mercoledì 31 dicembre 2008

Ultimo giorno dell'anno!




Chi fa qualcosa a Capodanno lo fa tutto l'anno, quindi io oggi cerco di metterci dentro quello che mi piace: sono andata in campagana col cane, mi sono fermata a chiacchierare di cavalli al maneggio di Jorge Poggi, sono arrivata a casa e ho lavorato un po' al pezzo che devo finire, oggi pomeriggio vado in campagna dal bestio ad augurargli un nuovo anno pieno di tempo da passarci insieme io e lui. Il 2008 per certi versi è stato un anno tribolato ma per altri è stato veramente un buon anno, proprio come mi auguravo che fosse. Buon 2009 a tutti, che sia pieno di quello che desiderate e vi porti serenità e affetti e cose nuove e belle: auguri!

sabato 27 dicembre 2008

Cavallo Magazine


Shiloh Ranch e tutti gli amici di Steinegg su Cavallo Magazine di gennaio 2009, in edicola ora....a proposito, lo sapevate che se un sud-tirolese ha il cordoncino rosso sul cappello è sentimentalmente libero, mentre il cordoncino verde è riservato agli uomini già impegnati? adoro i messaggi in codice!

19.000!


martedì 23 dicembre 2008

venerdì 19 dicembre 2008

La mia anima ha i capelli lunghi...


...ho sempre pensato, e l'altro giorno che ti trovo in rete su uno dei Blog che mi piace seguire? una bella immagine vale più di tante parole (anche se sull'argomento le parole più belle le ha trovate Biro citando Yussuf...ma quella è un'altra foto, un'altra storia....Apassionante).

martedì 16 dicembre 2008

Glossario equestre: mantello.

I peli che ricoprono la pelle del cavallo, il loro colore costituiscono il suo mantello. I mantelli esistenti si dividono in semplici (peli e crini dello stesso colore) e composti (peli e crini di differenti colori); i composti a loro volta si suddividono in composti a due colori separati e composti a colori mischiati.

Mantelli semplici:
Morello
: può essere deciso, maltinto (d’estate specialmente se lasciati al pascolo al sole, i cavalli morelli possono sembrare bai oscuri ma si tratta solo di uno scolorimento dei peli, proprio come i capelli di alcuni diventano biondi al mare) , corvino (lucente).
Sauro – peli dal biondo al rossastro, più o meno scuri (chiaro, dorato, scuro o bruciato etc.) . Se i crini sono più chiari del mantello base si dice sauro lavato, come sono ad esempio gli avelignesi. Il mantello denominato Palomino è un sauro lavato con crini bianchissimi.
Bianco – in pratica soltanto i cavalli albini, in quanto hanno pelle, crini e peli bianchi.

Mantelli composti:
- composti a due colori separati (corpo di un solo colore, crini ed estremità neri);
Baio – mantello marrone, dal rossastro al quasi nero in tutte le tonalità ma con crini ed estremità neri.
Isabella – mantello giallastro più o meno chiaro con crini ed estremità neri, non raramente associato a zebrature degli arti specialmente nelle razze più rustiche e pure (pony fjord, ad esempio). Questo mantello si chiama così in onore di una Isabella, Duchessa d’Austria, che fece voto di non cambiarsi la camicia sino a che il marito non fosse tornato dall’assedio di Ostenda: cosa che si verificò soltanto dopo due anni. La camicia da immacolata che era diventò, appunto, giallastra con estremità decisamente più scure. Tanto eroismo, valeva bene una dedica!
Sorcino – mantello grigio topo, estremità e criniera nere;
- composti a colori mischiati tra loro:
Grigio – peli bianchi e neri mischiati in vario modo tra loro (pomellato, storno, grigio ferro testa di moro, etc.), ed in proporzioni variabili. Con l’età del cavallo i peli bianchi generalmente aumentano fino a farlo sembrare bianco. Un cavallo destinato a diventare grigio nasce solamente se lo è anche almeno uno dei due genitori, ed il suo mantello alla nascita non è grigio ma sauro, o baio, o morello. Il grigio non era considerato un mantello da Federico Tesio (il più grande allevatore di cavalli, purosangue e non) perché non si comporta come tale ma piuttosto come una malattia, innocua per il cavallo ma comunque come un precoce senilità del mantello.
Ubero – peli gialli e bianchi mischiati, in vario modo (fior di pesco, falbo, millefiori, etc.)
Roano – peli mischiati bianchi, neri o rossi (e può essere secondo la prevalenza di questi chiaro, carico o vinoso).

Infine, ci sono i mantelli pezzati: tutta le varietà descritte sopra, con in più pezzature bianche, derivate da zone più o meno vaste di pelle de-pigmentata sulla quale crescono peli bianchi; le razze Paint e Pintos possono avere due tipi di pezzature differenti, chiamate overo e tobiano a seconda delle proporzioni e della distribuzione del colore. Si raggiunge il massimo della fantasia sui cavalli leopard, generalmente Argentini o Appaloosa ma anche Norici e Knabstrup, che hanno macchie scure su pezzature bianche che insistono su mantelli bai o morelli, randomize.

Se il mantello è privo di “bianco” (balzane più o meno calzate, pezzature, stelle o liste) si dice zaino, cioè uniforme. Da notare che queste macchie bianche sono, come le pezzature, zone de-pigmentate di pelle rosa sulla quale nascono soltanto peli bianchi (dalle balzane in corona, anche l’unghia nasce chiara). Questi segni caratteristici nascono col puledro e non possono cambiare, mai, durante tutta la sua vita. Non bisogna confonderle con le macchia bianche di origine traumatica che tanti cavalli hanno sotto la sella, sul naso, agli arti od in ogni parte del corpo sottoposta a sfregamenti, compressioni e traumi vari.
Se sono presenti macchie tondeggianti di tono più scuro o più chiaro rispetto al colore di base, si dice che il mantello è pomellato.
Se presenta pochi peli bianchi sparsi in modo non uniforme, si dice rabicanato.

