martedì 26 agosto 2008

Spolverando

In questi giorni avevo un po' di tempo e ho fatto il genere di cose che si trascurano quando si va troppo di fretta: messo a posto libri e giornali, spolverato gli scaffali della libreria, ridivisi tutti i tomi che mi si mischiano quando cerco qualcosa e non lo trovo...ed è saltato fuoi un fascicoletto sottile sottile che non trovavo più, era finito dentro un volumone più corposo.
Si tratta di una serie di poesie che Giorgio Martinelli aveva scritto e fatto rilegare in modo semplice e carino da regalare agli amici, sotto il titolo "I cavalli di Giorgio": ve ne metto una qui sotto.

Grazie Ubi.

Si Georges pouvait choisir
Il voulait mourir
Sur le sein d'une jolie femme
Ou bien, mieux que pire,
Sur un beaux cheval alezan.

Mais il est mort
Comme tous les hommes
Qu'ils n'ont jamais
Demandé rien

Et alors, mon Dieu,
Si vous etes le bon Dieu,
Faites que Georges trouve
Un Paradis plein
De jolies femmes
Et de beaux chevaux.

traduco:
Se Giorgio avesse potuto scegliere, avrebbe voluto morire tra le braccia di una donna graziosa o, ancora meglio, su di un bel cavallo sauro.
Ma è morto come tutti gli uomini che no hanno mai domandato nulla.
E allora, mio Dio, se Voi siete il Buon Dio, fate che Giorgio trovi un Paradiso pieno di donne graziose e di bei cavalli.

lunedì 25 agosto 2008

Per fare un cavallerizzo ci vuole...un gentiluomo colto!



Questo è in definitiva il pensiero di Claudio Corte, letterato e cavallerizzo di Pavia che dedicava questa sua opera ad illustrare minutamente ogni aspetto che avesse attinenza con l’equitazione, i cavalli, il loro allevamento e la loro cura e il modo di governarli, e le persone addette a queste mansioni. E per spiegare come mai tante sfaccettature diverse tra loro concorrono a comporre la figura unica e apparentemente distaccata da tali minuzie di un perfetto cavallerizzo di Corte, usa il classicissimo escamotage di ambientare in un giardino una filosofica discussione tra amici: riporta così, parola per parola, l’arguto e cordiale duello di parole e di idee che avviò con Fra’ Prospero, cavaliere milanese di grande fama e cultura e che faceva la parte dell’avvocato del diavolo e chiedeva ragione del perché un cavallerizzo si dovesse occupare di tante cose che non fossero il semplice montare a cavallo. Da notare che alla tenzone verbale, tenuta nel dilettevole giardino di Agostino Chigi, assistevano il gentiluomo Giambattista Pignatelli, messer Roberto mantovano, l’illustrissimo Signor Giulio Orsino e belle dame e altri cavalieri e nobiluomini famosi dell’epoca: una vera fortuna poter assistere anche noi, dal nostro angolino di futuro, e farci tener compagnia da tanti protagonisti della storia dell'equitazione, e non solo di quella.

Il cavallerizzo, di Claudio Corte – appresso Giordano Ziletti all’insegna della Stella, Venezia MDLXII

Le Olimpiadi non sono finite!


Perchè il 6 settembre cominciano i Paralympic Games, sempre a Pechino: questa è la mascotte ufficiale, Fu Niu Lele. La mucca nella cultura cinese rappresenta la pazienza, la costanza e la capacità di non darsi mai per vinti anche nelle situazioni più dure e faticose.

Glossario Equestre: la cadenza



Il mantenere la cadenza è dote di comandante, dicevano una volta:
perchè risparmia forze e mezzi, conserva l'integrità dei cavalli ed è la base dei movimenti complessi che richiede un gruppo di cavalieri che lavori all'aperto.
Cadenze alle quali si adeguavano le truppe a cavallo:
passo - 100 mt. al minuto
trotto - 200 mt. al minuto
galoppo - 350 mt. al minuto

Le Olimpiadi sono finite?

Il mondo ha visto com'è la Cina, e la Cina ha visto come'è il mondo: nessuno dei due sarà più come prima, perchè ha incontrato cose e persone nuove.

giovedì 21 agosto 2008

Nicola ha corso...




...terzo tempo assoluto, ma il ranking finale lo vede al 14° posto. Poco dopo di lui, al 17°, Andrea: questo sì che è spirito di squadra!


