domenica 21 febbraio 2010

Perchè a Modena non si corre il Palio.

Chi mi conosce lo sa: sono protettrice della Nobile Contrada del Bruco perchè a Siena il Palio non è una rievocazione ma un pezzo di vita da sempre. Per contro, non sopporto le rievocazioni folcloristiche che puntano su una corsa di galoppo trasportata in piazza per attirare gente, soldi e visibilità. Ma non volevo parlarvi dei palii che non si dovrebbero fare, volevo raccontarvi di uno che non si fa più: quello di Modena, la mia città.
La Comunità di Modena  organizzava ogni anno un palio per festeggiare la vittoria sui Bolognesi, conquistata a San Cesario 4 settembre 1229; anche le Arti (cioè le confraternite dei vari mestieri) festeggiavano allo stesso modo il loro Santo protettore: i beccai ne facevano correre uno che partiva da  porta Salexé (porta Bologna,)quello dei fabbri prendeva il via da porta Bazhoara (poi S.Francesco), i calzolari da porta Cittanova (ora largo S.Agostino). Ma quello della Comunità tutta si correva il giorno di San Michele, il 29 settembre. Anche i Duchi favorivano questa tradizione, tanto che quando nel 1553 le Arti si rifiutarono di organizzarlo il Duca Ercole II d'Este li obbligò a ripristinarlo e si corse ininterrottamente sino al 1702, quando fu sospeso per sciogliere  un voto fatto dalla cittadinanza: avevano chiesto a San Geminiano la protezione della città, minacciata dagli eserciti imepgnati nella guerra di successione spagnola. 
Sotto gli Austro-Estensi dal 1814 si fecero riprendere le carriere dei barberi (un tentativo di accattivarsi le simpatie della città?), ma la rottura del voto non portò fortuna alla restaurata dinastia: nel 1859 Francesco V venne deposto e nel 1860 il ducato  venne annesso al regno di Sardegna.
Insomma che si corra  (a Siena) o non si corra (a Modena), è sempre per un omaggio al protettore della città: nel caso di Siena, alla Protettrice.

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