sabato 19 marzo 2011

Festeggiamenti sotto casa

E' appena passata la banda sotto casa mia: si festeggia ancora il 150° dell'Unità d'Italia,  ci sono  anche i bambini delle scuole del quartiere. Stavo facendo "i fatti", ma ho tolto al volo piumini e cuscini dalle finestre  quando ho sentito che stavano arrivando - già mi dispiaceva non essere con loro, ci mancava che lasciassi un disordine da pulizie di primavera mentre sfilava il tricolore.
Lo zio, colonna storica della banda musicale del Comune, oggi "ciòca i piàt"  invece di suonare il sassofono cone al solito, l'età comincia a farsi sentire ma col cappero che sarebbe mancato in una occasione del genere, vecchio partigiano che non è altro.
Io ho tirato fuori il mio  tricolore e ho aspettato, affacciata al balcone. C'era mezzo vicinato dietro la banda e buona parte dell'altra metà era ai lati della strada che sorrideva o affacciato alle finestre, che non sono l'unica a dover concentrare il grosso dei lavori domestici nei ritagli di tempo.
I ragazzini erano bellissimi, si guardavano intorno come a controllare che negli occhi della gente si riflettesse quello che sentivano loro e qualcuno salutava con la sua bandiera. 
Non tutti, qualcuno: ma quelli che lo facevano erano decisi, non impacciati nè ridanciani. Tante erano ragazzine, e se alzavano gli occhi e mi vedevano che in risposta agitavo il mio sorridevano, limpide. 
Uno, uno solo a un certo punto si è lasciato andare e gli è partito un "Viva l'Italia" che gli avrei dato un bacio dal gran che era bello: semplice, allegro, senza fronzoli, portato in giro da una voce chiara e fresca.

E allora mi è venuto il pensiero che chi non voleva festeggiare il compleanno dell'Italia non aveva paura dei costi o delle giornate di lavoro perso, no: chi non voleva festeggiare aveva paura di questo ragazzino che ha gridato "Viva l'Italia".
E crescerà.

giovedì 10 marzo 2011

Rinoceronti, imprese e cavalli barbari.


Faccio come gli scoiattoli con le ghiande: nei momenti di super-lavoro accumulo tutto quello che non riesco a leggere, e lo accantono per le giornate tranquille.
Oggi era una di queste: ho preso in mano il "Ragionamento de Mons. Paolo Giovio sopra i motti, et desegni d'arme, et d'amore, che communemente chiamano imprese" (Venezia 1561, appresso Giordano Ziletti all'Insegna della Stella) e mi son lasciata prendere dalla loquacità di Monsignor Giovio, chiacchierone generoso e accattivante. Anche un po' tronfio dei suoi successi a dire la verità, non perde un'occasione per far sapere il successo che incontrano le sue trovate araldiche e una di queste è particolarmente interessante, ve la voglio raccontare.
Il Duca Alessandro dei Medici, fresco sposo della giovanissima Margherita d'Austria, vuole guadagnarsi la stima del suocero imperatore e del resto del mondo con le sue imprese guerresche e il coraggio da dimostrare sul campo; chiede a Monsignor Giovio di trovargli un'impresa che illustrasse i suoi sentimenti "per la fazione imepriale sarebbe animosamente entrato in ogni difficile impresa, deliberando di vincere -o di morire".
Giovio prende lo spunto da un famoso fatto di cronaca dei tempi (il naufragio del vascello che portava a Papa Leone X un regalo del re Manuel di Portogallo, un rarissimo esemplare di rinoceronte indiano), dalle virtù attribuite a questo esotico animale (coraggioso e temerario e ad oltranza, l'unico a poter sperare di battere un elefante nello scontro diretto) e forse anche dall'origine altrettanto esotica del Duca (figlio naturale di Lorenzo II de' Medici e di una serva mulatta) per accontentare la richiesta del Duca: "fecesi dunque la forma del detto rinoceronte in bellissimi ricami, che servivano ancor di coperta per cavalli barbari, i quali corrono a Roma e altrove il premio del Palio, con un motto di sopra in lingua spagnola, NON VUELVO SIN VINCER: io non ritorno indietro senza vittoria".
Sbaglio di tanto, a immaginare che un ricordo di questi cavalli barbari di Roma sia forse rimasto a Siena, nella Contrada della Selva? tenete presente nel '500 i cavalli barberi giravano per mezza Italia a disputarsi i vari Palii, difendendo i colori (e le imprese!) dei loro proprietari che spesso erano principi e potenti.