Al mantello e al numero di balzane dei cavalli sono legati, presso tutti i popoli, proverbi e modi di dire più o meno realistici anche se già nella metà del milleseicento il Santapaulina, Cavallerizzo e Responsabile delle Scuderie del Granduca di Toscana, tacciava come vecchie e sciocche dicerie queste attribuzioni di qualità o difetti in base a mantello e segni caratteristici, fermo restando che “ i cavalli con grandi macchie bianche sono più linfatici degli altri, e maggiormente soggetti a malattie della pelle sulle estremità bianche…quindi si spiega perché abbiano avuto una cattiva stampa” (da Tesio, “Il purosangue animale da esperimento”, op. cit.). Ma il fatto che i balzani da tre siano considerato cavalli da Re, ancora oggi li fa preferire come monta per i porta-stendardi dei reparti di cavalleria; il sauro è considerato dagli arabi come il più probabile vincitore in resistenza sulle lunghe distanze, e i cavalli pezzati nel XIX secolo erano considerati poco eleganti e chiassosi, poco adatti alle vere signore.
Ma un proverbio sempre valido al proposito esiste: se il cavallo è buono e bello, non guardar razza o mantello.

Nota: Una parte dei deliziosi e cerebralmente tonificanti scritti di Tesio verte proprio sulle leggi che regolano l’ereditarietà dei mantelli e le sue teorie sulle balzane, teorie (come quella dell’occupazione, basata sulla teorica primitiva esistenza di una razza albina incrociata in seguito con un altra di tipo baio e sauro e che lascerebbe segno di sé appunto in balzane e pezzature) considerate di solito con sufficienza per via di certi aspetti piuttosto empirici.
Eppure queste teorie sono confermate da una piccola mandria di asini sulle colline reggiane: presso l’allevamento Ortalli, ci sono alcuni piccoli somarelli grigi dell’Amiata. Incrociatisi con i bianchi dell’Asinara (albini puri) pure presenti nella stessa tenuta, sono nati asinelli pezzati bianchi e grigi. Questi inediti somari paint sono la conferma vivente delle teorie di Tesio, il raffinatissimo ed intelligente creatore degli elegantissimi Nearco e Tenerani, e del mitico, imbattibile Ribot.

lunedì 15 dicembre 2008


Angelo Fortunato Formiggini, ancora...e sempre!





Palii, stocchi e speroni

Da "Lo Scaffale dei Classici" di Cavallo Magazine:

I Palii erano spettacolo comune in moltissime città italiane, nei secoli passati, ed esistevano precisi regolamenti resi noti tramite bandi pubblici. Uno di questi che abbiamo ritrovato elenca fin nei più minuti particolari quel che s’aveva da fare per i Palii (più d’uno durante l’anno, quindi) nella città di Modena, nel 1677: i cavalli dovevano essere approvati da una apposita commissione di Deputati, e accuratamente descritti nei registri per segni di mantello, marche, nastri e penne onde risultare perfettamente riconoscibili. Orpelli, sonagli e specchi erano proibiti, perché potevano spaventare gli altri concorrenti pregiudicandone la performance in modo irregolare; la puntualità era d’obbligo o si era esclusi dal Corso, che terminava nel punto preciso dove era esposto il Palio. Uno degli doveri imprescindibili per il proprietario del cavallo vincitore era quello di pagare le mance dovute ai donzelli della città, al torreggiano ed ai trombettieri, nonché alla persona che gli avrebbe portato il Palio a casa. Questo non era l’unico premio previsto: al secondo andava uno stocco (corto spadino affilatissimo), e all’ultimo arrivato…un bel paio di speroni!
Capitoli da osservarsi nel far correre i Palii, Città di Modena -1677.

martedì 9 dicembre 2008

Vi siete persi Fieracavalli?...





...allora prendete Cavallo Magazine di dicembre: è in edicola adesso e vi racconta tutto quello che non avete visto - e anche tanto altro, come sempre.

lunedì 8 dicembre 2008

Poche chiacchiere, tanti cavalli.


Da "Lo Scaffale dei Classici" di Cavallo Magazine:
Negli anni trenta dello scorso secolo in Italia tutto quello che si poteva fare per esaltare le produzioni nazionali veniva messo in opera, e di solito in modo molto scenografico. In quel clima generale di compiaciuta ed autarchica rusticità quindi, il più nobile prodotto degli italici pascoli aveva diritto ad essere onorato come si deve: tra le tante celebrazioni del primo decennale fascista, una venne dedicata alla Rassegna Ippica. Cavalli asini muli, c’erano tutti i migliori, i più belli. Erano gli ultimi giorni del mondo dei cavalli, erano gli ultimi anni di pace. Ma ancora non si sapeva, tutto sembrava felice, il sole cantava su mantelli e finimenti, e in questa bella raccolta di immagini possiamo ancora guardare negli occhi tutti i protagonisti: le ultime fattrici derivate orientali dell’antica razza del Piave, avelignesi leggeri e sottili, tutti pettinati secondo la stessa moda con le code e le criniere bionde rese frisée dalle treccine sottilissime disfatte la sera prima, lipizzani solenni, asini bioccolosi e tutti stretti uno all’altro come scolaretti timidi alla prima gita scolastica, murgesi per la prima volta chiamati murgesi ma quasi uguali a quelli di oggi (appena qualche stellina in fronte qua e là), gli orientali siciliani, i trottatori dell’Emilia, i purosangue delle più titolate scuderie, non manca nessuno. E di fianco ci sono i loro uomini, proprio quelli che li han fatti e stanno così bene vicini, sembrano costruiti delle stesse esperienze. La cosa divertente è notare il progressivo crescere in eleganza degli abiti degli uomini, man mano che si va verso il Sud: gli altoatesini hanno gli scarponi robusti dei montanari e i cappellacci di feltro, gli emiliani blusotti di rigatino e fazzoletto al collo, i toscani già sono più composti e formali stretti nelle giacche da buttero, i pugliesi lindi nelle uniformi del Deposito Stalloni ma assolutamente nessuno raggiunge lo chic dei catanesi: compresi gli asini stalloni di proprietà del Deposito, elegantissimi, montati a sella in una speciale ripresa. Tutti in appiombi, tutti seri e corretti e con le orecchie sull’attenti, uno spettacolo di finezza resa impagabile dai protagonisti che guardano in camera con tranquillissima sfacciataggine e sembrano dire “Au, ma picchì mi stai taliannu?”. Oltre alle tante belle fotografie ci sono anche le tavole illustrate di Scaccia Scarafoni, perfette nel descrivere il tipo ideale di ogni razza.
"Rassegna ippica del decennale" - Ministero dell’agricoltura e foreste, Stab. Salomone (sic!) - Roma 1934

sabato 6 dicembre 2008

Cartoline da ...ieri!


