domenica 11 aprile 2010

Un Mérens per il Pirata.

Si dice che i cavalli portino intrecciata al loro ciuffo la fortuna, ma tra i loro crini rimangono impigliate anche le vite delle persone che incontrano lungo la strada.
Se poi la strada è stata dura i nodi sono ancora più stretti, perché non c’è niente come la fatica per legare insieme cavalli e uomini. Habib de Gamas è un solido Mérens dalla criniera folta e spessa, sarà per questo che si porta dietro tante storie: una è cominciata nel 1995 su per una salita dei Pirenei quando è diventato il cavallo di Marco Pantani, quel ragazzo di Cesenatico che volava sui pedali di una bici da corsa e sembrava fatto per scalare montagne più grandi di lui.
Glielo hanno regalato gli allevatori dei Pirenei dopo la vittoria di Guzet Neige” ci racconta Davide Bianco, un ragazzo altissimo e gentile che alleva Mérens in quel di Cuneo, “perché aveva vinto due tappe in salita da scalatore di razza. Pensavano fosse perfetto per lui, tutti e due così forti in montagna. Marco non riuscì a prenderlo subito con sé perché poco dopo ebbe il primo incidente. Gli ci volle un anno per riprendersi ma anche in quel periodo così difficile telefonava spesso in Francia per sapere del suo puledro. Nel 1997 Pantani riprese a correre e il presidente dell’Associazione francese mi diede in consegna lo stalloncino durante la rassegna di Sampeyre. La settimana dopo l’ho caricato sul trailer e gliel’ho portato a Cesenatico.” Ma Pantani se ne intendeva di cavalli? “Mica tanto, ma era contento di imparare. Quando ho portato giù Habib era notte, avevo caricato il cavallo sul box prendendolo direttamente dal pascolo ed era tutto in disordine perché si era appena rotolato. Lo avevo avvertito e volevo fermarmi a pulirlo un po’ prima di farglielo vedere ma a lui non importava, era contentissimo di avere finalmente il suo cavallo a casa e me lo ricordo ancora quando è arrivato sparato sulla sua Mercedes SLK rossa, con la testa fuori dal finestrino e felice. Appena visto Habib ha subito telefonato a Cristina, la sua ragazza (lei sapeva montare) per raccontarglielo, lo aspettavano proprio. Si stava costruendo la casa nuova e aveva già predisposto il box, anche se per il momento lo avrebbe tenuto nel maneggio di un amico. Mi telefonava spesso per sapere cosa fare col cavallo, come muoverlo, poi ha avuto l’altro incidente e per un po’ non l’ho più sentito. Nel 1998 vinse Tour e Giro d’Italia ma io non lo chiamavo perché avevo paura di disturbarlo, ormai era così famoso. Nel ’99 ripassò da Cuneo per una tappa del Giro e allora sono andato a vederlo all’albergo dove stava la sua squadra. Era un giorno di riposo ma c’erano giornalisti, fotografi e tifosi dappertutto. Non pensavo nemmeno che mi riconoscesse, la hall era piena di gente e invece mi ha visto ed è venuto subito a salutarmi e mi ha portato con lui nella saletta del massaggiatore. Siamo stati lì quasi un’ora a parlare del cavallo: aveva coperto una fattrice ed erano nati due puledri, e Marco era sereno, rilassato, nemmeno stanco. Ci si trovava bene con lui perché era una persona umile, gentile nonostante la gara e la confusione. E’ stata l’ultima volta che l’ho visto, subito dopo c’è stata la squalifica di Madonna di Campiglio ma io non riesco a credere al doping, era un ragazzo così pulito”. Per Pantani comincia la discesa buia che lo porta alla depressione, alla droga e infine alla morte. Solo, in una camera d’albergo, lontano da tutti: anche da chi avrebbe voluto stargli vicino. E Habib? I genitori di Marco mandano una lettera a tutte le associazioni che si occupano di ippoterapia mettendo a disposizione il Mérens, risponde l’Anffas di Vercelli alla quale viene affidato ma il morello si è trascinato dietro un po’ di buio, per qualche tempo non ha chi si occupa di lui a tempo pieno e sta lì senza fare nulla.
Un cavallo che non lavora non è un cavallo felice ma un bel giorno arriva il sole anche per Habib. Un po’ strano come sole a dire la verità: si chiama Angela Nigra, ha le spalle larghe e quando ride si sente da lontano e scalda e abbraccia proprio come una bella giornata di primavera. Angela da ragazza montava, aveva smesso dopo una caduta con tanto di trauma cranico ma non ha perso l’amore per i cavalli. E’ operatrice socio-sanitaria, si occupa dei ragazzi dell’Anffas e ora si fa in quattro anche per questo cavallo: trova un maneggio serio dove la aiutano ad occuparsi di lui nel modo migliore, segue un corso per la riabilitazione equestre tenuto dalla dottoressa Nicolas Citterio all’Associazione Nazionale Italiana Riabilitazione Equestre di Milano e coinvolge con la sua passione anche la collega Simona Tagliani. Habib recupera tutta la sua forma dopo una dieta drastica (l’inattività lo aveva fatto diventare troppo grasso e ha corso il rischio di una pericolosa laminite), ogni tanto Angela gli mette la sella e lo porta fuori a fare una bella passeggiata tra le risaie.
Adesso il mantello del Mérens brilla di salute, la criniera è stata tagliata corta per eliminare i troppi nodi ma è sempre folta e ricrescerà presto, raccoglierà tante nuove storie. Così assieme a quelli di Marco, Davide, Angela e Simona arriveranno i fili più belli, quelli più colorati di tutti: Bruno, che appena vede Angela ride felice e le chiede «Quando andiamo dal cavallo?», Claudia che prima dice di aver paura ad avvicinarsi e poi piano piano gli accarezza il muso e le brillano gli occhi mentre lo guarda, Domenico che non ha mai voglia di fare niente prende il bruscone e accarezza il mantello di Habib che se ne sta tranquillo a fare il suo lavoro. E’ legato ai due venti, ogni tanto abbassa il testone per arrivare più vicino ai suoi amici, Checco è in carrozzella e non può arrivare ad accarezzarlo se lui non viene giù.
C’è chi gli sta vicino, chi aspetta il proprio turno, chi si accontenta di guardare; e in effetti basta guardarlo per sentirsi meglio: perché facciamo tutti ippoterapia quando siamo con un cavallo, anche se non abbiamo impedimenti di natura fisica stiamo tutti meglio allo stesso modo. Habib non fa un dispetto, non muove un piede nemmeno per sbaglio, lo vedi soddisfatto di avere questi amici intorno. Perché gli amici sono fatti per starti vicino quando hai bisogno di aiuto, e se la strada che devi fare è faticosa sei fortunato ad avere uno come Habibe con te. Perchè lui è forte in salita e non ha paura delle montagne, nemmeno di quelle più dure.
Maria Cristina


