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venerdì 2 marzo 2012

L'Antico in piazza Grande




Prende il via sabato 3 marzo la seconda edizione di «L'Antico in Piazza Grande», manifestazione antiquaria che, con le sue ricercatissime bancarelle, arricchirà il cuore di Modena ogni primo sabato del mese da qui a dicembre.  Buona caccia a tutti !

domenica 6 febbraio 2011

Dove corrono i cavalli: concorso fotografico!

Il Circolo degli Artisti di Modena ha dato il via ad un concorso fotografico dedicato a chi ama i cavalli: saranno loro gli attori principali delle opere ammesse, chi volesse partecipare trova qui tutte le informazioni utili., adesioni entro il 20 marzo 2011.
Su, cosa aspettate? poi faremo una bella serata tutta dedicata alle chiacchiere di cavalli, usando le fotografie esposte per attaccare il discorso!










Macina e Troiano, murgesi meravigliosi.

Modena e Risorgimento

Ieri sera fatto conferenzina al Circolo degli Artisti di Modena su Ciro Menotti, la sua filanda e corso Canalgrande: mi sono sentita bene, c'era tanta gente e mi sembra siano usciti tutti soddisfatti dalla sala. 
Vi giro qui una delle immagini che ho usato per la presentazione di supporto alle mie chiacchiere, è una allegoria di Modena risorgimentale e faccio a voi la stessa domanda che ho fatto agli amici di ieri sera: ma secondo voi cosa  rappresenta?!? 
L'originale di questo disegno è conservato al Museo del Risorgimento di Modena.
Da notare che il Museo del Risorgimento di Modena (di proprietà comunale) è inagibile da decenni, e anche quest'anno rimarrà chiuso (per festeggiamenti, immagino).
N.B.: Il 3 febbraio 1931 Ciro Menotti è stato catturato dai dragoni del Duca Francesco IV,che lo fece impiccare tre mesi dopo.


domenica 29 agosto 2010

domenica 21 febbraio 2010

Perchè a Modena non si corre il Palio.

Chi mi conosce lo sa: sono protettrice della Nobile Contrada del Bruco perchè a Siena il Palio non è una rievocazione ma un pezzo di vita da sempre. Per contro, non sopporto le rievocazioni folcloristiche che puntano su una corsa di galoppo trasportata in piazza per attirare gente, soldi e visibilità. Ma non volevo parlarvi dei palii che non si dovrebbero fare, volevo raccontarvi di uno che non si fa più: quello di Modena, la mia città.
La Comunità di Modena  organizzava ogni anno un palio per festeggiare la vittoria sui Bolognesi, conquistata a San Cesario 4 settembre 1229; anche le Arti (cioè le confraternite dei vari mestieri) festeggiavano allo stesso modo il loro Santo protettore: i beccai ne facevano correre uno che partiva da  porta Salexé (porta Bologna,)quello dei fabbri prendeva il via da porta Bazhoara (poi S.Francesco), i calzolari da porta Cittanova (ora largo S.Agostino). Ma quello della Comunità tutta si correva il giorno di San Michele, il 29 settembre. Anche i Duchi favorivano questa tradizione, tanto che quando nel 1553 le Arti si rifiutarono di organizzarlo il Duca Ercole II d'Este li obbligò a ripristinarlo e si corse ininterrottamente sino al 1702, quando fu sospeso per sciogliere  un voto fatto dalla cittadinanza: avevano chiesto a San Geminiano la protezione della città, minacciata dagli eserciti imepgnati nella guerra di successione spagnola. 
Sotto gli Austro-Estensi dal 1814 si fecero riprendere le carriere dei barberi (un tentativo di accattivarsi le simpatie della città?), ma la rottura del voto non portò fortuna alla restaurata dinastia: nel 1859 Francesco V venne deposto e nel 1860 il ducato  venne annesso al regno di Sardegna.
Insomma che si corra  (a Siena) o non si corra (a Modena), è sempre per un omaggio al protettore della città: nel caso di Siena, alla Protettrice.

martedì 9 febbraio 2010

Modena nel 1841

Da un vecchio libro che descriveva la città di Modena. Ovviamente sono andata a cercarmi i cavalli...