Dal sito della Federazione ItalianaPentathlon Moderno:


"EQUITAZIONE (OSC Stadium): Gara di equitazione caratterizzata dal terreno bagnato dalla pioggia e da molti cavalli incapaci ad affrontare la prova, tanto che parecchi pentatleti devono rinunciare a terminare la prova per caduta o troppi rifiuti dell’animale. Valentini su XingXing conquista 994 punti, (99.53 il tempo, 100 punti penalità tempo, 156 penalità ostacoli), 22° nella prova e 18° dopo 4 prove con 4144 punti. Benedetti su NaoNao conquista 1056 punti, (69.15 il tempo, 144 punti penalità ostacoli), 16° nella prova e risale di 12 posizioni classificandosi 17° dopo 4 prove con 4152 punti. "

Nicola Benedetti deve correre!

Nel Pentathlon moderno recupero di Nicola Benedetti con la prova di equitazione, passa da oltre trenta alla diciassettesima esima posizione: manca l'ultima prova, la corsa, che è il suo pezzo forte.
Vai Nicola! e in bocca al lupo anche ad Andrea Valentini.
Partiranno uno dopo l'altro a un minuto e quarantotto secondi dal primo del ranking, il russo Moyseev.....dai ragazzi, sono qui a fare il tifo per voi!!! ma figurarsi se ce lo fanno vedere in televisione, zioponyno....

La razza equina Governativa di Persano


Pari pari da una sinossi di ippologia degli anni '30:


"La razza è in una tenuta dello Stato nella pianura tra Serre Eboli ed Altavilla Silentina, tra i fiumi Sele e Calore, di 3500 ettari.
Fu fondata da Carlo III° di Borbone. Le cavalle costituenti la razza originaria furono indigene, vi concorsero, per migliorarla, le cavalle provenienti dalla Razza del Principe Torella che in quel tempo aveva in Basilicata sulle rive dell’Ofanto un fiorente allevamento equino. La razza a detta di vecchie e certe testimonianze trae le sue origini da cavalle italiane e da stalloni arabi, persiani e spagnoli.
Dal 1763 al 1830 essa giunse a grande prosperità.
Le correnti di sangue furono sempre in prevalenza orientali (il cavallo Andaluso essendo il risultato dell’incrocio di cavalle indigene con cavalli orientali) con 110-180 fattrici e 5-12 stalloni.
Gli accoppiamenti eseguiti col metodo misto della monta a mano e monta libera, venivano disciplinati anche nei riguardi dei mantelli, con visite periodiche si eliminavano i soggetti poco pregevoli, si sceglievano le puledre atte a far da fattrici (a 4 anni sino al 1825 e all’età di tre anni dal 1825 in poi), i puledrini più belli che promettevano buona riuscita si sottoponevano ad allattamento prolungato facendo rimanere vuote le madri il secondo anno per tale scopo. Il sistema di allevamento fu sempre brado per le fattrici e i prodotti; gli stalloni invece vennero sempre tenuti in scuderia. Allo scopo di sottrarre le giumente ei prodottiai forti calori estivi e avvantaggiarle dei pascoli freschi e aromatici dei monti, la razza veniva inviata durante l’estate sui monti di Aresta, Montenero e Lauropiano.
Il periodo di decadenza della razza si inizia col regno di Ferdinando II° (re Nasone) che volle introdurre stalloni del Macklemburgo senza curarsi delle correnti di sangue.
Nel 1868 il Ministero della Guerra avocò a sé la tenuta di Persano e rivolse subito le sue cure alla razza.
Disgraziatamente nel 1874 il ministro Ricotti, l’uomo della lesina, soppresse con u semplice decreto la razza di Persano e gli animali che la componevano furono senz’altro venduti sulla piazza di Eboli; ne approfittarono gli allevatori finitimi per rigenerare i loro allevamenti e lo stesso Vittorio Emule II° ne acquistò 50 tra le migliori in vendita e le inviò a San Rossore.
Nel 1900 il Ministero della Guerra ricostituì la razza di Persano coll’intento di produrre un buon tipo di cavallo da sella per la truppa e diffonderlo nelle razze private, offrendo agli allevatori, vantaggiose condizioni, sia stalloni che fattrici coi prodotti che si sarebbero ottenuti. Furono scelte 73 cavalle nei vari reggimenti del Regno che per conformazione scheletrica, tipo e attitudine presentassero una certa omogeneità, a questo primo nucleo si aggiunsero altre cavalle acquistate da allevatori o scelte nei Depositi del Regno. Tra tutto il materiale madri così costituito, alcuni soggetti figuravano rappresentanti dell’antica Razza di Persano, conservati negli allevamenti della piana di Salerno. Due riproduttori furono scelti per la monta delle elette, due rappresentanti di illustri capostipiti e cioè: Iubiliee p.s.i. e Giacomello, p.s.o.
La razza fu distinta appunto in due gruppi: gruppo Nelton (sic) e gruppo Luati, rappresentanti rispettivamente il sangue inglese e l’orientale.
I risultati conseguiti in questo periodo dalla razza di Persano non sembrano troppo soddisfacenti in dipendenza soprattutto dei criteri disformi coi quali furaccolto il materiael delel fattrici, costituito da elementi di origine e costruzioni disparate.
Nel 1907, dopo ampia discussione alla quale prese parte il prof. Fogliata, il consiglio ippico approvò all’unanimità che la razza governativa di Persano fosse conservata allo scopo principale di dare buoni riproduttori per gli levametni del mezzodì e delle isole e che, a raggiungere questo scopo, fosse gradatamente impresso alla razza stessa un indirizzo costante base di sangue arabo. Successivamente si inviarono a Persano tre dei migliori riproduttori importati dall’oriente…e tredici giumente orientali, importate anche queste dalla Siria…Negli anni successivi si fini per ammettere anche l’inglese e l’anglo-orientale; continuò cosi a mancare l’unicità di programma e indirizzo voluto dal consiglio ippico; ispezioni accurate eseguite negli anni 1918-1920 e l’esame metodico comparativo dei prodotti inglesi ed orientali condussero alla determinazione di procedere a successive larghe selezioni con esclusione assoluta delle fattrici inglesi e derivati".
p.s. La grigia è Oslavia dell'Esercito Italiano, Persano. Siamo al Ce.Mi.Vet. di Grosseto, il maresciallo Prisco Martucci ed uno degli allievi civili dell'ultimo corso la stanno ferrando a caldo. La fotografia è di Carlo Valentini.

