Perchè a pensarci bene il termine handicap è di origine equestre: è il peso che viene assegnato ai cavalli più forti degli altri nelle corse al galoppo. Quindi i deboli, i meno forti siamo noi: quelli incapaci di portare pesi...
lunedì 31 marzo 2008
Un cavallo per tutti
Perchè a pensarci bene il termine handicap è di origine equestre: è il peso che viene assegnato ai cavalli più forti degli altri nelle corse al galoppo. Quindi i deboli, i meno forti siamo noi: quelli incapaci di portare pesi...
domenica 30 marzo 2008
Proverbi al passo

La primavera e l'estate arrivano montando una cavalla pezzata!Proverbio russo
p.s. Il proverbio russo è stato...profetico! dopo due anni che non montavo mercoledì ho fatto una bellissima passeggiata con tante amiche e dei magnifici cavallini e come vedete a me era toccato un bellissimo pezzato! per i dettagli dovrete aspettare un pochino ancora, ma intanto grazie a Sara per la fotografia e anche a Johanna, Linnea, Sara, Ludovica, Elisa e Alessandra per le risate e la compagnia. Era davvero tanto che non passavo una giornata in sella così, mi sembrava di essere in gita col pony club!!! Grasssssssssssssssssie citte!
sabato 29 marzo 2008
Seguendo le tracce
Domenica 25 aprile 2004, la Società per la caccia alla Volpe “Vespasiano Gonzaga” di Sabbioneta, in provincia di Mantova, ha dato appuntamento a Soci ed amici per la prima caccia dell’anno. Le piogge di questa primavera avevano infatti impedito ai cavalieri di incontrarsi in marzo a Pomponesco sulle rive del Po come previsto dal calendario ma la giornata perfetta ha premiato i partecipanti della lunga attesa, regalando a tutti un tempo magnifico ed un susseguirsi di momenti davvero speciali. La caccia con i suoi rituali e la sua coreografia ha avuto la parte del leone nel catturare l’attenzione del pubblico presente, e l’Equipaggio dei Suonatori delle Reali Cacce di Venaria Reale, splendidi e perfetti nei loro costumi settecenteschi, ha contribuito in modo determinante a calare i presenti nell’atmosfera giusta e a sentirsi parte di un momento completo e compiuto, voluto e curato nei minimi particolari. Per le vie della Piccola Atene creata dal Duca Vespasiano si mostravano anche bellissimi tiri singoli, pariglie e addirittura un fiabesco tiro a quattro di andalusi grigi dell’A.v.e.l.a., gruppo che riunisce gli appassionati delle redini lunghe. Grazie ai cavalli Sabbioneta per un giorno è tornata a riecheggiare dei ferri sul selciato ritmati sul tempo di passi che sembrano arrivare sempre da ieri e portare qualcosa che si temeva di aver perso, e che mancava. I cavalli sono protagonisti anche alla Galleria degli Antichi di Palazzo Giardino, dove è stata allestita la mostra organizzata per l’occasione ed intitolata “Seguendo le tracce”: si parte dalle cacce della fine dell’ottocento nelle fotografie inedite di collezioni private che sfumano poi nelle cacce dei nostri giorni, raccontate dalle immagini splendide di Paola Bandiera e spiegate tramite annotazioni ad hoc e citazioni dai classici italiani dell’equitazione (Cossilla, Fè d’Ostiani, Roccagiovine) che evidenziano e sottolineano lo strettissimo legame del Sistema Naturale di Equitazione di Caprilli con l’equitazione di campagna, una volta necessaria a fini bellici ma che oggi possiamo praticare nel modo migliore proprio rifacendoci agli stessi principi, seguendo la direzione indicata dai nostri Maestri . Apparentemente il dispendio di energie e risorse relativi ad un passatempo come la caccia alla volpe possono sembrare sproporzionati, eppure le conseguenze di questa pratica sono state molto forti per tutto il mondo legato all’equitazione: il Marchese di Roccagiovine, militare ed istruttore attento e scrupoloso prima ancora che ottimo cavaliere, pensava che se i francesi avessero potuto disporre di soldati abili a cavallo come gli inglesi, e montati su cavalli altrettanto veloci e capaci di affrontare qualsiasi ostacolo in campagna probabilmente a Waterloo l’esercito di Napoleone non sarebbe stato colto di sorpresa dall’arrivo dei rinforzi nemici.
La capacità tecnica ed il coraggio allenati con l’equitazione (di campagna in generale e sugli ostacoli in particolare) produssero cavalieri militari che misero in luce le proprie doti di carattere in ben altri momenti che non quelli di un piacevole meet: basti pensare a Bolla, Bettoni Cazzago, Guillet.