Cercando in giro per il web immagini adatte ai miei post polverosi ho trovato questo sito dedicato ad una fantastica collezione di cartoline d'epoca, quella di Alfonso e Giovanni Persico.

Dedicate un po' di tempo ad una raccolta magnifica, e generosamente archiviata sul Web.

18.000...grazie!


venerdì 5 dicembre 2008

Tempo di elezioni....


...e non solo per la Fise, ma anche per la Fipav: il nostro Vet è candidato come consigliere, in bocca al lupo! chissà che un eventuale risultato positivo non riesca a farlo passare come merito dei quattro ferri di cavallo tornati recentemente at home?...

mercoledì 3 dicembre 2008

Ci vorrebbe un Santo in Paradiso...


...ma forse ce lo abbiamo già! per la precisione:
Sant'Eligio è il protettore di veterinari, maniscalchi e palafrenieri (e il suo miracolo raccontato in questo affresco della Val Brembana spiega benissimo perchè);
San'Antonio Abate è il protettore degli animali;
San Giorgio quello dei cavalieri;
S. Armagilo, S. Agapito di Preneste e S. Brizio proteggono dalle coliche;
San Vito dalle punture di insetti;
San Pirmino protegge le guarigioni del bestiame e Sant'Egidio è da invocare in caso di paure, spaventi e attacchi di panico.

martedì 2 dicembre 2008

Stamattina...


...a colazione, guardando la micia che mangiava i suoi croccantini dopo aver aspettato come solito che fossimo lì nei paraggi anche noi: "Ma', secondo te è la gatta che è il nostro animale da compagnia o siamo noi ad essere i suoi?"

lunedì 1 dicembre 2008

Sant'Ansano


Passeggiata!


Visto che sono a casa, visto che il maneggio è impraticabile, visto che ho fatto tutte le cose a modino in casa mi sono regalata una passeggiata col cane di mio suocero, Niki: è un adorabile setter con molta voglia di camminare e se riesco a portarlo fuori spesso sarà contenta anche la mia bilancia.
Staffino è MOLTO più educato al guinzagl...ehm , alla longhina volevo dire!

domenica 30 novembre 2008

Eugenia Mola di Larissé...


...deve essere una persona deliziosa: ha visto il post che avevo messo qui pochi giorni fa a proposito del concorso di Saumur e mi ha regalato uno dei suoi cavallini. Li vedevo sempre in giro, tra le cose della gente di cavalli o anche sulle persone di cavalli trasformati in tatuaggi, ad illustrare libri e via galoppando ma adesso ce n'è uno anche qui, tutto per me: credo si chiami Tortadimele.
Grazie Eugenia :-)
p.s. Nel concorso sul sito di Cavadeos.com Eugenia al momento è seconda, subito dopo l'artista inglese....non vorremo mica farla perdere di mezza incollatura vero? santapaletta, coraggio: votate!

Un Club per sole donne...e cavalli!


L'anno scorso a Verona ho conosciuto una signora splendida, Magda Hromadkova di Praga: è stato proprio come incontrare di nuovo una vecchia amica anche se non ci eravamo mai viste, tanto che ci siamo divertite ad andare in giro per la fiera per il poco tempo libero che eravamo riuscite a ritagliarci come se fossimo due ragazzine dello stesso pony-club. Ci siamo abboffate di murgesi, spagnoli, arabi e li vedevamo allo stesso modo, e se c'era qualcosa di nuovo per una e l'altra lo raccontava ci si capiva subito al volo. Tra le altre cose mi aveva fatto conoscere una storia magnifica (quella di Lata Brandisova, che ho raccontato nel numero di marzo 2008 di Cavallo Magazine), quest'anno ci siamo riviste e mi ha invitata di nuovo a Pardubice - chissà se riuscirò ad andare, santapaletta? spero di sì. Non è possibile che mi invitino al Lata Brandisova's Ladies Club e io non riesca ad andare nemmeno una volta....oh rabbia, direbbe Winnie the Pooh!

Fango, smalta e paciugo


Di montare oggi non se ne parlava, troppo bagnato ovunque e anche nel paddock si va giù trenta centimetri, non ho potuto fare la solita passeggiatina col bestione sotto il frutteto perchè avrei sicuramente perso gli stivali. Ma a lui non garbava mica tanto: dopo la strigliata, il pedicure, una brucatina e la merenda a base di finocchi (altro che raccolta differenziata dell'umido, tutti gli scarti vegetali li porto al mio porcellone che non sottilizza per nulla e sbafa anche quello che la Vanì avrebbe sicuramente avanzato, come i finocchi appunto che alla morellona non piacevano per niente) gli mancava qualcosa, e allora ha provato a convincermi: s'è incamminato verso il frutteto, ogni tanto si girava col testone alto e soffiava forte dal naso come per dirmi "Vieni allora? dai che andiamo, su!" e poi si girava deciso e faceva altri sue passi verso l'avventuroso mondo là sotto le prugne, e poi ancora fermo e si gira e mi aspetta e "Guarda, guarda là in fondo cosa c'è, andiamo!". Proprio voleva portarmi là, sono arrivata sin dove c'era un minimo di terreno solido sotto la fanghiglia ma poi ho dovuto lasciar perdere, rimanevo scalza. Alla fine s'è convinto, è tornato indietro al cancello ma ancora non capiva come mai stasera niente passeggiatina. E' bello avere delle vecchie abitudini da condividere.

sabato 29 novembre 2008

Elezioni Fise, si cambia!

Andrea Paul Gross è il nuovo presidente Fise. C'è molto da fare ma deve essere entusiasmante poter fare tanto: buon lavoro!

venerdì 28 novembre 2008

La stessa barca.

