lunedì 31 dicembre 2007

Buon Anno!


Sta arrivando l'anno nuovo e vi auguro che sia un anno speciale, pieno di cose belle:
di amici, di affetto, di salute, di gioia, di cavalli, di sorrisi, di abbracci, di cose da fare, di soddisfazioni, di luce e di calore.
E se ci saranno momenti più duri ricordatevi di quelli belli, non dimenticateli, teneteli stretti e guardate in avanti, le spalle bene aperte e la testa alta: come a cavallo insomma.
E vedrete che tutto andrà per il meglio.
Un abbraccio fortissimo,
Cristina

venerdì 28 dicembre 2007

I Paso di Guido


In giro per Internet si conoscono tante persone, e alcune di queste riescono ad essere amici anche se non ci si è mai incontrati.
Guido è una di questi: giornalista, appassionato di araldica e di storia e di tante altre cose, nato con la camicia di una famiglia fascinosa cucita addosso (è la seconda persona che conosco in vita mia con antenati turcomanni e ho notato che è un ingrediente favoloso, ne derivano persone speciali!) ma non è stato a riposare sugli allori e ha lavorato sodo per aggiungerci del suo.
In più ha una pazienza infinita e si legge tutte le mie tiritere più o meno angosciate su quello che vorrei, non vorrei , ma non riesco etc. etc. etc.
E come se non bastasse quando se ne va in giro e vede dei cavalli mi manda le fotografie: non è magnifico?
Questa è una fotografia che ha scattato a Urubamba, in una hacienda hanno offerto questo piccolo spettacolo con i cavalli peruviani de Paso: la loro andatura così particolare è una specie di marcia in cui gli arti battono uno alla volta sul terreno ma secondo una sequenza che deriva dall'ambio, quindi è un'andatura per laterali più o meno accelerata che sposta il cavallo continuamente in avanti e mai verso l'alto, evitando così ogni tipo di sobbalzo al cavaliere. Risulta un'andatura estremamente comoda e riposante per chi usa questi cavalli, che infatti derivano dagli ambiatori ginetti arrivati qui con Colombo.
Qui per saperne di più sul caballo de paso peruviano

Saumur e steeple-chase


Millenovecentootto, cinque anni prima della Grande Guerra. Cartolina di saluti per una gentile signorina da parte di un educato giovinotto, che sceglie per l’ambasciata un soggetto tranquillo, neutro, molto formale, a prova di Istitutrice svizzera: nientedimeno d’una frotta di Sottotenenti Istruttori di Saumur che saltano con stile assolutamente pre-caprilliano la siepe di uno steeple-chase corso sulle lunghe, morbide e ben tenute piste galoppabili della Scuola, il cui fondo di sabbia preservava gli arti dei cavalli che vi lavoravano nonostante le lunghe ore di esercitazione loro richieste. Perché ovviamente a Saumur, pur essendo uno dei templi dell’Equitazione Accademica, non si sono mai trascurati gli altri campi dello scibile equestre. E anche se siamo abituati a pensare alla ville cavaliére come la casa degli ecuyérs che, tounique noir e charme gallico, danzano coi loro cavalli arie raffinate e leggere non dobbiamo dimenticare che gli stessi si cimentano ovviamente anche nel salto ostacoli, nel completo e via dicendo.

In questa fotografia, scattata solo cinque anni dopo la presentazione ufficiale del Sistema di Caprilli, l’assetto dei cavalieri è per noi seguaci del capitano nazionale, abbastanza barbaro. Ma i cavalli sono piuttosto liberi con l’incollatura, i cavalieri si lasciano sfilare le redini dalle mani e il momento critico non sarà tanto durante il salto quanto dopo la ricezione, quando per riprendere il controllo della cavalcatura i nostri prodi saranno costretti a romperne la fluidità di movimento recuperando un po’ affannosamente redini, briglie e cavallo nella mano (ma questo momento poco elegante esteticamente non è stato tramandato ai posteri). Basta pensare a questa successione di movimenti per capire quanto, in un percorso ad ostacoli ravvicinati, diventasse ben più efficace il Sistema Naturale di equitazione rispetto all’allora normale condotta del binomio.
Questa fotografia e’ un po’ il contraltare di quell’altra che ritrae il Capitano Caprilli mentre lavora da terra la sua saura Itala, ottima saltatrice oltre ad essere addestrata perfettamente ad eseguire le arie di scuola.
Così in Italia e in Francia, parallelamente ma su opposti fronti, si assumeva col tempo lo stesso atteggiamento protezionistico ad oltranza: in Italia, non si poteva toccare nulla del testamento spirituale di Federigo e si lavoravano in piano i cavalli secondo i crismi dell’Equitazione Classica ma solo e rigorosamente di contrabbando (il Completo volenti o nolenti comprendeva anche la prova di addestramento!); in Francia, si negava pubblicamente ogni interesse alla rivoluzione del Metodo Naturale e non si mandavano al contrario di tutte le altre nazioni gli ufficiali a Pinerolo per apprendere i segreti del metodo, ma poi negli anni trenta altrettanto di contrabbando si “importava” uno degli interpreti più classici esteticamente del Sistema (il Capitano Alessandro Alvisi) per studiarlo, osservarlo, copiarlo dall’assetto alla sella (il Completo volenti o nolenti comprendeva anche le prove di salto!). Dimostrazione pratica di quanto sia ipocrita il negare quello che di buono c’è, anche al di fuori del nostro privato orticello….dimostrazione pratica con proprietà transitiva, nel miglior stile par condicio.

