lunedì 26 novembre 2007

Caccia alla volpe - parte prima


Altri appunti sparsi dalla ricerca fatta per la mostra "Seguendo le tracce": il colonnello Varrà, Master della Società per la Caccia alla Volpe Vespasiano Gonzaga, mi aveva chiesto di preparare qualche testo per le belle fotografie di Paola Bandiera che abbiamo esposto nella magnifica galleria del Palazzo Ducale di Sabbioneta; li ho anche utilizzati per ampliare e correggere la voce relativa in Wikipedia

Seguendo le tracce
In Europa la caccia a cavallo sin dal Medio Evo era particolare privilegio degli appartenenti alle famiglie nobili, proprietarie di vastissimi terreni per la maggior parte incolti che offrivano rifugio agli animali più apprezzati come trofeo. Cinghiali , cervi e daini erano le prede più ambite, il cui inseguimento dava modo a cavalieri ed amazzoni di fare sfoggio di tutto il proprio coraggio ed abilità a cavallo (e non solo: si dice che Caterina de’ Medici, Regina di Francia e moglie di Francesco I ed ottima amazzone ne approfittasse anche per avere occasione di mostra delle sue bellissime gambe, purtroppo una delle poche grazie fisiche di cui era in possesso). La presa si risolveva dopo un inseguimento più o meno lungo, attraverso piste erbose ricavate nei boschi.
Un giorno del 1787, il Duca di Beaufort tornando da una caccia infruttuosa e preso dalla noia lancio’ i suoi cani all’inseguimento di una volpe che per caso incrociò la nobile compagnia…il percorso offerto dalla sua fuga disperata fu cosi diverso e divertente che da quel giorno il Duca cacciò solamente la volpe, e presto moltissimi seguirono il suo esempio.
Circa mezzo secolo dopo, nel 1836, Lord Chesterfield portò la moglie in Italia per un lungo periodo di convalescenza, e precisamente a Roma dove si fece presto raggiungere da cani, cavalli e personale di caccia percorrendo poi la magnifica campagna romana in compagnia di scelti amici italiani. Una volta guarita la moglie Lord Chestefield tornò in patria, ma regalò i propri cani al Principe Livio Odescalchi che sarebbe stato il Master del primo field italiano, quello della “Società Romana per la Caccia alla Volpe”.
A causa di gravi incidenti nel 1848 le cacce furono interrotte da Papa Pio IX, pregato a muovere questo passo da madri e mogli dei cavalieri, angustiate dalla preoccupazione; ma grazie ad opportune pressioni in senso opposto il Pontefice riconcesse le cacce ai suoi gentiluomini e queste continuarono regolarmente.
Apparentemente il dispendio di energie e risorse relativi ad un passatempo come la caccia alla volpe possono sembrare sproporzionati, eppure le conseguenze di questa pratica sono state molto forti per tutto il mondo legato all’equitazione: il Marchese di Roccagiovine, militare ed istruttore attento e scrupoloso prima ancora che ottimo cavaliere, pensava che se i francesi avessero potuto disporre di soldati abili a cavallo come gli inglesi, e montati su cavalli altrettanto veloci e capaci di affrontare qualsiasi ostacolo in campagna probabilmente a Waterloo l’esercito di Napoleone non sarebbe stato colto di sorpresa dall’arrivo dei rinforzi nemici.
La capacità tecnica ed il coraggio allenati con l’equitazione (di campagna in generale e sugli ostacoli in particolare) produssero cavalieri militari che misero in luce le proprie doti di carattere in ben altri momenti che non quelli di un piacevole meet: basti pensare a Bolla, Bettoni Cazzago, Guillet.
Tra i migliori cavalieri che seguivano i Master delle Società che presto nacquero in tutta Italia (Napoli, Milano, Udine per prime) c’erano ovviamente gli ufficiali del Regio Esercito Italiano, impegnati non solo a fare vita mondana approfittando dei vari meets ma anche e soprattutto ad allenarsi a percorrere i terreni più vari e difficili secondo il peculiare Sistema messo a punto dal nostro Capitano Caprilli.

Il seguire una caccia, specie se condotta su distese che quasi si perdono a vista d’occhio, su percorso ignoto, alla coda dei cani, con ostacoli seri comparenti talvolta dopo 60, 70 minuti di galoppo ininterrotto richiede un cavaliere dall’allenamento serio, sicuro in sella, abile nell’equitazione di campagna, dal cuore saldo, con cavallo di molti mezzi e ben istruito sull’ostacolo
Conte Fè d’Ostiani

Lo stretto legame tra Equitazione Militare ed Equitazione di campagna è facilmente individuabile, ma il particolare tipo di equitazione richiesta dalla caccia alla volpe è sicuramente una palestra importantissima per la tecnica e lo stile dei militari che dovranno poi fare uso del cavallo come arma e mezzo di trasporto in condizioni estreme come quelle che si creano in guerre e battaglie; per questo la pratica dell’equitazione e la partecipazione alle cacce a cavallo fa parte del bagaglio di prove ed esperienze utili ai militari non solo di Cavalleria, e non solo del secolo scorso.

Le cacce a cavallo sono date da quel ramo ippico che porta all’inseguimento di un animale scovato o lasciato libero attraverso la campagna ed inseguito da mute di cani, risultante in un percorso sconosciuto a tutti per durata di galoppi e per la difficoltà di ostacoli da superare.
A fianco di queste ci sono i percorsi di campagna, chiamati frequentemente paper-hunts …dove il percorso studiato da uno o più cavalieri qualche giorno innanzi, viene indicato con pezzetti o lunghe strisce di carta lasciate cadere ai bivi o nei punti di terreno privi di riferimento, per indicare ai cavalieri del field la via da percorrere per inseguire e raggiungere colui che funge da volpe.
Le prime sono di assai maggior importanza e non si possono fare che dove vi sono terreni che non soffrano del calpestamento dei cavalli, e dove i mezzi delle Società siano tali da fronteggiare i danni e la costituzione complessa di un canile.
Le seconde possono aver luogo quasi da per tutto
…”
Conte Fè d'Ostiani

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