togliere le selle, docciare le gambe ai cavalli e poi via, al prato. E’ sempre una sensazione un po’ speciale rendersi conto che ognuno di questi soggetti è il prodotto di tre secoli di selezione durissima fatta «dal palo d’arrivo delle corse» come diceva Federico Tesio, il Mago della Razza Dormello-Olgiata: chi non è abbastanza forte e veloce viene scartato e non entra in razza. Una selezione esclusivamente funzionale, protratta per secoli all’interno di un gruppo definito di soggetti senza nessuna immissione di sangue esterno porta a prodotti del tutto eccezionali. Anche l’ultimo degli scarti di pista discende da cavalli che hanno fatto la storia del galoppo: forse sarà meno veloce di altri, ma rimane un Purosangue Inglese, un cavallo nobile non solo per lignaggio ma anche per qualità, mezzi, cuore e che possiamo fare nostro per pochissimi euro in ogni ippodromo. Un principe di cavallo al prezzo di un ranocchio, e non serve nemmeno una bella ragazza che lo baci per trasformarlo: basta qualcuno che lo prenda con sé e lo salvi dal macello. 

Per saperne di più:
Federico Tesio, Purosangue animale da esperimento – Hoepli, 1984
Luigi Gianoli, Il Purosangue – Edizioni Equestri, 1991
Un Forum tutto dedicato ai Purosangue “riciclati” e ai loro fans: http://purosangueinglese.forumup.it



Breve storia del PSI:
E’ figlio dell’Inghilterra e della passione degli inglesi per le corse: la prima di cui si ha notizia vicino a Londra è del 1074, e già dal 1600 gli allevatori britannici cominciarono a migliorare la resistenza dei loro piccoli e scatenatissimi cavalli hobby incrociando le  migliori fattrici con stalloni turchi, berberi e arabi importati dall’Oriente. Fondamentale in questo senso il lavoro di Sir James Darcy, che Carlo II nomina Maestro degli Allevamenti nel 1660.  Proprietario di una grande scuderia da corsa e fine intenditore di cavalli oltre che suddito fedele, Darcy girerà l’Inghilterra per recuperare tutte le vecchie fattrici di proprietà reale (sequestrate dal parlamento dopo la decapitazione di Carlo I nel 1649) o i loro prodotti e ne organizzerà le monte. Ma è nel 1700, con l’importazione di Darley Arabian, Bayerley Turk e Godolphin Barb che il futuro, britannicissimo Thoroughbred (traduzione letterale dall’inglese: “minuziosamente allevato”) vede davvero la luce: da loro nacquero rispettivamente Eclipse, Herod e Matchem, i capostipiti della razza da cui derivano ancora oggi tutti i soggetti iscritti allo Stud-Book dei purosangue da galoppo, istituito nel 1780. Da allora soltanto i discendenti dei cavalli iscritti in quello Stud-Book  hanno potuto galoppare verso il vero, implacabile selezionatore di questi splendidi atleti: il palo di arrivo che li aspetta alla fine di ogni corsa, e che è il giudice più severo di tutti.
Ex-galoppatori, istruzioni per l’uso:
Devono dimenticare lo stress delle corse quindi prato, prato e ancora prato e  meglio se in compagnia di altri cavalli o magari di un asino, che ha un effetto tranquillizzante sui cugini equini più emozionabili. Solo dopo qualche mese si penserà al lavoro con cui cambiare la sua struttura muscolare che, nel cavallo da galoppo, è esattamente il contrario di quella desiderata in un cavallo ad sella. Gli ex-galoppatori hanno un posteriore molto sviluppato e poca schiena, sono costruiti per andare in avanti e appena usciti dalle piste non hanno flessione, galoppano allegramente a sinistra con la testa a destra; è utile anche lavorarli con la redine abbassatesta Gogue-Margot, visto che si tratta di cavalli di 6-7 anni con tanto lavoro sulle spalle, e non di puledri ancora  da fare. Un po’ di normale lavoro in piano e sui cavalletti che li riequilibri, esercizi ben variati per evitare di annoiarli e poi starà a noi decidere come impiegare tutti i loro splendidi mezzi. Il PSI è l’atleta per eccellenza, con un grande cuore che si esprime in modo particolare sugli ostacoli: lasciamo fare a lui e non ci saranno problemi,  ci regalerà tutto il coraggio che ha imparato in pista. 