Ma queste sono piccole pettegolerie, che non devono essere rispolverate a scapito dell’attenzione che meriterebbero persone che, a queste difese ad oltranza della propria tradizione, hanno dedicato vita e passione e talento: come uno dei più famosi ecuyer en chef di Saumur dei tempi “moderni”, il colonnello Margot, che si sentiva talmente investito dalla responsabilità di difendere e trasmettere storia, principi e spirito dell’Istituzione che rappresentava, da non lasciare mai il benché minimo spazio a niente e nessuno che potesse rappresentare un “corpo estraneo”. Ma solo per amore di quel patrimonio che rappresentava, non per ristrettezza mentale o vanità personale. La sua correttezza esemplare, adamantina (indomabile, insomma, come giustamente intendevano i greci) è espressa tutta nella motivazione che diede a chi gli chiese perché, raggiunti gli anni della vecchiaia, si volesse ritirare dal suo incarico di Giudice Internazionale di Addestramento (o dressage): “perché non sarei più in grado di far vedere come effettuare in modo corretto un certo movimento, una certa azione, a chi dovessi giudicare non sufficiente in campo gara”.

Viene da chiedersi cosa succederebbe se ci aspettassimo tanta nobiltà d’animo e coerenza di comportamento anche dai nostri giudici internazionali o meno, ma ci aspetteremmo una competenza proporzionata al palmarès dei titoli sciorinati sempre tanto orgogliosamente. Chissà se proprio tutti sarebbero in grado di far vedere eseguito in modo corretto quello che hanno trovato di insufficiente nei binomi che giudicano? Ma, d’altra parte, non si sa più cosa aspettarsi dai nostri migliori giudici internazionali, dopo averli sentiti difendere la propria interpretazione della leggerezza di movimenti di un cavallo, adducendone a riprova l’esiguo peso corporeo di una gentile amazzone che montava il suddetto cavallo e non “l’ideale disinvoltura, vivacità, flessibilità, e grazia di cui dà impressione un cavallo quando si muove con disinvoltura, senza dare alcuna impressione di sforzo” (come da “Questioni Equestri” del Generale L’Hotte).

Benazir


Qualche anno fa ero rimasta un po' stupita dal fatto che la Bhutto, in piena campagna elettorale, avesse deciso a tavolino la data del parto cesareo del suo primo figlio per non intralciare le scadenze politiche. Pensavo fosse una mostruosità piegare alle esigenze lavorative anche le venute al mondo dei figli, mi pareva una cosa assurda.
Non avevo capito niente.
Questa donna era veramente una donna coraggiosa, piena di forza, disposta a ben altro che un parto programmato pur di aiutare il suo paese nel modo che le era possibile; sapeva di avere più forza di altri e non ha avuto paura ad usarla nonostante sapesse benissimo di essere a rischio, continuamente.
Come si fa a sorridere salutando una folla di gente tra cui sai benissimo si può nascondere il tuo assassino? dove lo trovava questo coraggio?
Poi da noi quelli che vogliono far vedere di essere importanti girano infarciti tra quindici body guard che sembrano le caricature dei gorilla di Witney Huston, incrocio tra un giocatore di rugby e il buttafuori di una discoteca di provincia....donnicciole, anche se portano la cravatta.
Benazir sì che era un leader, anche col rossetto e il velo in testa: chapeau, Incomparabile.

La Costituzione


Ieri era il 60° compleanno della nostra Costituzione: l'avete mai letta? è bellissima.

giovedì 27 dicembre 2007

Incendio nella scuderia dei trottatori


Torino è ancora l'inferno, prima i disgraziati operai della Thyssen e ora quei poveri cavalli. Lavoratori anche loro, anche loro sudano come la gente che va in fabbrica per guadagnarsi la vita, il pane o la biada. Prima uomini, poi cavalli ma la fine è stata ugualmente orribile per tutti loro. E anche la colpa di tutti quegli strazi è la stessa: di chi ha guadagnato sulla loro pelle togliendo la sicurezza ai primi,o di chi ricatta e scommette sporco sui secondi.
Se pestassimo i prepotenti da piccoli non crescerebbero e non diventerebbero prepotenti grossi, mi sa che si sopportino troppi piccoli soprusi nella vita e chi riesce a fare un sopruso piccolo la volta dopo ne farà uno più grande.
Rabbia, che rabbia ho.
Qui l'articolo de La Stampa

mercoledì 26 dicembre 2007

Lo strillone!


