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martedì 4 marzo 2008

Non dimentichiamo le verità degli scritti di Caprilli


A Pinerolo: assetto impeccabilmente caprilliano, anni '20.

Carlo Defendente Pogliaga è stato uno dei più brillanti interpreti del Sistema di Equitazione Naturale ideato da Caprilli: morto nel 2000 a 97 anni, oltre ad essere un cavaliere di quelli "grandi" - sensibile, coraggioso, lasciava fare al cavallo - era anche una persona ironica e sapeva scrivere (i suoi "Aforismi" sono famosi, ma non abbastanza). Vi copio qui un suo articolo, scritto negli anni settanta per una rivista di equitazione (non ricordo se fosse "Il cavallo italiano" o "Lo Sperone", abbiate pazienza! l'avevo copiato sul pc e l'ho ritrovato per caso ieri).
Buona lettura!

Non dimentichiamo le verità degli scritti di Caprilli
di C.D. Pogliaga
In Italia, parlare di equitazione, è spesso tempo perso.
Le ragioni sono molteplici e prese singolarmente sono tutte valide. Forse il mio modo di vedere è superato e quindi non riesco a seguire i tempi. Forse hanno ragione quelli che non la pensano come me, però i risultati sono deludenti. In Italia non esiste una Scuola di Equitazione che dichiari quale metodo venga impartito ai cavalieri. Il 90% degli insegnanti di equitazione insegnano ad orecchio…e la nostra Federazione non dichiara esplicitamente quale sia il metodo nazionale. Più volte in passato, avevo proposto che la Fise obbligasse le scuole affiliate e sovvenzionate di attenersi al metodo italiano di equitazione, applicando quanto viene esposto nel manuale di equitazione edito dalla stessa Fise. Ora sembra che il mio consiglio sia stato recepito.
Ma nonostante tutto, la mentalità equestre italiana rimane tutt’ altro che timorata. Ammettere che si vuole applicare il metodo Caprilli appare come una menomazione. Sarebbe come pretendere, da un cattolico italiano, ch’egli ammetta di essere un buon cattolico praticante. Il cattolico italiano si vergogna di essere un buon cattolico come i cavalieri italiani si vergognano di ammettere di seguire il metodo Caprilli. Eppure, all’estero, il metodo Caprilli gode sempre di più attenzione e di ammirazione.
Qualche tempo fa, l’amazzone americana Ketty Kusner ed il capo equipe della squadra nazionale americana De Nemethy sono arrivati in Inghilterra per un giro di propaganda nei vari centri ippici, illustrando il metodo caprilliano. I giornali facevano rilevare che le riunioni erano affollatissime e molto l’entusiasmo.
Un altro esempio: durante i campionati del mondo del 1974, ad Hickstead, in Inghilterra, si distribuivano gratuitamente al pubblico ed ai concorrenti, gli scritti di Caprilli. Non sarebbe stato più coerente, che gli scritti di Caprilli fossero stati distribuiti in Italia, mettiamo a Roma durante il concorso di Piazza di Siena? Oggi è facile sentire questa frase: “Caprilli è un sorpassato”.
Nell’ambiente ippico, pochi cavalieri, anziani o giovani hanno letto gli scritti di Caprilli. E perché non cerchiamo di conoscere insieme qualche sua frase?
Per esempio: “Egli è, che per insegnare bene, si richiede che gli istruttori sappiano e non credano soltanto di sapere”.
Sarebbe bene che gli sputa-sentenze riflettessero un po’ su questa frase.
Un’altra frase dice: “Ricordiamoci che a cavallo, fare e tirare è assai facile e troppo spesso nocivo - assai difficile e quasi sempre utile, saper lasciar fare al cavallo e sapere cedere in qualunque circostanza e questo essenzialmente si deve apprendere e si deve insegnare. Chi è capace di cedere sempre, saprà tirare a tempo debito e nella giusta misura.”
A suffragio di quanto asserisce, Caprilli dice: “Lunghi anni di pratica e di continua osservazione, mi hanno convinto che il cavallo acquista in generale senza sforzi le qualità di fiducia nel cavaliere, qualora il cavaliere lo sottoponga ad un esercizio regolare e continuo, durante il quale egli si studi di rendere l cavallo meno disgustose che può le proprie azioni e di contrariarlo nello sviluppo naturale delle sue attitudini ed energie. Con ciò nono intendo dire che si debba lasciar fare al cavallo quello che vuole; lo si deve invece persuadere con fermezza ed energia, se occorre, a far ciò che vuole il cavaliere, lasciandogli però la piena libertà di servirsi e di disporre come meglio gli conviene dei suoi equilibri e delle sue forze” .