Roseg
Grigio nato in Italia nel 1982, aria sofisticata che mica per niente è figlio dell’irlandese Brook (da Nearco) e Roncaglia (da Ribot).  27 anni portati con classe, oggi si lascia montare anche da Silvia, una delle ragazze che fanno riabilitazione equestre ma una volta non era il caso di prendersi troppe confidenze con lui: intero fino  a otto anni perché destinato a fare il riproduttore vista l’ottima genealogia e i risultati in corsa, venne castrato perché ingestibile e quindi venduto. Ce lo racconta proprio Claudio, suo cavaliere e proprietario da quattro lustri: «Gli hanno tirato il collo in pista sino a otto anni: ha vinto anche due Gran Premi in siepi a Merano, e il primo anno che l’ho avuto guadagnava più lui in corsa di me col mio stipendio da tenente. Ma aveva ormai i tendini andati e l’ho dovuto far riposare. Poi ho smesso con le corse in siepi e abbiamo fatto concorsi, completo, categorie D di dressage, tante cacce: mi ha anche un po’ portato in giro ma era bello, splendido e volava sugli ostacoli. Scuderizzato in caserma era il terrore dei palafrenieri, ogni 15 giorni  timbrava qualcuno e una volta a Merano ne ha messo uno all’angolo: se non glielo tiravano via lo avrebbe ucciso, non sopportava di essere toccato in modo meno che garbato». Cose che succedevano tanto tempo fa, come dicevamo: ma intanto  Roseg il Terribile è ancora qui con il suo maggiore e si lascia coccolare da Silvia che, evidentemente, ha tutto il garbo che serve con un raffinatissimo PSI.

Chi è Claudio Agnesio:
nato nel 1958 a Perosa Canavese, provincia di Torino ma  vicina ad Ivrea, città  fondata dai celti che le avevano dato il nome di Ippona, la dea dei cavalli. Da ragazzo montava quelli del nonno, il Cavaliere Domenico Bertasso: ex ufficiale delle Voloire appassionato di galoppo aveva una piccola scuderia ed affidava al nipote i suoi scarti. Con loro Claudio prende il 1° grado e avrebbe potuto ritirare anche il 2° se non si fosse distratto con impegni più seri: dopo la maturità scientifica entra in Accademia Militare a Modena. Ne esce sottotenente degli alpini proprio come desiderava, nonostante ai piani alti  volessero mandarlo in Cavalleria. Nella riserva dal 1999 ha aperto il Circolo Ippico La Rocchetta assieme alla moglie, Margherita. Istruttore di secondo livello della Fise si occupa di vari Enti di promozione sportiva con molta attenzione verso il lavoro coi disabili. Gli è rimasta questa malinconia per i cavalli Purosangue che recupera da Pisa e Merano mettendoli poi in grado di rifarsi una vita.
 

giovedì 4 marzo 2010

Piccolo, spazio....pubblicità! ottimo B&B a Modena.

Se dovete venire a Modena e volete fermarvi in un B&B da leccarsi i baffi, questo è quello giusto: B&B di charme Carducci a Casinalbo di Formigine, due passi da Baggiovara. E' stato arredato come se fosse la casa della proprietaria e non uno spazio per ospiti che vanno e vengono, ogni più piccolo dettaglio pensato, curato e realizzato con estremo gusto.
E per la colazione, preparatevi: sono pronti a viziarvi con le golosità più squisite (anche solo per questo io diventerei volentieri una pigionante in pianta stabile e certamente esaurirei le riserve di marmellata fruttimisti di Cristina!).
Vi ho parlato di questi amici in un vecchio post, se andrete a trovarli conoscerete anche voi la meravigliosa Pirù. Ovviamente gli amici a quattrozampe sono benvenuti.

mercoledì 3 marzo 2010

Norme per la circolazione su strada per i mezzi a trazione animale, yeppa!