martedì 19 agosto 2008

Elisir di Logudoro


Elisir ha vinto per la Nobil Contrada del Bruco il 37° Palio, e l'ha vinto da grande: correndo, senza partiti nè accordi, solo col suo fantino e spinto da tutti i sentimenti del popolo di Via del Comune.

E i sentimenti, si sa, hanno poco a che fare con la ragione.

Ma lui ha vinto. Aspettando, non bruciandosi dalla partenza, recuperando terreno ad ogni errore altrui e approfittando con tutta l'anima e l'energia che ancora aveva nelle gambe dei fili di pista lasciati liberi per lui e facendosi crescere dentro una carriera di prepotenza che nessuno è riuscito a fermare. Baio di nervi sensibili ma freddo quando lavora, anglo-arabo di Sardegna, nato nel 2000 da Approach the Bench e Violoncella: per via di Approach the Bench scende direttamente dal sangue nobile di Nearco, Ribot, Man O'War, The Tetrarch, Hyperion e Vieux Manoir; dalla madre prende una bella fetta di Anglo-Arabo arabescato alla francese, la sua genealogia è una vera goduria.

Ed è la stessa magica formula che ha prodotto Berio, suo fratello da parte di padre.

Abbiamo un debito con Approach the Bench, Puro Sangue Inglese nato in Irlanda: i suoi figli ci hanno regalato gli ultimi tre drappelloni appesi in contrada; se poi consideriamo che anche Già del Mehnir è figlia dello stesso babbo...forse il Comitato Palio dovrebbe fare qualcosa!

L'ultimo Palio dell'Ingegnere


Lutto in contrada: è morto ieri, a 102 anni, l'ingegner Luigi Socini Guelfi.

Rettore Onorario del Bruco dopo esserlo stato sul campo dal 1946 al 1974, era il Capitano della nostra Contrada durante il famoso "Palio della Pace" del 1945.

sabato 16 agosto 2008

E' Bruco, è Bruco, è Bruco!!!!!



Marguerite Henry - "L'uomo cerca di predisporre ogni cosa, ma il cavallo... il cavallo conosce una sola legge, quella di vincere! E' la più bella e la più amara lezione del Palio".

L'abbiamo appeso, l'abbiamo appeso, è Bruco e il cittino è nostro!