Parcheggio dell'Ipercoop, rimetto a posto il carrello della spesa dopo aver scaricato le buste nel bagagliaio della Panda macinando mugugni tra me e me. Anche stavolta ho speso 98 Euro e vediamo se riesco ad arrivare alla settimana prossima senza rifare lo spesone, grazie al cielo non ci manca niente ma le prospettive sono nere ed è meglio essere prudenti: cassa integrazione fino a febbraio poi probabilmente il nulla o quasi, si rimane con lo stipendio del Vet ed è la prima volta in trent'anni di ambulatorio che i clienti gli chiedono di poter pagare il 15 del mese successivo. Appostato al deposito carrelli c'è un pezzo di marc'antonio di colore sui vent'anni: sarà alto due metri, fisico da mediomassimo e due spalle come un armadio, porta le dita della mano destra unite alla bocca e insistentemente chiede "Avere fame, mangiare, dammi qualcosa". Lo riconosco perchè è la terza volta che ci incrociamo, la prima gli ho lasciato l'Euro del carrello, la seconda un pacco di biscotti. Stavolta fa qualcosa che mi irrita, deve essere la sicurezza troppo arrogante che ha nel chiedermi qualcosa e gli dico che no, non ho niente, sono anche io senza lavoro e allora lui si blocca sui due piedi anche se stava venendo verso di me, alza le due mani all'altezza delle spalle e in perfetto italiano mi fa "Oh, sei senza lavoro? solo casalinga? mi dispiace, scusa non sapevo. Auguri!". Siamo sulla stessa barca.

mercoledì 26 novembre 2008

Ricordiamoci delle nostre vergogne: le leggi razziali del '38


Alle 10.30 di venerdì 28 novembre a Modena, nel "Tvajol ed Furmaiin", ci sarà una piccola cerimonia per ricordare una grande persona: Angelo Fortunato Formiggini. Nato nel 1878 da una famiglia dell'ottima borghesia modenese di origine ebrea, era una persona brillante, ironica e colta: editore raffinato, mente lucida, orizzonti ampi e occhio acuto non accettò l'indifferenza, l'ignavia, la vigliaccheria degli italiani e dei modenesi che non mossero un dito nè dissero una parola per opporsi alla vergogna delle leggi razziali volute da Mussolini e firmate da Vittorio Emanuele III. Per urlare la sua rabbia, per tirarsi fuori da una società che non riconosceva e non accettava più, per attirare l'attenzione sul problema e cercare di rompere la censura idiota del regime si gettò dalla Ghirlandina il 29 novembre del 1938. Non una parola dai "giornali" italiani, scrissero del suo gesto e delle nostre vergogne la stampa internazionale e i giornali antifascisti stampati all'estero.
E' una vergogna tacere di fronte ai crimini e alle ingiustizie, non bisogna dimenticarlo.

lunedì 24 novembre 2008

Musica in collegio


Sabato sera invece mi sono messa un vestitino carino, ho raccolto i capelli in uno chignon spagnoleggiante e sono andata al Collegio San Carlo qui a Modena per giocare a far la presentatrice di un Galà Lirico: fantastico! il tutto era organizzato da Lapam Federimpresa, si temeva un flop e invece un centinaio di persone sono dovute rimanere fuori dal teatro per ragioni di sicurezza, erano arrabbiatissimi ma non ci si poteva fare nulla perchè all'interno potevano rimanere solo poco più di 250 persone. Il teatro del S.Carlo è l'ultimo rimasto a Modena di epoca settecentesca, un gioiellino con un'ottima acustica che ha servito al meglio gli ottimi artisti in cartellone: Maria Chiara Pizzoli, Sara Piceni, Tiziano Barbafiera, Giorgio Zanoli e Claudia Rondelli al pianoforte per accompagnarli tutti. Veramente bravi, che bella serata! spero che presto se ne organizzi un'altra, sembra troppo bello per essere vero ma si è sentito che c'è voglia di queste cose, anche per chi non è un melomane abituale e questo è un buon segnale, del tutto inaspettato.

Domenica

Ieri pomeriggio tutto per Staffino, la mia mezza giornata di libertà settimanale me la passo tutta con lui: c'era un sole magnifico, un'aria bella sana (leggi: gelida ma asciutta!), ho cercato di toglierli di dosso il pataccume che si era spalmato addosso in questi giorni che purtroppo non era solo fango. Evabbè, le gioie della capannina al paddock si pagano....oggi volevo tornarci ma piove troppo, sto a casina ma in questo momento vorrei essere là a strigliarlo, così il pelo gli ridiventa tutto fluffoso e a me sembra che stia più caldo. Sono regredita allo stato adolescenziale con 'sto bestio, non c'è niente da fare: hai voglia ad avere quarant'anni e passa, quando si tratta di lui torno una Marta qualsiasi. Che sia amore?

mercoledì 19 novembre 2008

Il VelociPargolo!

Francesco oggi ha vinto la corsa campestre, primoooooo!!!
Grande Frè, è stato veramentre bravo -considerando poi che era la sua prima gara podistica, niente male davvero. Adesso se mi scappa so che non lo prendo più....nemmeno a piedi! forse mi rimane giusto giusto la possibilità d'acchiapparlo a cavallo, ma forse: quel manigoldo di Staffino se la intende parecchio con lui :-)

Grazie!

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domenica 16 novembre 2008

Ferrature da Palio


Vedo che qualcuno ha cercato informazioni sulle ferrature da palio, ma non credo abbia trovato nulla di utile: quindi inserisco una delle mail scambiate con Giovanni "il Mut", maniscalco della stalla del Bruco che ovviamente non dirà mai a nessuno come ferra i cavalli per il Palio (e ci mancherebbe, sarebbe come se la Ferrari raccontasse i fatti suoi in pubblico....) ma è una persona speciale, una di quelle che è bello incontrare e con la quale si riesce a parlare anche di ferrature....di quattrocento anni fa! in particolare qui gli trascrivevo una parte del libro di Cesare Fiaschi che riguardava proprio le ferrature per i palii...ovvio che le cose adesso si facciano del tutto diversamente, ma è interessante ugualmente vedere cosa escogitavano, per altre esigenze, quattro secoli fa.


