Mi sto ristudiando i cavalli arabi, ripesco una recensione del mio Scaffaletto dei Classici perchè sono in piena crisi da ricordo commosso....Amur era l'arabo perfetto, che cavallo fantastico! ecco per voi dal mitico Cavallo Magazine:
"Si può aggiungere poco alla fama di un classico come “I cavalli del Sahara”, scritto da Daumas e tenuto come testo fondamentale sui cavalli arabi ed il loro mondo sin dalla prima edizione da chiunque volesse approfondire la propria conoscenza in merito ai “bevitori di vento”. Il generale Daumas (Consigliere di stato e Direttore degli Affari per l’Algeria) approfittò della sua permanenza tra le popolazioni arabe per studiare il loro profondo rapporto con quel meraviglioso compagno che aveva già affascinato anche gli europei, il cavallo del deserto. Fu quindi il primo a portare in Europa almeno una parte del patrimonio culturale arabo legato al cavallo, e cominciò a svelarne i rapporti complessi e strettissimi che lo stringevano all’uomo musulmano in un abbraccio fatto di regole allevatoriali, notazioni religiose, cultura popolare e soprattutto profonda passione, una simbiosi nata da necessità ma cresciuta poi come affinità assoluta e totale. Per trovare qualcosa di “nuovo” su quest’opera, dobbiamo spigolare tra le dediche e aggiunte fatte al testo per la sua terza edizione francese: ad ogni capitolo vennero fatte seguire le osservazioni e le note dell’Emiro Abd-el-Kader (che non riesce a nascondere sotto l’elegante veste francese delle parole il cuore caldo, fantasioso e appassionato del suo spirito arabo), e tra le lettere indirizzate all’autore e riportate nell’antefazione spicca quella del Comandante della Scuola di Cavalleria di Saumur, D’Aure, che auspica a chiare lettere anche per i cavalieri europei un rapporto così collaborativo ed intimo con il proprio animale (“mentre troppo spesso i nostri cavalieri si comportano come un macchinista con la sua locomotiva a vapore”). Ed una cosa accomuna tutti – cavalieri francesi e cavalieri arabi, accademici dell’Impero e filosofi del deserto: riconoscere l’importanza dello straordinario attaccamento degli arabi ai loro cavalli perché tenendoseli vicini e facendo loro vivere la vita della famiglia stessa, i beduini del deserto hanno prodotto un cavallo che non è uno strumento passivo ma vivo protagonista ed amato compagno di tutti i momenti. Perché per loro, come impetuosamente spiegava un marabout all’autore, “i cavalli sono la nostra ricchezza, la nostra gioia, la nostra vita, la nostra religione”. E se venivano privati del loro tesoro durante una battaglia a fianco dei francesi, nulla valeva come ricompensa o sostituzione: “non è il suo valore come monta che reclamo, è la mia giumenta, figlia della mia giumenta che era figlia della giumenta di mio padre…”.
“Les chevaux du Sahara” del generale E. Daumas – 3° edizione , Michél Levy frères, Paris 1855
Maria Cristina Magri