Non siamo lì ma ci siamo lo stesso, veramente con tutto il cuore: grazie Elisir! e grazie anche a Gingillo che n'è lasciato impressionare da nulla e ha fatto il mestiere suo fino in fondo. Grande palio, di quelli appesi col cuore e l'anima. Bello, bello, bello.

Bruco, Bruco, Bruco!!!!

Assunta, il Palio e altre cose.


Quest'anno siamo a Modena, niente Siena, niente amici in contrada, niente Palio: a volte capita, figurarsi, per noi è già un bel regalo poterci capitare ogni tanto quindi meglio fare l'abitudine a questi digiuni. Ma abbiamo avuto almeno i due giorni per la festa titolare e ce li teniamo stretti: abbiamo accompagnato la nostra comparsa a rendere omaggio ai defunti - i tamburi rullavano, il paggio portava i fiori, gli alfieri giravano le bandiere e appena loro han finito tutti i contradaioli si fanno il segno della croce, proprio come avessero appena terminato una preghiera. E' stato bello perchè per la prima volta siamo veramente tornati, ritroviamo tanti amici ed è bello sentirsi chiamare per nome e riconoscere da persone che abbiamo visto solo qui, per pochi giorni. Ora loro sono lì nel Bruco, noi siamo lontani. Ma torneremo presto, e loro saranno sempre lì.
Intanto in Piazza sfila il corteo: le chiarine cantano la marcia del Palio, solo un mese fa proprio loro che adesso sono monturati sul Carroccio l'avevano suonata in via del Comune per farmela registrare col cellulare, che almeno mi portassi via un ricordo da Siena. Ma anche Siena si porta qualche cosa di emiliano nel cuore, anche se in tanti non se lo ricordano: avete presente l'affresco che raffrigura Guidoriccio da Fogliano, comandante delle milizie senesi attorno al 1320? era un capitano di ventura reggiano, emiliano come noi: un po' di Siena qua, un po' di Emilia là. Bruco, Bruco, Bruco. Uno dei cavalli dei Carabinieri s'è fatto male durante la carica prima del corteo: auguri cavallo carabiniere.

giovedì 14 agosto 2008

Mi abbono!



Che si sappia: una volta può essere un caso, due mi viene il sospetto, tre vuol dire che c'è qualcosa di serio...è la terza volta che la redazione di Famiglia Cristiana entra in scontro diretto prendendo una posizione .....che condivido in pieno! lunedì prossimo faccio l'abbonamento al settimanale dei paolini, è deciso.

lunedì 11 agosto 2008

Non ancora Completamente...

...terminati i giochi dell'Eventing, Military o Concorso Completo di Equitazione che dir si voglia ma al momento, dopo il cross, la squadra italiana è quarta. Quttro è la metà di otto, mezza fortuna e ancora non è finita. L'altra metà è sudore e fatica, ma cribbio :-)))

sabato 9 agosto 2008

Ossezia


Intanto, zitti zitti, mentre noi stavamo a disquisire sulla opportunità o meno di spegnere un televisore, lì hanno ammazzato 1500 civili (per ora) e cominciata una guerra.
Altro che chiacchiere.

Sabato d'agosto


Stirate una carriola e mezzo di magliette e camicie guardando la corsa in bicicletta (argento Italia bellissimo altro che balle, e lo spagnolo d'oro è un gran bravo figliolo), spinto la carriola-Frè che non si decide a fare i suoi compiti con un po' di buona voglia (poi mentre li fa oh, ma vengono bene.....ma è un piacere troppo labile perchè se lo ricordi il giorbno dopo e ogni volta è di quella, che palle), oggi pomeriggio batterie nuoto (ma la Caporale dove l'hanno trovata? è di una antipatia cosmica, sembra che gli tleti le stiano tutti sui cabasisi dal primo all'ultimo e fa tutto il possibile per metterli in difficoltà, silenzi compresi), grande partita di beach con due léttoni ragazzini che si sono divertiti a smontare la super-coppia americana.

E io sono finalmente arrivata sotto i 60 kg, alè! abbattuta la soglia psicologica, proprio come per i barili di petrolio.

Olimpiadi: Calendario Sport Equestri

Oggi si comincia con la prova di addestramento del Completo, 75 i concorrenti che partecipano a questa specialità.
Qui tutti gli eventi e qui l'elenco delle nazioni qualifatesi per ogni specialità

venerdì 8 agosto 2008

3,2,1....partite le Olimpiadi!