Esposti nella mostra fotografie di collezioni private, articoli tratti da “Il Cavallo italiano”, una bella collezione di strumenti veterinari antichi del Colonnello Frare, oggetti ed abiti per la caccia appartenenti alla famiglia di Diofebo Meli Lupi Principe di Soragna portano davanti ai nostri occhi giornate trascorse molto tempo fa, ma che si ripetono uguali nelle sensazioni e nelle emozioni se seguiamo con attenzione e rispetto le tracce di chi è passato prima di noi.
Ma fuori della Galleria la mattinata è limpida e azzurra, il verde nuovo dei prati tutto intorno alle mura è stato lavato dal temporale della notte prima e sembra che il sole tiepido li voglia accarezzare per accertarsi che tutto sia in ordine, prima che passi il field al galoppo. Sul selciato della piazza risuona il trotto vivace dei cavalli che arrivano al meet, giacche rosse e nere si mescolano a qualche uniforme illuminata da stellette e mostrine. I cavalieri si radunano per il bicchiere della staffa, il Master riceve il saluto di ognuno, arrivano gli amici che seguiranno la caccia dalle carrozze lontani dall’azione ma pur sempre immersi nel vivo di questa splendida giornata. La musica dei corni della Venaria sottolinea e scandisce ogni passaggio e l’eco riflessa dai muri dei palazzi intorno sembra chiudere tutti in un momento unico e al di fuori del tempo portando piazza, palazzi, attacchi, cavalli e cavalieri in un luogo a parte, diverso da quello che era solo fino a un’ora prima. E non siamo più in una qualsiasi giornata di aprile dell’anno di grazia 2004 ma ad una caccia come tante altre già galoppate via negli anni trascorsi, corse a perdifiato dietro i cani . Gli unici a mancare sono proprio loro – i segugi e la volpe - ma la scelta di questa Società è organizzare paper hunts, cioè cacce simulate dove la volpe è rappresentata da un cavaliere; così facendo, i Soci della Vespasiano Gonzaga coniugano il desiderio di montare a cavallo nella natura impegnandosi in una disciplina che richiede tecnica e preparazione con il rispetto più completo della natura stessa, senza l’uccisione o la sofferenza di nessun animale. Cavalli e cavalieri escono dalle intatte mura rinascimentali per cominciare la caccia. Il Master, colonnello Vittorio Varrà, li guida lungo un percorso preparato ad arte che sfrutta le particolarità naturali della campagna mantovana per sorprendere e stimolare i cacciatori: anche i più esperti hanno visto messo alla prova il loro senso dell’orientamento dai continui cambi di direzione richiesti, le querce in molti punti formano una quinta a lato di sentieri e canali mascherando il tracciato e non permettendo ai cavalieri di anticipare visivamente tutto i percorso. Gli ostacoli fissi approntati per l’occasione sono invitanti e studiati in modo da impegnare i cavalli senza confonderli, con altezze adatte a tutti i cavalieri ma comunque divertenti. L’aria rinfrescata dal temporale di poche ore prima aiuta i cavalli nella fatica, il sole ha asciugato il terreno a sufficienza lasciandolo morbido e non troppo pesante, e terminata la caccia il field soddisfatto ritorna verso Sabbioneta dove i cavalli potranno riposare ed i cavalieri riunirsi al rinfresco organizzato a palazzo Forti. Gli attacchi che seguivano la caccia arriveranno più tardi, a causa di un piccolo incidente: una delle carrozze perde una ruota a causa di una buca ed il guidatore costretto a fermarsi lascia il legno sul posto in attesa del recupero, dimostrando nel momento sfortunato un àplomb ed una classe da vero gentiluomo. I due stalloni murgesi che formano la pariglia vengono staccati e presi sottomano dal groom che sale sulla predella posteriore della carrozza che li precedeva nella colonna e continuano così la passeggiata, con l’aria allegra di un paio di monelli che sono riusciti a marinare la scuola.
La giornata si allunga sotto le ombre del giardino dove l’ultima esibizione dei bottoni dell’Equipaggio di Venaria emoziona dentro anche i più rudi dei cavalieri presenti: cercano di nascondere sotto gilet e plastron un cuore che però su queste note si fa sentire, il rendez-vous e gli onori alla società sono cosi solenni e semplici da sembrare davvero l’unica voce adatta a raccontare una giornata come questa . E con il suo profumo antico, la venérie sembra ringraziare i presenti di aver reso possibile una volta ancora far vedere un mondo che se non fosse più voluto, ricordato o desiderato da nessuno sparirebbe per sempre dentro secoli ormai chiusi.
giovedì 27 marzo 2008
J'adore!