"Corso Canal Grande: dai Ducali Giardini, va a finire nella Contrada Mascherella. Nel basso muro di cinta del Giardino privato dei Principi si trova la strada che attraversa dalle Scuderie al Palazzo munita di un cancello di ferro che per solito sta chiuso nelle ore notturne.
Rimesse, e Selleria di Corte.
Viene in seguito il portone d'ingresso ad un corpo delle Rimesse, ed alle Sellerie della Corte.
   Scuderie Ducali.
Nella sinistra del principio del Corso situate sono le Scuderie Ducali, già nobilmente fabbricate dalla Duchessa Laura, ed in appresso da Francesco III. Nel 1833 Francesco IV le ha fatte grandiosamente ristaurare, ed accrescere di nuovi ambienti forniti di marmi, forti rastelliere ecc. , a rendere più comodi e meglio serviti all'uso cui sono destinati questi vasti ambienti. Il Maestro delle scuderie è Francesco Petermayer Ungherese Cavallerizzo assai provetto, tanto nella educazione come nel maneggio. Nel passaggio dalla magnifica Scuderia più grande, al recinto della Cavallerizza, si conserva tuttavia entro l'antica sua nicchia il Cavallo che servi al Duca Francesco III in tempo che militava Generalissimo dell' armata Napolispana.
Cavallerizza Reale.
In questo maestoso luogo si ammira una delle ultime opere di Giuseppe Soli, specialmente in quanto al ben combinato sistema di armamento del tetto. La splendidezza di Francesco IV gli affidò la cura di ampliare il vecchio recinto della Cavallerizza particolarmente in altezza, di abbellirlo, e di renderlo perfettamente custodito ; e l'esimio Architetto a tutto provide con somma maestria. Un secondo corpo di Rimesse s'incontra nel cortile, ed in altri locali di servigio.

venerdì 8 gennaio 2010

Se non sapete cosa fare...


...sabato 23 gennaio alle 17,30 ci sarà un'altra mia piccola conferenza al Circolo degli Artisti, inserita nel ciclo "I luoghi di Modena".
Stavolta non mi nasconderò dietro nessuna scusa artistica, storica o locale: il tema sarà "I cavalli di Modena e i loro luoghi", tout court!

sabato 1 marzo 2008

Il Fondo Mari alla Biblioteca Estense


Andrea Mari era un professore di psichiatria celebre nel suo campo e stimatissimo ben oltre i confini della sua piccola città, Modena. Ma oltre a questo era anche un grande appassionato di cavalli, un ippofilo platonico che non avendo potuto frequentarli “dal vero” si sfogava collezionando e studiando libri di equitazione di ogni genere e di ogni epoca: ippologia, veterinaria, mascalcia, i classici e rarissimi maestri del cinquecento come i vignettisti inglesi più divertenti e conosciuti – cavalli visti da ogni punto di vista e da ogni angolazione, scelti senza pregiudizi né snobberie ma con tanta pazienza, cura e attenzione. Dopo la sua morte la figlia, generosa come il padre, ha donato tutti i libri alla Biblioteca Estense di Modena. Un bel giorno gli impiegati della Biblioteca si videro consegnare una serie di scatoloni con l’indicazioni chiara e precisa di destinare tutto il contenuto alla consultazione pubblica presso le Sale della Biblioteca stessa, ed era tutto: la più preziosa collezioni di libri di cavalli a disposizione del pubblico esistente in Italia è nata quel giorno. Il dottor Mari però riuscì anche a vivere con un cavallo vero in carne e ossa: era un vecchio cavallo da tiro che comprò al mercato bestiame e si portò nella sua villa di campagna, ospitandolo nel vecchio stallino per il cavallo da attaccare che in Emilia è nei bassicomodi, i locali di servizio vicini all’entrata principale della casa ma separati dal giardino o dall’aia. Qui il vecchio cavallo si lasciava viziare senza remore e il dottor Mari diceva agli amici: “La prima cosa che faccio la mattina è aprire la finestra e salutarlo: lui è sempre lì che mi aspetta con la testa fuori dalla mezza porta, e allora io sono felice”.
Il Fondo Mari è alla Biblioteca Estense di Modena, contiene circa 350 volumi.

domenica 20 gennaio 2008

Ghirlandina & Paladino


Stamattina siamo andati a tutti e tre a Modena per vedere la Ghirlandina impacchettata. Ero prontissima a sputar veleno, l'antipasto al Paladino che ci hanno propinato con le sue opere sparse qua e là non prometteva niente di buono - schizzetti di teste mozze, informi e banali.
E invece è una cosa che sta bene, un volume tutto scandito di colori e linee precise, con particolari antichissimi della Modena in marmo ingranditi e sottolineati dal nuovissimo di tutto il resto.
E' un'idea.
E bravo Mimmo, mica facile far contenti questi criticonissimi e sussultosi modenesi, ai quali per principio non va mai bene niente se non lo hanno visto esattamente uguale tutti i giorni della loro vita (e sia chiaro che io mi ritengo un esempio tipicissimo di modenese!). L'unica cosa che lo farà tirare via volentieri, dopo questi due anni di restauri, sarà che rivedremo finalmente la nostra Ghirlandina: perchè ci scommetto che finiremo per affezionarci anche a questi teloni astratti che fanno risaltare così bene il romanico del Duomo e Tassoni lì sul suo piedistallo. Lui sembra molto divertito dallo sfondo nuovo che si ritrova; si nota meglio il garbo da modello in defilè che tiene lì tra il piede un pò in avanti e la mano appoggiata alla cintura, e il baffetto birbo che si solleva perchè ne sta pensando una delle sue....oh, l'è semper quél da duseint'an: ma adesso sembra appena arrivato!

giovedì 17 gennaio 2008

S.Antonio Abate, protettore degli animali!