La casa di Habib è stata, fino a poche settimane fa, il Centro Equestre Avalon Ranch Club di Stefania Trivero. E’ un centro semplice ma molto ben curato, tutto quello che serve ai cavalli è nuovo e in ordine perfetto. I cavalli stanno fuori al paddock di giorno e vengono ricoverati per la notte in box, sono tutti soggetti in forma e allegri, socievoli: salta agli occhi che sono tenuti come Dio comanda. E l'esperienza equestre di Stefano è stata sicuramente molto di aiuto ad Angela e Habib.

La Comunità residenziale “Muni Prestinari”.
Ha 13 ospiti e fa parte dell’Anffas, Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/ Relazionale. Angela e Simona hanno seguito un corso per “operatori di riabilitazione equestre” tenuto dalla dottoressa Danièle Nicolas Citterio dell’Associazione Nazionale Italiana Riabilitazione Equestre. I ragazzi di Vercelli non possono ancora fare riabilitazione equestre in sella perché l’Anffas deve completare l’iter burocratico e assicurativo necessario ma anche il semplice contatto fisico con il cavallo, il provare ad occuparsi di lui e poterlo accarezzare sono importanti. Giorgio Guala, il Presidente della comunità, ci racconta di uno dei loro ospiti che soffre di autismo. Si rifiuta di toccare o farsi toccare da chiunque, solo con Habib allunga una mano e lo accarezza ed esce dal suo isolamento. Voler toccare il suo mantello nero, caldo e soffice gli fa superare le pareti di quella bolla di vetro che lo imprigiona: basta un cavallo per fare un piccolo miracolo, a volte.

Il Mérens
Originario dell’Ariège, prende il nome da un piccolo comune di questo dipartimento francese ai confini con l’Andorra, sui Pirenei. Rustico, frugale e molto resistente il Mérens è ancora molto simile ai cavalli raffigurati nelle pitture rupestri preistoriche di Niaux, in Francia. Altezza media sui 150 cm. al garrese, mantello morello zaino, tanta pazienza e docilità, il piede sicuro di chi è capace di sbrigarsela su pascoli d’alta montagna sin da puledro. I Mérens vennero utilizzati da Napoleone per il traino dei pezzi d’artiglieria nella campagna di Russia; molto diffusi in Francia dove raccolgono allori nelle più diverse discipline (il secondo classificato nel campionato di trec del 1998 e il campione nazionale di attacchi del 1993 erano Mérens), in Italia gli allevamenti sono concentrati per lo più in Piemonte.

Per saperne di più:
 
www.ghironda.com
www.apa.cn.it
www.cnranire.com

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