Adesso in edicola c'è il numero nuovo di Cavallo Magazine, quello di gennaio 2008:
per me è un regalo di Natale bellissimo visto che per la prima volta la copertina è dedicata ad un mio articolo! la foto è di Beatrice Scudo che ad agosto era venuta con me a Roma, era il nostro primo servizio insieme. Protagonista la grigia che vedete qui sopra, Iside, assieme a tutta la Fanfara della Polizia di Stato: tantissimi auguri a tutti per un anno nuovo allegro e scoppiettante come Iside!

Capre post-natalizie


Stamattina il vet è dovuto uscire di corsa per via di una capra che sta diventando un pallone - mangiato qualche schifezza di troppo, la proprietaria dichiara un cavolo ma secondo me le è scappata una fettina di panettone alle bestiole, già cicciotte come porcelli tra l'altro.
Santapaletta, esattamente come nei libri di James Herriot!!!! anche se lì erano un paio di mutandoni con l'elastico che mandavano in crisi la Sahanen.

martedì 25 dicembre 2007

Natale


Ieri ho cominciato a spadellare alle otto di mattina, e una buona parte della notte l'ho passata ad occhi sbarrati pensando se sarebbe stato meglio fare prima le tagliatelle per il timballo o andare a prendere l'ultimo pesce che mancava all'appello. Ho finito di legare la salsina per le orate mentre stavano entrando i miei dalla porta alle sette di sera e ho chiesto a mia mamma se poteva lavarmi le ultime due pentole mentre io mi andavo a mettere in ordine, m'ero dimenticata di addobbare per le feste me!!!
Ma devo dire che ne vale la pena: i ragazzi stavano giocando così bene per i fatti loro che si erano dimenticati di aprire i pacchetti, noi a tavola eravamo contenti di stare insieme ed è proprio bello saper fare qualcosa che fa stare bene le persone a cui vuoi bene. Anche se glielo servi in un piatto è sempre amore.
Ho fatto il Pane di Natale esattamente come mi ha insegnato la nonna Aia, ne volete una fettina?
Buon Natale!

domenica 23 dicembre 2007

Off x-mas topic

Mentre cercavo gli auguri della Regina Elisabetta su You Tube ho trovato questo spezzone di filmato muto, le nozze dei suoi genitori nel 1923...bellissimo, guardate soltanto i cavalli!

sabato 22 dicembre 2007

Concerto di Natale


Stamattina Concerto di Natale a scuola da Frè, divisa ufficiale: "sopra rossi, sotto jeans", cappellini da babbinatale con o senza led gentilmente forniti dalla scuola, flauti come se piovesse batteria tastiera e so quante chitarre. Possono stonare finchè vogliono ma sfido qualunque mamma a non commuoversi vedendo il pargolame impegnato a schioccare le dita al ritmo di "Santa Claus is coming to town" e se il pargolame è alto oramai un metro e settanta non cambia assolutamente niente, anzi.
Sono rimasta di sasso quando una delle ragazzine presentatrici, I° media, assieme ai desiderata classici (più pace, meno fame, niente guerre) ha messo chiaro chiaro un "vorrei tanto che Babbo Natale come regalo facesse tornare insieme i miei".
Poi magari le compreranno l'Ipod da sei giga.

venerdì 21 dicembre 2007

Presepe


Rockwell ci è entrato nel DNA come la Cocacola e Will Coyote, il Natale è anche quei Babbinatali rubizzi che non sanno più di San Nicola ma fa lo stesso, l'importante è che si senta il Natale. Però a me la cosa che fa più sentire Natale è il Presepe, c'è poco da fare: è nato Gesù, ed essendo una personcina di buon senso anche appena nato si tiene ben vicini lì'asinello, il bue, e un sacco di gente perbene magari poco cool ma con un cuore grande così.
Pace in terra per gli uomini di buona volontà......agli uomini di buona volontà o grazie al lavoro degli uomini di buona volntà? mah.
Però buon Natale.

giovedì 20 dicembre 2007

Galop!


