domenica 16 novembre 2008

Ferrature da Palio


Vedo che qualcuno ha cercato informazioni sulle ferrature da palio, ma non credo abbia trovato nulla di utile: quindi inserisco una delle mail scambiate con Giovanni "il Mut", maniscalco della stalla del Bruco che ovviamente non dirà mai a nessuno come ferra i cavalli per il Palio (e ci mancherebbe, sarebbe come se la Ferrari raccontasse i fatti suoi in pubblico....) ma è una persona speciale, una di quelle che è bello incontrare e con la quale si riesce a parlare anche di ferrature....di quattrocento anni fa! in particolare qui gli trascrivevo una parte del libro di Cesare Fiaschi che riguardava proprio le ferrature per i palii...ovvio che le cose adesso si facciano del tutto diversamente, ma è interessante ugualmente vedere cosa escogitavano, per altre esigenze, quattro secoli fa.


"Carissimo Giovanni,è stato proprio un piacere sentirti stamattina! Ti mando la trascrizione di quel trattato sulla ferratura di cui ti parlavao, l'autore è Cesare Fiaschi, famoso cavallerizzo ferraresedel '500 che scrisse il primo moderno trattato sulla ferratura, che rimase insuperato fino alla fine del '700. "D'un modo di ferro et di chiodi anco che in vezza di ramponi, chiodi da ghiaccio et creste servono. cap. VI libro terzo.Vedendo io che quelli che si vagliano per i piedi d'inanzi di ramponi accuti, chiodi da ghiaccio et creste per fare che li cavalli non slissino, non si avedono del danno che causano, però dico che vorria in suo cambio si facesse una sorte di ferro che s'adopera per cavalli barbari, ginetti et turchi quando si fanno correre al palio, che s'ataccano così bene che et forse meglio di quello che non si farebbe con le predette cose. Et questo ferro è fatto di tal modo che nella parte di fuori ha un cerchiello intorno a guisa di seghetta, la quale s'attacca benissimo nè nuoce, nè a piedi nè ancora à nervi, e bisogna sia di ferro che non habbia del tenero, anzi del crudo et temperato, poi sia ben battuo perchè s'indurisca, chè non essendo duro tosto si frustarebbe il cerchiello. Ma innanzi che si ponga in opera il ferro et che si tempri, bisogna molto ben giustarlo co' piede et se l'huomo vuol e in su alibertà di fare le punte d'esso cerchiello più et meno acute con la lima secondo che gli paicerà et parerà star meglio, et faccia che la grossezza di dietro del ferro sia uguale alli denti del cerchiello, et, volendo, nel mezo d'esso habbia alquanto dell'imbordito farsi, ma che l'imbordiggione non superi nè anco sia uguale alle punte della seghetta o cerchiello, come si vuol chiamare, ma un pochetto più bassetta di quello; et accomodato poi che sia il tutto si temperi. paiamente si può usare in cambiodi seghetta quella sorte di chiodi che ho detto nel capitolo antecendete che usano i turchi, et sia di ferro di dietro come questo che habbiam detto della seghetta".

P.s. i chiodi turchi erano quelli che Fiaschi consigliava di utilizzare su terreni accidentati e pietrosi: erano detti bastardi, avevano la testa più grossa dei chiodi normali che faceva un po' l'azione dei ramponi da ghaiccio, senza però essere acuti e puntiti come questi. Se volete leggere il libro "in diretta lo potete trovare a questo indirizzo:


Questa è l'edizione del 1603, ma il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1556.

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