E continua: “Libero esso di ogni altra preoccupazione, il cavallo presta bene la sua attenzione a ciò che deve fare e gradatamente apprende a meglio impiegare le proprie forze e a perfezionarsi. Invece quando il cavallo è tenuto in soggezione dal cavaliere e ne soffre l’azione, spia incessantemente il pretesto e l’occasione per sottrarvisi ed a ciò rivolge ogni suo studio distraendosi e distogliendosi dal lavoro che deve compiere. Ricordiamo che il cavallo si sottomette da sé naturalmente, senza che il cavaliere cerchi di limitargli l’impiego delle forze e di tenerlo in determinate posizioni di equilibrio. E mettiamoci in mente che quando un cavallo pone difficoltà, è irrequieto, scappa, si pianta o si difende, ciò fa quasi sempre per sottrarsi ad un dolore che egli provoca del cavaliere o per tema di esso. Questo dolore reale o questa paura di dolore, altra volta sentito, assai spesso fanno sì che i cavallo reagisca, oppure che, pur sottomettendosi, non impieghi le sue forze nel modo naturale, compiendo così uno sforzo superfluo e dannoso”.
Un cavaliere appassionato, trova concentrate in poche espressioni tutta la base per poter sviluppare un’equitazione sana e proficua. Il programma di base è valido per tutte le varietà di equitazione del mondo, in quanto il cavallo è cavallo, tanto che sia inglese, francese, tedesco o cinese. Le raccomandazioni di Caprilli dimostrano che egli prima di tutto considera l’animale cavallo un essere vivente che distingue il dolore dal piacere e che possiede uno spirito di conservazione molto accentuato.
Alla base di ogni buon risultato, in equitazione, vi è l’impostazione d’assetto solida ed elastica. Per ottenerla, bisognerà che gli istruttori si attengano scrupolosamente al manuale di equitazione distribuito dalla Fise, ora previsto dalla stessa Federazione come testo fondamentale per gli esami di fine corso.
Ai cavalieri invece, la raccomandazione di frequentare più spesso i maneggi.
Vorrei chiedere a tutti i cavalieri che amano il cavallo, prima di asserire che Caprilli è un sorpassato, di provare ad applicare quanto egli raccomanda e consiglia di fare, per ottenere l’assoluta sottomissione del cavallo alla nostra volontà. Vorrei che i giovani, in special modo, si ficcassero bene in mente una grossa verità. Quando un cavallo non risponde correttamente alla nostra volontà, quando reagisce alle nostre richieste, per il 90% ciò dipende dalla scarsa abilità del cavaliere, sia nel comunicare al cavallo ciò che desiderava, sia nell’impedirgli con azioni sbagliate di poter eseguire i suoi ordini.
Quando un cavallo non esegue correttamente i nostri ordini, è segno che il cavaliere ha compiuto delle azioni sbagliate. Cercate sempre su di voi l’errore e raggiungerete più velocemente il traguardo!
Nella mia lunga vita passata con i cavalli, centinaia di volte ho dimostrato che un cavallo restio a fare una determinata cosa, montato da un altro cavaliere era immediatamente docile. Trattare il cavallo con gentilezza e generosità, dice Caprilli e aggiunge: “Con ciò non intendo dire che si debba lasciar fare l cavallo ciò che vuole: lo si deve persuadere invece con fermezza ed energia, se occorre, a fare ciò che vuole il cavaliere, lasciandogli però piena libertà di servirsi e di disporre come meglio gli conviene dei suoi equilibri e delle sue forze.”
Questo è il punto difficile da mettere in pratica, ed è impossibile attuarlo, se il cavaliere non è padrone del proprio assetto. E’ impossibile avere le braccia e le mani completamente libere, se il cavaliere non ha un assetto solido, che gli permetta di stare in perfetto equilibrio col cavallo, senza ricorrere all’aiuto delle mani. Quando un cavaliere si mantiene in equilibrio attaccandosi alle redini, non dimentichi mai che le redini sono attaccate ad un ferro che si appoggia sulla bocca del cavallo. Chi rispetta la bocca del cavallo è un cavaliere che farà molta strada.
Se siete in difficoltà, con qualche cavallo che tira, tiene al testa alta, non vuole girare dalla parte richiesta, potete fare una prova. Togliete dalla bocca del cavallo il ferro, sia un filetto o un morso ed attaccate le redini ad una qualsiasi museruola. Rimontate a cavallo e provate a richiedere al cavallo le azioni precedenti, sono certo che rimarrete meravigliati! La ragione è semplice; è stata eliminata la causa del dolore, il ferro in bocca. Una mano leggera, libera e indipendente dal corpo, raggiunge lo stesso risultato. Ripeto: il 90% di tutte le difficoltà che incontriamo con il cavallo, è causato da una mano “cattiva” che procura dolore al cavallo. Importantissimo infine è il dosaggio delle nostre azioni. Una medicina presa nelal giusta dose, fa bene, se troppa, fa male e può anche uccidere.
Se una persona vi grida: ”Vieni qua” in voi si accende un senso di ribellione. Se invece la stessa persona, con voce tranquilla vi dice”per favore, vieni qua” non avrete motivo di non andare. La stessa reazione la percepisce il cavallo.
Siate più educati e più umani con i cavalli, troverete molta comprensione e gratitudine.

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