Come potete vedere ho poco tempo per dedicarmi al Blog in questi giorni: sto leggendo cose nuove, sto cercando di chiudere l'anno lavorativo (male, ieri riunione plenaria dal clientone internazional-francofono che ha un ricavo netto del 9.9 % in più rispetto all'anno passato e chiede a noi uno sconto del 3%, no comment), devo scrivere un paio di cose impegnative, ho la casa da pulire per la cena della Vigilia (Gesù Bambino, se mi senti mi fai trovare una aiutante per le pulizie di casa sotto l'albero di Natale? va bene anche se non riesci a impacchettarla, la piglio così com'è), devo ancora decidere il menù e ieri c'è stato il ricevimento professori del pargolo (sveglio, brillante, educato e simpatico ma se studiasse e facesse i compiti sarebbe decisamente meglio). In più sento tutti che sostituiscono il congiuntivo con l'indicativo, è terribile sembra che abbiano comprato le parole da usare ai saldi di fine stagione. Non so perchè ma oggi i campanellini della slitta li sento meno vicini........doppio wuff.

mercoledì 19 dicembre 2007

Wuff!...


Sto studiando per un paio di cose che ho da fare per il mese prossimo, ho scoperto un'altra lacuna terrificante: trovato tanti bei libri che trattano di argomenti interessantissimi e poco conosciuti.....ma sono tutti in tedesco! e io non so un'accipicchia di tedesco...uno di questi fascinosi tomi è non soltanto in tedesco ma anche scritto in caratteri gotici (è del 1881), mi viene una rabbia a non capirci niente che non vi dico. Qua e là qualche parola si intuisce, ma è tutto inchiavardato in una selva di robe assolutamente incomprensibli.
Ho voglia di imparare il tedesco.

venerdì 14 dicembre 2007

L'abete rosso del Papa (e stecche varie)



Quasi Natale, il gregge internettiano si mobilita compatto ancora una volta dietro l'ennesimo falso allarme: "Aita, aita, il Papa cattivone fa tagliare un albero secolare per farci il Tannenbaum", valanghe di proteste e slavine di indignazione, i gridi di orrore e sdegno si sprecano.
Peccato che si stia parlando di un abete rosso, essenza pregiatissima e ricercata per le sue proprietà acustiche: i liutai (Stradivari in testa) da secoli si riforniscono proprio su queste montagne dei legni da stagionare e utilizzare per violini, viole & c. e proprio per questo le Magnifiche Comunità montane del Sud-Tirolo da secoli piantano appositamente migliaia e migliaia di abeti rossi da destinare al commercio. Questo abete era una bellissima pianta, certo: ma come lui ce ne sono migliaia, e per inciso proprio grazie al commercio di legname che rende così utile ed indispensabile curare molto bene il succedersi della coltivazione di questi magnifici alberi.
Quindi un altro "Al lupo al lupo" assolutamente ingiustificato ma prontamente seguito da migliaia di entusiasti dallo sdegno facile che magari vanno regolarmente a sciare in Val Badia e anelli circostanti intansandone strade e skilift, utilizzando senza pensieri neve artificiale e impianti di risalita che devastano e inquinano le stesse montagne dalle quali è stato semplicemente tolto un albero che 160 anni fa qualcuno aveva piantato apposta per poterlo tagliare una volta arrivato a maturazione.
E come dicevano gli indiani d'America, "se i vecchi non morissero dove metteremmo tutti i bambini che devono nascere?"
Tolto quell'abete, mentre il gregge sentimentale protesta, in Val Badia avranno già ripiantato un piccolo abete rosso al posto di quello che è stato tolto.
E questo è molto più ecologico che fare copia e incolla su internet e lavarsi la coscienza con un po' di sdegno a cottimo.

lunedì 10 dicembre 2007

Argento e vecchi filetti


Tanto per cambiare..
MULO – Prodotto di un asino stallone e di una cavalla fattrice, matrimonio poco ovvio reso possibile dal fatto che gli stalloni asinini destinati alla produzione mulattiera vengono cresciuti sin da puledri in un branco di cavalli. Questo perchè altrimenti si rifiuterebbero di interessarsi affettivamente alle cugine più eleganti per noi, ma evidentemente meno gradite a loro. Il mulo è sobrio e robusto come un asino e raglia come lui, ma con una taglia e conformazione fisica più simili a quelle del cavallo che lo rendono adatto a sforzi molto più intensi, particolarmente come bestia da soma. In passato erano anche considerati cavalcature adatte a donne e religiosi, per la loro affidabilità e il buon senso dimostrati sul campo. I bardotti sono invece figli di un cavallo e di un’asina, nitriscono, ma essendo i classici eredi che prendono i difetti dei genitori piuttosto che i pregi, oramai non vengono più allevati; i carbonai dell’Amiata usavano spesso bardotti per trasportare i loro carichi, forse perché le cavalle toscane erano davvero troppo fini per essere destinate alla produzione mulattiera ed era meglio per lo scopo mettere al lavoro le asinelle sparse sulle pendici dei monti.. Nella Murgia pugliese, invece, si allevano i grandi e robusti asini di Martina Franca fianco a fianco ai poderosi e barocchi cavalli murgesi: e proprio qui la produzione mulina fino agli anni quaranta era fiorentissima, dando muli ideali per l’artiglieria e la fanteria alpina. I muli nell’esercito venivano suddivisi in classi, differenziate per tipo a seconda delle caratteristiche: altezza al garrese, forza fisica, resistenza. I muli di 1a classe erano i piu grandi e robusti (artiglieria da montagna), quelli di 2a e 3a classe, più piccoli (fanteria alpina). Il mulo dagli alpini veniva utilizzato per il trasporto del mortaio da 120, che si compone di 3 pezzi: piastra, affusto e bocca da fuoco. Per trasportarlo "manualmente" ci vogliono tre alpini, oppure…un mulo.