"Il mondo rovesciato" di Antonio Di Pietro | 27 Marzo 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it
Un innamorato respinto

Dallo Scaffale dei Classici di Cavallo Magazine!
All’epoca della pubblicazione dei suoi articoli sulla Rivista di Cavalleria, il maggiore veterinario Lupinacci era un cinquantenne prossimo alla fine della sua carriera nell’Esercito. Una così lunga esperienza in mezzo al mondo di cavalieri, proprietari, maniscalchi, allevatori, palafrenieri ed altri personaggi più o meno bene intenzionati aveva raffreddato bruscamente quelli che erano stati gli entusiasmi giovanili di un medico veterinario votato alla missione del benessere animale, e rese amare le sue riflessioni su animali e persone. Ma nonostante il tono pessimistico, i suoi racconti a cuore aperto sono preziosissimi per la quantità di aneddoti e notizie che ci tramandano e che sarebbero andati persi altrimenti, di solito trascurati da altri scrittori più sobri e formali; notevoli anche lo studio e la ricerca che traspaiono dalle sue pagine, e qualche piccolo errore di attribuzione non macchia comunque l’ammirevole grado di cura che aveva avuto nello sviscerare ogni più piccolo aspetto di quell’essere misterioso, amato e disprezzato allo stesso tempo che era per lui il cavallo. Perché stranamente l’aspetto più accattivante dei suoi scritti è proprio questo: dalla sua amarezza, dalle sue critiche, dalle sue deduzioni filosofiche spesso sbagliate per ignoranza delle più elementari nozioni di etologia, dalle sue filippiche ironiche tese a sfatare l’aura di nobiltà e coraggio che circondava il cavallo risalta ai nostri occhi l’atteggiamento deluso della persona ferita nel suo orgoglio da chi amava, invece, profondamente. Insomma, il nostro Lupinacci si comporta esattamente come chi è andato clamorosamente per le terre a più riprese, e non essendo in grado di montare a cavallo decentemente finisce per ritenere l’incolpevole animale stupido e pauroso. Probabilmente se il maggiore veterinario fosse stato un cavaliere più dotato, il tono dei suoi per altro utilissimi scritti sarebbe stato molto diverso.
Attraverso il mondo ippico del Magg. Francesco Lupinacci – Casa Editrice Italiana, Roma 1905
mercoledì 26 marzo 2008
Cavalli & Coca Cola
Avevo trovato dei bellissimi disegni di federico Cascinelli curiosando in giro per Blog, ma questi "acquerelli" di cavalli fatti con la Coca Cola mi sembrano proprio fantastici!...alla faccia delle ziette simil-zitelle-english-style con la scatolina dei Winsor&Newton sempre in borsa....(provate a indovinarne una e vincete una bambolina!!)
domenica 23 marzo 2008
Buona Pasqua!
Giovanni, cap.20: Maria invece stava all`esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l`uno dalla parte del capo e l`altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto". 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 15 Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?". Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l`hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo". 16 Gesù le disse: "Maria!". Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: "Rabbunì!", che significa: Maestro! 17 Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". 18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: "Ho visto il Signore" e anche ciò che le aveva detto.
venerdì 21 marzo 2008
Shire
Cavallini al miele!
giovedì 20 marzo 2008
Caccia a cavallo - parte terza!

Cito dal libro "Gente di cavalli" del col. G. di Cossilla:
Abbigliamento per la caccia
Signore quando montano da uomo:
Bombetta
Giacca nera, blu o grigio scuro
Cravatta a plastron
Panciotto da caccia
Breeches beige
Stivali neri senza risvolto
Guanti bianchi o gialli
Quando montano da amazzone:Cilindro con veletta o bombetta
Giacca blu o grigio scuro
Cravatta a plastron
Panciotto da caccia
Sottana a grembiule
Stivali neri senza risvolto
Guanti bianchi
Una signora non porta mai l’abito rosso: se è Master o Joint-Master veste in nero con il cap. Nel Leicestershire e in qualche Hunt inglese, le signore portano tutte il cap. Il cilindro, montando da uomo, non è ortodosso.