"Amici arrivati da lontano, come siamo felici noi!"

Ecco, le Olimpiadi devono essere questo. E basta.

Pentathlon


Inaugurazione, ancora pochi minuti e comincerà questa Olimpiade e io farò un tifo sfegatato per tutti i ragazzi del nostro Pentathlon in generale, e per Nicola Benedetti in particolare: è del nostro stesso quartiere, San Damaso, e l'ho conosciuto quando sono andata a Roma per Guelfo (il cavallo che è stato montato dall'ungherese che ad Atene ha vinto l'oro nella specialità). Bravissimo ragazzo, serio, corretto, determinato e coraggioso: in bocca al lupo a tutti, ragazzi! e un abbraccio a Giorgio Devigili, Stefano Giommoni e a tutti gli altri che lavorano quattro anni nel buio per queste due settimane di luce.
Qui il calendario del Pentathlon Moderno alle Olimpiadi di Pechino 2008

mercoledì 6 agosto 2008

Un amico di grande peso




Idelfonso Stanga era un grande appassionato di attacchi, con un amore ancora più grande per i cavalli di grossa mole in generale ed i Clydesdale in particolare. Uomo di scienze e di fine intelligenza era capace di giudicare obiettivamente sé stesso e le proprie manie riconoscendone oggettivamente i lati negativi, e forse proprio per questo poteva perseverare in esse con la coscienza tranquilla di chi sapeva benissimo dove sbagliava. In questo libricino scritto col suo personalissimo stile fatto di osservazioni lucide e serie ma espresse in modo originale, leggero e quasi dissacrante tocca il problema dell’allevamento dei soggetti da tiro pesante in Italia, con una disamina cosi logica dei fatti e conclusioni cosi sensate che potrebbero essere d’aiuto anche oggi per l’allevamento del cavallo sportivo nel nostro paese: il passo dove si augura che gli sportsman e gli allevatori “pratici” aumentino la loro cultura teorica, e gli ippologi accademici incrementino invece la pratica zootecnica cessando l’antagonismo che li vede contrapposti è ancora tristemente attuale. Ma leggendo queste pagine, è curioso poter vedere prima ancora che nascesse quello che oggi è l’ultimo dei grandi cavalli agricoli che ancora abbiamo in Italia, il Tiro Pesante Rapido: negli obiettivi, nei sogni e nei desideri di Stanga infatti c’erano tutti i cavalli che sono poi serviti per costruire il grande sauro che oggi sembra il superstite di un mondo perduto e che invece era ancora di là da venire, soltanto novantanove anni fa. Il pregio di questo libro è la capacità che ha di spiegare anche a noi come e perché servissero questi tipi di cavalli che al giorno d’oggi, lontani dalle necessità che li hanno prodotti, facciamo fatica a comprendere appieno. E senza capire esattamente il perché sono stati voluti come sono, si perde la possibilità di apprezzare le singole peculiarità e le tante sfumature che li rendono unici.
Maria Cristina Magri
Idelfonso Stanga, Il cavallo da Tiro Pesante – Crotta d’Adda 1905

Frac e lustrini


Verona 2004 - Domenica mattina, migliaia di persone raccolte nel pellegrinaggio da un padiglione all’altro per non perdere niente o almeno trovare i preferiti, quelli che s’è fatta tanta strada per poter conoscere da vicino. Tra il barrel ed i concorsi, tra uno show di morfologia ed uno spettacolo andaluso ognuno cerca di muovere il proprio cavallo, di fargli fare la sua passerella o sgranchire le gambe in attesa del momento buono per dare il meglio. In un piccolo recinto un po’ defilato, tra un grigio infiocchettato asino alle redini lunghe che erpica la sabbia ed un pony pezzato che porta a spasso una bambina bionda c’è un grigio perlato, sembra di seta, la coda scende in una curva orgogliosa che continua la linea elegante disegnata dall’incollatura. Il cavaliere è in frac bianco, ricamato a lustrini d’oro come il cilindro: abito di scena, si prepara lo spettacolo della sera, ci si aspetterebbe di sentire l’odore di cerone e calzamaglie di un teatro o di un circo. Ma sotto il frac da palcoscenico e il cilindro da riflettore, c’è un Cavaliere: il cavallo è leggero, elastico, attento. Senza muovere un ciglio, senza cambiare espressione il cavallerizzo nota la mia attenzione, e il cavallo come di sua iniziativa appoggia a destra e poi a sinistra, al passo, destra sinistra e una volta ancora, come se fosse spinto dal vento che volesse giocare con lui e farlo sentire una foglia. Una volta nell’angolo, si allontana e poi torna ad un galoppo elegante e raccolto e musicato – tre cambi in aria, un tempo dopo l’altro come per piacere esclusivo e personale. Nessuna parola, nessun gesto, solo il piacere di muoversi per un paio d’occhi che avevano il piacere di vedere. Chino poco il capo per ringraziare, un sorriso leggerissimo parte da sotto il cilindro verso di me – avrei voluto fare chapeaux bas, e quello del grigio color delle perle sarebbe stato un inchino di risposta perfettamente squisito.