Oggi è festa, è S.Antonio! fiera a Modena con banchetti e bancarelle e le donne prendono un regalo per mariti e fidanzati (quelle bestie) e loro ricambieranno comprando qualcosa per fidanzate e mogli per la fiera di S.Geminiano, è festa per gli animali - tutti, mica solo quelli da compagnia: per oggi gli animali "non si devono muovere" (leggi: non escono dalla stalle o dalla scuderia nemmeno per lavorare), è festa anche per chi si occupa di loro (veterinari, palafrenieri e come li chiamavano una volta i "bergamini", cioè quelli che si occupavano della stalla).
Razione speciale con pastone della festa, e altarino di S.Antonio tutto pulito e rinfrescato, lumino e fiori freschi.
In ogni stalla o scuderia c'è sempre un quadretto o una statuina di S.Antonio, anche adesso che gli antibiotici e un sacco di altra roba fanno miracoli poco mistici ma ugualmente benvenuti; figurarsi una volta, quando il Santo del maialino era praticamente l'unico che poteva dare una mano in caso di malattie del bestiame...e poi è anche il mio protettore, dopotutto sono un po' una bestiolina anche io. E quando mio nonno è morto nel portafogli aveva due cose, messe insieme nella stessa tasca: una foto mia con Francesco piccolino e un santino di S.Antonio Abate.
E' festa!