domenica 9 dicembre 2007

Il Blog del Cantacucciolo

Grande notizia: il mi' cittino s'è fatto il Blog!!!!
Le mamme imbiancano , i figli crescono e santapaletta quanto tempo è passato da quando ha detto la sua prima frase compiuta, col ditino cicciotto che indicava il cucciolone di setter di mio suocero...."Bimbo bau!"
Vi presento Lomo a son chè

sabato 8 dicembre 2007

Fonderie

Tre morti e non è ancora finita, e non era nemmeno la prima volta lì. Possibile che si debba ancora morire lavorando? Thyssen-Krupp, mica una dittucola artigiana che fatica a sbarcare lo scadenziario di fine mese perchè non si riesce più a guadagnare un centesimo in più rispetto le spese...mi piacerebbe sapere lo stipendio dei super-manager della Thyssen responsabili del reparto che ha ammazzato quei poveri cristi.

giovedì 6 dicembre 2007

Misa Criolla


Ancora Natale con la Misa Criolla di Ariel Ramirez: l'ho scoperta l'anno scorso per via di un concerto in Sant'Agostino a Modena, è bellissima e trascinante e a noi non può assolutamente non piacere - un Gloria dove si sentono i cavalli galoppare attraverso i tamburi è più unico che raro! sono tutte le musiche per una solenne Messa di Natale ma come guardando un presepe argentino....in ogni brano ci sono citazioni delle musiche criollas (si, proprio come i cavalli!) ed entrano anche gli strumenti tipici di quella zona.
E' bellissima, quest'anno lo fischietterò fino allo sfinimento (il pargolone già non ne può più....)

Ebbene sì mi sto natalizzando di nuovo!

Sto cominciando a ricanticchiare Jinglebellsjinglebells, ho già preso quattro decorazioni nuove (in feltro, tedesche, per le finestre, irresistibili!) e rovisto disperatamente alla ricerca di qualcosa di carino da spedire inviare incollare girare...tanto per cominciare, questo!

mercoledì 5 dicembre 2007

Ancora Sardegna


Mi sono intorcinata con la Sardegna, posto che non conosco assolutamente ma che mi intriga sempre di più. Saltabeccando tra anglo-arabi, Tazenda e altre isolane cose ho tirato fuori anche l'inno della Brigata Sassari, Dimonios: a parte che è tutto diverso da ogni altra marcia militare che conosco (come dire...vivace!) ha l'ultimo verso che è bellissimo - avanti forza paris, forza andiamo avanti insieme. E adesso ci sono tutti quei problemi là in Sardegna, agricoltori circuiti dalle banche che hanno venduto prodotti finanziari che li stanno strozzando...avanti forza paris.
Potrebbe essere il motto delle Class Action!
La Brigata Sassari sta rientrando ora dall'Afghanistan e ha operato, tra le altre missioni, anche in Iraq.

martedì 4 dicembre 2007

Melanippe's special

Ieri Melanippe mi ha mandato una mail e ho scoperto che abbiamo un'altra passione in comune - le citazioni!!! ve la passo pari pari (oggi mi sento una sanguisuga!!)
Surgeons General Warning: Horses are expensive,
addictive, and may impair the ability to use common sense.

Grillo - ma è sempre tutto vero?


Ogni tanto leggo il Blog dei Blog, quello di Beppe Grillo. E' una persona trascinante, spesso dà voce a ribellioni che ci somigliano e ancora più spesso ci fa notare cose che non vedevamo abbastanza o abbastanza bene.
Ma dentro questo vortice è sempre tutto giusto, tutto corretto? che controllo ha il mitico Beppe sulla proliferazione di Meet Up locali e decentrati, dove non agisce lui ma altre persone? mi è venuto il dubbio per una faccenda qui in Appennino, una manifestazione organizzata dai Grilli modenesi per protestare contro quello che fanno passare per il taglio indiscriminato di un bosco su alle Lame di Pavullo:
il bosco in questione in realtà non è un'area protetta naturale e selvaggia ma un impianto di resinose mature che erano state messe lì proprio per farne legname da commerciare, che senso ha protestare contro il taglio (oltretutto scaglionato negli anni e che prevede il reimpianto di alberi giovani in sostituzione di quelli abbattuti per farne legno)???
Mi sembra che ci sia gente che ama più protestare per partito preso che ragionare sulla realtà delle cose - della serie intanto protestiamo, che si fa un po' di polverone e ci facciamo vedere anche noi.
E i cuori teneri e giovincelli tutti dietro fiduciosi, dando per buono tutto quello che esce con il bollino del Grillo nazionale.
Ma pensare con la propria testa mai?
E che buona fede hanno questi organizzatori di proteste a un tanto al chilo?
Mi insospettisco e m'ingrifo: questo è solo un caso locale - ma quante altre bufale ci sono che passano per proteste sociali Sante&Benedette perchè partono dal sito "giusto"?