Signori, cilindro e abito rosso:
Abito da caccia rosso
Cravatta a plastron
Panciotto da caccia
Breeches bianchi
Stivali neri con risvolto marrone
Signori, cilindro e abito grigio ferro:
Abito da caccia grigio ferro
Cravatta a plastron
Panciotto da caccia
Breeches bianchi
Stivali neri con risvolto nero
Signori, bombetta e abito grigio ferro:
Abito da caccia grigio ferro
Cravatta a plastron
Breeches beige o avana
Stivali neri senza risvolto
Signori, bombetta e giacca da cavallo:
Giacca da cavallo normale
Cravatta a plastron o camicia e cravatta
Breeches beige o avana
Stivali neri o gialli senza risvolto
Ragazzi
Cap
Giacca da cavallo normale
Camicia e cravatta
Jodhpurs o breeches beige o avana
Con stivali senza risvolto
Sempre speroni e frusta da caccia che si porta sciolta ma non si deve mai adoperare sui cani. In Francia l’ospite deve togliere la pioggia alla sua frusta a meno di non essere stato pregato dal Master di sostituire o aiutare il personale di caccia.
I cavalli sono preferibilmente insellati con sella nuda. E’ però ammesso il feltro.
Imboccatura: morso preferibilmente o filetto, la testiera sempre con capezzina e mai con frontali colorati. Se necessario fasce, stinchiere, paranocche e paraglomi.
Non si dovrebbe portare a caccia un cavallo calciatore, ma se si porta gli si deve mettere il fiocchetto rosso alla coda.
mercoledì 19 marzo 2008
Pride and Prejudice
Jane Austen è una delle mie autrici preferite, lo sapete già: so tutti i suoi libri a memoria, di ognuno ho varie edizioni e traduzioni, la trovo fenomenale per ironia, sottigliezza, acume e abilità di narratrice.
Ma come l'ho scoperta? grazie a due Shire, ovviamente.
Quando ancora non potevo montare un granchè a cavallo mi sfogavo leggendo qualsiasi cosa che parlasse di loro, e da qualche parte avevo trovato una bellissima fotografia di due shire attaccati in pariglia, coi loro finimenti in cuoio pieni di ottoni e premi e campanelli e....la targhetta coi loro nomi, Pride e Prejudice appunto. Ero molto giovane, mi sono detta "ma guarda te questi inglesi che nomi strani che vanno a mettere ai loro cavalli" poi non ci ho pensato più, fino a che anni dopo ho trovato per caso una copia di "Orgoglio e pregiudizio"; mi richiamava alla mente qualcosa ma subito non capivo cosa poi ho ricordato gli shire e ho pensato "ma vè, ecco il perchè dei nomi! prendiamolo"...l'ho letto e me ne sono innamorata subito, immediatamente e senza ritorno.
Ma la cosa più buffa è che poco tempo fa ho scoperto che Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen era il primo regalo che mio papà aveva fatto alla mia mamma quando erano fidanzati (le era piaciuto moltissimo ovviamente) e per buona misura alla mia nascita, in ospedale il medico le aveva detto che per carattere (era molto giovane e piuttosto...decisa :-)))) somigliava proprio...alla signorina Bennet!!!! insomma, non poteva non piacermi la Austen.
Ancora Benigni, per un certo verso
La storia vera di Jerzy è molto più incredibile, diversa dal film e da come ce la aspettiamo: come si dicono il padre del bambino e alcuni tedeschi prigionieri politici che li aiutarono a vivere "Non bisogna rinfacciare niente a nessuno, se non si è vissuta un'esperienza simile". Per inciso, mio nonno Obes è stato internato a Buchenwald come prigioniero di guerra dopo l'8 settembre 1943.
martedì 18 marzo 2008
Il Campione dei nerissimi

Il 17 novembre scorso (vabbè, sono un po' in ritardo!) al Circolo Ippico Hobby Horse di Bombonina (Cuneo) si è svolto un appuntamento importante per gli allevatori italiani dei Cavalli di Mérens: i cinque migliori maschi di tre anni sono stati sottoposti all’esame dei giudici inviati dall’Associazione Francese per ottenere l’approvazione come riproduttori. Molto interessante la modalità della selezione dove le prime prove da superare per gli aspiranti padri sono quelle pratico-sportive: dal lavoro alla longia alle tre andature ad una ripresa elementare di lavoro in piano, da una prova di attacchi sino al cross su u percorso di 1000 metri con 8 ostacoli naturali di 80 cm. La prima cosa che i Mérens devono dimostrare è la disponibilità a lavorare per e con l’uomo – e poco importa se oramai raramente viene loro chiesto di portare il basto, la buona volontà è importantissima anche per un cavallo che vuole diventare un buon soggetto da turismo equestre. Fermi restando però i principi base della selezione, voluti fortemente dall’Associazione Allevatori Cavalli di Mérens e dall’Associazione Provinciale Allevatori di Cuneo: il mantenimento dell’allevamento in purezza senza l’apporto di sangue esterno; la salvaguardia della tipicità della razza che deve garantire la produzione di soggetti con struttura di tipo mesomorfo e con arti forti e robusti; la conservazione attraverso l’allevamento semi-brado in alpeggio della rusticità, frugalità , docilità e sicurezza nelle andature che costituiscono i punti di forza del Mérens. Quattro soggetti non hanno superato le prove attitudinali mentre Oronai de Val Mairo, di proprietà dei fratelli Sandro ed Ivano Belliardo ha superato brillantemente la prima fase della selezione mostrando un buon addestramento e bei movimenti, ottenendo anche un ottimo giudizio nella prova di morfologia: Oronai è il primo stallone nato in Italia ad essere approvato come riproduttore da qualche anno a questa parte e si toglie anche la non piccola soddisfazione di essere richiesto in prestito dai francesi per le sue prime stagioni di monta. Per il prossimo anno gli allevatori di Cuneo insisteranno su un buon lavoro di addestramento dei loro soggetti, requisito fondamentale per ottenere la tanto agognata approvazione: perché come diceva Pogliaga “il lavoro non nobilita solo l’uomo, ma anche il cavallo!”
