Altro capitolo del libello, di cui potete vedere qui la copertina.
Le foto del libro, ahimè, non sono incluse!
La caduta degli deiUn documento raro, una vecchia cartolina della Scuola di Cavalleria di Pinerolo, un’immagine sbiadita come un vecchio dagherrotipo ma sufficiente per rappresentare la caduta degli Dei.
Lo sapevamo tutti che anche a Caprilli capitava di cadere, ovviamente, e questo non ha mai fatto diminuire di un grammo tutta la stima, l'ammirazione e la gratitudine verso il Maestro che ognuno di noi ha; anzi forse il saperlo fallibile lo rende un po' più umano (inteso come Mito).
Ma in quanti hanno visto davvero il celebre Capitano nella polvere? da questa fotografia, abbiamo la prova che ebbene sì, almeno quando cadeva....Caprilli aveva il nostro stesso stile (anche se, per la verità, qui era caduto il cavallo per primo ed il Capitano ne aveva soltanto subito le inevitabili conseguenze).
Curiosi, ma con il dovuto rispetto, assistiamo a questa tombola con la solidale, cameratesca e affettuosa comprensione di chi montando a cavallo ha fatto inevitabilmente la stessa esperienza; mal comune mezzo gaudio, e poi non era solo chi fosse caduto dodici volte, a potersi dire cavaliere?
Sbirciamo per caso un episodio tra tanti. Ma guardando questa caduta viene immediato ricordare anche l’ultima del Capitano e calarsi nei panni di Gallina, amico di Caprilli, commerciante ed allevatore di cavalli: lo aveva visto accasciarsi al suolo cadendo di sella privo di sensi mentre provava un morello della sua scuderia. Una perdita di conoscenza che, se lo avesse colto in un altro momento, non avrebbe avuto le stesse tragiche conseguenze; invece capitò mentre montava, cadendo sbatté violentemente la base del cranio sul selciato, e morì poche ore dopo senza riprendere i sensi.
Ma visto il numero di ore impressionante che passava a cavallo (nei giorni in cui non era di servizio ne montava anche dieci al giorno, e più), era statisticamente molto difficile gli capitasse in altra occasione. Una passione veramente instancabile lo animava e spingeva a perfezionare, migliorare e mettere a punto il suo Metodo che, pensato e indirizzato verso il lavoro di reclute e cavalli giovani in terreno aperto e vario, basava tutto il suo essere sulla profonda attenzione che Caprilli aveva per il cavallo ed i suoi movimenti naturali, per il suo reagire a stimoli, aiuti e condizionamenti. Patrimonio di conoscenze a Lui arrivate anche grazie ed attraverso Cesare Paderni, suo Maestro, che era un raffinato conoscitore dell’Equitazione Accademica. Caprilli fu unico per intuito e sagacia nel partire da una base comune e conosciuta, per trarne gli elementi utili ad un fine del tutto nuovo, moderno, utile e pratico: riuscire a metter bene in sella giovani inesperti, su cavalli non di scuola, e renderli in grado di muoversi sicuri e veloci per il mondo, quello vero, al di fuori delle cavallerizze e dei maneggi. Per fare questo impegnò tutte le sue risorse, o meglio gran parte delle sue risorse: una certa quantità, da buon ufficiale di cavalleria, la riservava alle signore e signorine che non resistevano al suo fascino.
Un Ingegnere francese che sapeva qualcosa di equitazione, tale Mr. Gogue (sì, quel Gogue, che ha messo a punto la redine che porta il suo nome e che nella sua versione più ortodossa si chiama “ficelle Gogue-Margot”), si chiese una volta se il fatto che Caprilli avesse scritto le poche pagine davvero di suo pugno sul Sistema naturale d’equitazione mentre si trovava a Nola fosse un caso, o dovuto al fatto che si fosse preso un periodo di studio vicino a quella che era stata la culla dell’Equitazione Accademica francese nel ‘700, la Napoli di Pignatelli. Forse colà esistevano biblioteche con preziosi libri che tramandavano il sapere dei Maestri napoletani?….a Gogue è stata risparmiata una disillusione: il Capitano Caprilli era stato spedito in quel di Nola per punizione, a causa di faccende galanti troppo coinvolgenti il nostro giovane ed esuberante cavaliere e una signorina di troppo distinta famiglia. Più prosaicamente di quanto supposto da Gogue, il Nostro finalmente aveva un po’ di tempo libero in quella landa desolata che era diventata per lui in quanto a vita mondana, il reggimento di Nola, e dovendo occuparsi solo di cavalli Caprilli trovò il tempo di buttar giù qualche appunto. Nola non era in realtà cosi fuori dal mondo, ma il Nostro brillante ufficiale appena arrivato colà sotto le spoglie di nera pecorella da rimettere agli ordini si sarebbe dovuto presentare, prima di ogni altra cosa, al comandante del Reggimento: non lo fece, per presentarsi in tempo ad un certo ricevimento serale dove effettivamente incontrò il suo Comandante Superiore che lo spedì, ovviamente, agli arresti. Di qui il tempo bastante a Caprilli per scrivere anche qualche nota ed osservazione sul suo metodo, che fino a quel momento era stato canonizzato solo nella pratica.
Ringraziamo quindi la affascinantissima signorina che mise nei guai Caprilli, il suo Comandante che lo spedì fuori dal mondo per interrompere la lieson, e chissà, forse a Gogue, che era francese, non sarebbe dispiaciuto sapere che oggi in tutto il mondo sappiamo di dover lasciare libertà d’incollatura al cavallo anche grazie alle irresistibili attrattive di una graziosa fanciulla.
Per gentile concessione del signor Francesco Lolli, riportiamo quanto a lui scritto dal col. Paolo Angioni in data 2 marzo 2001: “Per Francesco: la redine si chiama Gogue, perché è stata inventata dall’Ing. Rene’ Gogue, oggi defunto. L’ho conosciuto nel 1976 a Saumur. Teneva una conferenza sulla storia delle scuole equestri europee e quando ha saputo che nell’affollatissima sala c’era un non meglio identificato cavaliere italiano, si è rivolto a me e mi ha domandato se esistevano collegamenti fra la scuola di Napoli e il soggiorno di Caprilli a Nola, durante il quale ha praticamente messo a punto il sistema…”. Grazie al colonnello Angioni per averci fatto conoscere l’aneddoto, dal quale abbiamo estrapolato le nostre personalissime conclusioni.

2 commenti:
bellissimo contributo, come anche il resto del blog. grazie di renderci partecipi. Federico
Grazie a te Federico, per me è un piacere poter raccontare!
Buona serata e a presto :-)
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