lunedì 16 febbraio 2009

Eluana.

Dopo che Eluana finalmente ha potuto riposare in pace, dopo che chi l'ha strumentalizzata per i suoi fini politici ha dato il peggio di sè senza la minima vergogna, dopo che un padre è stato offeso e ferito nel bene più profondo da estranei che non avevano nessun interesse per sua figlia ma la usavano per i propri scopi senza curarsi del suo dolore, della sua agonia, della sua sofferenza, dopo tutto questo ecco cosa, finalmente, dice il priore di Bose.
Pubblico solamente la parte finale della sua lettera aperta che potete trovare nella versione integrale qui.


"...Allora, da una millenaria tradizione di amore per la vita, di accettazione della morte e di fede nella risurrezione possono nascere parole in grado di rispondere agli inediti interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono al limitare in cui vita e morte si incontrano. Così le riassumeva la lettera pontificale di Paolo VI indirizzata ai medici cattolici nel 1970: “Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita”. Ecco, questo è il contributo che con rispetto e semplicità i cristiani possono offrire a quanti non condividono la loro fede affinché la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e morire nell’amore e nella libertà.
Enzo Bianchi
E adesso, cosa diranno? che sono stati fraintesi?

1 commento:

sfrisolo ha detto...

No, non è che siamo stati fraintesi, è che qualcuno come me, altri e, grazie signore grazie che esiste, Enzo Bianchi (un grandissimo) la pensiamo così. La gerarchia invece marcia compatta verso un integralismo vitalista che mi sembra per sin eretico.

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