Visto che le recensioni vi sono piaciute, continuo a girarvi i vecchi "scaffaletti" che ho pubblicato su Cavallo Magazine!
La classificazione e l’archiviazione sono lavori oscuri e poco grati, che non attirano l’attenzione dei più. Ed è un peccato perché senza la pazienza di chi in epoche pre-informatiche raccoglieva e ordinava montagne di dati e tonnellate di informazioni di vario genere nemmeno i più brillanti studiosi avrebbero potuto lavorare così facilmente. Nel campo dell’equitazione, ad esempio, solo pochissimi si sono cimentati nella colossale impresa di fare ordine nel caotico corpus delle innumerevoli opere a tema ippico scritte e pubblicate da Kikkuli in poi: uno di questi pochissimi è il britannicamente sobrio e conciso Huth. Non commenta nessun libro, non dà pareri né giudizi, si scusa in anticipo per le inevitabili omissioni: ma riesce comunque a far trasparire, in quello che ai poco attenti potrebbe sembrare un arido elenco, la sua personalità. Inserendo a fianco dei testi di ippologia anche le pubblicazioni d’arte, non dimenticando nemmeno le specializzazione artigiane chiamate in causa dall’uso del cavallo e dando spazio anche ai piccoli trattati stranieri a diffusione locale ma reperiti comunque grazie ad una fitta rete di amicizie e corrispondenze si intravede come in filigrana l’uomo che cerca di nascondersi il più possibile dietro titoli e nomi altrui. Inutilmente, visto che la sua passione e la sua accuratezza traspaiono dal metodico ed intelligente lavoro svolto, intrapreso ben prima del Menassier-La Lance e del Torresilla. Lavoro per noi utilissimo, visto che sapendo dell’esistenza di qualcosa si può provare a cercarlo (ed avendo dati precisi su titolo, autore e data di pubblicazione una modernissima ricerca sul web si rende possibile proprio grazie a questo antico e paziente lavoro, scritto ai tempi del calamaio).
A bibliographical record of hippology, di F.H. Huth – Quaritch, London 1887

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