"Carissimo Giovanni,è stato proprio un piacere sentirti stamattina! Ti mando la trascrizione di quel trattato sulla ferratura di cui ti parlavao, l'autore è Cesare Fiaschi, famoso cavallerizzo ferraresedel '500 che scrisse il primo moderno trattato sulla ferratura, che rimase insuperato fino alla fine del '700. "D'un modo di ferro et di chiodi anco che in vezza di ramponi, chiodi da ghiaccio et creste servono. cap. VI libro terzo.Vedendo io che quelli che si vagliano per i piedi d'inanzi di ramponi accuti, chiodi da ghiaccio et creste per fare che li cavalli non slissino, non si avedono del danno che causano, però dico che vorria in suo cambio si facesse una sorte di ferro che s'adopera per cavalli barbari, ginetti et turchi quando si fanno correre al palio, che s'ataccano così bene che et forse meglio di quello che non si farebbe con le predette cose. Et questo ferro è fatto di tal modo che nella parte di fuori ha un cerchiello intorno a guisa di seghetta, la quale s'attacca benissimo nè nuoce, nè a piedi nè ancora à nervi, e bisogna sia di ferro che non habbia del tenero, anzi del crudo et temperato, poi sia ben battuo perchè s'indurisca, chè non essendo duro tosto si frustarebbe il cerchiello. Ma innanzi che si ponga in opera il ferro et che si tempri, bisogna molto ben giustarlo co' piede et se l'huomo vuol e in su alibertà di fare le punte d'esso cerchiello più et meno acute con la lima secondo che gli paicerà et parerà star meglio, et faccia che la grossezza di dietro del ferro sia uguale alli denti del cerchiello, et, volendo, nel mezo d'esso habbia alquanto dell'imbordito farsi, ma che l'imbordiggione non superi nè anco sia uguale alle punte della seghetta o cerchiello, come si vuol chiamare, ma un pochetto più bassetta di quello; et accomodato poi che sia il tutto si temperi. paiamente si può usare in cambiodi seghetta quella sorte di chiodi che ho detto nel capitolo antecendete che usano i turchi, et sia di ferro di dietro come questo che habbiam detto della seghetta".

P.s. i chiodi turchi erano quelli che Fiaschi consigliava di utilizzare su terreni accidentati e pietrosi: erano detti bastardi, avevano la testa più grossa dei chiodi normali che faceva un po' l'azione dei ramponi da ghaiccio, senza però essere acuti e puntiti come questi. Se volete leggere il libro "in diretta lo potete trovare a questo indirizzo:


Questa è l'edizione del 1603, ma il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1556.

venerdì 14 novembre 2008

Relax


Oggi pomeriggio, dopo sei giorni di pioggia praticamente ininterrotta, hanno chiuso i rubinetti: ne ho approfittato subito e sono andata dal bestio. C'era talmente tanto fango che me lo è dovuto andare a prendere fuori dal paddock Gianca che io ovviamente ancora non ho fatto in tempo a prendermi un paio di stivali di gomma nuovi, ma il cotolettone alla fine è arrivato a mettersi ai due venti, specie di bufalo d'acqua che non è altro. Ovviamente si era rotolato di fresco e aveva sguazzato sino a dieci minuti prima in qualche pozzanghera particolarmente attraente, ché era ricoperto a metà di fango secco e metà di fango fresco, escluse le gambe che erano tutte appena pocciate....ma chi se ne importa, aveva la faccia così beata. Strigliato via il fango secco con la striglia a spirale (mai fu inventato qualcosa di più funzionale, il Nobel ci vorrebbe per l'autore!!), lasciato in loco quello umido, pulito gli zoccoli quel tanto che bastava per prendergli i piedi e dargli il catrame sotto -ah, quanto tempo era che non mi macchiavo le mani con quella poltiglia assolutamente impossibile da eliminare???? - un po' di chiacchiere con Giancarlo, un po' di sberleffi al bestio che era un tantino impermalito per esser stato trascurato una settimana (tra Verona e la pioggia, era da mercoledì che non lo vedevo), rimesso il padellone nel paddock. Adesso comincia a fare buio presto, quando lo rimetto là nel suo regno sotto il frutteto si vede poco, tutto indistino e scuro tra capannina e alberi sullo sfondo e Bedul, il suo compagnuzzo di paddock, che è nero come la notte. L'unica cosa che si vede molto bene anche mentre mi allontano dal suo recinto è la listona di Staffino, bianca e splendente e la vedo anche al buio perchè lui mi guarda sempre finchè sono in vista, e allora mi giro e c'è quella svirgola un po' storta ma così chiara, bella, pulita. Si potrebbe usare come segnale, come indicazione, come punto di riferimento. E chi la perde più la strada, quando hai una listona così che te la indica? sono qui, sono qui, mi vedi? eccomi cocco, sì che ti vedo.

Convegno sul benessere del Cavallo da Palio a Siena


Il 28 Novembre a Santa Maria della Scala il Comune di Siena organizza questo convegno sul benessere del cavallo da Palio: da non perdere, per chi ha la buona volontà di volersi rendere conto davvero come stanno le cose e non soltanto dare giudizi superficiali sull'onda di emozioni teleguidate. Da notare che questi congressi e questo indirizzo di lavoro si tengono da anni, a Siena.

Catrame vegetale

Che meraviglia: piove da giorni, e allora sono andata a prendere un bel barattolone di catrame vegetale per Staffino, che sennò gli marcisce il fettone a star fuori con tutto questo fango se non glielo spennello coll'impiastro nero che sa di boschi nordici carbonizzati, spaciuga tutto quel che è nei paraggi ma gli mantiene i piedoni a posto. Siamo tornati a vivere come si deve: con un cavallo di cui occuparsi, insomma.

lunedì 10 novembre 2008

Sopravissuta!

Ce l'ho fatta, sono ancora viva dopo aver passato quattro giorni quattro in Fiera a Verona, con albergo non troppo vicino e sala stampa off-limits (che molto prosaicamente vuole anche dire avere a disposizione le stesse toilettes dei centomila visitatori al giorno per dodici ore al giorno moltiplicate quattro, mentre almeno i visotors alla sera se ne tornano a casina loro). L'altro problema è che non si riesce a scrivere durante il giorno (troppa confusione ovunque) e alla sera, quando entri in camera alle undici e quarantacinque se va bene, non ho la forza di accendere il pc.
Vabbè, il lavoro l'ho fatto stamattina e per il resto è andata benissimo: mi sono sinceramente divertita, ho incontrato tanti vecchi amici e tanti amici nuovi, ho potuto fare quello che mi pice - raccontare i cavalli, sempre loro sante bestie - e ho imparato cose nuove.
Cosa vuoi di più dalla vita?

martedì 4 novembre 2008

Fieracavalli!