      Invitiamo tutti gli appassionati delle redini lunghe a partecipare ad un convegno che si terrà Domenica 7 Marzo 2010  alle ore 10:00 nella sala riunioni del Ristorante “LA TAVOLA” presso l'hotel LA TORRE a Dossobuono di Villafranca (VR) sul tema
      Saranno presenti alcuni esperti che tratteranno diversi argomenti quali:
  • regolamentazione del transito negli articoli del Codice della Strada relatore: ufficiale delle Polizia Stradale;
  • omologazione e targhe delle carrozze relatore: funzionario della Motorizzazione Civile;
  • coperture assicurative, responsabilità civile danni a terzi e responsabilità nei confronti dei trasportati relatore: agente assicurativo della Toro assicurazioni.
      Siamo sicuri che questo incontro permetterà di chiarire i tanti punti oscuri su un argomento molto delicato e sul quale è difficile reperire informazioni certe; i relatori saranno a disposizione dei presenti per fornire chiarimenti e rispondere ad ogni quesito.
      Alla fine dell'incontro sarà possibile pranzare presso il ristorante “LA TAVOLA”. Il costo per il pranzo sarà di € 25,00 a persona mentre sarà richiesto un contributo di € 10,00 ad ogni partecipante per rimborso spese organizzative.
     Indicazioni per raggiungere il ristorante: autostrada uscita Verona Nord prendere la tangenziale per Villafranca e proseguire diritto fino ad arrivare ad una  rotonda e  prendere la prima uscita per Calzoni; avanti 300 metri a destra indicazioni per entrare nel parcheggio del ristorante che si trova all'interno di un vecchio convento ristrutturato.
     Vi aspettiamo numerosi come sempre! 
                                               IL COMITATO AVELA
     Castelguglielmo, 18/02/2010

martedì 2 marzo 2010

Giovanni de' Medici, allevator frustrato.

Hristo Jivkov nel ruolo di Giovanni de’ Medici detto dalle Bande Nere ; il film è “Il mestiere delle armi”  di Ermanno Olmi.

Sono stata ripigliata dalla mia passione per il Rinascimento - ogni tanto ritorna, e mi ci tuffo sempre con entusiasmo. Stamattina parlando dei cavalli di quel periodo m'è tornato in mente un episodio riguardante Giovanni de' Medici, quello dalle Bande Nere. 
Come tantissimi altri anche lui si forniva presso le scuderie di Francesco Gonzaga, marchese di Mantova: erano le più famose d'Europa, con esemplari da corsa e da battaglia e un'aggiornata collezione di stalloni spagnoli, irlandesi, africani, turchi. Il Gonzaga infatti studiava incroci per migliorare i prodotti e intratteneva buone relazioni col Sultano per avere il meglio (tra quelli esportabili...) dei suoi allevamenti.
E Giovanni de' Medici pur di avere un puledro da uno degli stalloni mantovani mandò a Francesco una delle sue cavalle per farla coprire, senza dar troppo peso al fatto che il marchese Francesco aveva ottimi motivi per avercela su con lui e la sua famiglia (papa Leone , zio di Giovanni aveva appena fatto sloggiare sua figlia Elisabetta e il marito da Urbino, e Giovanni stesso aveva partecipato attivamente alla campagna militare contro il povero Francesco Maria della Rovere,  genero del Gonzaga). La faccia tosta di Giovanni venne ripagata dalla finezza del mantovano, che gli rimandò a casa la cavalla illibata scusandosi che "...la cavalla è restia, la razza non è quella che si converrebbe, e non abbiamo uno stallone adatto a lei".

lunedì 1 marzo 2010

Foto di gruppo








La presentazione dello stallone Cavallo Agricolo Italiano da tiro pesante rapido Agadir che, oltre ad essere splendido, è anche etremamente fotogenico!

Piccolo vademecum della monta Islandese

Sempre dallo stesso articolo del n.259 di Cavallo Magazine
 
L’unica strada dell’Islanda è stata terminata nel 1974 e per spostarsi sino a non molto tempo prima c’erano due possibilità: a piedi o con un cavallo Islandese. Facile capire quindi come nei secoli si sia sviluppata una monta adatta a lunghi percorsi su terreno difficile, fatta ad immagine e somiglianza della gente e dei cavalli che abitano questa isola. Il cavaliere è staffato lungo, seduto profondamente nella sella e l’imboccatura è tradizionalmente un filetto con cannone spezzato in tre parti; in Islanda si insegna al cavallo a muoversi appena il cavaliere è in arcione e per montare occorre mettersi di fianco al cavallo in direzione di marcia, le redini alla mano come se fossimo già in sella e pronti ad assecondarne il passo una volta montati; la testiera islandese non ha sottogola, la capezzina è separata e va montata chiudendola sopra i montanti del filetto, le redini sono collegate all’anello del filetto tramite un moschettone. La sella islandese ha cuscini molto larghi e i quartieri che scendono verticalmente, un po’ come nelle selle da dressage e va appoggiata sul dorso del cavallo più indietro di quanto siamo abituati noi, almeno due palmi dal gomito al sottopancia. Le staffe, larghe e sagomate per facilitare l’uscita del piede in caso di caduta hanno l’asola per lo staffile posta di taglio, così che anche senza piede appoggiato sulla panca la staffa rimane in posizione, facile da riprendere al volo. La paletta bassa e ampia della sella asseconda la seduta del cavaliere durante il tölt, quando occorre riunire il cavallo e sedersi “sulle proprie tasche” per lasciarlo impegnare il posteriore ed esprimere in avanti tutta la sua sorprendente energia.