venerdì 11 gennaio 2008

Modena, i cavalli e l'Accademia


Visitando questa sonnacchiosa ed amabilmente provinciale citta', difficilmente si pensa a quando il Duomo invece di starsene accucciato tra biciclette e piccioni, guardava indulgente attacchi tirati a lucido e cavalieri ansiosi di far ammirare l'ultimo campione arrivato in scuderia.
Ma se non vi fate coinvolgere troppo dai tortellini di una multinazionale, aceto balsamico millesimato prodotto in quantità statunitensi e strapotenti fuoriserie assortite, potete elevare un po' il vostro animo portando i vostri passi dalle parti del Palazzo Ducale.
Sulle prime dovrete accontentarvi di sbirciarlo tra un palazzotto e l'altro, passando dal portico del Collegio a quello di via Farini ma poi ve lo trovate davanti in tutta la sua eleganza un pochino sproporzionata al target architettonico del resto della città, ma assolutamente adatto a rappresentare quello che è in realtà - la sede dell'Accademia Militare, che forma e prepara gli Allievi Ufficiali dell'Esercito Italiano e non solo (arrivano Allievi anche da altre nazioni, attirati dal prestigio della Scuola Militare più antica del mondo); ovviamente noi non ci faremo commuovere dalla bellezza barocca di questo rimedio estense alle confische papali e tanto per non smentirci, guardiamo in giro in cerca di cavalli trovando nelle scuderie (ancora alloggiate dove erano quelle ducali) i 61 quadrupedi in forza al Centro Ippico Militare.
Ancora oggi, infatti, è ritenuta fondamentale per la formazione caratteriale e fisica dei futuri ufficiali la pratica dell'equitazione, anzi del Sistema Naturale di Equitazione ovviamente, nato verso la fine dell'800 proprio per soddisfare la necessità squisitamente militare di preparare in modo efficace e veloce binomi in grado di affrontare ostacoli vari e difficoltà assortite in terreno aperto, usando al meglio le potenzialità dei cavalli: così un Capitano di nome Caprilli, dopo secoli di animali sprecati in vario modo ha portato cavalli e cavalieri nel mondo vero, quello pieno di fossi e tronchi e guadi e spaventi, fuori dai maneggi e dalle cavallerizze dove venivano condizionati ad un'equitazione estetizzante quanto volete ma davvero poco pratica in caso di guerra.
Partiamo da lontano, ma non troppo: Caprilli ha già seminato, aiutato da persone che non solo montavano bene ma che ancora non avevano perso di vista lo scopo principale del metodo, cioè istruire altri cavalieri, abituarli non solo ad uno stile di monta particolare ma anche al coraggio necessario ad affrontare ostacoli "impossibili", coraggio che servirà loro in abbondanza nella vita che si sono scelti.
Ovviamente tutto era reso facile dal rapporto che fino agli anni '30 si aveva col cavallo: un compagno abituale di lavoro, di viaggio, di vita, un accessorio banale del paesaggio la cui familiarità era quasi scontata: i reggimenti erano tutti operanti e montati ed il fine pratico del lavoro era palese anche per il cappellano militare che se voleva almeno la possibilità di farsi ascoltare dai suoi soldati, era letteralmente costretto a galoppargli dietro...quindi per la Cavalleria in particolare erano previsti non solo molti periodi di lavoro in maneggio a fini agonistici (il salto ostacoli, e soprattutto il completo sono considerate ancora oggi discipline guida nell'Attività equestre dell'Esercito), ma anche la pratica di vecchie tattiche come quella di abbattere a terra il cavallo, in modo da non renderlo un bersaglio troppo facile per il fuoco avversario e proteggere il cavaliere dallo stesso pericolo: un fine pratico non più necessario e quindi un'abilità non tramandata perchè considerata ormai inutile, insieme a tante altre che non sono più nelle capacità ippiche medie dei cavalieri di oggi.
Subito prima della seconda guerra mondiale il cavallo aveva già quasi perso il posto di lavoro, sostituito da macchine, camion, autoblindo e carri armati, mentre acquistava importanza e meriti sportivi rappresentando una parte dell'Esercito molto particolare, l'Arma di Cavalleria, che non foss' altro per snobismo non poteva certo sentirsi accomunata o solidale al regime in camicia nera (nonostante l'uso smodato di destrieri a scopo iconografico-popolare fatto da Mussolini, Starace ed altri improvvisamente caduti dentro una "divisa" inventata sui due piedi e che, bisogna dirlo, a cavallo facevano una pessima figura).
Nel dopoguerra continuano i risultati sportivi di prestigio, grazie all'intenso e metodico lavoro di istruzione che partiva dalla Scuola Militare, continuava in Accademia a Modena e poi alla Scuola di Applicazione dell'Arma, a Pinerolo e a Tor di quinto formando Ufficiali che davvero conoscevano il Metodo, il lavoro ed i cavalli, ed ai numerosi ufficiali provenienti dal Complemento.
Uomini di cavalli quindi, e non solo agonisti più o meno di successo.
Quel retaggio di cultura, quel patrimonio di tradizioni e anche di valori è stato senza dubbio disperso a causa di molti fattori: prima di tutto dall'evoluzione dei tempi che galoppano più velocemente delle buone abitudini (equestri e non), ma anche dalla soppressione della Scuola di Cavalleria di Pinerolo , dalla trasformazione dei Reggimenti a cavallo , e forse anche dai grandi campioni che cresciuti nel metodo hanno raccolto ori ed allori, ma non hanno trasmesso ad alcun allievo quello che loro stessi avevano avuto la fortuna ed il privilegio di ricevere. Può essere solo un’interpretazione personale, ma la prima generazione di cavalieri caprilliani è stata allevata con l’intento di farne istruttori, come era previsto dalla logica delle cose e dalle esigenze stesse per cui era nato il Metodo; quella successiva, figlia degli stessi ma indirizzata esclusivamente verso l’agonismo, è risultata praticamente sterile di figli altrettanto brillanti.
Oggi la vita in Accademia è ovviamente coerente con i nostri tempi: donne ed autoblindo sono entrate in Cavalleria, e ne sono usciti i cavalli, ma tutti gli allievi (sono circa 300 ) continuano a montare durante i due anni a Modena, e lo Stato Maggiore dell'Esercito riesce a far sentire un appassionato attaccamento al Sistema attraverso la paginetta di premessa alle "Norme per l'attività equestre", cosa non da poco visto il tratto naturalmente un po' burocratico di questi manualetti dalla copertina rossa.
Ma anche all'interno di un mondo che pensiamo privilegiato, non mancano i problemi: anche qui crea difficoltà la mancanza di legami col passato che i giovani si portano dietro, il calo numerico dei soldati di leva non permette di avere sempre in organico il personale necessario ed adatto ad essere istruito, e naturalmente non si puo' più contare sul fatto che i giovani (sia di leva che gli allievi ufficiali) abbiano già praticato i cavalli; la stragrande maggioranza di loro non li ha mai avvicinati prima, ed il lavoro deve partire sempre praticamente da zero.
Ma una evoluzione positiva c'è, in fondo: perchè i cavalli per l'Esercito sono stati prima un'arma, poi un tramite per ottenere successi agonistico-sportivi forse un po' troppo fini a se' stessi: adesso non sono altro che cavalli, e come tutti i cavalli nitriscono, galoppano, a volte sgroppano e rifutano, e insegnano molto a chi ha la sensibilità di non considerarli solo un attrezzo ginnico.

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