Da giovedì a domenica sono in FieraCavalli a Verona, mi trovate lì in mezzo agli Haflinger, a sbirciare gli attacchi, a ciacolare allo stand di Cavallo Magazine , tra gli stands a prendere qualche cosuccia per Staffino o il cavalierino e sopratutto in giro a vedere cavalli, cavalli e ancora cavalli. Non mi stancano mai, c'è poco da fare.

domenica 2 novembre 2008

Ancora Staffy


Ma quanti anni erano che non andavo in campagna dal cavallo due giorni di fila, sabato e domenica? che bellezza. Oggi il campo era già quasi a posto, nonostante siano venuti trenta centimetri d'acqua in 48 ore ha già drenato e si lavorava bene. Passo, trotto e un po' di galoppo, ma che bel galoppo ha il mio transatlantico? è un po' particolare se vogliamo, dentro un tempo del suo galoppo ci leggi praticamente una pagina di giornale perchè grande e grosso e cadenzato com'è ha un ritmo a dir poco solenne ma è così leggero, tutto bello rilevato, e sensibile e in equilibrio.....si sente che mi sono divertita? sto rimettendomi un po' in ordine, le gambe scendono di più e ritorno a mettermi insieme al bestione santo. La cosa buffa è il fatto che non posso mai distrarmi con lui quanto mi distraggo montando altri cavalli meno "familiari": gli altri continuano a fare il loro lavoro anche se io penso ai fatti miei, lui se io penso ad altro si distrae subito, si impappina, sbanda e pensa "Oddio adesso cosa devo fare?", è proprio immediata la cosa. Ho finito di montare che era quasi buio anche oggi, ma l'ho rimesso nel paddock che era asciutto e vaporoso come un piumino da cipria, ha lo stesso colore di un paiolo di rame lucido: così può rotolarsi con più gusto nella "smalta" il porcellone, era incrostato di fango persino dietro le orecchie il suino, fa la cotoletta carpiata nelle pozzanghere, lui. Meglio, vuol dire che sta bene e io a strigliarlo brucio due calorie in più che non mi fa certo male.

sabato 1 novembre 2008

Passo, passo, passo.

Oggi dall'AutobuSauro, anche se son due giorni che piove quasi ininterrottamente: s'era aperto un occhio di sole e ne ho approfittato subito. Mi ci è voluto un po' per toglierlo dal crostone di fango che s'era spalmato attorno (ah, le gioie di un cavallo al paddock!), raggiunto un livello minimo di decenza ho sellato e mi son fatta un pochetto di passo, era troppo bagnato per terra per fare altro senza rovinare il fondo quindi siamo stati attenti e cauti, una mezz'oretta di passo bello allungato e tante chiacchiere. Mi piace parlargli, e lui sbuffa ed è contento perchè lo prende come un complimento. L'ho riportato nel paddock che era già buio, ripulito a dovere e coi piedi spalmati di grasso. Due ore così e sto bene per una settimana.

16.000!

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venerdì 31 ottobre 2008

Halloween!


Vota per Saumur!


Un concorso per immagini dedicate ai cavalli e al loro mondo....dove? a Saumur naturalmente, la città dei cavalli.
Quale vi piace di più? questa è "Shadow" di Eugenia Mola di Larissé . Potete votare l'opera che preferite per il Prix Cavadeos qui:
http://artcheval-saumur.cavadeos.com/galerie.php

domenica 26 ottobre 2008

Domenica è sempre domenica


Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo: un pomeriggio intero da passare col bestione, come quando ero ragazzina e senza pensieri nè impegni. La differenza è che non mi capita spesso di avere un pomeriggio intero senza niente da fare, Frè è cresciuto e sta beatamente a casa da solo ma mica sempre me la posso cavare così facilmente...durante la settimana si lavora, spesso e volentieri c'è da correre da qualche parte anche per il week-end eccetera eccetera...ma non oggi, una volta sfamate le tre generazioni di Lollis al gran completo ho potuto infilarmi i pantalonacci da cavallo stivali e via in campagna. Il bestio era lì che si mangava il fieno, appena m'ha visto è arrivato tutto premuroso all'uscita del paddock e poi via, brusca e striglia e poi in sella, finalmente. Come al solito appena inforcato sembra un autotreno con la prolunga, è come se ogni volta si dovesse ricordare tutti i pezzi che ha da muovere, fare l'appello e poi rimetterseli tutti a posto ma poi appena si scalda è bravo, bravo , bravo: non si sa com'è ma tutto d'un colpo diventa composto, riunito, attento e sembra perfino piccolo. Io poi adesso non lo aiuto per niente, sono tutta fuori sella e senza gambe e senza fiato e i piedi mi guardano dappertutto tranne che in avanti ma è questione di tempo, solo che riesca a montare si rimette tutto a posto. Ma mi è passato anche il mal di schiena che 'sta settimana m'ha fatto morire, e mi sento tanto più leggera e più felice. Miracoli di un bestione meraviglioso.

sabato 25 ottobre 2008

Nancy


Di persone speciali in mezzo ai cavalli se ne conoscono tante, ma alcune sono specialmente speciali. Come i Sandri, che hanno una cavallina diversamente abile. Lei si chiama Nancy, fa gente-terapia e non ha ancora capito di essere un cavallo, visto che entra nella club-house con i cristiani e non ha assolutamente paura di nulla. Mi racconta la sua storia Rosa, moglie di Alessando e mamma di Martina e… Nancy, appunto: “E’ figlia di una nostra fattrice alla quale ero legatissima, Giusy. Bellissima, bravissima, un gioiello di cavalla ma che al primo parto ha subito presentato dei problemi. Il puledro si presentava in modo strano e lei ha subito delle lacerazioni, non ce l’ha fatta e io ero distrutta per il dolore, ho chiesto al veterinario che facesse almeno uscire il puledro, era l’unica cosa che mi rimaneva di lei. E il puledro era Nancy, che non riusciva ad uscire per via di una deformazione molto grave agli arti. Ma oramai era lì, e almeno lei doveva vivere così le ho fatto da mamma: l’ho nutrita col biberon, le abbiamo costruito un carrellino per spostarla e metterla al sole, l’abbiamo seguita continuamente. Prima dell’operazione non poteva alzarsi e dovevamo farle tutto, pulirla imboccarla girarla per evitare le piaghe da decubito: e lei ha sempre accettato tutto, senza paura e senza nervosismo, ci ha aiutato tantissimo. Poi abbiamo deciso di farla operare, e adesso guardala!” La guardo, e sono senza parole: occhi allegri, la criniera ancora boccolosa da puledra, Nancy sta galoppando dietro al cagnone di casa come niente fosse. Mi rendo conto della gravità del suo problema solo quando si ferma: l’angolo delle articolazioni è assurdo e non le permette la flessione del nodello. Al passo la sua andatura è traballante, incerta, inciampa di continuo, ma lei non sembra assolutamente farci caso: ha occhi belli limpidi, soddisfatti, parecchio birichini. E’ una delle cavalline più felici che abbia mai visto, si fa coccolare spudoratamente, è certissima di avere il suo posto proprio lì tra Rosa, Martina e Alessandro. Chiamo il veterinario che l’ha operata, il dott. Forapani di Padova, per sapere qualcosa di più su questa patologia: “E’ molto rara, una artro-grifosi con iperflessione degli arti anteriori. Ne vedo una ogni cinque o sei anni e di solito non così grave. Ma è stata la prima volta che un cliente mi ha detto veramente “Fai tutto quello che si può fare per lei”, e allora l’ho fatto.” I Sandri dopo l’operazione hanno portato Nancy a casa, aveva i gessi e ancora non poteva alzarsi: ma una volta tolti ha piano piano cominciato ad appoggiarsi, poi ha imparato a mettersi in piedi e si è inventata un suo modo di camminare. Sembra sempre lì lì per cadere ma poi si regala delle galoppate che fanno faville. I posteriori bene impegnati sotto compensano la debolezza degli anteriori, lei alza l’incollatura e se ne infischia allegramente dell’artrogrifosi e di tutto il resto. Quando si ha una famiglia così alle spalle, si possono sopportare anche un paio di anteriori riusciti male.