Dodici piccoli islandesi…più uno

Ho visto che state cercando informazioni sui cavalli Islandesi, quindi vi posto un mio articolo uscito su Cavallo Magazine nel giugno 2008, con le fotografie di Carlo Valentini.
Buona lettura!



L’idea  parte da una discussione  intavolata in Internet sul Forum de “Il Cavallo”: quante  andature possono avere i nostri amici a quattro zoccoli? Passo, trotto, galoppo, ambio e poi  tölt, ma nessuno sa bene come sia questa  marcia in più degli esotici cavalli Islandesi. Le informazioni trovate qua e là si diffondono sull’ambio (un trotto per bipedi laterali) ma  non sul famigerato tölt; la curiosità aumenta, si deve constatare di persona. Complice la voglia di trovarsi  dal vivo  la gita è presto organizzata, e sei  curiosissime amazzoni ai primi di aprile si ritrovano in quel di San Gimignano, alla Fattoria Voltrona. Qui Johanna Bergman, giovane signora svedese che ha lavorato per anni con i trottatori, ha portato dodici cavalli Islandesi più uno che è in prestito, e quindi non si somma al totale. Perché Johanna sarà anche svedese ma la scaramanzia è internazionale, e per quanto i ferri di cavallo abbondino in ogni scuderia è buona cosa essere prudenti. La ponderatezza è parte integrante della natura di Johanna: non si lascia scomporre dalla confusione provocata dal nostro gruppetto che sembra appena evaso da un Pony Club e  ci studia senza dare nell’occhio, prima di assegnare ad ognuna il cavallo più adatto. Sara su Artilli, Ludovica con Djaukni, Elisa e Twistyn , Alessandra con Sörtli, chi scrive per voi su Geysir e l’altra Sara con Blesi: tutte (o quasi, ohibò)  attorno ai vent’anni e con esperienze diverse nel mondo dell’equitazione, dalla monta western a quella classica  all’endurance e tutte  ammalate di cavalli, quel genere di patologia che ti fa stare sopra o attorno  ad un equino appena puoi, e se non puoi ne parli e se non puoi nemmeno parlarne cerchi qualcosa da leggere sull’argomento. Ma stavolta la ricerca è sul campo e finalmente gli Islandesi sono qui davanti a noi in ciuffo, zoccoli e tutto il resto: dopo averli sellati Johanna ci riunisce per una breve lezione sul loro carattere e il tipo di addestramento che ricevono. Insiste su un punto, attenzione a  non sottovalutarli. E appena montiamo in sella capiamo il perchè: quasi timorose di pesare troppo prima di infilare il piede nella staffa, vediamo che i nostri compagni reagiscono da cavalli grandi all’inizio del lavoro. L’aria dolce che avevano al pascolo si trasforma in qualcosa di molto più vispo: ci appoggiamo in sella e loro si piazzano solidamente sugli appiombi, rilevano l’incollatura inarcandola come draghi e puntano le orecchie baldanzose verso Johanna e Linnea, la sua aiutante, che ci faranno da guida  sulle colline di San Gimignano. L’elasticità del loro passo dice chiaramente che non siamo cavalieri sovradimensionati per i nostri cavalli, ben lavorati (nessun capriccio o disubbidienza, bocca morbida e risposte precise agli aiuti di gamba) ma che lasciano trasparire una frizzantezza che si sfogherà in alcuni galoppi decisamente liberatori su per i greppi qui attorno,  lasciandoci piacevolmente stupite nonostante nessuna di noi sia alle prime “cariche” in campagna.  Scorriamo dentro al paesaggio toscano sotto cipressi puntigliosi e a fianco di morbidi ulivi, le ragazze sono allegre come fringuelli e c’è il tempo per parlare con  Johanna: di quanto sia importante il riposo che lascia ai cavalli sferrati per due, tre mesi  durante l’inverno e che li rigenera sia fisicamente che mentalmente, dando loro il tempo di essere cavalli nel branco e basta; della collaborazione con un chiropratico svedese che due volte l’anno viene qui per loro, indispensabile per averli sempre al meglio. Sfugge poco a questa ragazza con gli occhi brillanti  che con garbata decisione sottolinea  consigli e indicazioni: montare alternativamente da destra e da sinistra (nelle passeggiate si fa piede a terra molte volte e montando con la staffa sempre e solo da un lato si finisce per rendere asimmetrica la muscolatura del cavallo), accortezza nel condurlo sottomano  perché tenendolo sempre dietro  gli si trasmette chiaro il messaggio di essere dopo di noi nella scala gerarchica, evitando prese di posizione rivoluzionarie del nostro amico. Cose così, come capitano quando si  sta in mezzo ai cavalli con gente che li ama  e si fa il pieno di momenti belli, di cose sentite più che di ricordi precisi. E quella che ci rimane più dentro alla fine della giornata è proprio la sensazione sognante che si prova al tölt: riunisco il cavallo, tocco appena Geysir col tallone e lui mi porta frusciando a volare paralleli alla terra, come rotolando senza soluzione di continuità, senza alti né bassi,  senza dover fare altro che rimanere composta in sella e lasciare il resto a lui. Non cambia atteggiamento o velocità, gli anteriori si alzano con un bel movimento ampio ma il tocco degli zoccoli sul terreno riesce ad essere delicato e scivoliamo sulla terra arata come sulla strada bianca, senza avvertire fatica o affanno e si vorrebbe non finisse mai. Come succede con tutti i migliori cavalli, quelli che hanno un grande cuore: grande come quello degli Islandesi.
Maria Cristina Magri
L’agriturismo Fattoria Voltrona
Sebastiano e la sua famiglia aprono questo agriturismo negli anni ottanta, quando ancora non era scoppiato il boom dell’ospitalità rurale in Toscana (la loro licenza è la numero due della provincia di Siena). Dalle prime sette camere con doccia comune  in giardino, “interpretata” da un tubo di gomma per innaffiare, la fattoria Voltrona si è trasformata sino a diventare quella di oggi: venti camere deliziose e un ristorante accogliente immersi in una splendida proprietà, arricchita dai primi cavalli Islandesi di tutta la Toscana: i suoi migliori colleghi, come li chiama Johanna.

