mercoledì 6 agosto 2008

Frac e lustrini


Verona 2004 - Domenica mattina, migliaia di persone raccolte nel pellegrinaggio da un padiglione all’altro per non perdere niente o almeno trovare i preferiti, quelli che s’è fatta tanta strada per poter conoscere da vicino. Tra il barrel ed i concorsi, tra uno show di morfologia ed uno spettacolo andaluso ognuno cerca di muovere il proprio cavallo, di fargli fare la sua passerella o sgranchire le gambe in attesa del momento buono per dare il meglio. In un piccolo recinto un po’ defilato, tra un grigio infiocchettato asino alle redini lunghe che erpica la sabbia ed un pony pezzato che porta a spasso una bambina bionda c’è un grigio perlato, sembra di seta, la coda scende in una curva orgogliosa che continua la linea elegante disegnata dall’incollatura. Il cavaliere è in frac bianco, ricamato a lustrini d’oro come il cilindro: abito di scena, si prepara lo spettacolo della sera, ci si aspetterebbe di sentire l’odore di cerone e calzamaglie di un teatro o di un circo. Ma sotto il frac da palcoscenico e il cilindro da riflettore, c’è un Cavaliere: il cavallo è leggero, elastico, attento. Senza muovere un ciglio, senza cambiare espressione il cavallerizzo nota la mia attenzione, e il cavallo come di sua iniziativa appoggia a destra e poi a sinistra, al passo, destra sinistra e una volta ancora, come se fosse spinto dal vento che volesse giocare con lui e farlo sentire una foglia. Una volta nell’angolo, si allontana e poi torna ad un galoppo elegante e raccolto e musicato – tre cambi in aria, un tempo dopo l’altro come per piacere esclusivo e personale. Nessuna parola, nessun gesto, solo il piacere di muoversi per un paio d’occhi che avevano il piacere di vedere. Chino poco il capo per ringraziare, un sorriso leggerissimo parte da sotto il cilindro verso di me – avrei voluto fare chapeaux bas, e quello del grigio color delle perle sarebbe stato un inchino di risposta perfettamente squisito.

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