Ancora Olimpiadi


Mi fa imbestialire l'uscita della Meloni, che di solito mi pare una persona ragionevole ma che stavolta dimostra la stessa maturità politico-sociale di una ragazzina delle medie, tanto entusismo ma zero consapevolezza: ma come si fa a chiedere a ragazzi che sudano, faticano, lavorano e sacrificano da una vita, letteralmente di rinunciare a vivere del tutto il sogno che si sono guadagnati in tanti anni di lavoro e rinunce?
Ma che vada a chiederlo agli industriali italianissimi che ci hanno fottuto l'economia portando i reparti produttivi in Cina, di boicottare il governo cinese a favore del Tibet: loro sì che potrebbero fare qualcosa di significativo e ponderoso, altro che pretendere prese di posizione dagli atleti.

Ma deve essere sempre lo stesso discorso....servono cose di facciata, non sostanziali, percepite per l'appunto: quindi la protesta politica dovrebbero farla gli atleti davanti alle televisioni, mentre dietro le quinte gli industriali e i politici italiani possono continuare a fare affaroni con la Cina.
Si vede che i tibetani interessano solo sportivamente, non commercialmente o politicamente.

lunedì 4 agosto 2008

Esercito per le strade?

Quanti amici con le stellette ho? tanti, e sono molto orgogliosa di loro - quali che siano gli incarichi che svolgono.
Ma mi sembra che la cosa più intelligente sarebbe stata dare più mezzi a Carabinieri e Polizia, che il loro mestiere lo sanno fare benissimo da soli - basta lasciargliene la possibilità, ovviamente.
Certo che se si vuole fare qualcosa ch eabbia più impatto di immagine che di effetto, togliere l'Esercito dalle caserme e metterlo in piazza è la cosa che costa meno: dare la benzina alla Polizia e lasciar fare le intercettazioni che occorrono ai Carabinieri era molto meno utile, evidentemente.

domenica 3 agosto 2008

Glossario equestre


Le mani del cavaliere sono gli "aiuti" per eccellenza, il mezzo tramite il quale possiamo parlare alla sensibilissima bocca del cavallo. Non stupisce quindi che tanti modi di dire equestri siano incentrati proprio sulle mani.

Portare il cavallo sottomano: quando stando in sella al proprio cavallo se ne conduce un altro, tenendolo per la longhina o le redini.

Portare il cavallo a mano: condurre un cavallo tenendolo per le redini o la lunghina, ma stavolta siamo a piedi anche noi.

Cavallo dietro la mano: si sottrae all'impegno, non cerca l'appoggio sull'imboccatura.

Cavallo sopra la mano: porta la testa sopra la verticale, rileva troppo l'incollatura e il treno anteriore sottraendosi alla mano del cavaliere.

Cavallo in mano: il posteriore è correttamente impegnato, il cavallo disponibile al lavoro.

Ovviamente se il cavallo è sopra o dietro la mano non è un complimento ...alle mani del cavaliere, perchè le sue difese sono sempre conseguenza di un nostro errore.

sabato 2 agosto 2008

Proverbi al passo


"Una bella galoppata è la cura migliore per ogni grattacapo"
Benjamin Disraeli

Scasato, è fatta.



Ecco, ora è davvero andata: vuotato casa, messo tutto in quella nuova.
Più piccola, meno elegante, meno rifinita...macchiseneimpippa: qui Francesco almeno può giocare in piscina con altri ragazzini (là non ce n'era nemmeno uno, e l'atmosfera in piscina era la stessa di una sala di lettura, guai a fare spruzzi o casino) e uscire in bicicletta (là era impossibile, strada impraticabile a due ruote per troppa pendenza+ghiaia).
E la Casa è dove siamo noi, santapaletta, alla fine.

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