lunedì 7 marzo 2011

Le Cronache del Paddock

Ieri, prima domenica di sole dopo un inverno dalla mira precisissima in quanto a precipitazioni meteo (neve e pioggia sempre nel fine settimana) e a rotture di cabasisi familiari (un paio di volte m'è toccato anche di andare a vedere una partita, immaginatevi che goduria!), ho preso il coraggio a due mani e sono andata da Staffino.
La situazione: fattrici isolate in un paddock a parte, la tettoia del fieno è tutta per loro quattro (Staffy, Frou-Frou,  Patrizia e la Cannoniera Saura). Appena mi ha visto il bestione, tenero adorabile e meraviglioso bestione, s'è tutto tingalluzzito e mi è venuto a mettere il testone in braccio, come al solito: "Mia adorabile Signora Degli Zuccherini, sei tornata!" mi ha comunicato telepaticamente, e siamo andati felici a pascolare nel prato da soli, io e lui. Vabbè lui pascolava e io lo strigliavo, ma il concetto è lo stesso - stiamo un po' insieme che è così bello.
Io lo strigliavo, lui mi faceva i soliti complimenti, e la cosa che non smette mai di commuovermi è che per lui possono passare due ore o due anni ma quando mi rivede si comporta sempre esattamente allo stesso modo: tutta gentilezza felice di rivedermi, e basta. L'idillio si è appena appena incrinato quando ha scelto il posto per rotolarsi (una specie di piscina naturale di acqua limpida e gelida), così sì è inzuppato come un savoiardo nell'alchermés ma chi se ne importa, sporco per sporco non cambia molto. Ma io ho rivisto il mio Staffino sotto quel quintale di fango, con le gambe belle asciutte, zoccoli a posto, pieno di verve che faceva il drago con le fattrici (mica vorremo farci passare davvero per dei castroni, no?) e trotterellava sul posto e sgroppettava alla primavera che sta arrivando mentre lo portavo a giro con la longhina. Perchè lui è il mio signor cavallo, un gentiluomo che non mi delude mai, e mettere al sole tutta la sua allegria per me è la cosa che gli piace di più al mondo. Ma cosa ho fatto per meritarmi un cavallo così meraviglioso, io?

venerdì 4 marzo 2011

Figli e puledri.


Testo e fotografie di Maria Cristina Magri
 
Fine febbraio, è ancora inverno ma gli allevatori preparano la primavera dell'anno prossimo e vanno a scegliere gli stalloni per le loro fattrici: quale sarà il più adatto alle loro caratteristiche, quello che esalterà i loro pregi e aiuterà a diluire qualche eventuale piccolo difetto? I meeting organizzati dalla ANACAITPR servono proprio a questo, e gli allevatori di Cavallo Agricolo Italiano da tiro pesante rapido della zona di Padova e Vicenza sabato 26 febbraio avevano appuntamento all'Azienda Del Moro di San Pietro in Gru.
Una cascina bianca piantata in mezzo ai suoi prati verdi, una padrona di casa così gentile da offrire il caffè nel servizio più bello anche se gli ospiti se lo porteranno in giro per tutta l'aia e un ragazzino silenzioso e con gli occhi svegli che è sempre dappertutto, specialmente dove c'è bisogno di lui: apre il cancello, innaffia qualcosa, insomma cerca di farsi perdonare di aver saltato la scuola pur di non mancare all'evento.
Perché Gioele l'ha già capito, queste sono occasioni importanti per gli allevatori: ci si scambiano le opinioni, si ascoltano i pareri dei tecnici, si può vedere come lavorano gli altri colleghi e osservare da vicino gli stalloni cui sono affidati i destini della razza. E poi c'è l'emozione sottile di affrontare l'esame di chi fa il tuo stesso mestiere e l'orgoglio di sapere che vedranno le cose fatte per bene tutti i giorni, che a gente del genere non sfuggirebbe di certo un affannarsi dell'ultimo minuto.
Mentre noi ci perdiamo in questi pensieri Pier Angelo Miotti è al lavoro e dedica le ultime attenzioni agli stalloni che presenterà di lì a poco: Sioux, di sua proprietà e Artù CM del Parco Stalloni di LG. I box dei cavalli sono in una bella struttura aperta sul lato ad est e protetta da un tetto in legno lamellare iper-moderno, in fondo una metafora di quello che porta avanti la famiglia Miotti - continuare a proteggere la tradizione con tutti i nuovi mezzi oggi a disposizione: per questo sotto il tetto modernissimo ci sono manzi di Rendena (una antica razza alpina, fermatasi qui con la gente cimbra nelle transumanze dai monti Lessini alle valli di Chioggia) e Cavalli Agricoli da tiro pesante rapido.
«In casa mia abbiamo sempre avuto cavalli» ci racconta Pier Angelo mentre finisce di strigliare un puledrone «negli anni ottanta mio padre vendette l'ultima cavalla, ma io ci rimasi così male che feci di tutto per comprarne una mia, e da allora non li ho mai più lasciati. I TPR mi piacciono per la massa, sono imponenti ma hai mai sentito quando ne passa uno ferrato sul cemento, il suono che fa? Per me è bellissimo. Il mio sogno è di riuscire a vedere attaccata la René, la mia preferita: ha dei movimenti brillanti, vivaci, ed è così bella. Ma qui c'è tanto lavoro, come si fa? Non ho proprio il tempo». 
E allora Pier Angelo continua a lavorare, e con Barbara tira su puledri e figlioli. Oltre a Gioele c'è anche Mattia, il maggiore, che frequenta l'Istituto Agrario Duca degli Abruzzi di Padova ed è uno degli allievi del professor Crise, quello che oltre alla zootecnia ai suoi ragazzi insegna anche l'arte delle redini lunghe: con un po' di pazienza, forse Pier Angelo si potrà togliere la soddisfazione di vedere attaccati i puledri della sua René. Ma se gente come lui non avesse tenuto duro e mantenuto ad oltranza una razza che aveva perso la sua ragione di esistere, il tiro agricolo, il sogno di Pier Angelo non avrebbe avuto nessuna possibilità di essere realizzato – e invece è lì pronto a diventare vero, grazie a due ragazzi e a questi cavalli figli della tradizione.