Il cavallo Islandese
Chiariamolo subito, non è un pony: l’Islandese è un grande cavallo  concentrato in un piccolo spazio. Le sue dimensioni (massimo 145 cm. al garrese), ciuffo e criniera spumeggianti, gli occhi frangiati da ciglia lunghissime lo fanno sembrare più una decorazione da pascolo che un solido compagno di lavoro, ma basta montarlo una volta per non dimenticarlo più. Amatissimo nella sua terra d’origine, dove su un territorio  pari a un terzo dell’Italia abitano 270.000 persone e 80.000 cavalli,  è diffuso anche in tutta l’Europa del Nord: in Svezia il 75% delle signore over 40 che riprendono a montare dopo qualche anno di astinenza equestre sceglie un soggetto di questa razza. Alcuni Islandesi soffrono di dermatite, fastidio che si può evidenziare nei primi quattro anni dalla loro emigrazione sia per il contatto con insetti sconosciuti in Islanda, sia per il cambio di alimentazione che ne modifica la flora batterica intestinale; in Islanda non esistono malattie equine contagiose e per preservare questa indennità nessun cavallo può tornarvi od essere importato. L’Islandese é grintoso, robusto, affidabile e disponibile; tranquillo e sereno da terra, una volta montato si trasforma e tira fuori tutta la sua energia. Non tutti gli Islandesi sono a cinque marce:  omogenea da un punto di vista morfologico grazie alla sua antichità e purezza, questa razza presenta soggetti a quattro andature (le tre di base più il tölt) o cinque (tre di base più tölt più ambio). I soggetti a quattro andature hanno un tölt migliore di quelli che possiedono anche l’ambio che nell’Islandese è un’andatura esplosiva da richiedere solo su terreni  preparati ad hoc onde evitare danni agli arti; può essere mantenuta per poche centinaia di metri e sviluppa una velocità superiore a quella del galoppo. Al tölt invece gli arti si muovono uno dopo l’altro in quattro battute distinte e in rapida successione: a questa andatura  l’Islandese percorre lunghe distanze ed esprime tutto il suo carattere nel portamento allegramente sfrontato della testa, che al tölt è alta e fiera come ben si addice a chi discende dai cavalli portati in Islanda dai Vikinghi più di mille anni fa. Allevati bradi e abituati a sopportare senza ripari l’inverno artico, gli Islandesi vantano 15 varietà di mantello: dal baio al pezzato, dal sauro all’isabella al grigio sino ai cavalli “con il colore del vento”, grigi antracite o sauri con criniera e coda più chiare, quasi argentate.

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