giovedì 13 gennaio 2011

Ce.Mi.Vet.: muli, basti e salmerie.


Dalla rubrica di Cavallo Magazine dedicata al Ce.Mi.Vet. di Grosseto:
testo di Maria Cristina Magri, foto di Carlo Valentini


Tra i tanti ricordi tenuti vivi al Ce.Mi.Vet. sino al gennaio 2009 ce n’era uno in carne ed ossa – o se preferite, in orecchie e zoccoli: era Limpida, la mula ormai candida che ci aveva fatto da modella per i finimenti da basto che vedete in questa pagina. Nata in Abruzzo nel 1980 era stata acquistata dalla commissione militare di rimonta nel 1985, otto anni prima dello scioglimento degli ultimi reparti alpini ancora dotati di salmerie: era probabilmente l’ultima mula militare addestrata al servizio da basto, e dal 1993 ha vissuto beatamente nei pascoli del Ce.Mi.Vet. senza altro incarico se non quello di presenziare, vestita di tutto punto col suo basto, a qualche cerimonia di rappresentanza. Un costo inutile, un romantico spreco di risorse utilizzabili in altro modo penserà qualcuno: ma per noi è un simbolico gesto di riconoscimento dovuto a quelle bestie magnifiche che erano i muli dell’Esercito. Fanteria, artiglieria in generale e reparti alpini in particolare erano supportati per le loro necessità logistiche dai muli, organizzati in colonne dette salmerie (dal greco sagma: basto, soma) di primo e secondo scaglione. Più resistenti dei cavalli alla fatica e alle privazioni i muli erano ideali per l’impiego in zone impervie, e guerra o pace che fosse davano alla macchina bellica la possibilità di muoversi e organizzarsi, rimanendo indispensabili anche dopo l’avvento del motore a scoppio: lo storico connubio tra muli e alpini è nato dal fatto che in certe zone di montagna sino a mezzo secolo fa non c’era veicolo a motore che riuscisse a sostituire i quattro zoccoli del mulo. Solo con l’arrivo degli elicotteri questi ibridi benedetti cominciarono a diventare sempre meno necessari, sino al definitivo congedo dall’esercito italiano nel 1993: ma intanto si erano fatti, assieme ai loro alpini, tutta la parte più terribile della Grande Guerra e buona parte del secondo conflitto mondiale, ritirata di Russia compresa. Gli alpini dicono che il conduttore, lo «sconcio» finiva sempre per somigliare al suo mulo e viceversa. Ad ogni mulo era assegnato un conducente che aveva il compito di guidarlo, occuparsi del suo governo e prendersi cura di lui. I muli dovevano someggiare carichi fino a 185 chilogrammi di cui 35 erano di carico comune: basto, accessori di pulizia e governo, un razione e mezza di avena; poi c’era il carico vero e proprio che variava a seconda della prestanza degli animali, suddivisi in 1° e 2° classe a seconda delle caratteristiche morfologiche. Altra causa dell’uscita dei muli dai ranghi militari è stata la mancanza del personale in grado di occuparsene: tra i militari di leva c’erano sempre meno ragazzi con l’esperienza pratica necessaria a condurli così muli e sconci sono scomparsi. Insieme, come sempre.

Per saperne di più: «Muli in guerra, storia di Palù e del suo alpino» di G.Ascani e F. Fatutta, Mursia 2002.

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