Per informazioni:
• Associazione allevatori cavalli di Mérens, Sampeyre (CN), Borgata Rore 30, recapiti telefonici: 010.8396593 - 0171.99184 - 0175.979927, e-mail: assomerens@studiolegalemorra.it;
• APA – Cuneo, Via Torre Roa 13, fraz. Madonna dell’Olmo, Cuneo, tel. 0171.410800, sito internet www.apa.cn.it.
lunedì 17 marzo 2008
Tornata!
Sembra che il mio pc sia definitivamente svampato, in attesa del Requiem ufficiale ho messo in rete il mio vecchio portatile che basta una chiavettina ad infrarossi e posso riconnettermi col mondo....vabbè, ho perso un sacco di roba probabilmente ma prima o poi la recupero. Intanto mi diverto con aNobii, avete visto la lista dei libri qui a fianco? è fantastico, mi sto divertendo un mondo!!! lo sapete già che ho una passione sfrenata per i libri (mica per niente mi diverto tanto con il mio Scaffaletto su Cavallo Magazine, santapaletta....)ma usando questo programma non solo faccio un elenco dei miei ma posso anche vedere chi ha i miei stessi gusti, e scoprire libri nuovi....fantastico, assolutamente fantastico :-)
lunedì 10 marzo 2008
Ancora Pogliaga
Intanto abbiate pazienza se sembro in vacanza - è che sono senza pc perchè mi si è fulminato, e Francesco è un po' reticente a mollarmi il suo.....credo di stare disturbando parecchio i suoi colloqui su Messanger :-)))) veloce veloce, uno dei miei preferiti tra i fantastici Aforismi Equestri di Pogliaga:
"L'equitazione non è altro che un costante esercizio di buona educazione"
"L'equitazione non è altro che un costante esercizio di buona educazione"
sabato 8 marzo 2008
Proverbi al passo
Dall'impagabile "Les chevaux du Sahara" del generale Daumas (3° edizione, 1855), che alla fine di ogni capitolo riporta alcune osservazioni dell'Emiro Abd-el-Kader:
"Le noble travaille de ses mains sans rougir, en trois circonstances: pour son cheval, pour son pére et pour son hote".
Il nobile può lavorare con le proprie mani senza arrossire in tre casi: per il suo cavallo, per suo padre e per il proprio ospite.
"Le noble travaille de ses mains sans rougir, en trois circonstances: pour son cheval, pour son pére et pour son hote".
Il nobile può lavorare con le proprie mani senza arrossire in tre casi: per il suo cavallo, per suo padre e per il proprio ospite.
giovedì 6 marzo 2008
Senza parole?