GLI STALLONI ED I SOGGETTI PRESENTATI
Sioux (di proprietà  dell’Azienda  Miotti)– da  Erto  e  una  figlia  di  Tilma,  nato  nel 2002  nell’allevamento  L.  Giordan  di Vicenza;  ottima  linea  di  sopra,  corretto, proporzionato  e  gradevole  esteticamente; soggetto  molto  elegante  ma  capace  di imprimere  alla  progenie  anche  buoni caratteri  di  tronco  e  di  sviluppo.
Abbinamento  di  corredi  genetici  al  top negli  anni  ’90,  Sioux fa  parte  degli stalloni “provati” del LG con pi€ del 60% di attendibilità della stima genetica su figli effettivi.  Uno  stallone  interessante  e decisamente  competitivo  in  termini  di qualità della progenie.


Artù CM  – nato  nel  2007  nell’allevamento  R.Cimatti  di  Faenza  (Ra).  Da Izaac  e  Tea CM,  si  è  classificato  terzo  al  concorso dei  30  mesi  alla  Mostra  Nazionale  del 2009.  Unisce  le  caratteristiche eccezionali  circa  i  caratteri  del  tronco del  padre  Izaac  all'incrocio  delle  linee Isard  e  Olgan  da  parte  di  madre;  si distingue  in  modo  spiccato  per  la bellezza  dei  movimenti  e  l'eleganza della  linea  del  di  sopra, oltre  che  per  le masse  muscolari  e  lo  sviluppo  del tronco  espressi  in  misura  veramente eccezionale.  Consigliato  per  migliorare le  caratteristiche  di  tronco e  le  masse muscolari, ma anche per l'attitudine dinamica e l'ottima qualità delle sue andature. Meglio preferire, in fase di prova di progenie, fattrici di buona distinzione ed incollatura e dal mantello “unito”, visto il  suo  mantello  che  ha  una  discreta  estensione  delle  macchie  bianche  a  sede  fissa  e  che  il  LG  è molto  attento  a  questo  aspetto  di  tipicità nella  valutazione  dei  puledri  cosƒ  come  stabilito  dalla Commissione tecnica Centrale del LG nel 2007.


A chiusura, va detto che la famiglia Miotti si è poi prestata a presentare, a richiesta degli allevatori, anche i due giovani maschi di due anni, entrambi figli di Sioux, selezionati quali Candidati stalloni e  che  saranno  oggetto  di  valutazione  definitiva  nel  prossimo  autunno  per  l’accesso  al  Registro stalloni del LG e della fattrice Renè‚ con redo 2011 la quale ha saputo dare grande immagine di s‚èper  le  notevoli  attitudini  dinamiche  e  per  un  complesso  morfologico  di  elevato  pregio.  
Queste presentazioni  supplementari  hanno  arricchito  il  meeting  con  dei  veri  e  propri  “fuori  programma” che hanno consentito al Dr. Pigozzi (direttore ANACAITPR) di esemplificare al meglio alcuni
concetti sulla caratteristiche moderne della razza e sugli obbiettivi tecnici del LG.

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