Il file cinese


Stamattina arrivo in ufficio (quello del lavoro vero, atiessessennecistampaggiolamiera)e trovo il papone (che è anche il mio Boss visto che siamo una tipica azienda artigiana modenese su base familiare), col pancione che sobbalza dalle risate. Tra una lacrima di ilarità e l'altra mi indica una mail arrivata da un nostro cliente iper-esigente. Guardo bene, apro l'allegato e mi accorgo che chi l'ha spedita ha fatto un errorino: ci hanno mandato un file in cinese - evvvvai che si scoprono gli altarini della sub-fornitura di alta qualità.
Poi a noi chiedono non solo l'impossibile, ma che abbia anche il pizzo in fondo (certificato pure quello ovviamente).

domenica 2 dicembre 2007

L'anno contradaiolo...


...è iniziato ieri! per festeggiare, qualche foto del nostro Bru'one nello Slideshow.
L'anno scorso per noi è stato bellissimo: hanno battezzato Frè!

Ramandolo, resina e torta di mele.


Ancora dal libello...perchè niente piede, niente cavallo!
“Preferisco aver ragione che essere coerente.” - W. S. Churchill

Giacomo Portesan, anima candida d’un maniscalco, aveva scritto qualche tempo fa sul forum di Mr. Horse a proposito del suo modo di trattare i cavalli affetti da navicolite con molto entusiasmo, e tanto di referenze. Parlava di ferratura alternativa, resina, nuovi e strani moderni ordigni, e prontamente era stato accolto dal tribunale della Santa Inquisizione (incarnato nella fattispecie da una santommasa che chiedeva spiegazioni, statistiche e magari anche prove giurate di quanto dichiarato). Ce n’era abbastanza da scatenare una guerra di posizione, ognuno arroccato sulla sua a lanciarsi teoriche frecciatine di qua e di là dalla linea (bianca, ovviamente) di confine. Ed invece ieri mattina dopo qualche mail e un paio di telefonate, appuntamento in una scuderia vicina. Al posto del veleno e dei coltelli portiamo rispettivamente due bottiglie di vino (Giacomo) e una torta di mele (io); ma che strano modo di polemizzare, perdinci.
Comunque, mi presento col mio fagotto alla Cappuccetto Rosso all’appuntamento col lupo, che avevo già subodorato essere un po’ meno terribile del previsto: già il fatto di voler far vedere la realtà delle teorie tradotta in cavallo da ferrare in carne e ossa assegna un bonus notevole alla pagella del Rivoluzionario Maniscalco, siamo sinceri.

Il lupo, accidenti, non rispetta le favole: invece d’essere almeno un po’ prevenuto nei confronti di una rompiscatole che gli dà del millantatore (sempre in tono velato, però), mi saluta sorridente e tranquillissimo e non mi dà manco una ringhiatina, neanche una punzecchiatura anzi, sembra contentissimo di parlarmi di quello che fa, proprio trascinato dalla passione. Finalmente. Finalmente qualcuno che ti trasmette chiaramente il piacere di spiegarti quello che pensa: parlando mi ammucchia uno dopo l’altro in mano tutta una serie di “ferri” alternativi, alcuni in materiale plastico, altri rinforzati con la lunetta in metallo, poi solo plastici ma più rigidi, e man mano che sollevo dubbi me li sbriciola tutti uno alla volta snocciolando una in fila all’altra esattamente le spiegazioni che mi servivano. “No, l’usura della plastica non è incompatibile con il tempo necessario alla ricrescita dell’unghia fisiologicamente necessaria per una nuova ferratura, sì, la lunetta è stata messa proprio per impedire che i chiodi rompano la gomma dovendo trattenere un materiale elastico che si espande e ritrae ad ogni passo del cavallo…” Non trovo niente da ridire, tutto logico. E ancora, ferri d’alluminio in fusione o ricavati dal materiale pieno attraverso macchine a controllo numerico, non fatti “in serie”, disegnati per permettere un più facile stacco dell’anteriore per mezzo di una specie di sbarchettatura, meno materiale in punta che permette al piede del cavallo di effettuare il movimento in modo più naturale, come se fosse scalzo e non come è di solito con le sue brave ciabatte di ferro. Oddio, sto tradendo il maresciallo Blasio, ciabatte di ferro?….eh sì, perché parlando parlando (anzi ascoltando ascoltando) comincio a vedere le cose da un altro punto di vista.