Buongiorno, io sono di quelli che nitriscono e i parlanti mi chiamano Vasco. Sono un Tiro Pesante Rapido e lavoro coi ragazzi. Sì, i puledri dei parlanti, quelli lì che galoppano sempre pancia a terra facendo un sacco di confusione ma non scalciano, e a guardarli non ci si annoia mai. Ogni tanto li portiamo in giro a qualche Fiera, è sempre interessante: ce ne sono tanti altri come loro che stanno tutti stretti sulle gradinate, una fila dopo l’altra su verso l’alto, tutte intorno al nostro posto riservato che di solito è un quadrato molto ampio, recintato e con un buon fondo di sabbia, comodissimo da trottarci se ne abbiamo voglia. E son bene addestrati, sapete? quando lavoriamo coi nostri si zittiscono e non fanno rumore e alla fine battono le mani a tempo, tutti insieme, sono veramente bravissimi! Loro si chiamano uomini, ma ogni tanto usano anche parole diverse e potrei confondermi. Che noia queste parole, è così semplice non usarle: a dargli un nome mica cambiano le cose, son sempre quelle. Noi non le usiamo, vediamo quel che succede così com’è e ci basta, è importante quello che fai mica le parole col quale lo descrivi. Coi suoni esprimiamo le emozioni perchè quelle non si vedono ed è bello farle uscire ma per il resto è sufficiente fare, che bisogno c’è di raccontare? Ma parlavamo di uomini, il mio lo chiamano Silvia e stiamo sempre insieme. Parla poco, forse è per questo che mi piace tanto: mi fa muovere come piace a me, trotto e galoppo e inventa sempre qualche gioco nuovo per farmi sgranchire; mi prepara del lavoro da fare e questo mi fa sentire forte, se non potessi mai tirare un bell’attacco e non riuscissi a farlo come si deve mi sembrerebbe di essere morto. E’ puntuale per il fieno e la biada, si ricorda di farmi a tocchetti mele e carote e mi dà di quelle grattatine con la striglia che non vi di-hi-hi-hi-hi-cooooo…..wrufff, un Paradiso, veramente. Quando siamo via non mi lascia mai troppo in mezzo alla confusione, prepara ogni volta un box per me con tanta segatura morbida e asciutta dove posso riposarmi e stare tranquillo quando ne ho voglia. Sì, perché lei sembra che sappia quando sto bene fuori a vedere la gente e quando invece ho bisogno di stare in pace e anche se vi sembrerà sciocco ecco, io a volte ho davvero l’impressione che mi capisca: senza bisogno di parole.
martedì 4 marzo 2008
Non dimentichiamo le verità degli scritti di Caprilli

A Pinerolo: assetto impeccabilmente caprilliano, anni '20.
Carlo Defendente Pogliaga è stato uno dei più brillanti interpreti del Sistema di Equitazione Naturale ideato da Caprilli: morto nel 2000 a 97 anni, oltre ad essere un cavaliere di quelli "grandi" - sensibile, coraggioso, lasciava fare al cavallo - era anche una persona ironica e sapeva scrivere (i suoi "Aforismi" sono famosi, ma non abbastanza). Vi copio qui un suo articolo, scritto negli anni settanta per una rivista di equitazione (non ricordo se fosse "Il cavallo italiano" o "Lo Sperone", abbiate pazienza! l'avevo copiato sul pc e l'ho ritrovato per caso ieri).
Buona lettura!
Non dimentichiamo le verità degli scritti di Caprilli
di C.D. Pogliaga
In Italia, parlare di equitazione, è spesso tempo perso.
Le ragioni sono molteplici e prese singolarmente sono tutte valide. Forse il mio modo di vedere è superato e quindi non riesco a seguire i tempi. Forse hanno ragione quelli che non la pensano come me, però i risultati sono deludenti. In Italia non esiste una Scuola di Equitazione che dichiari quale metodo venga impartito ai cavalieri. Il 90% degli insegnanti di equitazione insegnano ad orecchio…e la nostra Federazione non dichiara esplicitamente quale sia il metodo nazionale. Più volte in passato, avevo proposto che la Fise obbligasse le scuole affiliate e sovvenzionate di attenersi al metodo italiano di equitazione, applicando quanto viene esposto nel manuale di equitazione edito dalla stessa Fise. Ora sembra che il mio consiglio sia stato recepito.
Ma nonostante tutto, la mentalità equestre italiana rimane tutt’ altro che timorata. Ammettere che si vuole applicare il metodo Caprilli appare come una menomazione. Sarebbe come pretendere, da un cattolico italiano, ch’egli ammetta di essere un buon cattolico praticante. Il cattolico italiano si vergogna di essere un buon cattolico come i cavalieri italiani si vergognano di ammettere di seguire il metodo Caprilli. Eppure, all’estero, il metodo Caprilli gode sempre di più attenzione e di ammirazione.
Qualche tempo fa, l’amazzone americana Ketty Kusner ed il capo equipe della squadra nazionale americana De Nemethy sono arrivati in Inghilterra per un giro di propaganda nei vari centri ippici, illustrando il metodo caprilliano. I giornali facevano rilevare che le riunioni erano affollatissime e molto l’entusiasmo.