TrentinoCavalli 2008


In Trentino di enologia e botti se ne intendono, e sanno che il vino buono vuole solo quelle più piccole. Sarà per questo che praticamente ogni comune ha un suo “piccolo” appuntamento dedicato al cavallo, ogni mese c’è qualcosa da vedere e al centro delle attenzioni spesso e volentieri ci sono loro, gli Haflinger: oltre il Lagorai, la catena montuosa che abbraccia Borgo e la stringe vicino alla Brenta c’è Avelengo (Hafling). Solo cento chilometri in linea d’aria, qui siamo in Trentino e là in Alto Adige ma i cavalli sono gli stessi: Norici e Haflinger, gli unici capaci di alleggerire le fatiche dell’uomo nella dura vita che si faceva su queste montagne sino a pochi decenni fa. Trentino Cavalli è una di queste feste. E’ il primo week.end di maggio, la mostra di razze equine e le esibizioni equestri contendono lo spazio a stand eno-gastronomici diabolicamente tentatori: una festa semplice, a dimensione locale ma forse proprio per questo così ben fatta e tanto piacevole da vivere. Arabi, Quarter, Norici ed Haflinger hanno a disposizione una lunga fila di box che si perdono nel verde, nessuno dei cavalli è costretto a camminare su cemento o asfalto (lo spazio espositivo è stato rubato ad un prato) e se il tiro a quattro di Norici che si fa ammirare in giro deve aspettare il suo guidatore (capita abbastanza spesso, il chiosco della birra sembra essere fascinosissimo), mentre lui alza il gomito loro abbassano il muso e si brucano tranquillamente le margherite attorno, questa sì che è par condicio. Un altro vantaggio delle piccole manifestazioni è la disponibilità alle chiacchiere degli allevatori: l’atmosfera è rilassata, c’è il tempo per tutti e ci si possono permettere dei lussi che altrove non sono nemmeno pensabili. Conosci poco gli Haflinger? perfetto, te ne tirano fuori dai box quattro tra i più tipici e ti spiegano per filo e per segno come devono essere fatti, per cosa li stanno selezionando e con quali metodi. Sotto il sole il loro mantello ha riflessi dorati, se ne stanno tranquilli a farsi rimirare senza nessun capriccio, sembrano solo deliziosamente belli e invece la loro dote migliore è un’altra: tanta testa e disponibilità. I diktat morfologici che si sono imposti gli allevatori hanno una ragione pratica: teste pesanti e incollature corte danno andature scomode, quindi si stanno migliorando questi parametri. Più alti al garrese e meno larghi di petto dei loro nonni, gli Haflinger di oggi hanno anche appiombi molto più corretti. Ottenuto questo risultato, ora gli allevatori si stanno concentrando sull’armonia generale e sulle andature, mantenendo al contempo la tipicità di razza. “Un Haflinger si deve far dire “Che bel cavallino!” quando lo guardi, e che sia comodo da trattare” ci dicono gli allevatori. Curano maniacalmente la struttura morfologica che gli darà la possibilità di fare bene il cavallo, ma hanno un debole per il suo aspetto estetico: il mantello preferito è il sauro dorato con crini bianchissimi, senza pomellature né ingrigimenti o crini rossi; sottigliezze formali, manie quasi che però hanno portato sino ad oggi le testoline gentili da arabo che fanno questi cavalli così accattivanti, assieme ai colori eleganti e ricercati. La lezione per oggi è finita, i nostri amici rimettono i cavalli nei box o li preparano per lo spettacolo: e stavolta le cose sono fatte in grande, c’è lo stesso “Haflinger Folie” che a novembre spopola in Fieracavalli, a Verona. Haflinger che giocano a pallone, altri che danzano sulle arie di alta scuola, alcuni si scatenano con grappoli di ragazzini in sella e altri ancora danno il meglio delle loro pimpanti andature attaccati da soli, in pariglia o addirittura alle quadrighe che spazzano nuvole di sabbia in un galoppo ventre a terra che tira fuori un “Ooooh!” strabiliato agli spettatori. Ma questi biondi hanno un’altra cosa in comune, oltre al colore del sole: occhi sereni, un’espressione impegnata e diligente, un’aria da gran brave persone che vogliono far bene il loro dovere. Perché gli allevatori di Haflinger avranno anche il pallino dell’estetica, ma non hanno mai dimenticato una cosa: che il loro cavallo deve essere un buon compagno di lavoro.

mercoledì 22 ottobre 2008

Il video dell'altro giorno era vecchio, questo è più recente. Le riprese sono state fatte dal suo allenatore per i tipi della nostra mitica Modena Nuoto, evvai! ad ogni ragazzino vengono mostrati i filmati della sua nuotata per far prendere coscienza di come si muiove, difetti compresi of course.

giovedì 16 ottobre 2008

15.000

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Staffino e i compagnuzzi di paddock