Ascolto la spiegazione tecnicamente più corretta dal punto di vista anatomico e di meccanica del movimento che io abbia mai sentito in vita mia, e oltretutto resa perfettamente comprensibile e ben immaginabile dal modo di parlare di Giacomo. Non si compiace di usare termini cattedratici se non sono strettamente indispensabili, e ogni volta che nomina qualcosa di anatomicamente imbarazzante (flessore profondo, lamine sensitive, benda perioplica, lamine cornee e tutti gli altri, sì li abbiamo letti scritti in piccolo da qualche parte, ma raccontare a cosa servono è un altro paio di maniche) ti spiega dov’è e come funziona e cosa gli puoi fare di brutto o di bello. Cullata e rassicurata da questa lussuosa sensazione di comprensione, mi lascio andare a considerazioni del tutto nuove per una tradizionalista ad oltranza come me.
Bene al riparo della mia solida e (eufemismo…) compatta calottina cranica cominciano a rigirarsi dubbi che avevano tranquillamente dormicchiato fino ad oggi:

Perché mettiamo i ferri ai cavalli?
Per impedirne l’usura eccedente la ricrescita fisiologica dell’unghia, usura dovuta alla nostra necessità di montare il cavallo.
Ma a parte questo, cosa è necessario del ferro al cavallo? Il peso?
No, altrimenti sarebbero già nati per conto loro con l’unghia di bronzo.
I chiodi?
No, sono alla fine un corpo estraneo, che bravi maniscalchi riescono a mettere senza far danni ma che comunque sono rischi aggiunti, traumi in più per unghie sane e torture per cavalli con problemi; puoi infatti forgiare il ferro più complicato e sostenitivo per un cavallo con la navicolite, ma sempre a martellate glielo devi attaccare…e piantare sei o addirittura otto chiodi in un piede la cui struttura è già stata tutta dissestata, rovinata, confusa dal navicolare che sfonda gli altri tessuti e li sposta chissà dove, è andare ad aggiungere compressione e dolore dove già ce ne sono a sufficienza. Per non parlare di rischio di inchiodare tessuti che non andrebbero toccati ma che a causa del problema non sai dove possano essere andati a finire. La scintigrafia ossea difatti non è ancora strumento abituale, per i maniscalchi.
Sostituiscono l’unghia?
No, la proteggono, ma non sono e non si comportano come le unghie del cavallo. Nei cavalli bradi, l’unghia si consuma come è naturale, in certi punti più che in altri a seconda degli appiombi del cavallo e dei suoi movimenti, esattamente come noi facciamo con le nostre scarpe la cui suola racconta il modo che abbiamo di camminare. L’unghia si consuma e cresce a seconda della conformazione e quindi dei movimenti peculiari di quel cavallo, il ferro blocca qualsiasi possibilità di compensare anche solo lievemente certe deviazioni di appiombo con un’usura più marcata in certi punti piuttosto che in altri. Come può, poi, un materiale rigido sostituirne uno elastico?