Un altro esempio: durante i campionati del mondo del 1974, ad Hickstead, in Inghilterra, si distribuivano gratuitamente al pubblico ed ai concorrenti, gli scritti di Caprilli. Non sarebbe stato più coerente, che gli scritti di Caprilli fossero stati distribuiti in Italia, mettiamo a Roma durante il concorso di Piazza di Siena? Oggi è facile sentire questa frase: “Caprilli è un sorpassato”.
Nell’ambiente ippico, pochi cavalieri, anziani o giovani hanno letto gli scritti di Caprilli. E perché non cerchiamo di conoscere insieme qualche sua frase?
Per esempio: “Egli è, che per insegnare bene, si richiede che gli istruttori sappiano e non credano soltanto di sapere”.
Sarebbe bene che gli sputa-sentenze riflettessero un po’ su questa frase.
Un’altra frase dice: “Ricordiamoci che a cavallo, fare e tirare è assai facile e troppo spesso nocivo - assai difficile e quasi sempre utile, saper lasciar fare al cavallo e sapere cedere in qualunque circostanza e questo essenzialmente si deve apprendere e si deve insegnare. Chi è capace di cedere sempre, saprà tirare a tempo debito e nella giusta misura.”
A suffragio di quanto asserisce, Caprilli dice: “Lunghi anni di pratica e di continua osservazione, mi hanno convinto che il cavallo acquista in generale senza sforzi le qualità di fiducia nel cavaliere, qualora il cavaliere lo sottoponga ad un esercizio regolare e continuo, durante il quale egli si studi di rendere l cavallo meno disgustose che può le proprie azioni e di contrariarlo nello sviluppo naturale delle sue attitudini ed energie. Con ciò nono intendo dire che si debba lasciar fare al cavallo quello che vuole; lo si deve invece persuadere con fermezza ed energia, se occorre, a far ciò che vuole il cavaliere, lasciandogli però la piena libertà di servirsi e di disporre come meglio gli conviene dei suoi equilibri e delle sue forze” .
E continua: “Libero esso di ogni altra preoccupazione, il cavallo presta bene la sua attenzione a ciò che deve fare e gradatamente apprende a meglio impiegare le proprie forze e a perfezionarsi. Invece quando il cavallo è tenuto in soggezione dal cavaliere e ne soffre l’azione, spia incessantemente il pretesto e l’occasione per sottrarvisi ed a ciò rivolge ogni suo studio distraendosi e distogliendosi dal lavoro che deve compiere. Ricordiamo che il cavallo si sottomette da sé naturalmente, senza che il cavaliere cerchi di limitargli l’impiego delle forze e di tenerlo in determinate posizioni di equilibrio. E mettiamoci in mente che quando un cavallo pone difficoltà, è irrequieto, scappa, si pianta o si difende, ciò fa quasi sempre per sottrarsi ad un dolore che egli provoca del cavaliere o per tema di esso. Questo dolore reale o questa paura di dolore, altra volta sentito, assai spesso fanno sì che i cavallo reagisca, oppure che, pur sottomettendosi, non impieghi le sue forze nel modo naturale, compiendo così uno sforzo superfluo e dannoso”.
Un cavaliere appassionato, trova concentrate in poche espressioni tutta la base per poter sviluppare un’equitazione sana e proficua. Il programma di base è valido per tutte le varietà di equitazione del mondo, in quanto il cavallo è cavallo, tanto che sia inglese, francese, tedesco o cinese. Le raccomandazioni di Caprilli dimostrano che egli prima di tutto considera l’animale cavallo un essere vivente che distingue il dolore dal piacere e che possiede uno spirito di conservazione molto accentuato.
Alla base di ogni buon risultato, in equitazione, vi è l’impostazione d’assetto solida ed elastica. Per ottenerla, bisognerà che gli istruttori si attengano scrupolosamente al manuale di equitazione distribuito dalla Fise, ora previsto dalla stessa Federazione come testo fondamentale per gli esami di fine corso.
Ai cavalieri invece, la raccomandazione di frequentare più spesso i maneggi.
Vorrei chiedere a tutti i cavalieri che amano il cavallo, prima di asserire che Caprilli è un sorpassato, di provare ad applicare quanto egli raccomanda e consiglia di fare, per ottenere l’assoluta sottomissione del cavallo alla nostra volontà. Vorrei che i giovani, in special modo, si ficcassero bene in mente una grossa verità. Quando un cavallo non risponde correttamente alla nostra volontà, quando reagisce alle nostre richieste, per il 90% ciò dipende dalla scarsa abilità del cavaliere, sia nel comunicare al cavallo ciò che desiderava, sia nell’impedirgli con azioni sbagliate di poter eseguire i suoi ordini.
