
Il Medici Archive Project
ovvero
Sul come non perdersi la Storia in un viaggio che dura da 500 anni.
Montagne di carte sostengono tutti i palazzi della nostra cultura, metaforici o meno che siano: in Archivi di Stato o Diocesani, in Biblioteche Universitarie, pubbliche o private libri, incunaboli, cinquecentine e infiniti fogli sciolti scritti pazientemente con penna e calamaio parlano di antiche storie, drammi privati e pubblici festeggiamenti, splendori lontani e normalissime quotidianità di un tempo che non conosciamo più.
Però nessuno li ascolta: chi si tuffa oggi in quel vastissimo mare di parole spesso inesplorate, non classificate e quindi non facilmente recuperabili ed utilizzabili?
Quasi nessuno, perché in pochi hanno il tempo necessario a raggiungere i mille luoghi dove sono custodite e studiarle a dovere.
Eppure a Firenze esiste una formidabile eccezione a questo silenzio secolare, lì le carte parlano e la voce gliela ha ridata il Medici Archive Project.
In tredici anni di lavoro questa fondazione ha tradotto e riscritto in formato digitale 3.000.000 di lettere dell’Archivio Epistolare Mediceo (dal 1537 al 1743) custodite qui, all’Archivio di Stato in 6.249 volumi che i ricercatori della Fondazione (scelti con borse di studio di tre anni tra i dottori in ricerche umanistiche di ogni nazione) hanno riversato in una banca dati che oggi è disponibile a chiunque voglia collegarsi al sito www.documentrs.medici.org .
Chi ha avuto la forza e la capacità di immaginare e portare a termine un progetto così complesso è Edward Goldberg, una persona in cui le qualità imprenditoriali si coniugano in modo singolare con l’amore per la cultura umanistica; e dopo dodici anni di lavoro il MAP è finalmente in rete.
Per capire quanto sia entusiasmante uno strumento del genere bisogna provarlo (e tanto per non smentirci noi cerchiamo cavalli): la ricerca è immediata, la tecnologia quella più familiare anche al navigatore più semplicemente intuitivo - basta aver voglia di curiosare e la storia rivive sotto i nostri occhi.
Digitiamo una parola chiave “equestre”, poi il tasto magico – search! – e si apre il sipario, lo spettacolo comincia, i protagonisti prendono la parola e raccontano, elencano, chiacchierano, riferiscono, comandano e spiegano: è bellissimo.
Possiamo curiosare tra i “venti giannetti bellissimi et in specie di quattro de’ migliori de Spagna” e le “sette mule di tutta perfezione” da essere attaccate alla loro brava carrozza da campagna che nel 1659 il marchese di Lecce regala alla Sua Cattolica Maestà Filippo IV di Spagna, o chiederci se poi Cosimo II trovò il benedetto “giannetto morello” che non riusciva a farsi acquistare da nessuna parte se non a costi altissimi (Granduca sì, spendaccione mica tanto); e poi ancora più indietro su per i rami degli anni e nel 1567 vediamo Cosimo I in persona dare indicazioni spicciole ad un suo fattore a Pisa per recuperare tegole da una vecchia chiesetta (che fosse genetica la propensione al risparmio?) e soprattutto farsi rimandare quattro stalloni che vengono reputati non più buoni per la monta, ma che evidentemente potevano svolgere ancora qualche servizio nelle scuderie di Firenze.
Sempre attorno a quegli anni c’era un intenso scambio di cavalli, cortesie e regali tra Francesco de’ Medici e i Gonzaga di Mantova, che galantemente si inviavano l’un l’altro ubini, corsieri e chinee come segno della più nobile generosità possibile.
Fin quando non era necessario comprare quel che davvero si voleva con ducati sonanti, e allora possiamo ascoltare il Granduca di Toscana informare il Vicerè di Napoli che “…Giovan Battista Pignatello vien mandato dal S.r Pavulo Giordano Orsino, mio genero, per provedere una dozzina di cavalli fatti e puledri, ma ne desidererebbe sei della razza Regia…et quel che più importa che V. Ecc.a gli desse licentia di cavargli del Regno per condurgli qua”: che il Granduca sarà anche stato di manica stretta, ma evidentemente sapeva scegliersi benissimo i consiglieri se mandava a comprargli cavalli proprio il Pignatelli in persona, il Maestro di quella Accademia napoletana che divenne poi un faro per tutta l’equitazione europea.
Ogni documento è un tesoro, ogni pagina una giornata che rivive e sembra di sentire scalpitare i cavalli sul selciato mentre gli uomini di scuderia trafficano sullo sfondo, le voci educate dei corrispondenti si intrecciano a quella più secca e decisa del Granduca, tintinnano finimenti e speroni, qualche voce di donna sussurra saluti e ringraziamenti, nitriti di cavalli che si chiamano tra loro e il sole che brilla di nuovo su tutto, fattori e nobili, scozzoni e giannetti, ambasciatori e cavallerizzi.
E’ lo stesso nostro sole, avete visto?e anche noi uomini in fondo siamo gli stessi:
ancora alla ricerca costante di un contatto con gli altri, sempre cercando un modo migliore di comunicare e possibilmente tenendosi un cavallo vicino.
Maria Cristina Magri

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