Ieri sera sono andata dal mi' cavallo - ancora mi devo liberare di qualche impegno, perchè non riesco ad andare da lui a muoverlo quanto dovrei/vorrei: credo che la lavanderia di fronte casa godrà di un importante incremento del lavoro, e facciamoli girare 'sti soldi. Ieri sera sono passata da lui che era già quasi buio, m'ha riconosciuta da lontano ed è venuto davanti all'uscita del paddock mollando lì il fieno (che è tutto dire), e son cose che fanno piacere visto che grosso modo è la quarta volta che mi vede dopo 4 anni di distacco totale. S'è sbafato la pera che gli ho portato e ha fatto molta attenzione a tenermi ben separata da Bedul, si metteva di mezzo col suo corpaccione e proprio me lo oscurava, devono aver litigato perchè Staffino ha un bel morso sulla spalla, povero il mio topone imbranato che non sa stare in branco. Imparerà, imparerà: intanto sta insegnando a fare le crocette alla ragazzina che lo monta, il nostro Drago Sfumigante. Adesso che è qui vicino mi manca tanto, molto più di prima che era via.

lunedì 13 ottobre 2008

Campo prova


Un concorso quantestelle all’inizio di un maggio caldissimo, la premiazione della categoria appena finita cattura l’attenzione di tutti - spettatori cavalieri addetti ai lavori con gli occhi puntati sui premiati, e bandiere e applausi e musica e tante parole là davanti ai palchi. Il sole sembra già quello dell’estate e il campo prova è arroventato e deserto. Quasi deserto, un cavaliere c’è: asciutto, elastico, concentrato ogni tanto si volta e guarda giù verso il posteriore sinistro della sua saura. Durante il percorso appena terminato una imprecisione nella risposta della cavalla ai suoi aiuti gli ha dato modo di permettersi un lusso che si vede poco in gare a tempo con un monte premi così importante – tra il secondo e terzo elemento di una doppia gabbia la bella saura non si era ricomposta a dovere ritrovandosi un filo troppo a sinistra, lui se la riprende e senza nemmeno darle il modo di pensare ad un rifiuto fa una mezza volta e ritorna sull’ostacolo con calma, perfettamente in linea, esattamente dove e come vuole lui. Ma prima del prossimo percorso la cavalla ha bisogno di capire, serve accordare lo strumento e il cavaliere adesso è lì e mentre tutti gli altri smontano e lasciano il cavallo al groom lui lavora.
Trotto, spalla in dentro, l’incollatura della saura è tutta a disposizione della mano del suo cavaliere, una mano leggera che la porta ad allungarsi in avanti, ancora più avanti, elastica e ordinata e passano i trattori ad erpicare ed innaffiare, tornano gli altri cavalieri per galoppare i cavalli e provare i salti ma il nostro trotta ancora, assaggia, ascolta la cavalla e le ripassa gli esercizi –appoggiata leggera come se la cavalla fosse un foglia e il vento la spostasse di lato, trotto allungato facile e naturale e bello, leggero, pieno di garbo e diritto come una spada e poi ancora trotto e volte e trotto, trotto, e il cavaliere è quasi soddisfatto e prova a saggiare il lavoro fatto – passi indietro, tutta la diagonale quasi fino a rientrare nell’angolo, alt, ma la cavalla si oppone appena, vorrebbe mettere un piede li in avanti ma lui non vuole (“là dietro lo devi appoggiare, esattamente là dove ti dico io” – “Mmmmnnnno che io lo voglio mettere là” – “e invece lo metterai là dietro dove ti ho detto”). Una resistenza ancora, un dialogo più mentale che fisico, l’anteriore destro della cavalla saura rimane ancora sospeso un attimo, il cavaliere è di spalle, la schiena diritta, le spalle aperte, le mani ferme, la testa appena appena piegata di lato come se stesse ascoltando qualcosa detto a bassissima voce, ancora un attimo….e la cavalla poggia il piede dietro, piega l’incollatura e si arrotonda sulla mano del cavaliere, altri tre passi morbidi all’indietro, fluidi come una musica fatta di acqua.
Passo, il lavoro è finito, adesso tutto è come deve essere.
Il cavaliere era Michel Robert: chapeau, Monsieur.

Guidati dal Duca di Beaufort

Duke of Beaufort Coach (Incisioni a mano)
Duke of Beaufort Coach (Incisioni a mano)
L’Inghilterra non è solamente la Patria dei cavalli, ma anche quella dei Duchi di Beaufort che negli anni hanno legato il loro nome a momenti fondamentali dell’equitazione come la “scoperta” della caccia alla volpe a cavallo (sport che ha poi generato i concorsi di salto ostacoli) e al completo di Badminton (che ancora oggi si svolge nelle loro tenuta), tanto per portare solo due esempi. Nei pochi momenti in cui non si trovava in serpa o comunque nelle immediate vicinanze di un cavallo, il Beaufort in carica negli ultimi anni del diciannovesimo secolo scrisse questo libro dal titolo asciutto e spiccio, per gli amanti delle redini lunghe: “Driving”, tout court. Suddiviso in vari capitoli a cura di diversi autori (molti per mano del Duca stesso, altri affidati ad amici esperti nel campo particolare trattato) questo gioiellino di simpatica autorevolezza snocciola una serie di deliziosi monologhi, tutti percorsi non solo da robusta conoscenza della materia ma anche da un notevole humour. Le diverse “penne” sono tutte accomunate da una particolare propensione a vivacizzare la teoria con l’apporto di aneddoti e racconti di fatti realmente avvenuti, proprio come si fa chiacchierando tra amici bene assortiti e accomunati dallo stesso amore – quello per i cavalli ovviamente, nel nostro caso. Inframezzate alle varie pagine, una serie di stampe e disegni scelti accuratamente o fatti eseguire appositamente illustrano molti dei momenti topici o dei personaggi raccontati, rendendo cosi ancora più viva la narrazione e portando chi legge ancora più dentro al clima che pervade ogni capitolo: un piacevolissimo momento di condivisione, sia di cose divertenti che di argomenti ponderati e importanti tecnicamente. Assolutamente impagabile la disquisizione su di un tipo di attacco piuttosto raro e difficile da condurre, il tandem, scritta da Lady Georgiana Curson.
Driving del Duca di Beaufort, col contributo di altri autori- 4° edizione Longmans, Green and Co., Londra 1894

mercoledì 8 ottobre 2008

Caccia a Savignano!


Domenica 19 ottobre meet della Gonzaga Estense: alle 10.30 presso la pista di motocross dei Savignano, tenuta formale da caccia. La nostra volpe, il capitano Davide Cuoghi, si farà inseguire fino su al crinale della collina...che sia la volta buona riesca ad andare anche io? mah, vedremo.

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