Quando un cavallo non esegue correttamente i nostri ordini, è segno che il cavaliere ha compiuto delle azioni sbagliate. Cercate sempre su di voi l’errore e raggiungerete più velocemente il traguardo!
Nella mia lunga vita passata con i cavalli, centinaia di volte ho dimostrato che un cavallo restio a fare una determinata cosa, montato da un altro cavaliere era immediatamente docile. Trattare il cavallo con gentilezza e generosità, dice Caprilli e aggiunge: “Con ciò non intendo dire che si debba lasciar fare l cavallo ciò che vuole: lo si deve persuadere invece con fermezza ed energia, se occorre, a fare ciò che vuole il cavaliere, lasciandogli però piena libertà di servirsi e di disporre come meglio gli conviene dei suoi equilibri e delle sue forze.”
Questo è il punto difficile da mettere in pratica, ed è impossibile attuarlo, se il cavaliere non è padrone del proprio assetto. E’ impossibile avere le braccia e le mani completamente libere, se il cavaliere non ha un assetto solido, che gli permetta di stare in perfetto equilibrio col cavallo, senza ricorrere all’aiuto delle mani. Quando un cavaliere si mantiene in equilibrio attaccandosi alle redini, non dimentichi mai che le redini sono attaccate ad un ferro che si appoggia sulla bocca del cavallo. Chi rispetta la bocca del cavallo è un cavaliere che farà molta strada.
Se siete in difficoltà, con qualche cavallo che tira, tiene al testa alta, non vuole girare dalla parte richiesta, potete fare una prova. Togliete dalla bocca del cavallo il ferro, sia un filetto o un morso ed attaccate le redini ad una qualsiasi museruola. Rimontate a cavallo e provate a richiedere al cavallo le azioni precedenti, sono certo che rimarrete meravigliati! La ragione è semplice; è stata eliminata la causa del dolore, il ferro in bocca. Una mano leggera, libera e indipendente dal corpo, raggiunge lo stesso risultato. Ripeto: il 90% di tutte le difficoltà che incontriamo con il cavallo, è causato da una mano “cattiva” che procura dolore al cavallo. Importantissimo infine è il dosaggio delle nostre azioni. Una medicina presa nelal giusta dose, fa bene, se troppa, fa male e può anche uccidere.
Se una persona vi grida: ”Vieni qua” in voi si accende un senso di ribellione. Se invece la stessa persona, con voce tranquilla vi dice”per favore, vieni qua” non avrete motivo di non andare. La stessa reazione la percepisce il cavallo.
Siate più educati e più umani con i cavalli, troverete molta comprensione e gratitudine.
sabato 1 marzo 2008
Il Fondo Mari alla Biblioteca Estense
Andrea Mari era un professore di psichiatria celebre nel suo campo e stimatissimo ben oltre i confini della sua piccola città, Modena. Ma oltre a questo era anche un grande appassionato di cavalli, un ippofilo platonico che non avendo potuto frequentarli “dal vero” si sfogava collezionando e studiando libri di equitazione di ogni genere e di ogni epoca: ippologia, veterinaria, mascalcia, i classici e rarissimi maestri del cinquecento come i vignettisti inglesi più divertenti e conosciuti – cavalli visti da ogni punto di vista e da ogni angolazione, scelti senza pregiudizi né snobberie ma con tanta pazienza, cura e attenzione. Dopo la sua morte la figlia, generosa come il padre, ha donato tutti i libri alla Biblioteca Estense di Modena. Un bel giorno gli impiegati della Biblioteca si videro consegnare una serie di scatoloni con l’indicazioni chiara e precisa di destinare tutto il contenuto alla consultazione pubblica presso le Sale della Biblioteca stessa, ed era tutto: la più preziosa collezioni di libri di cavalli a disposizione del pubblico esistente in Italia è nata quel giorno. Il dottor Mari però riuscì anche a vivere con un cavallo vero in carne e ossa: era un vecchio cavallo da tiro che comprò al mercato bestiame e si portò nella sua villa di campagna, ospitandolo nel vecchio stallino per il cavallo da attaccare che in Emilia è nei bassicomodi, i locali di servizio vicini all’entrata principale della casa ma separati dal giardino o dall’aia. Qui il vecchio cavallo si lasciava viziare senza remore e il dottor Mari diceva agli amici: “La prima cosa che faccio la mattina è aprire la finestra e salutarlo: lui è sempre lì che mi aspetta con la testa fuori dalla mezza porta, e allora io sono felice”.
Il Fondo Mari è alla Biblioteca Estense di Modena, contiene circa 350 volumi.
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