Ma fin qui abbiamo solo fatto della filosofia, scaldato le idee: adesso entriamo in scuderia e si fa sul serio, vediamo com’è questo benedetto modo di spalmare resina sotto gli zoccoli dei cavalli.
Portano la cavalla che Giacomo deve “ferrare”, una piccola gentilissima baia di dieci anni. Trenta giorni fa le ha fatto per la prima volta pareggio e applicazione della resina. La cavalla, mi racconta il proprietario, era decisamente incastellata, con piedi piccoli e chiusi e risentimenti conseguenti acuiti dal suo mestiere (s.o.). Chiedo il permesso e mi avvento sui piedi della bella, occhi miei fatevi capanna e cosa vedo? niente ovviamente. Sembra decisamente scalza, mi viene fatto di dire come a mio figlio “dove hai messo le scarpe?” ma mi trattengo in tempo. Appena un rilievo lascia intuire che a un certo punto della muraglia comincia uno strato di qualcosa che non è unghia, le prendo un piede in mano e vedo dove ci sarebbe il ferro una patina grigiastra, sottile come un biscotto. Non una spalmata informe di materiale, ma una striscia applicata esattamente dove l’unghia tocca il terreno e basta, che leggerezza. Mi sembra quasi di immaginare il piacere della cavalla nel poter finalmente sentire il piede allargarsi a dovere, l’unghia non costretta rigidamente ma libera di ammortizzare il peso. Non so quanto sia professionale e corretto, ma cerco di ricordare i miei piedi dentro un paio di scarpe strette (ahia) o scalzi (aaaaaaaaaah….) Forse non è poi un’idea così peregrina, questa resina. Giacomo comincia a lavorare, toglie il materiale vecchio con le tenaglie e pareggia leggerissimamente dove serve l’unghia, poi tutta l’operazione di pulizia necessaria perché la resina catalizzando si attacchi dove deve, sotto e sulla muraglia esterna per garantirne la coesione a lungo. Il tutto, impacchettato con la pellicola trasparente sino a quando non è indurito a dovere. La cosa prende parecchio tempo, la messa in posa è delicata per via dell’accuratezza che serve ad utilizzare i materiali, ma quello che mi ha maggiormente impressionato è stata la cura che Giacomo mette nel pareggio. Non toglie molto, anzi davvero pochissimo ma in modo ragionato, preciso e sicuro. Intanto osservo che chiaramente il piede della cavalla nella parte inferiore si è un po’ allargato negli ultimi trenta giorni, la muraglia non scende perpendicolarmente al terreno, un lato parallelo all’altro, ma svasa verso il basso come non avrebbe chiaramente mai fatto con un ferro normale a costringerne la circonferenza.
Raccolgo da terra uno dei pezzi di resina vecchia, lo cincischio un po’ e vedo che ha la stessa compattezza dell’unghia del cavallo effettivamente, rigida ma elastica abbastanza da poterla leggermente torcere, senza spezzarsi. Sembra proprio unghia, non più rigida non più molle, solo più omogenea e compatta. Un cucciolo di Jack Russel arriva quatto quatto a rubare quello che ha scambiato per un golosissimo ritaglio di zoccolo, chissà come ci rimarrà male a masticare resina catalizzata al posto di saporita e organica sostanza cornea!

Finito il lavoro e rimessa la cavalla nel box, io tiro fuori la torta di mele e Giac il suo squisitissimo Ramandolo e facciamo merenda nel corridoio tra i cavalli, sbuffando briciole e zucchero a velo tra una parola e l’altra. Mi racconta che anche lui ha cominciato come tanti con la classica scuola militare di Pinerolo, ma poi crescendo si faceva domande imbarazzanti che non avevano risposta da parte dei maestri (domanda: “perché devo abbassare il tallone nel pareggio, per poi mettere un ferro con le biette per alzare il tallone?”, risposta: “...!!!!...”) e allora ha cominciato a coltivarne una serie sua indipendente di risposte, per questo osteggiato dai puristi classici ad oltranza legati forse alla forgia più che all’anatomia equina. Mi saltano agli occhi della memoria i classici quadri riportati nei manuali di mascalcia, che espongono tutti i tipi di ferro possibili e immaginabili, panoplie di soluzioni meccaniche a problemi del cavallo sono il blasone di quel modo di intendere la ferratura, e mi balena il pensiero tremendo che forse dedicando troppa cura al ferro in sé stesso si possa perdere di vista la cosa più importante, cioè la fisiologia del cavallo, di quel cavallo in particolare. L’attenzione non va spostata più sulla parte viva, che su quella da forgiare o da applicare tout court, come per la maggior parte dei comuni equini mortali? Amletici dubbi tutti irrisolti, ma purtroppo è tardi. Sparecchiamo bicchieri e piatti dall’armadietto dove li avevamo appoggiati e ci salutiamo, lascio quel che resta della torta a Giac sperando di farmi perdonare per il mio pessimo carattere e lo abbandono a malincuore nelle mani dei suoi amici-clienti.
Me ne vado rimuginando pensieri vari: ovvio che per un cavallo normale, sano, la ferratura tradizionale ben fatta è sufficiente. Altrettanto ovvio che se un cavallo ha problemi, o delicatezze e sensibilità particolari potergli far mettere in ordine i piedi in questo modo è un bel regalo, e come dice Giacomo “il proprietario paga, ma il mio cliente è il cavallo”. Ma perdinci, sono convintissima che con l’occhio e la cura che mette nel suo lavoro, ferrerebbe benissimo anche alla vecchia maniera…ma temo sia meglio dirlo sottovoce.

sabato 1 dicembre 2007

Benigni e la Divina Commedia


L'altra sera sono rimasta ipnotizzata da Roberto Benigni, mi rendo conto d'essere ignorantissima ma non mi aveva mai appassionata così tanto Dante Alighieri (da sola faccio fatica a capire le sue sfumature, c'è poco da fare). Ma la cosa che mi ha impressionata di più è che Benigni quando recita il testo originale alla fine della serata, dopo averti portato dentro il girono dell'inferno e fatto capire quello che Dante voleva dire, diventa persino bello: la sente davvero, la ama davvero, e lo trasforma.

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